Cancellare la concussione? Il premier Monti non avalli questa porcata

Il governo Monti ci ha chiesto pesanti sacrifici, resisi necessari dopo trent’anni di dissennata politica clientelare e di corruzione sistematica (la sola prima Tangentopoli ci è costata 630 mila miliardi di lire, un quarto del debito pubblico) e, da ultimo, dalla drammatica inerzia di Silvio Berlusconi che, mentre l’UE chiedeva all’Italia interventi urgenti, si limitava a inviare a Strasburgo una ‘lettera di intenti’. Come l’Italia non si è liberata da sé dal fascismo, così non si è liberata da sé dal pericoloso pagliaccio. È dovuta intervenire la Merkel per farci capire che se continuavamo su quella strada facevamo la fine della Grecia. Berlusconi è stato cacciato, al suo posto è subentrato Monti. E gli italiani, pur se tartassati da tutte le parti, gli hanno dato fiducia, anche per il rigore morale, distrutto durante il quasi ventennio di berlusconismo…

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Riciclaggio, GdF contesta a tre notai vicentini violazioni per 10 milioni

 

Non avrebbero segnalato operazioni finanziarie sospette di riciclaggio per circa 10 milioni di euro: la Guardia di finanza di Vicenza ha per questo contestato violazioni a tre notai della provincia. In particolare, nel corso di un’ispezione antiriciclaggio condotta nei confronti di un notaio del capoluogo berico, sono state elevate contestazioni per omessa segnalazione di operazioni sospette per 8,7 milioni di euro…

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Il silenzio dei veneti

Dai quotidiani veneti apprendiamo in queste ore una notizia di una gravità inaudita. All’inizio del processo Crisci nell’aula bunker di Mestre sono solo otto gli imprenditori veneti che si sono costituiti parte civile. Otto su sessanta i quali erano stati oggetto di malversazioni da parte di un clan che operava nella galassia dei Casalesi. Difficile dire se si tratti di paura o del timore di altre rivelazioni magari per magagne fiscali…

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Variati, Salton e la voragine Sinergie

«Scoppia, improvvisa, una grossa grana per Ascopiave. Sul sito della utility trevigiana e sugli avvisi di Borsa Italiana ieri è apparso un comunicato che di fatto è un profit warning alla vigilia del cda per l’approvazione del bilancio 2011, previsto domani. Il problema si chiama Sinergie Italiane, la società di acquisto del gas partecipata al 27,6% da Ascopiave. Stessa quota è in capo a Iren (la multiutility di Torino, Genova e di varie città emiliane) e alla lombarda Blugas. Con quote minori sono presenti altre tre società energetiche, tra cui Utilità, spa milanese che sarebbe collegata alla Compagnia delle Opere. Ma è il gruppo trevigiano ad aver sempre giocato da protagonista dentro Sinergie Italiane: è una creatura della lunga gestione di Gildo Salton ed ha fin qui espresso l’amministratore delegato nella persona di Flavio Battista. Ebbene… il bilancio della partecipata… evidenzia una significativa perdita, pari a 92,2 milioni». Sono questi i passaggi fondamentali di un lungo articolo pubblicato oggi sul Corriere del Veneto a pagina 11. Ma si tratta di una vicenda anche vicentina?

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Ivan Cicconi: la truffa del project financing


Ivan Cicconi spiega con riferimenti storici e dettagli tecnici puntuali la truffa del cosiddetto “project financing”, le Grandi Opere che finiscono regolarmente a carico dello Stato, i cui costi sono occultati nei bilanci di società private. In sostanza ogni Grande Opera la pagano i cittadini attraverso le loro tasse per creare lavoro inutile in sé, ma utile ai partiti e alle lobby. Quanto vale oggi questo debito occulto? Forse il 10% del debito pubblico attuale, 180 miliardi di euro. Quando emergerà (ed emergerà prima o poi) il Paese andrà a picco.

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Il signor Fini e monsieur Latouche

(m.m.) Il 6 marzo Il Fatto Quotidiano a pagina 18 ha pubblicato due interessantissimi articoli Serge Latouche e di Massimo Fini. Due articoli che sono l’alfa e l’omega della situazione che stiamo vivendo soprattutto se la si mette in relazione alla vicenda delle grandi opere. Molti dei riferimenti sono alla vicenda Tav, ma il tutto potrebbe attagliarsi anche alla questione della Spv. In realtà le considerazioni dei due scrittori sono di natura universale.

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Spinea, il Tar dice no alla discarica Maltauro bis

Il raddoppio della maxi-discarica Maltauro a Spinea non si farà, così ha sentenziato stamani il Tar Veneto. La notizia l’ha rivelata alcuni minuti fa Beppe Sifanno, uno dei portavoce del coordinamento dei comitati che si sono opposti al progetto proposto dal gruppo Maltauro – Integra che invece aveva avuto l’ok della Regione Veneto. Erano stati proprio i comitati a sollecitare il comune di Spinea a chiedere l’intervento del tribunale amministrativo. In seguito anche la provincia di Venezia  aveva deciso di supportare l’azione giudiziaria della giunta spinetense. Non si sa al momento se i privati impugneranno avanti il Consiglio di Stato. Frattanto arrivano i primi commenti: «Noi – fa sapere lo stesso Sifanno, che domani incontrerà il resto del comitato per una prima valutazione a caldo – siamo soddisfatti ma rimaniamo vigili perché la vicenda non è finita». La vicenda Integra peraltro aveva avuto ampia eco sui media veneti soprattutto quando nell’aprile del 2011 con una  fiaccolata di tremila persone i residenti, compresi quelli del vicino comune di Mira, avevano protestato contro l’iniziativa della Maltauro, colosso berico delle costruzioni.

Marco Milioni

Il sindaco di Cassola non sa

Il progetto di un impianto industriale «di recupero di materia da rifiuti non pericolosi e pericolosi», previsto in via Balbi a Cassola, è depositato dal 1 marzo in Comune per le osservazioni. Il sindaco Silvia Pasinato: «Non ne sappiamo niente».

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Quando Bruno disse: «Mi sentii “ricattato”»

(i.t.) È il 12 marzo di due anni fa quando Bruno Mastrotto fornisce agli inquirenti la sua versione sui famosi 300 mila euro che consegnò al consulente fiscale Marcello Sedda per corrompere i vertici delle Entrate di Arzignano e Venezia in relazione all’accertamento fiscale.

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Mastrotto, pace col Fisco da 27 milioni

Un accordo definitivo che sigla la pace. Il gruppo Mastrotto volta pagina nei suoi rapporti con il Fisco. I vertici della principale realtà industriale conciaria italiana, composta da società anche estere con un fatturato che si aggira sui 500 milioni di euro, hanno raggiunto un´intesa con l´Agenzia delle Entrate di Venezia e Vicenza per sanare l´evasione fiscale accertata l´anno scorso dalla polizia tributaria nel pagamento degli straordinari in nero a centinaia di dipendenti. L´accordo prevede che il gruppo di Arzignano fondato dai fratelli Bruno e Santo, e oggi guidato dall´avvocato Chiara, versi allo Stato una somma attorno ai 27 milioni di euro a fronte delle tre principali contestazioni formulate dalla guardia di finanza: i “fuori busta” per gli straordinari; la fatturazione fittizia per coprire gli straordinari in nero e le cosiddette operazioni tramite società “esterovestite”, un meccanismo per eludere l´imposizione tributaria.

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