Archivio di agosto 2010
Torna il Ribelle. Omaggio a Brass
(a.m.) Tinto Brass è un mito. Cinque mesi fa stava per morire e i medici dell’ospedale San Bortolo di Vicenza l’hanno salvato. Ieri, per ripartire con la quotidiana edizione online della Voce del Ribelle ho voluto omaggiarlo con un articolo che elogia la sua quasi ottantenne presa di coscienza che tette e culi non sono tutto (anche se sono molto importanti).
«La vera trasgressione oggi è l’amore». No, non è il Papa o un missionario comboniano. A dirlo è Tinto Brass, il regista più porco del cinema italiano. A prima vista, una banalità da baci perugina. Ma questa apparente sdolcinatezza gli viene dall’aver vissuto l’esperienza più estrema che un uomo possa fare in vita: sfiorare la morte. «Ero immobile quando fino a pochi giorni prima facevo una vita intensa. Mi chiesi se valeva la pena di vivere o morire. Una notte pensai al suicidio, con serenità» (Corriere del Veneto, 29 agosto 2010). Ad aprile Brass è stato colpito da un’emorragia cerebrale. Dieci giorni privo di conoscenza, ora, dopo cinque mesi, ha superato brillantemente la convalescenza e il recupero è completo. E a noi che ce ne frega? Penserà il lettore. Ce ne frega perché, fatte le debite misure fra il volgare gusto massificato e la creatività individuale di chi è pur sempre un artista, la sua “conversione” fa riflettere sul dramma psicologico del nostro tempo: l’inaridimento dei sentimenti, la loro banalizzazione, standardizzazione, semplificazione, sterilizzazione. La loro riduzione, nell’universo-mondo del consumismo, a bisogni usa e getta. Col sesso, o meglio con l’esposizione ossessiva di parti del corpo come quarti di macelleria, a fare da narcotico che ormai, come succede ai cocainomani, non ci fa più sentire l’odore, il sangue, la vita delle cose. In questo senso, il mea culpa di Tinto l’adoratore di culi femminili, antico libertario anarchico-sessantottino, è esemplare: «Il sesso non dev’essere un consumo finale, ma uno stato provvisorio… Ho inseguito la libertà attraverso l’eros, rimuovendo la morte e la vecchiaia, trasformando il sesso in un’ossessione. Ho superato questa fase confrontandomi con la morte l’ho accettata. Non può essere il sesso l’obbiettivo finale. Conta di più la sfera affettiva». Rimuovere la morte e la vecchiaia: ecco la chiave. Non la Chiave di Brass con la culona Stefania Sandrelli, ma quella per capire il buco nero in cui l’inconscio collettivo butta i nuclei tragici dell’esistenza come fossero spazzatura inservibile. Anzi, peggio: come fosse robaccia non funzionale al permanente e artificioso stato di eccitazione in cui l’industria dei consumi ci vorrebbe tutti quanti. Volendo usare un linguaggio nietzschiano, potremmo dire che il buon vecchio Tinto a 77 anni suonati ha scoperto che non c’è solo la fuga nel dionisiaco, nell’estasi carnale di per sé fragile e momentanea, ma che serve anche l’apollineo, il necessario momento spiritualizzante in cui il sentimento, stabile e duraturo (gli affetti), dà equilibrio ad un’anima altrimenti sempre in affanno a cercare orgasmi a destra e a manca. Il problema della società consumistica è che ha ucciso entrambi gli elementi: Dioniso è stato accoppato dal dilagare di un edonismo teleguidato, commercializzato, falso e accattone. Apollo è stato mercificato a razionalità iperlavorista, produttivista, efficientista, liberticida e paranoica. Risultato finale: il sentimento (amore, odio, orgoglio…) è sempre più costretto nel filo spinato di un lager artificiale dove durante il giorno o la settimana sei un bravo soldatino industriale e alla notte o nel weekend sei un ebete che rincorre lo sballo facile, troppo facile. La completezza, l’armonia, il dare ad ogni parte della vita il giusto peso, forti di una solida radice interna fatta di sentimenti e non di ebbrezze codificate e compulsive: questo è l’ideale che a volte, come è accaduto a Brass, solo vedere la morte in faccia può insegnare.
Alessio Mannino
da www.ilribelle.com del 30 agosto 2010
La Sberla è in ferie
(m.m.) Come avrete notato non aggiorno La Sberla da un po’ di giorni perché sono in ferie. Da domani me ne vado un po’ in Francia. Mi collegherò ad internet il meno possibile. Anzi mai, quindi buone ferie a tutti. Divertitevi con questo video incorporato nel post presente.
Quando il risparmio fa crac
Un milione di italiani coinvolti. E 20 miliardi di risparmi (a volte tutti quelli messi da parte in una vita di lavoro) andati in fumo. La contabilità dei danni patiti dagli ex-Bot-people per gli scandali e i crac finanziari di inizio millennio è un numero, purtroppo, in continua evoluzione. L’Argentina ha quasi chiuso la scorsa settimana le sue pendenze con l’ultimo drappello dei 440mila investitori tricolori travolti dal default dei Tango Bond di Buenos Aires restituendo loro il 35% di quanto avevano investito.
Massimo Fini e il suo pensiero
(m.m.) Visto che il sottoscritto continua ad essere etichettato come persona vuoi di destra, vuoi di sinistra e visto che in alcuni commenti inviatimi si parla un po’ a vanvera di Massimo Fini, ho deciso di inserire in questo post una intervista allo stesso Fini, in modo da dare più diffusione al suo pensiero. Spero che qualcuno abbia la possibilità di riflettere.
Poteri occulti: Rebesani versus comune e magistratura
(m.m.) «… Libertà di violazione delle leggi e delle regole, che i dirigenti pubblici, i politici e la magistratura accordano ai colletti bianchi, ai poteri forti». Pesano come macigni le parole che Fulvio Rebesani, ex consigliere comunale, uno degli esponenti di spicco del comitato contro gli abusi edilizi, nonché responsabile provinciale del sindacato inquilini Sunia, usa in una lettera aperta alla città redatta il 30 luglio. Il documento è un vero j’accuse nei confronti dell’amministrazione comunale vicentina e soprattutto nei confronti della magistratura berica. Le due istituzioni, che sono messe da un certo punto di vista sullo stesso piano, vengono anche prese di mira perché il loro comportamento andrebbe a scapito dei cittadini di Vicenza, sui quali, sempre secondo Rebesani, aleggia lo spettro di un potere non troppo dissimile da quello mafioso.
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