La stampa ha il diritto di sapere

Le pubbliche amministrazioni, le aziende autonome e speciali, gli enti pubblici e i gestori di pubblici servizi nonché, con taluni limiti, le Autorità di garanzia e di vigilanza hanno l’obbligo di consentire ai media di accedere a documenti e informazioni da loro trattati nell’ambito di procedimenti amministrativi, per garantire l’esercizio del diritto di cronaca. La stampa deve sapere e poter raccontare: è questo il principio fissato nell’ormai vecchia legge in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi che Giudici amministrativi dei tribunali regionali di Sicilia e Lazio hanno, negli ultimi mesi, ribadito con forza, in due importanti decisioni con le quali hanno ordinato alla pubblica amministrazione – l’Assemblea regionale siciliana in un caso e il Comune di Cassino nell’altro – di mettere a disposizione dei giornalisti i documenti da questi richiesti.

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Magdi Cristiano Allam, Usa embeddedd: ma a sua insaputa

Che Magdi Cristiano Sposato due volte Allam fosse la liofilizzazione di sé stesso non c’erano dubbi. Che il suo spinn-off umano al Corsera unitamente alle sue corpuscolari dichiarazioni d’amore pro establishment israelano e le sue “fatwā” un tanto all’etto contro l’estremismo islamico fossero il prodotto di una strategia di marketing degna della più sgangherata filiale di Walmart, è cosa tanto ovvia da rasentare il dogma di fede. Che ora però Wikileaks riveli il marchio Dop appioppato sull’ampia fronte rettangolare di Allam da parte della diplomazia segreta americana, rende la vicenda degna dell’iperspazio del film “Balle Spaziali”. E fa ancora più ridere che ad abbracciare l’orizzonte, mi si conceda la licenza poetica, umano e culturale di Magdi quella cosa lì Allam sia stato il leghista vicentino rottamatore Davide Lovat, mi rende ipetroficamente ipotrofico. Caro Davide, per Diana, con tutte quelle tue intemerate contro i servizi e gli organismi occulti che infiltrano e traviano i movimenti politici nascenti, ma proprio Magdi Bisposato Cristiano Embedded Allam ti dovevi andare a scegliere? Detta amichevolmente alla romana: ma ce fai o ce sei? Ho già pronta però un’attenuante generica per Allam. Era embedded a sua insaputa. Chissà, tra qualche anno lo ritroveremo anziano a dar da mangiare ai piccioni in qualche parco giochi della Brianza assieme ad un altro embedded di lusso, o meglio dire costoso, quell’agente Betulla al secolo Renato Farina, che invece dai Servizi veniva gagliardamente stipendiato. Insieme, tra una mollica e l’altra potrebbero decidere di scrivere la biografia ufficialmente depistata di Pio Pompa. Attendo con trepidazione.

Marco Milioni

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Wifi, Bassano umilia Vicenza

Oggi Il Giornale di Vicenza pubblica la notizia dell’iniziativa della Diesel di Renzo Rosso. Iniziativa con la quale si vuole dotare Bassano del Grappa di una rete wifi cittadina, gratuita ed aperta a tutti. Se il tutto si avvera sarà un primato nazionale. Al di là dei meriti e delle conseguenze che una decisione del genere avrà nel breve (tanto di cappello a Rosso del quale condivido poco della sua filosofia di fondo, ma che in questa cirocstanza ha saputo cogliere veramente l’attimo) emerge purtroppo uno smacco brutale patito in primis dalla politca ed in secundis da Vicenza tutta.

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Il comma 29, l’ammazza blog

Infilata subdolamente nel ddl sulle intercettazioni, ecco rispuntare la norma ammazza-blog: il comma 29. Cosa prevede? In base all’obsoleta legge sulla stampa del 1948, impone a chiunque abbia un sito d’informazione l’obbligo di rettifica entro 48 ore, senza commento, pena una sanzione che può arrivare a 12.500 euro.

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Svastiche ed odio represso

Di primo acchìto l’ho considerata una di quelle notizie a cui non dar molto peso, ed effettivamente le svastiche disegnate sulla facciata della scuola elementare Zecchetto a Vicenza, come singolo episodio, è uno dei tanti di grafomania dei soliti deturpatori imbecilli. Poi però mi è capitato di leggere il commento del mio amico Giuliano Corà, al quale, vuoi per la sua formazione fortunatamente abbandonata ma giustamente non rinnegata di comunista, vuoi perché forse toccato sul vivo in quanto maestro elementare, è scappata l’indignazione a comando, secondo me degna di ben altri e peggiori misfatti. E mi è sopravvenuta una riflessione.

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Perché il primo ottobre

Da Standard&Poor’s, alla Confindustria, al Corriere della Sera, è un coro unico. Berlusconi se ne deve andare. Non è paradossale che l’uomo più ricco d’Italia, colui che ha governato il sistema politico italiano negli ultimi vent’anni nel nome dell’impresa e del mercato, sia sfiduciato da questi ultimi. Per il capitale gli stati sono come aziende, e se gli amministratori delegati sono inaffidabili e impresentabili devono essere licenziati. La crisi della democrazia italiana sta anche in questo: che gli enormi guasti sociali, civili, morali, che l’hanno colpita, per opera decisiva di Silvio Berlusconi, non sarebbero stati sufficienti a farlo cadere se non ci fosse stata la crisi del debito.

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La brigata “Salto della quaglia”

C’è una flottiglia di profughi, zombie o aspiranti tali nel Pdl e dintorni (tra politici di carriera, cavalieri confindustriali e duchi bancari) che all’ultimo s’è scoperta antiberlusconiana. Da Maurizio Franzina fino a Gianni Zonin tutti hanno da ridire sul governo. Ma ve ne accorgete solo ora cari cicciolini? Ma a chi la volete dare a bere? Sul mio blog il 23 giugno scrivevo: «… per settembre-ottobre si annunciano novità in casa Lega e specie Pdl, a Roma come nel Veneto. Ci saranno prese di posizione contro il premier che sarà attaccato da peoni e big veneti. L’operazione di sganciamento da Silvio Berlusconi la conducono sotterraneamente Giancarlo Galan e Lia Sartori. Nel Carroccio il compito è affidato a Flavio Tosi…». E ancora il giorno appresso sempre su LaSberla.net scrivevo: «… rispetto a tutto questo lunapark fa da contraltare l’inedia politica del numero uno del Pdl in sala Bernarda. Scommettiamo un caffé che Maurizio Franzina sta mollando il Cainano per finire nel progetto di Montezemolo & friends (o assimilati)?… Già vedo una sua intervista al GdV in cui comincia a tirar calci al premier o alle sue olgettine o alla gestione economica da parte del governo…». Il che è puntualmente avvenuto. Di più alla stampa il neo anti-Cav Giancarlo Galan ebbe a dire: «Se ci mollano i Marzotto e i Marchi vuol dire che abbiamo sbagliato». Cioè la pietra angolare del tuo operato politico sono gli imprenditori? Ma chi sono i tuoi padroni in cerca di un ricollocamento? E così è partita la grande corsa, barra assalto, al carro vettovaglie che si presume sia il vincente. Più i posti diminuiscono, più il prezzo sale. Chi rimarrà fuori dal carro? E se quest’ultimo schianta sotto il peso dell’allegra brigata “Salto della quaglia”? Che ne pensano ad esempio i berlatiani di Vicenza città? Vedono un futuro roseo per le loro sorti?

Marco Milioni

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La base del Pdl Veneto: «Berlusconi vada a casa»

«Silvio faccia un passo indietro, ci sta facendo perdere consensi. Chiuda qui, ha superato ogni limite». Hanno resistito finché han potuto a dividere il pubblico dal privato, a convincersi e convincere gli altri che «sono tutte montature della magistratura politicizzata». Ora, però, la base veneta del Pdl si ribella. Soffre, non riesce più a reggere il gioco, a coprire chi non stima più o, quanto meno, chi ha deluso: Berlusconi deve avere il coraggio di fermarsi. E il gentile invito arriva da uomini del suo stesso partito. Perché, dopo la reazione degli imprenditori «amici» (che avevano scatenato l’allarme di Galan: «Se ci mollano i Marzotto e i Marchi vuol dire che abbiamo sbagliato») e l’indignazione delle donne anti-Minetti a Cortina, ora, a sgretolarsi seriamente, è la parte più radicata.

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Milanese, sit-in solitario di Equizi davanti alla prefettura

L’ex consigliere comunale leghista Franca Equizi s’è presentata stasera alle sei in punto sotto la prefettura di Vicenza. Con un lumino funebre in mano ha protestato con un minuto di silenzio contro il mancato arresto del deputato Marco Milanese, il principale indiziato di un giro di malaffare che sta lambendo alcuni tra i massimi vertici dello Stato.

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Il bunker


Quando finisce un’era chi vi è dentro può ritenere di essere alla fine dei tempi e rifiutare l’evento oppure guardare oltre. È evidente che il modello capitalista basato sul profitto senza limiti, sulla crescita e sul consumo del pianeta è fallito da tempo, anche se i governi non lo vogliono riconoscere. La guerra del petrolio iniziata almeno con la prima invasione dell’Iraq di Bush padre e proseguita fino ad ad oggi con l’occupazione dell’Afghanistan e l’aggressione alla Libia è solo il più evidente dei sintomi della nostra autodistruzione.

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