A un passo dall’abisso
(m.m.) «In Italia e altrove i nodi più sporchi stanno venendo al pettine. Un governo sul quale si stagliano gli spettri della corruzione, della mafia e della incapacità più assoluta sta andando incontro alla sua ultima trasformazione: il nulla… A questo punto c’è solo una impervia strettoia per avere la speranza di non bruciare tutto. L’opposizione si deve dimettere in massa e forzare la situazione: permettendo quindi di fatto al capo dello Stato di sciogliere le camere mandando a casa l’esecutivo. In tal senso è inutile sentir sbraitare le minoranze parlamentari mentre invocano le dimissioni del premier, visto che in questo momento hanno il potere di defenestrarlo al prezzo delle dimissioni delle minoranze medesime». Sono questi i passaggi salienti di un durissimo dispaccio diramato questo pomeriggio dal professor Renato Ellero
VicenzaPiù, ne parlano “Il Manifesto” e “Repubblica”
(m.m.) «Non c’è zona franca per i cronisti con la schiena dritta. Se a Partinico preferiscono il fuoco, a Vicenza oscurano i siti web; se a Sabaudia s’infilano nelle loro abitazioni per impaurirli, in Lombardia fanno un uso intimidatorio delle querele e delle cause civili. Ogni volta che un articolo non piace mandano subito avanti gli avvocati. Piccoli giornali e fogli locali sono sommersi da citazioni. Un modo come un altro per tappare la bocca». Attilio Bolzoni su Repubblica di ieri ha usato queste parole nel distillare il passaggio chiave di un suo articolo dedicato alla stampa in qualche modo minacciata. Al lettore attento non sarà sfuggito il breve ma chiaro riferimento al caso Filippi-VicenzaPiù. Ma il punto, almeno sul piano generale è un altro. E riguarda la qualità della libertà di stampa a Vicenza. Sempre ieri anche il Manifesto si è occupato di VicenzaPiù spiegando come sull’affaire Vianello-Aim, sia calata una sorta di cortina del silenzio e mediatica e istituzionale. A tutto ciò si aggiunge un’altra notizia. Stamani VicenzaPiù è stata diffidata, in modo pretestuoso quanto ridicolo, da uno studio legale in relazione alla vicenda del parco solare di Torri di Quartesolo. Ma a Vicenza l’informazione ha la schiena diritta o no? Ultima in ordine cronologico. Pare che una persona molto in vista in seno all’amministrazione comunale e molto vicina al sindaco di Vicenza, il democratico Achille Variati, sia stata pizzicata e sanzionata per guida in stato di ebbrezza. Sembra che una nota emittente veneta, venuta a conoscenza della cosa, si stia interrogando sulla opportunità o meno di diffondere la notizia: se in quella testata lavorano professionisti seri la notizia sarà data.
Il default mondiale
L’Italia potrebbe innescare il default mondiale. Lo ha detto chiaramente l’economista francese Alain Minc, uno dei consiglieri più importanti del presidente francesce Nicolas Sarkozy. Le sue parole sono allarmanti: «Se l’Italia salta, salta la Germania, l’Europa e infine il mondo». Prima domanda: quando succederà? Secondo domanda: quali saranno le conseguenze? Vediamo di rispondere. L’Italia è messa male. Ha un debito pubblico che si avvicina ai 2 mila miliardi di euro e un classe politica che affoga negli scandali e nella corruzione, quindi incapace di agire per il bene pubblico. I nostri titoli pubblici non li vuole più nessuno: rischiano di diventare presto spazzatura. Quindi è vero: l’Italia potrebbe innescare il default mondiale. Ma le micce sono accese anche altrove. L’economia spagnola rischia il collasso. La Grecia è data per spacciata entro un anno dagli analisti finanziari. Il debito pubblico americano è una polveriera e l’agenzia di rating S&P ha declassato i buoni del Tesoro americani. Basta poco per dare fuoco alle polveri.
Alluvione, la provincia indaga sui fondi per Castelgomberto e li congela
La provincia di Vicenza ha messo in ghiaccia i finanziamenti per l’alluvione di Ognissanti destinati al comune di Castelgomberto. Il motivo? I danni patiti non corrisponderebbero a quanto comunicato dall’amministrazione castrobertense. L’indiscrezione è filtrata ieri da palazzo Nievo ed avrebbe già trovato riscontro in paese visto che tra il 27 ed il 28 di luglio gli incaricati della provincia avrebbero effettuato le verifiche del caso in loco.
Crisi: ultime notizie dal baratro
Tutto è a posto e niente in ordine: due grandi notizie sono arrivate. Uno, gli Stati uniti hanno evitato il default. Due, il piano di salvataggio della Grecia è stato sbloccato. Qualcuno potrebbe dire che i piromani festeggiano il piano antincendio. E, per questo, dobbiamo stare attenti al “pacco” che ci stanno inviando e che presto riceveremo a casa. Infatti niente è in ordine. La truffa continua e si espande. Barack Obush si è messo d’accordo con i repubblicani, accettando quasi tutte le loro richieste. I ricchi non perderanno niente, le banche neppure. L’America si è fatta una legge che alza il tetto del suo debito a cifre da capogiro. Cioè si è autorizzata a continuare a indebitarsi. Il crac l’hanno messo in cantina, così non si vede. Poi salterà in aria anche la cantina, con noi dentro.
Frode fiscale sui rifiuti in Calabria: indagati Gavioli e Zerbin
Ci sono anche due imprenditori veneziani coinvolti nell’indagine della Guardia di Finanza sulla frode fiscale in Calabria per lo smaltimento dei rifiuti. Si tratta di Stefano Gavioli, 64 anni, di Treviso, e Loris Zerbin 50 anni, di Campolongo Maggiore. Sono accusati di avere costituito una serie di società attraverso le quali evadevano il pagamento delle imposte. Assieme a loro è accusato un terzo imprenditore: Giovanni Faggiano, 52 anni, di Brindisi.
‘Ndrangheta: arrestato il fondatore del Credito Sammarinese
Il presidente e fondatore del Credito Sammarinese Lucio Amati è stato arrestato questa mattina a Riccione con l’accusa di essere in stretto contatto con esponenti ‘ndranghetisti del clan Mancuso. L’operazione, condotta dai carabinieri del Ros e coordinata dalla Dda di Catanzaro, si chiama “Decollo Money” e ha portato in tutto a 10 ordinanze di custodia cautelare in carcere in varie regioni italiane. Le accuse sono di riciclaggio e reimpiego del denaro proveniente dal traffico di droga.
‘Ndrangheta, è scledense l’uomo arrestato per la “Due torri connection”
(m.m.) È residente a Schio ma originario della Calabria uno degli arrestati nell’ambito della maxi operazione anti ‘ndrangheta denominata “Due Torri connection“. Così almeno sostiene il quotidiano La Gazzetta del Sud on line. L’uomo si chiama Giuseppe Petullà e figura assieme ad una dozzina di altri indagati finiti in manette i quali secondo la procura antimafia bolognese avrebbero tentato di organizzare un maxi traffico di stupefacenti che proprio nel capoluogo emiliano avrebbe avuto la sua base operativa. Alla notizia dà molto risalto anche ilfattoquotidiano.it con un ampio servizio pubblicato ieri a firma di Antonella Beccaria.
Cocaina dai narcos per la ‘ndrangheta: catturato a Vicenza
Nel Vicentino ci veniva di frequente, per incontrare la sua fidanzata. La polizia di Bologna lo teneva d’occhio da tempo e quand’era in città lo faceva seguire dalla squadra mobile di Vicenza, guidata dal vicequestore Marchese, che ha contribuito a catturarlo. In manette è finito Giuseppe Petullà, 47 anni, calabrese. È accusato di aver fatto parte di una banda che importava grosse quantità di cocaina dalla Colombia e le smerciava in mezza Italia.
Arzignano olet
Il Giornale di Vicenza del 2 agosto dedica mezza pagina alle recenti vicende che vedono impegnata l’Arpav nel controllo della Valchiampo in relazione ai comportamenti dell’industria conciaria. I servizi sono interessanti non solo per l’ampiezza ma anche perché dando voce a tutti i protagonisti il lettore riesce ad avere in pochi istanti un quadro dialetticamente preciso seppur sintetico della situazione: fermo restando che saranno gli accertamenti vuoi amministrativi vuoi penali a dire la parola definitiva per quanto concerne la legge. Ma il punto è un altro. Dai numerosi servizi dedicati all’argomento sia dal GdV sia dal Corveneto si è capito che l’Arpav ha de facto dovuto chiedere l’aiuto della polizia municipale per espletare una serie di controlli che in realtà sarebbero di sua spettanza. Si tratta di una situazione grave. In primis perché si somma alle difficoltà in cui versa l’Arpav del Veneto. In secundis perché le agenzie di controllo ambientale rivestono una importanza primaria mentre ancora oggi troppi le percepiscono come un orpello o peggio come una cricca di scocciatori che impedisce alle aziende di lavorare in pace. Quando accade il minimo episodio di cronaca nera, anche in realtà come la nostra dove la microcriminalità è molto meno diffusa rispetto a trenta o quaranta anni fa, tutti sono pronti a chiedere più vigili, più polizia, persino più esercito. Per gli illeciti ambientali, le cui degenerazioni colpiscono indistintamente tutti, l’allarme sociale è sempre blando. Segno evidente che per la maggioranza l’ambiente è, culturalmente, solo un limone da spremere e non una fonte di vita, di armonia, di cultura e quindi di ricchezza.
Marco Milioni
