Archive del 15 luglio 2010
Politica, serva delle lobby
Le cronache giudiziarie stanno ridisegnando l’Italia come una piramide di comitati d’affari, con vetta a Roma ma poi estesa ovunque, in una specie di federalismo dell’arte di arrangiarsi. La cosiddetta P3 ne è l’ultima immagine, dove riemerge perfino Flavio Carboni, vecchio piduista che ebbe il suo momento ai tempi dell’assassinio del banchiere Roberto Calvi, trent’anni fa. Ma l’elenco è lungo: la cricca di Anemone e gli appalti del G8; gli impuniti della ricostruzione dell’Aquila; le speculazioni ospedaliere in Lombardia dove pure la spesa sanitaria rispetto al Pil è la metà di quella della Campania bassoliniana. Proseguire sarebbe stucchevole. Meglio chiedersi come mai ritorni la corruzione, ingigantita e non di rado bipartisan, mentre l’opinione pubblica sembra indignarsi sempre meno. La corruzione è ancora legata alla spesa pubblica: alle commesse opache, al mercato del diritto, agli incentivi furbeschi, che ora esplodono nell’eolico, domani chissà, ai pagamenti a piè di lista, per cui si operano i pazienti anche quando non serve. Ma rispetto agli anni pre-Mani Pulite c’è un cambiamento. Allora, l’industria parastatale e la pubblica amministrazione erano piegate al finanziamento dei partiti e dei loro dirigenti, spesso associati all’industria privata. Oggi, sono i faccendieri e le lobby che, materialmente o culturalmente, comprano i governanti, asservendoli.
Verità cicliche
(m.m.) In questi giorni in cui si raccontano storie di intrighi istituzionali e di liason pericolose tra politica, malaffare e logge coperte, è utile andarsi a rileggere un po’ di vecchi articoli di giornale. Tra questi ce n’è uno del Corsera (lo riporto qui di seguito) che ritorna di particoare attualità. Alcuni nomi tra cui Silvio Berlusconi, Flavio Carboni, Giulio Andreotti, Bettino Craxi, Claudio Martelli, Francesco Cossiga, tanto per citarne alcuni… I suonatori, qualche volta, cambiano. Ma la musica rimane sempre la stessa.
Il 27 giugno del 1980 il DC9 Itavia partito da Bologna per Palermo fu abbattuto (81 morti) per errore da un missile nel corso di un duello aereo tra caccia americani e libici e si inabissò al largo di Ustica: la decisione di nascondere tutto per timore di una grave crisi interna e internazionale fu presa dall’allora presidente del Consiglio, Francesco Cossiga. Questa e altre “verità” sono contenute nell’archivio di oltre cento dossier su politici e misteri della nostra Repubblica sequestrato alla vigilia di Natale nell’abitazione del generale Demetrio Cogliandro, ex capo del controspionaggio del Sismi e attualmente a riposo. Se si tratta di appunti personali senza alcun peso giudiziario o istituzionale – come lo stesso alto ufficiale ha sostenuto davanti ai magistrati – oppure di vere e proprie informative appaltate all’esterno dal Sismi lo dovranno accertare il Comitato di controllo sui servizi, la Commissione d’inchiesta sulle stragi e una decina di procure italiane alle quali tutti gli atti sono stati trasmessi secondo le competenze. Schede su Giulio Andreotti (i rapporti con Ciarrapico, con Sbardella e Pecorelli), su Silvio Berlusconi (finanziato dal faccendiere piduista Flavio Carboni e a sua volta finanziatore delle leghe), su Craxi, De Mita, Martelli e gli altri leader della Prima Repubblica. E schede sulle inchieste giudiziarie più controverse degli ultimi trent’anni: da piazza Fontana al delitto Moro (con Dalla Chiesa che sarebbe entrato in possesso dei nastri con gli interrogatori delle Br al presidente dc), dal sequestro Cirillo all’uccisione dell’inviato del “Corriere della Sera” Walter Tobagi.
Andrea Purgatori
da Il Corriere della Sera del 5 gennaio 1996
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Rifiuti ferrosi illegali: l’interrogazione di Silvano Sgreva
(m.m.) Silvano Sgreva, coordinatore cittadino dell’IdV, nonché consigliere comunale in seno alla lista Variati, ieri ha indirizzato alla giunta municipale di Vicenza una domanda di attualità molto puntuale sulla questione del maxisequestro di materiale ferroso illegale, materiale che sarebbe dovuto finire in una acciaieria berica. Il testo dell’interrogazione di Sgreva, presentata ieri in consiglio comunale, è pubblicato qui di seguito.
Il giorno 8 luglio 2010 il quotidiano La Nuova Venezia pubblica a pagina 22 un articolo che reca questo titolo: «Venezia, sequestrate 50 mila tonnellate di rifiuti ferrosi al porto di Marghera. Il carico destinato alle acciaierie». Nel medesimo articolo, una anticipazione del quale è visibile sul web, si legge: «I successivi accertamenti hanno permesso di accertare che il carico è partito da una ditta di Catania, segnalata assieme ad una acciaieria di Vicenza all’Autorità giudiziaria per attività di gestione di rifiuti non autorizzata. I nominativi delle due aziende non sono stati però resi noti per ordine dell’autorità giudiziaria. Il sequestro è stato convalidato dai giudici veneziani. Non è comunque il primo sequestro operato negli anni dalle forze dell’ordine sulle banchine del Porto di Venezia. Nel periodo post guerra nei Balcani, molte navi hanno trasportato carichi di ferro, destinati sempre alle acciaierie del Vicentino, che nascondevano anche materiale inquinato e radioattivo, proveniente spesso da arsenali bellici dismessi…». Si chiede al Sindaco o a chi per Lui di sapere: se all’amministrazione comunale di Vicenza risulti che tra le aziende coinvolte dal provvedimento della magistratura lagunare vi siano acciaierie con sede nel comune di Vicenza; se all’amministrazione comunale di Vicenza risulti che tra le aziende coinvolte dal provvedimento della magistratura lagunare vi siano imprese siciliane (e non solo siciliane) caratterizzate da legami con la mafia o comunque sottoposte a procedimenti penali per reati collegati ad attività mafiose; se all’amministrazione comunale di Vicenza risulti che in passato, presso le acciaierie locali, sia stato importato materiale ferroso, tossico o persino radioattivo, proveniente da paesi belligeranti o da arsenali bellici in dismissione e se, in tale eventualità, abbia cagionato danni alla salute degli abitanti del capoluogo berico; se l’amministrazione, una volta appreso del sequestro effettuato dalla magistratura lagunare, abbia tempestivamente messo in pratica contromisure utili atte a contrastare ogni forma di potenziale pericolo per la salute dei cittadini. Si chiede cortesemente sia fornita anche risposta scritta.