Il comma 29, l’ammazza blog
Infilata subdolamente nel ddl sulle intercettazioni, ecco rispuntare la norma ammazza-blog: il comma 29. Cosa prevede? In base all’obsoleta legge sulla stampa del 1948, impone a chiunque abbia un sito d’informazione l’obbligo di rettifica entro 48 ore, senza commento, pena una sanzione che può arrivare a 12.500 euro.
Svastiche ed odio represso
Di primo acchìto l’ho considerata una di quelle notizie a cui non dar molto peso, ed effettivamente le svastiche disegnate sulla facciata della scuola elementare Zecchetto a Vicenza, come singolo episodio, è uno dei tanti di grafomania dei soliti deturpatori imbecilli. Poi però mi è capitato di leggere il commento del mio amico Giuliano Corà, al quale, vuoi per la sua formazione fortunatamente abbandonata ma giustamente non rinnegata di comunista, vuoi perché forse toccato sul vivo in quanto maestro elementare, è scappata l’indignazione a comando, secondo me degna di ben altri e peggiori misfatti. E mi è sopravvenuta una riflessione.
Perché il primo ottobre
Da Standard&Poor’s, alla Confindustria, al Corriere della Sera, è un coro unico. Berlusconi se ne deve andare. Non è paradossale che l’uomo più ricco d’Italia, colui che ha governato il sistema politico italiano negli ultimi vent’anni nel nome dell’impresa e del mercato, sia sfiduciato da questi ultimi. Per il capitale gli stati sono come aziende, e se gli amministratori delegati sono inaffidabili e impresentabili devono essere licenziati. La crisi della democrazia italiana sta anche in questo: che gli enormi guasti sociali, civili, morali, che l’hanno colpita, per opera decisiva di Silvio Berlusconi, non sarebbero stati sufficienti a farlo cadere se non ci fosse stata la crisi del debito.
La brigata “Salto della quaglia”
C’è una flottiglia di profughi, zombie o aspiranti tali nel Pdl e dintorni (tra politici di carriera, cavalieri confindustriali e duchi bancari) che all’ultimo s’è scoperta antiberlusconiana. Da Maurizio Franzina fino a Gianni Zonin tutti hanno da ridire sul governo. Ma ve ne accorgete solo ora cari cicciolini? Ma a chi la volete dare a bere? Sul mio blog il 23 giugno scrivevo: «… per settembre-ottobre si annunciano novità in casa Lega e specie Pdl, a Roma come nel Veneto. Ci saranno prese di posizione contro il premier che sarà attaccato da peoni e big veneti. L’operazione di sganciamento da Silvio Berlusconi la conducono sotterraneamente Giancarlo Galan e Lia Sartori. Nel Carroccio il compito è affidato a Flavio Tosi…». E ancora il giorno appresso sempre su LaSberla.net scrivevo: «… rispetto a tutto questo lunapark fa da contraltare l’inedia politica del numero uno del Pdl in sala Bernarda. Scommettiamo un caffé che Maurizio Franzina sta mollando il Cainano per finire nel progetto di Montezemolo & friends (o assimilati)?… Già vedo una sua intervista al GdV in cui comincia a tirar calci al premier o alle sue olgettine o alla gestione economica da parte del governo…». Il che è puntualmente avvenuto. Di più alla stampa il neo anti-Cav Giancarlo Galan ebbe a dire: «Se ci mollano i Marzotto e i Marchi vuol dire che abbiamo sbagliato». Cioè la pietra angolare del tuo operato politico sono gli imprenditori? Ma chi sono i tuoi padroni in cerca di un ricollocamento? E così è partita la grande corsa, barra assalto, al carro vettovaglie che si presume sia il vincente. Più i posti diminuiscono, più il prezzo sale. Chi rimarrà fuori dal carro? E se quest’ultimo schianta sotto il peso dell’allegra brigata “Salto della quaglia”? Che ne pensano ad esempio i berlatiani di Vicenza città? Vedono un futuro roseo per le loro sorti?
Marco Milioni
La base del Pdl Veneto: «Berlusconi vada a casa»
«Silvio faccia un passo indietro, ci sta facendo perdere consensi. Chiuda qui, ha superato ogni limite». Hanno resistito finché han potuto a dividere il pubblico dal privato, a convincersi e convincere gli altri che «sono tutte montature della magistratura politicizzata». Ora, però, la base veneta del Pdl si ribella. Soffre, non riesce più a reggere il gioco, a coprire chi non stima più o, quanto meno, chi ha deluso: Berlusconi deve avere il coraggio di fermarsi. E il gentile invito arriva da uomini del suo stesso partito. Perché, dopo la reazione degli imprenditori «amici» (che avevano scatenato l’allarme di Galan: «Se ci mollano i Marzotto e i Marchi vuol dire che abbiamo sbagliato») e l’indignazione delle donne anti-Minetti a Cortina, ora, a sgretolarsi seriamente, è la parte più radicata.
Milanese, sit-in solitario di Equizi davanti alla prefettura

L’ex consigliere comunale leghista Franca Equizi s’è presentata stasera alle sei in punto sotto la prefettura di Vicenza. Con un lumino funebre in mano ha protestato con un minuto di silenzio contro il mancato arresto del deputato Marco Milanese, il principale indiziato di un giro di malaffare che sta lambendo alcuni tra i massimi vertici dello Stato.
Il bunker
Quando finisce un’era chi vi è dentro può ritenere di essere alla fine dei tempi e rifiutare l’evento oppure guardare oltre. È evidente che il modello capitalista basato sul profitto senza limiti, sulla crescita e sul consumo del pianeta è fallito da tempo, anche se i governi non lo vogliono riconoscere. La guerra del petrolio iniziata almeno con la prima invasione dell’Iraq di Bush padre e proseguita fino ad ad oggi con l’occupazione dell’Afghanistan e l’aggressione alla Libia è solo il più evidente dei sintomi della nostra autodistruzione.
Prefettura, sit-in di Equizi: «Arrestate Milanese»
(m.m.) L’ex consigliere comunale leghista Franca Equizi questo pomeriggio alle 18 sarà davanti alla prefettura di Vicenza. Scopo del «sit in?». Chiedere l’arresto (o quanto meno commentare la decisione dell’aula) del parlamentare Marco Milanese finito in una inchiesta che ha visto lambire anche il ministro dell’economia Giulio Tremonti. L’iniziativa è stata annunciata oggi dalla stessa Equizi la quale su Facebook ha creato uno spazio ad hoc: «Il parlamento, o meglio la Camera, deve dire sì all’arresto di Marco Milanese – si legge nella nota inserita sul popolare social network – la giustizia deve fare il suo corso». E ancora: «Niente prescrizioni. Niente inciuci. Niente furberie. Un cittadino qualsiasi sarebbe messo alle manette. Milanese, almeno per lorsignori, no. Non c’è fumus persecutionis nei suoi confronti e poiché la legge è uguale per tutti si deve procedere con sollecitudine nei confronti di una persona che serve lo Stato, prima come alto ufficiale delle fiamme gialle, ora come rappresentante del popolo eletto». L’iniziativa di Equizi ripercorre in qualche maniera quella che il cosiddetto popolo viola ha in programma a Roma, sempre in attesa della decizione della Camera.
Gomorra, prosciolti venti veneti
«Non è stato tutto inutile, i treni che portavano i rifiuti dal Nord al Sud c’erano davvero, ora grazie a quest’indagine il traffico si è interrotto, la discarica d’Italia ha chiuso». Il procuratore Donato Ceglie, magistrato che ha condotto l’inchiesta Cassiopea, che ha portato alla luce anni di commercio illegale di rifiuti destinati al casertano, non si nasconde però dietro un dito. In un’intervista al Corriere del Mezzogiornoammette che qualcosa non ha funzionato in quell’indagine iniziata nove anni fa, e che sabato ha portato al proscioglimento di 95 indagati, venti dei quali veneti. L’accusa della procura andava dall’associazione a delinquere di stampo camorristico al disastro ambientale all’inquinamento delle falde. Più altre contravvenzioni e «minireati» caduti nelle «tenere» maglie di multe e ammende.
Arzignano e il sistema Paese
“Presa diretta” ieri su Rai Tre ha aperto proprio con Arzignano. Sembra che ormai la città del Grifo sia diventata la pietra angolare per valutare la grandezza del malaffare in Italia. C’è però una questione di fondo. Il cosiddetto caso Mastrotto in realtà è un caso emblematico. Ed è la dimostrazione di come in Italia la politica, l’imprenditorìa e l’industria finanziaria, come fa un’associazione a delinquere, abbiano messo in piedi un meccanismo infernale per il quale ormai una parte enome della ricchezza nazionale è nelle mani di pochissimi. La giornalista economica Nunzia Penelope proprio nella puntata ieri ha parlato di 10% della popolazione che possiede il 50% della ricchezza del Paese. L’economista Loretta Napoleoni ha puntato i fari su una fascia ancor più ristretta spiegando che ormai in Italia una settantina di famiglie possiede il 45% della ricchezza. Per far sì che tutto ciò si possa perpetuare in modo indisturbato lo Stato deve mettere in piedi un meccanismo fiscale che a suon di corruzione e di pene che non saranno mai comminate permetta ai poteri forti di continuare sulla loro strada. È questo alla grossa il ragionamento che sempre su “Presa diretta” ha distillato il professor Renato Ellero il quale si è soffermato su una giustizia che è scientemente tarata sulle necessità dei grandi evasori. Nota di colore: chi non ha notato la figura da buzzurrotto di provincia rimediata da Rino Mastrotto? Non è degna di un film di Dino Risi? O magari dei fratelli Vanzina.
Marco Milioni
