Equizi: chiarezza sul gassificatore di Cassola

«Sulla stampa di oggi è apparsa una inserzione pubblicitaria relativa alla presentazione di una Valutazione di impatto ambientale. Obbiettivo della cosiddetta Via? La realizzazione… di un maxi impianto di gassificazione per il trattamento di rifiuti pericolosi e di altri rifiuti con la finalità dichiarata di ottenere anche energia elettrica». È questo il passaggio fondamentale di un comunicato inviato pochi minuti fa da Franca Equizi nel quale si accendono i fanali sulla richiesta presentata al comune di Cassola dalla Karizia Tecnology srl. La struttura è prevista nello stesso comune e più precisamente nella zona industriale di via Balbi. Dal canto loro i privati fanno sapere che «… tutti i segmenti di lavorazione dei rifiuti e le aree di stoccaggio saranno realizzati all’interno di un involucro edilizio realizzato in conformità» agli strumenti urbanistici municipali, «idraulicamente compartimentato rispetto all’ambiente esterno». Le carte ora sono consultabili in provincia e al comune di Cassola per sessanta giorni in modo rendere possibili le osservazioni previste dalla legge.

Marco Milioni

Sanità, una Cgil a trazione supina

«Abbiamo richiesto i documenti ma essendo una scrittura tra privati non ce li possono dare se non c’è l’assenso delle aziende stesse». Così disse Giancarlo Puggioni, marajà della Cgil-Funzione Pubblica di Vicenza. La frase del sindacalista vicentino è riportata in un bel servizio di Nuova Vicenza pubblicato il 2 marzo. Un servizio che parla del mondo oscuro delle convenzioni nell’ambito della sanità berica e delle carte che l’Ulss Alto Vicentino non potrebbe rendere pubbliche sebbene richieste. Epperò il sindacalista non si è accorto, o forse si è accorto ma fa il pesce nel barile, che quella che ha testé detto è una fesseria grande più o meno come l’opsedale di Santorso. I contratti tra un ente pubblico come l’Ulss e i privati sono accessibili qualora via sia un soggetto che manifesti un interesse diretto. Così dice la legge sulla trasparenza. Il méro mandato ispettivo in capo al sindacalista è elemento sufficiente per vedere quelle carte. Non è che per caso al sindacalista è bastata una risposta, burocratica quanto falsa, per mettersi la coscienza in pace? Non è per caso che la presenza di una stella della galassia Legacoop, storicamente vicina al Pd e alla Cgil, abbia chetato il suo anelito? E poi, se proprio quei documenti non saltano fuori, perché non chiedere agli amici consiglieri regionali del Pd? Loro per legge possono vederli all’istante. Delle due l’una: o il sindacalista non sa fare il suo mestiere oppure non ha la voglia o la possibilità di impiantare un casino su un diritto negato. Ma si può negare un diritto non esercitato?

Marco Milioni

Il brigadiere Zagaria ama la mamma e la bolizia


«Bolizia abri! Abri boliziiiiiiiiiiiiiia». Con la fierezza di un vichingo un non ben identificato agente di polizia, probabilmente sotto l’effetto di un’impepata di cozze riuscita male a mamma’ fa irruzione in un ristorante di chianocco nel Torinese alla ricerca di facinorosi No Tav. In realtà sfonda la vetrata alla ricerca di un digestivo Antonetto. Domanda fuori sacco per il procuratore di Torino Giancarlo Caselli… Quanti reati ha contato nell’irruzione delle forze “sbegiali”! La questura, dicono i media, ha già fatto sapere ai titolari la procedura su come ottenere il rimborso del danno. E di identificare l’autore no è? Temono l’alitosi del brigadiere Zagaria che ama mammà e la “bolizia”?

Un affare da 330 milioni sulle terre dei Pomini

La procedura è la stessa attivata per la realizzazione della nuova Ikea a Casale sul Sile: l’articolo 32 della legge regionale 35/2001. E giace a Venezia dove la giunta regionale deve dichiarare «l’interesse regionale» dell’operazione, presentata da due ditte private: Colomberotto spa di Moriago della Battaglia e Rotocart spa di Piombino Dese; e con l’avallo del Comune di Vedelago…

LEGGI L’INTERO SERVIZIO SU LA TRIBUNA DI TREVISO

Caso Sis, il Covepa scrive al prefetto di Venezia: informi l’Antimafia

«Le recenti rivelazioni della stampa veneta sulle possibili infiltrazioni mafiose nei cantieri della Pedemontana Veneta ci preoccupano non poco. Per questo oggi abbiamo inviato un esposto alla prefettura di Venezia affinché metta in atto ogni azione di tutela…  In un momento così difficile per il Paese lo Stato non può rimanere immobile rispetto ad una situazione che potrebbe sfuggire dal controllo delle istituzioni». Con un dispaccio di poche righe Massimo Follesa, portavoce del Covepa, annuncia di avere indirizzato poche ore fa una segnalazione all’ufficio territoriale del governo. Nella missiva si definiscono di potenziale «allarme sociale» le notizie da poco pubblicate sulla stampa veneta. Nel mirino di Follesa, che è anche consigliere comunale a Trissino nel Vicentino, è finito così il consorzio Sis, lambito da una maxi inchiesta per mafia e appalti truccati condotta dalla procura di Palermo. Nell’esposto per di più si chiede al prefetto di Venezia Domenico Cuttaia di «… informare la Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia nel merito delle notizie riportate dalla stampa nazionale».

Manca sola ‘a verità

I lettori avranno notato oggi sul Gdv un articolo di Gianmarco Mancassola in cui si fa cenno ad una parte del cosiddetto caso Fontana, ampiamente trattato da VicenzaPiù e Vicenzapiu.com sin dall’autunno scorso. Mister Gmm, bontà sua, ha spiegato quali sarebbero stati i motivi formali che avrebbero, dico avrebbero, innescato l’attività della commissione disciplinare che ha sospeso Diego Fontana dalle sue mansioni in comune. Gmm però si è ben guardato dal dire che la stessa questione era stata sollevata ben prima da VicenzaPiù…

LEGGI L’INTERO CORSIVO SU VICENZAPIU.COM

Puppato: l’esecutivo regionale chiarisca sulla Sis

(m.m.) «La Regione Veneto ci dica se esiste il rischio di infiltrazioni mafiose nella realizzazione della Pedemontana Veneta… alla luce delle notizie che stanno emergendo circa l’ipotesi che il consorzio Sis avrebbe accettato subappalti e forniture da ditte collegate a clan mafiosi relativamente all’appalto per il passante della metropolitana di Brancaccio-Carini a Palermo». Usa queste parole il Corriere Veneto di oggi che rispetto all’affaire Sis-Palermo pubblica una breve in seconda pagina nella quale si dà conto di una interrogazione al riguardo redatta da Laura Puppato, capogruppo del Pd a palazzo Ferro Fini. Tra le varie iniziative che in passato avevano affrontato la questione della lotta a possibili infiltrazioni mafiose va ricordata una conferenza prefettizia organizzata nel luglio 2010 e un protocollo d’intesa con le organizzazioni sindacali del maggio 2011.

L’ombra della mafia sulla Spv? Pettenò: la giunta riferisca

Dopo l’interpellanza presentata da Massimo Follesa al sindaco di Trissino a partire dalle rivelazioni di “VicenzaPiù” e de “L’Espresso” sulla Pedemontana Veneta; anche il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò, per il Gruppo consiliare della Federazione della Sinistra Veneta, presenta un’interrogazione alla Giunta veneta che ha come oggetto: «L’ombra della mafia sulla Pedemontana Veneta? La Giunta riferisca immediatamente in Consiglio»…

LEGGI L’INTERA NOTIZIA SU VICENZAPIU.COM

L’ombra della mafia sulla Sis

La voce circola da parecchi giorni a palazzo Balbi e avrebbe mandato in fibrillazione un pezzo della giunta regionale del Veneto che starebbe cercando una strategia mediatica per tranquillizzare l’opinione pubblica. Ma quale è la voce? Il consorzio Sis, quello che sta realizzando la Pedemontana Veneta, in un altro appalto, quello per il passante della metropolitana di Brancaccio-Carini a Palermo, avrebbe accettato subappalti e forniture da ditte in odore di mafia: fra queste la “Prime Iniziative” e la “Medi Tour”. L’infiltrazione delle impresemalavitose in una commessa che vale 620 milioni di euro sarebbe stata decisa già nel 2006 sotto la supervisione del capo dei capi di Cosa Nostra Bernardo Provenzano e di Salvatore Lo Piccolo, il barone della mafia palermitana. Entrambi furono arrestati poco dopo. Dell’inchiesta sul metrò aveva già parlato il portale on-line de L’Espresso con un lungo servizio del 6 giugno 2011. Ma lo sconquasso in Regione Veneto è arrivato quando a metà gennaio si è saputo del licenziamento in tronco deciso da Sis (che stando ai resoconti di stampa non ha alcun coinvolgimento penale) del direttore dei lavori, l’ingegner Giuseppe Galluzzo. La vicenda, con nomi e cognomi, è stata poi rilanciata dal portale Caidoo. Più nel dettaglio però, sempre su l’Espresso, parla il sostituto procuratore di Palermo Antonio Ingroia che segue le indagini. Non fa nomi rispetto alle imprese coinvolte ma ne delinea un quadro comportamentale preciso: «… Direi che forse appartengono a un terzo genere. Non sono totalmente attivi nei rapporti con Cosa Nostra in modo tale da poter essere sottoposti a ipotesi di reato né sono vittime nel senso ampio del termine: pensavano di poter trarre un beneficio da questa vicinanza ma si sbagliavano». In questo contesto va anche rilevata la domanda che Umberto Lucentini, autore del servizio su L’Espresso, fa allo stesso Ingroia proprio in merito alla possibilità di bypassare il setaccio amministrativo antimafia: «Come è potuto accadere? Cosa non ha funzionato nei controlli preventivi?». La risposta di Ingroia è densa di significati: «Nell’appalto erano coinvolti due grossi gruppi imprenditoriali: uno di Madrid e uno di Torino, quindi non sospettabili di infiltrazioni mafiose. Eppure le due aziende hanno ceduto alla pressione mafiosa… concedendo questa sorta di monopolio sulla fornitura di materie prime. Mi sembra che sia un dato molto indicativo della permeabilità del sistema degli appalti e dei controlli della pubblica amministrazione. Ma anche sulla tenuta del sistema economico privato davanti alle organizzazioni criminali».

Marco Milioni

Ellero, quarta lettera a Monti

Caro Presidente Monti, nessun dubbio che se Lei avesse apposto la Sua firma sulla candidatura di Roma per le olimpiadi del 2020 (fra otto anni), si sarebbe risvegliata l’enorme schiera dei “mazzettieri” d’Italia. Tuttavia l’affermare che l’Italia non è in grado fra otto anni di organizzare un’olimpiade significa anche definire con brutalità questo come un Paese di morti di fame. Vede, caro Monti, il Capo di un Governo ha dei doveri molto particolari. Il Suo predecessore non ne aveva la minima idea; ma anche Lei sembra la pubblicità del «più piatto non si può».

LEGGI L’INTERO INTERVENTO DI RENATO ELLERO

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