Archivio di dicembre 2010
Mafie, ambiente e politica
(m.m.) «L’80% dei rifiuti italiani è speciale. Ed è fuori controllo. Viaggia per i fatti suoi. La documentazione è tutta cartacea, ed è facile falsificarla. Il controllo deve diventare telematico, con i dati su una chiavetta, una scatola nera sui camion e la sorveglianza affidata ai carabinieri. Una rivoluzione. Confindustria ci appoggia. Purtroppo molte aziende preferiscono il vecchio sistema. E dietro i rifiuti ci sono lobby potentissime». A descrivere una situazione tanto drammatica non è il militante ecologista di turno, ma il ministro dell’ambiente attualmente in carica. Si tratta di Stefania Prestigiacomo del Pdl che intervistata oggi sul Corsera a pagina 9 spiega che la riforma da lei voluta per mettere un po’ d’ordine nel settore e per imporre la tracciabilità dei rifiuti. Novità che di recente è stata affossata da Pdl, Lega, Udc e che viene malvista anche da pezzi del Pd. Chi sono le lobby potentissime cui fa riferimento la Prestigiacomo? È chiaro che quello della tracciabilità dei rifiuti (unitamente ad un auspicabile inasprimento draconiano delle pene) è uno dei sancta sanctorum nel quale politica, mafie ed imprenditoria cucinano il loro patto scellerato. In realtà è facile, molto facile andarli prendere uno per uno. Il problema è che al potere va bene così. Altrimenti si ferma la barca. Ad ogni buon conto al ministro dell’ambiente l’esistenza del tabù è scappata di bocca. Qualcuno se ne ricorderà in futuro? In questo contesto il concetto della penetrazione delle mafie nel Veneto è una dato assodato che però i politici fanno fatica ad accettare. E non c’è solo l’ambiente che desta preoccupazione. Anche l’edilizia è sotto attacco da parte dei clan siciliani, calabresi e campani. Prestanome in mano ai boss, piccole e medie aziende edili taglieggiate a colpi d’usura, subfornitori (e si parla già di pacchia della Pedemontana) legati alle organizzazioni. Sono voci sempre più insistenti che girano tra gli imprenditori vicentini i quali sanno e non denunziano, come sanno i vertici delle rispettive associazioni di categoria. Voci peraltro confermate da molte indiscrezioni che arrivano dal ministero degli Interni. Eppure qualcosa starebbe per muoversi visto che da settimane gli inquirenti avrebbero messo sotto osservazione alcuni movimenti sospetti che fanno presagire una azione coordinata della magistratura su vasta scala.
Un santo natale per vicentini
Nel periodo del santo natale i vicentini hanno bisogno di una nuova luce che li illumini e li guidi. Una luce che faccia realmente chiarezza su chi sono, che cosa sono e dove andranno a finire. Per una missione del genere ci vuole solo un dio. Vi presento così il mio nuovo unico dio delle 17.00 di oggi. Credo che sotto la sua guida spirituale Vicenza potrà ancor più rafforzarsi nella sua essenza intima. Chissà il mio dio delle cinque potrebbe diventare il nuovo presidente della provincia o il nuovo sindaco, magari con una chiesa riformata il nuovo vescovo. Viva l’Unesco!
Marco Milioni
La casa di vetro coi vetri appannati

«Le amministrazioni rendono noti, mediante inserimento nelle proprie banche dati accessibili al pubblico per via telematica, gli elenchi dei propri consulenti indicando l’oggetto, la durata e il compenso dell’incarico». Così recita l’articolo 34 comma secondo del decreto legge 223 del 4 luglio 2006. Si tratta di una norma voluta dall’allora governo di centrosinistra capitanato da Romano Prodi. La novità fu accolta molto favorevolmente da gran parte della politica e dalle associazioni degli utenti nonché dei consumatori. Al comune di Vicenza però lo spirito del decreto è stato disatteso. Dagli elenchi (sia dal primo che dal secondo) manca completamente la frazione del 2009. Infatti su 55 incarichi censiti solo due rispettano alla lettera il dettato del decreto poi convertito in legge. Da parte sua però la giunta di centrosinistra si dice «già al lavoro per colmare la lacuna».
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Il silenzio dei compiacenti

(m.m.) Durante gli ultimi giorni ho dato due notizie che ritengo molto importanti. La prima riguarda l’uscita di Enzo Guidotto, il presidente dell’osservatorio veneto sui fenomeni mafiosi. La seconda, più che una notizia, è un lungo servizio, riguarda una rilettura molto approfondita del caso Aim. In qualsiasi altro posto quelle dichiarazioni o quelle analisi avrebbero generato un gran dibattito in città. Invece Vicenza ha deciso il silenzio più assoluto. Venerdì mi sarei aspettato almeno qualche rilievo in consiglio comunale. E invece tutti zitti. Un po’ poco per un servizio che per la prima volta approfondisce alcuni comportamenti molto strani, a partire da quelli dei magistrati. A Vicenza l’omertà fa molto chic, specie come regalo natalizio.
Non versò l’Iva: multato
Alberto Beltrame, 28 anni, di Tavullia (Pesaro Urbino), ha patteggiato ieri davanti al giudice Eloisa Pesenti quattro mesi di reclusione, sostituiti con una multa di 4560 euro. La pena è stata sospesa. Beltrame – difeso dall’avv. Ferdinando Bonon – era accusato di omesso versamento dell’Iva. In base a quanto ricostruito dall’ex procuratore Ivano Nelson Salvarani, l’imputato era stato amministratore unico e legale rappresentante di “Cogolo srl” dal 16 luglio 2008, ed aveva preso il posto del geometra Carlo Valle. Doveva rispondere di non aver pagato l’iva dovuta per l’anno 2007 nei termini previsti, per un ammontare complessivo di 188 mila euro. Dello stesso reato dovrà rispondere Valle. Beltrame era rimasto coinvolto nella più vasta inchiesta legata alla gestione di Aim in riferimento all’operazione “Servizi costieri” di Marghera, che approderà davanti al giudice per l’udienza preliminare il 10 febbraio prossimo. Allora dovranno presentarsi in aula, oltre a Valle, 61 anni, di Arcugnano (avv. Francesco Barilà e Luciano Sampietro), anche l’ex presidente della municipalizzata vicentina Giuseppe Rossi, 42 anni, di Vicenza (avv. Lino Roetta e Carlo Augenti), Gianni Giglioli, 61, della città (avv. Marco Dal Ben), Pierluigi Nardo, 48, di Abano e Giannina Novello, 63, di Arcugnano (avv. Michela Cressoni). Le accuse vanno dall’infedeltà patrimoniale fraudolenta alla dichiarazione fraudolenta, dalla emissione di fatture per operazioni inesistenti alla truffa, e infine all’occultamento di scritture contabili.
da Il Giornale di Vicenza del 21 dicembre 2010; pagina 21
Meeting a Isola: mafia, una questione nazionale. Ma non solo
La mafia è un fenomeno che lacera il territorio, la popolazione e favorisce l’economia criminale a scapito di quella legale. Per questo motivo «la trattativa intavolata da pezzi dello Stato con Cosa Nostra all’inizio degli anni ’90» è una ferita che non si è ancora rimarginata. È questo il succo dell’incontro organizzato ieri sera ad Isola Vicentina dal comune in collaborazione con l’associazione “Isola Insieme”. Al dibattito hanno partecipato come relatori Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo, ucciso nella strage di via D’Amelio. Con lui il giornalista Marco Lillo de il Fatto Quotidiano, esperto di fenomeni mafiosi e Enzo Guidotto, responsabile dell’Osservatorio veneto sui fenomeni mafiosi. La serata si è svolta davanti ad una platea gremita, con trecento persone che hanno occupato tutti i posti del primo livello al teatro Marconi. In prima battuta Lillo ha spiegato diversi retroscena della cosiddetta trattativa Stato-mafia e ha spiegato la pervasività delle organizzazioni nel penetrare anche il tessuto economico del Nord Italia, meta prediletta per il riciclaggio del denaro. Borsellino da parte sua ha messo in luce alcuni elementi precisi soprattutto in riferimento a presunte responsabilità degli ex guardasigilli Giovanni Conso e Claudio Martelli. Un affondo particolare borsellino poi lo ha riservato «ai servizi segreti deviati» e in particolare all’ex Sisde. Altra bordata è finita all’indirizzo dell’ex ministro degli Interni Nicola Mancino, indicato come possibile conoscitore «della trattativa scellerata» in atto col potere mafioso. Trattativa che in qualche maniera avrebbe avuto il placet di apparati in seno all’establishment degli Stati Uniti e che sarebbe alla base dell’omicidio del fratello. Guidotto invece si è concentrato sulle infiltrazioni delle cosche, italiane e straniere, nel Veneto. Ha citato episodi in varie parti della regione, a partire dal Veneziano e dalla provincia di Padova. Ha poi fatto un peante riferimento a Danilo Preto, attuale presidente del Vicenza Calcio e accusato dalla magistratura siciliana di avere custodito beni che fanno capo ad uno dei più potenti clan dell’isola: i Lo Piccolo. Sempre Guidotto, anche su sollecitazione del pubblico, ha duramente bacchettato Paolo Pecori, procuratore reggente a Vicenza. Motivo della reprimenda? La sua possibile incompatibilità con la carica «in ragione del fatto che il figlio e la figlia eservitano la professione di avvocato» nel medesimo distretto giudiziario. Anche per questo motivo ha raccolto gli applausi del pubblico.
Marco Milioni
Veneti, imprenditori e umani
Orgogliosi, questi veneti alluvionati. Ma più ancora: autonomi di fatto. E di conseguenza con poca o punta fiducia nello Stato erogatore di aiuti. Le richieste di risarcimento da privati e imprese sono drasticamente inferiori alle stime dei anni: da Vicenza e dalla vicina Caldogno, fra le più colpite dall’esondazione dei fiumi dell’1 novembre scorso, le domande di rimborso arrivano a 145 milioni di euro in totale. Cioè meno 130 milioni rispetto al calcolo fatto dalle autorità. Questo dato, macroscopico, basta a far capire cosa sta facendo risollevare le popolazioni sommerse da un disastro provocato, a monte, dal troppo cemento di una regione iper-sviluppata come il Veneto: la cooperazione e il senso di comunità.
Cis, allerta in provincia
(m.m.) La settimana scorsa a palazzo Nievo c’è stato un tesissimo faccia a faccia a porte chiuse tra il presidente della provincia Attilio Schneck (Lega) ed il consigliere Galdino Zanchetta del Pdl, nella sua veste di presidente del board di Cis, la spa a prevalente capitale pubblico che dovrebbe realizzare il centro merci di Montebello; polo che dovrebbe essere affiancato da un grande shopping centre. Il condizionale è d’obbligo (si tratta di una indiscrezione non confermata) ma il credito garantito dalle banche ad una società mai decollata starebbe al lumicino. O meglio gli enti pubblici che hanno garantito con le loro casse le fidejussioni bancarie a beneficio di Cis non possono più farlo in ragione di un cambio recente della legislazione nazionale. Tant’è che gli istituti di credito coinvolti nel finanziamento indiretto avrebbero chiesto a spron battutto a Cis di rientrare dall’esposizione, pena la messa in mora. La circostanza, se verificata, potrebbe mettere in difficoltà Zanchetta nonché gli enti, pubblici e non, che posseggonole quote della spa. Oltretutto, almeno stando alle cronache di stampa, l’area su cui dovrebbe insistere il Cis (bollato da diversi esponenti del centrosinistra e del mondo dell’ambientalismo, come una bieca speculazione edilizia) non ha nemmeno ottenuto l’ok definitivo dalla regione ai fini del maxi insediamento commerciale da 80.000 metri quadri. Il che farebbe patire la società (nonché i privati interessati alla operazione immobiliare) in ragione di uno sfumato aumento del valore patrimoniale.
Calearo un, due, tre
Ebbene sì: nel suk parlamentare, a svettare è lui, il deputato eletto col Pd, poi passato all’Api (per chi non lo sapesse: il micro-partito di Rutelli) e ora nel gruppo misto, Massimo Calearo Ciman. Un raro esempio di coerenza, onestà e bassezza morale. Com’è possibile? Possibilissimo. L’industriale vicentino, ex presidente di Federmeccanica ai tempi della Confindustria di Montezemolo, ha il pregio di non nascondere dietro ipocrite conversioni dell’ultima ora le motivazioni che lo trattengono in politica e che lo hanno portato via via in braccio al blocco berlusconiano: nessuna idea, solo fedeltà di casta. Quella confindustriale.
The dubstep
La notizia del giorno é che gli studenti sono scesi in massa, con numeri che non si vedevano da anni? Vero, ma no, non è questa. Forse è che la folla ha accerchiato la macchina del Principe Carlo e di Camilla e l’ha presa a calci fino a che non è riuscita a fuggire? Anche questo è vero, ma ancora no…