Marco, il manager diventato eremita
«La mia vita è cambiata dieci anni fa: a gennaio del 2001 mi trovavo per lavoro all’Holiday Inn di Manhattan, a giugno dormivo nei fienili in Toscana». Marco, trentasette anni compiuti, ex manager Yamaha ed ora eremita in Abruzzo, ride. Il contrasto delle due immagini lo diverte. Per parlare con quest’uomo riflessivo, pacato e accogliente, i cui tratti incorniciati dalla capigliatura rasta ricordano vagamente quelli di Bob Marley, abbiamo dovuto camminare parecchio. Mezz’ora buona di ripida montagna tra Rocca Santa Maria e Valle Castellana, in provincia di Teramo, al confine tra l’Abruzzo selvaggio e le Marche. Dove è possibile incontrare i lupi e, giurano alcuni, anche gli orsi. D’altronde, l’eremita del borgo abbandonato di Valle Pezzata, che fino all’età di ventisette anni era product manager dell’Italaudio, storico distributore nazionale del marchio Yamaha per hi-fi con sede a Legnano, non se l’è scelta facile l’esistenza.
L’aggressione alla fotoreporter veronese e l’ombra della ‘ndrangheta
Una fotografa che collabora ai servizi di cronaca del quotidiano “l’Arena” di Verona, è stata aggredita mentre fotografava dalla strada pubblica l’abitazione di Domenico Multari, 51enne di Cutro, in provincia di Crotone, residente da anni nel Veronese, presunto affiliato alla cosca calabrese Dragone. A Multari, indagato e sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno apparterebbero, attraverso un prestanome, i beni immobili del valore di 3 milioni di euro appena sequestrati dalla Direzione investigativa Antimafia di Padova, coordinata dalla Dda di Venezia. Lo ha reso noto il giornale della città scaligera, che per motivi di sicurezza personale ha indicato la fotografa solo con le iniziali del nome. Per liberarsi e fuggire, la fotografa ha dato un morso all’uomo che voleva strapparle la fotocamera.
I greci sono tutti così pigri come dicono?
Con oltre un anno di ritardo rispetto a quanto sarebbe stato necessario, le autorità europee hanno finalmente preso atto dell’inevitabilità di una ristrutturazione almeno parziale del debito pubblico greco. Non sono mancate note stonate: come la proposta di chiedere in pegno il Partenone, avanzata dai finlandesi. Una proposta che fa il paio col titolo comparso sul quotidiano tedesco Bild: “Vendete le vostre isole, Greci bancarottieri!”. Quello dei Greci bancarottieri è soltanto uno dei molti luoghi comuni che sono diventati popolari in Europa in questi mesi. Vediamoli.
Servizi, mazzette e P4: le trame oscure intorno alla centrale Enel di Porto Tolle
Un agente dei servizi viene arrestato a Padova per concussione. Il suo nome compare due giorni sui giornali locali. Poi il vuoto. I magistrati padovani che indagano sul caso chiedono informazioni su di lui alla procura di Rovigo, perché è lì che l’agente segreto vive. E il Procuratore Capo Dario Curtarello salta sulla sedia. Quel nome lo conosce bene. Ettore Mantovan, 57 anni di Porto Viro è conosciuto anche al pool del Pm Carlo Nordio, che ha condotto le indagini sulle coop rosse. E ora sul nome dello 007 incombe l’ombra della P4.
Usa, il debito incombe. Ma la liquidità è all’estero
Le società statunitensi non operanti nel settore finanziario detengono all’estero dai 500 ai 700 miliardi di dollari di liquidità, vale a dire circa la metà della disponibilità totale a bilancio che ammonterebbe, alla fine del 2010, a 1.240 miliardi. Lo rende noto una ricerca dell’agenzia di rating Moody’s ripresa oggi dalla stampa britannica e statunitense. Un dato impressionante, per almeno due motivi: in primo luogo, rileva l’agenzia, la cifra identifica un aumento dell’11,2 per cento rispetto all’anno precedente; in secondo luogo, l’ammontare totale detenuto all’estero evidenzia il peso di un enorme capitale sottratto tanto a un’economia interna non ancora guarita dalla crisi, quanto al fisco. Ovvero, in quest’ultimo caso, alla voce entrate statali e ai suoi corollari di “debito” e “spesa sociale”.
Obama, il turbo liberista
La cultura delle multinazionali non governa solo i centri commerciali. Detta legge a Washington e alla Casa Bianca. E ha creato un presidente-marchio che produce gadget e false speranze. Il cambiamento deve venire dal basso.
Porto Tolle: derattizzare la Cgil

Come da programma la lobby del carbone ha avuto la meglio sulla legge. E il ginepraio della borghesia mafiosa che vi orbita attorno pure. Il consiglio regionale del veneto con una norma ad aziendam in puro stile berlusconiano ha modificato la disciplina che impediva la riconversione a Porto Tolle nel Rodigino di una centrale elettrica un tempo alimentata ad olio da combustione e domani a carbone. Che la politica si inginocchiasse per una fellatio in ore bypartisan davanti ai desiderata dei soliti poteri forti era un dato preventivato. Che la stampa, specie il Gruppo Corsera, si appinguasse a ruota stava scritto nelle sacre scodelle della finanza.
Il GdV e la casta dei padroni

Il GdV di ieri a pagina 16 dedica ampio spazio ad un servizio di cronaca dedicato a fatti di droga. In tre sono finiti in manette. Due bianchi per possesso e spaccio di 13 grammi di coca e un nero perché in possesso di 8,3 grammi di marijuana. Ovviamente la foto sbattuta in pagina è quella del “negro” che spaccia un po’ d’erba. Lo stesso giornale dedica altri servizi a vicende di giudiziaria. Due presunti topi d’appartamento messicani sono fotografati e spiattellati sul giornale. Lo stesso vale per altri bianchi italiani coinvolti in piccole magagne penali (storia a sé ovviamente fa la vicenda Canalia). A pagina 24 c’è la notizia dello scoppio alla “St Powder Coatings” di Montecchio.
Breivik, Lévy e Lotta Continua
Il giovane Anders Breivik è cristiano e massone. Che cosa sarebbe successo se fosse stato musulmano? Quanti articoli al fulmicotone contro l’islam oltranzista, terrorista e così pagnottando ci saremmo dovuti ingoiare? Quanti Jorda, Allam, Lévy, Glucksmann e altra seborrea più o meno imbastardita con il liquame di Huntington ci saremmo dovuti sorbire? Peccato che Bin Laden sia stato terminato, diciamo così… ufficialmente, dagli sgherri del pacifista Obama qualche settimana fa. Però se dicono che in realtà avevano accoppato la sua guardia del corpo, un legame con Al Qaeda lo possono sempre trovare. E un piatto di lenticchie per i teorici dello scontro di civiltà, della globalizzazione (le due chiappe dello stesso culo fetente e mortifero) pure… Non temano comunque i lottacontinui stranieri. I nostri (Micciché, Liguori, Sofri, Boato, Mughini) non andranno oltralpe a piluccare nei piatti apparecchiati sulla tovaglia col quadrante blu della Nato. Continueranno a nutrirsi da noi. Intanto da lorsignori mi aspetto quintalate di articoli contro la massoneria e il cristianesimo. In ultimo darei un consiglio a Breivik. Lecchi un po’ il culo a Draghi (come ha fatto Vendola) o a Bernake (come fa ogni giorno Obama). E vedrà che un posticino a Italia Uno o sul WJS lo trova pure lui.
Marco Milioni
Csm, Romano unico voto per Pecori procuratore berico
Sarebbe del professor Bartolomeo Romano (area Pdl) l’unico voto favorevole alla nomina di Paolo Pecori a procuratore capo di Vicenza. Tonino Cappelleri, secondo dei tre papabili, avrebbe ottenuto anche lui un solo voto, quello di Vittorio Borraccetti, mentre ben tre voti sarebbero andati all’outsider di lusso Bruno Cherchi. Sono queste le indiscrezioni filtrate dalla V commissione del Csm che si è riunita due giorni orsono per vagliare in via preventiva il nome del dirigente della procura berica.
