Archive del 20 luglio 2010
Agenda rossa, testa di…
«Dove sta l’agenda rossa del giudice dove vi era il nome dei potenti? Ecco come l’informazione deviata nasconde la verità al mondo… Testa di cazzo è trattarlo bene, un cazzo sa quando venire, lui invece viene quando nessuno lo cerca. Cosa c’entra il comunismo con la strage?»
Utente maxclk70 su Youtube.it
Io e la ‘ndrangheta, racconto esclusivo sui padrini che comandano in Lombardia
Questa è la storia di cinquecento cristiani. Questa è la storia della ‘ndrangheta in Lombardia. È il passato prossimo e soprattutto il futuro della mafia più potente e ricca del mondo che a Milano è cresciuta e ha messo radici aggredendo con i propri tentacoli paesi e province. Venti gruppi criminali disseminati per l’intero territtorio lombardo. Ogni paese un capo locale, sotto di lui un piccolo esercito di luogotenenti, killer e trafficanti. In cima il big boss e una camera di regia per gestire gli affari e mediare i rapporti con i politici. Locali e non solo. Circa 130 comuni controllati solo nella zona del Pavese. Un catino enorme di voti e preferenze. Da barattere in cambio di appalti, protezioni, favori. Il tutto con l’assenso della classe dirigente lombarda, politica e imprenditoriale.
Un quadro a tinte foschissime raccontato fotogramma dopo fotogramma in questa clamorosa video-inchiesta. Spartizione del territorio, summit di mafia tra carciofi e melanzane, business, relazioni istituzionali. Tutto scorre nelle parole di un imprenditore che per anni ha vissuto fianco a fianco con i boss fino a diventarne vittima sacrificale e sacrificabile. Ecco, allora, gli orti di Quarto Oggiaro, fortino blindatisismo dove “i compari” si siedono a tavola per discutere. E tra una mangiata e l’altra, si organizzano omicidi e spedizioni punitve. Qui si ritrova la macelleria mafiosa. Qui ci siamo stati e abbiamo filmato. Sopra i gregari ci sono i boss. E tra i capi spunta il nome di Vincenzo Mandalari, capo di Bollate e membro, con Carmelo Novella, del direttivo Lombardo. Talmente potente da permettersi di organizzare una lista elettorale per far cadere un sindaco scomodo e non gradito. E con lui Rocco Ascone, il fidato bracciodestro che gestisce l’affare delle cave e del traffico di rifiuti tossici. Anche qui siamo andati e abbiamo filmato. Anche grazie all’aiuto di Frediano Manzi, presidente dell’associazione Sos Racket e usura.
E poi c’è la grande torta del movimento terra che assieme ricicla denaro, ne fa guadagnare di pulito e controlla il territorio attraverso i cantieri. L’edilizia, infatti, non solo è la porta per gli appalti delle grandi opere pubbliche, ma è anche la chiave per entrare nelle stanze della politica. Politica che da qui ai prossimi anni si chiama Expo 2015. Ed è qui che questa storia criminale con morti ammazzati e fatti sparire, si trasforma in una storia di prestanome e colletti bianchi. Avvocati, ad esempio, che hanno ricevuto l’incarico di raccogliere e distribuire i lavori, di contare e chiamare a rapporto qelle persone “avvicinabili” che in cambio di una percentuale si mettono alla testa di imprese pulite solo in apparenza. Questi i fatti. Per le opinioni bisogna chiedere ai politici lombardi. Che però a quasi una settimana dal maxi blitz tra Lombardia e Calabria, non parlano e si chiudono dietro a un silenzio che puzza molto di omertà.
Lorenzo Galeazzi e Davide Milosa
da ilfattoquotidiano.it del 19 luglio 2010
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