Archivio di ottobre 2010
Pace prematurata, o scherziamo?
(a.m.) Un manifesto del Partito Democratico di Vicenza è stato affisso in giro per la città. Il riferimento è al futuro Parco della Pace affianco alla base di guerra Usa al Dal Molin. Lo slogan recita così: «630 mila metri quadri di pace»: 630 mila metri di presa per il culo.
Vicenza Calcio: nebbia fitta sull’attuale proprietà
In queste ore torna prepotentemente d’attualità la questione relativa al Vicenza Calcio. Più nel dettaglio la questione relativa ad una possibile cessione della società di via Schio a nuovi acquirenti. C’è chi dice romani, chi dice veneti, chi dice vicentini. Non si sa. Di certo si conosce il nuovo assetto del consiglio di amministrazione uscito ieri da una breve assemblea dei soci; notizia peraltro riportata da VicenzaPiu.com. Paradossalmente però mentre la stampa si arrovella sulla identità dei futuri compratori, veri o presunti, nessun giornalista sportivo si arrovella sulla identità degli attuali proprietari del Vicenza Calcio spa.
A Cesare quel che è di Cesare

«Ringrazio il vescovo, monsignor Cesare Nosiglia, per la riflessione alta, vibrante, profonda che ha portato al consiglio comunale. Peccato non l’abbia compreso quella decina di villani che ha sfruttato questa bella occasione per una malinconica esibizione di ignoranza». Achille Variati, primo cittadino di Vicenza in quota Pd, ha usato queste parole ieri per descrivere una civile protesta dei “No Dal Molin” che senza rumore si sono semplicemente limitati ad esprimere un loro punto di vista. Il vescovo è esente da critiche sempre e comunque, magari per diritto divino? I “No base” (che eventualmente hanno la colpa di non avergliele cantate tutte) hanno violato qualche legge?
«Quando gli 007 coprivano il professor Negri»
«Com’era avvenuto anni prima per il terrorismo nero, anche il terrorismo rosso fu in parte coperto da apparati deviati dello Stato. Con la stessa finalità: spostare l’asse della politica italiana, ora a sinistra, ora a destra». Omettendo, non denunciando. Come minimo. Coprendo e fiancheggiando, forse. «Non intendo dire che il professor Negri fu coperto ad personam, intendo dire che apparati dei servizi segreti operarono perché quella strategia terroristica non andasse smantellata, perché serviva a determinare gli equilibri politici ». Parola di Pietro Calogero, Procuratore generale della Repubblica a Venezia, il magistrato del 7 aprile, del blitz a Scienze Politiche, dell’arresto di Toni Negri e dello smantellamento di quella che venne definita come Autonomia Operaia Organizzata. Non c’è solo la ricostruzione dettagliata dell’inchiesta, la difesa di un metodo d’indagine, il buco nero di Hypérion, la scuola di lingue parigina sospettata di essere la centrale Cia che esercitava «un controllo non formale su personaggi e itinerari del terrorismo di sinistra in Italia per adeguare la politica di contenimento dell’avanzata del più forte partito comunista dell’Occidente», sulla quale Calogero non riuscì ad indagare fino in fondo proprio per una soffiata alla stampa «probabilmente orchestrata dai servizi segreti italiani».
Kani sciolti
(m.m.) «Dioniso è stato accoppato dal dilagare di un edonismo teleguidato, commercializzato, falso e accattone. Apollo è stato mercificato a razionalità iperlavorista, produttivista, efficientista, liberticida e paranoica. Risultato finale: il sentimento (amore, odio, orgoglio…) è sempre più costretto nel filo spinato di un lager artificiale dove durante il giorno o la settimana sei un bravo soldatino industriale e alla notte o nel weekend sei un ebete che rincorre lo sballo facile, troppo facile. La completezza, l’armonia, il dare ad ogni parte della vita il giusto peso, forti di una solida radice interna fatta di sentimenti e non di ebbrezze codificate e compulsive». Con queste parole Alessio Mannino, che è un amico prima che un collega, chiudeva un bellissimo articolo pubblicato su La Voce del Ribelle il 30 agosto. Spero che le sue stesse parole lo seguano da vicino anche mentre lui cammina lungo la strada di una sua grande passione al pari del giornalismo: la musica, anche se lo spirito è sempre lo stesso. Da rockettaro a rockettaro, da collega a collega gli faccio un in bocca al lupo e un in culo alla balena. Spero che il suo nuovo album (il promo video è pubblicato in questo post) trovi la collocazione che merita. E spero che il suo gruppo, i Kani, faccia altrettanto. Fanculo la patina!
P.S. Alessio attacca il telefonino e fammi uno squillo, che dobbiamo decidere quando andare a cena coi ragazzi
Franzina, accuse all’IdV
«Nel Vicentino l’IdV si sta comportando in modo particolarmente ambiguo. Sandro Pesavento, il coordinatore provinciale, sulla stampa a parole le spara grosse sulla giunta di centrosinistra che regge le sorti del comune capoluogo. Dice di essere fuori dalla maggiroanza. Ma poi nei fatti il consigliere di riferimento a palazzo Trissino, Silvano Sgreva, si comporta in modo ligio e allineato dicendo sì a delibere anche molto discutibili, pure sul piano etico o della legalità. Pesavento si limita a degli show a beneficio dei suoi elettori». Usa queste parole il consigliere comunale berico Maurizio Franzina, capogruppo del Pdl in sala Bernarda. Quest’ultimo infatti fa alcune considerazioni critiche sulle dichiarazioni dello stesso Pesavento pubblicate oggi su VicenzaPiù a pagina 4. Il coordinatore infatti definisce senza se e senza ma l’IdV fuori della maggioranza che sostiene il primo cittadino Achille Variati (Pd), mentre Sgreva nel primo pomeriggio aveva precisato che l’IdV «rimane fedele alla maggioranza uscita dalle urne nel 2008» pur non partecipando alle attività «della nuova maggioranza che oggi include pure l’Udc e la lista Impegno a 360 gradi». Tant’é che Franzina rincara la dose: «Troppo facile glissare sulle contraddizioni. Troppo facile fare i Soloni a casa degli altri. Basti vedere il figlio di Antonio Di Pietro (leader nazionale dell’IdV), Cristiano, che promise nel 2008 di mollare la carica di consigliere provinciale a Campobasso per via di una indagine che lo sfiorò. Sta ancora seduto su quella sedia».
Marco Milioni
La mangiatoia silenziosa
Il giorno 21 settembre 2010 il deputato Antonio Borghesi dell’Italia dei Valori ha proposto l’abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto affermava cha tale trattamento risulta iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione. Indovinate un po’ come è andata a finire? Presenti a Montecitorio: 525; votanti: 520; astenuti 5; maggioranza utle: 261; hanno votato sì 22; hanno votato no 498. In pratica tutti tranne l’IdV si sono opposti ad un provvedimento che bloccava per sempre una delle tante «vituperate mangiatoie». E Borghesi in aula quel giorno ha commentato così: «Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese». Di questa cosa i media si sono dimenticati, anzi di fatto non ne hanno mai parlato.
Marco Milioni
La sinistra è morta: ha scambiato lo sviluppo per progresso
«Non c’è possibile progresso, nello sviluppo: la sinistra è morta perché non l’ha capito». Giulietto Chiesa è pessimista: «Il momento è drammatico, data la crisi globale del sistema e la caccia alle risorse: fra poco, qualcuno verrà a dirci che i beni come la benzina e l’acqua saranno razionati, a disposizione dei soli ricchi, armati fino ai denti. Non c’è tempo da perdere: dobbiamo farci sentire, scuotere l’opinione pubblica dal torpore televisivo». Correre ai ripari? Ma no: «L’unica prospettiva rivoluzionaria, oggi, è affrettare il collasso ormai imminente del sistema: prima crolla e meglio è», dice Massimo Fini, declinando l’invito lanciato a Torino da Maurizio Pallante: costruire un nuovo soggetto politico che si opponga al duopolio destra-sinistra, denunciando la “follia” della crescita e la “menzogna” dello sviluppo illimitato.
Una verità scomoda
(m.m.) È una verità scomoda quella che Franca Equizi ha affidato ieri pomeriggio ad una breve lettera aperta ai vicentini. L’ex consigliere comunale se la prende con la procura della repubblica di Vicenza, accusata di avere usato i guanti di velluto con Marcello Sedda, uno dei principali indiziati nell’ambito della inchiesta “pelli sporche”. Contestualmente la Equizi annuncia una durissima raccolta di firme virtuali sulla sua pagina Facebook. L’obiettivo è quello di chiedere ai giudici di non ratificare la scelta della procura. L’invito, senza appello, è rivolto in primis ai politici: «chi non firma sarà considerato complice morale del sistema Sedda» Frattanto Equizi preannuncia un sit-in difesa della della legalità. A breve infatti porterà un lumino sotto il tribunale per chidere in silenzio ai giudici un atteggiamento più severo nei confronti degli indagati e in special modo di Sedda.
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Segantini alla figlia: «Grazie alle tangenti comprata la casa»
Durante le indagini nell’ambito dell’inchiesta Dirty Leather gli inquirenti intercettano con una cimice in auto una conversazione tra Filiberto Segantini (ex finzionario delle entrate in forza ad Arzignano, indagato per corruzione) e la figliola Alessia, sindaco leghsita di Zimella nel Veronese. La circostanza è riferita dal GdV di ieri l’altroi, ma pure da l’Arena di Verona. A margine della conversazione gli investigatori fanno una annotazione che dice testualmente: «La figlia Alessia, sindaco di Zimella, cerca fin da subito di chiedere al padre se lo stesso conosca qualcuno di importante che possa intervenire nella vicenda, probabilmente per poterla “sistemare” con i minori danni possibili». Come mai il primo cittadino di Zimella non si dimette? Come mai tollera di vivere o di avere vissuto in una casa comperata con tangenti? Chi dovrebbe sistemarla? E che cosa si intende per sistemarla? La Lega Nord come giudica le affermazioni di un suo iscritto e sindaco? Ma Filiberto non era quello che interveniva in modo rozzo a margine dei consigli comunali a difesa della figliola? Che bella famiglia.
Marco Milioni