Archive del 7 luglio 2010

Il manifesto di Rebecca

Non è stata dato il giusto rilievo, a nostro parere, all’intervista rilasciata sul Giornale di Vicenza del 29 giugno scorso dal presidente della Confcommercio berica Sergio Rebecca dopo la pubblicazione di una lettera-manifesto contro l’arrivo di nuovi centri commerciali. O meglio: non ha suscitato il clamore che invece merita. Il massimo rappresentante dei commercianti locali non usa giri di parole, e cita fatti e cifre incontestabili: «Nella pianificazione regionale del primo Galan, anno 1996, fu il blocco di nuovi insediamenti per sovrabbondanza in tutto il Veneto. Nel secondo Galan, 1999, furono concessi un limitato numero di metri quadrati che erano consoni: 67 mila in Veneto, 11.200 nel vicentino. Nel terzo Galan, 2004, via a 113 mila metri quadri, 20.400 nella nostra provincia. E sono andati quasi tutti esauriti». Come dire: è stato un continuo allargarsi, e il territorio ormai rigurgita di grandi strutture di vendita.

Naturalmente è un allarme che nasce da ragioni di bottega, anzi di piccola e media bottega, con relativi strascichi sulla qualità della vita: «Costruire ancora significa creare sovrabbondanza di strutture che porteranno alla crisi, se non alla morte di altre strutture. Le più colpite? Il piccolo supermercato di quartiere che ha funzione sociale: e se chiuderà in quella zona non ci saranno servizi. Così non si tengono conto nè della popolazione (sono in aumento gli anziani che faticano a muoversi), nè del territorio, che va cementificato. Per non parlare del traffico che si genererà». Posizione chiara e netta a favore della piccola distribuzione come servizio di prossimità: da sottoscrivere dalla prima all’ultima parola.
Ma Rebecca manda anche un segnale politico. Il bersaglio è bipartisan: la possibile speculazione nell’area Cis, precisamente nella parte di proprietà del parlamentare leghista Alberto Filippi, e le costruzioni commerciali previste intorno al nuovo stadio a Vicenza Est (il cosiddetto “inciucio” fra Comune e Provincia, fra destra e sinistra). Mister Confcommercio va giù duro: «L’area dove sorgerà il Cis era destinata alla logistica. Poi sono state cambiate le carte in tavola. E così da soluzione aggregante, cioè con una piccola quota di commerciale che serviva da supporto alle attività, si è giunti ad una soluzione devastante. Non è stato un processo trasparente», mentre riguardo allo stadio «preferiamo subito dichiarare con forza che il nuovo centro andrebbe ad incidere su un territorio già saturo».

E promette battaglia a tutto campo: «Entro il 4 agosto presenteremo le osservazioni al Piano territoriale di coordinamento provinciale. Chiediamo buon senso: che non si consumi territorio e che non si stravolga il sistema senza pensare alle conseguenze. E non vale solo per l’area Cis. Rileviamo un movimento interno alle aree industriali dei piccoli e grandi comuni: una oligarchia di costruttori sta rimettendo mano ai capannoni per adeguarli a standard per il commerciale».

Rebecca mette insomma un macigno sui sogni di shopping center faraonici in provincia. E una sponda politica forse l’ha già trovata. «Che coraggio il signor Rebecca, in una città dove poche voci si discostano dai rispettivi cori, nel prendere apertamente posizione contro tutti i centri commerciali, pseudoverdi in provincia o rossi in città, di cui si paventa l’edificazione prossima futura in un territorio già oberato e saturo come il nostro». A scriverlo in una lettera al GdV del 4 luglio non è un ambientalista arrabbiato, ma un compagno di partito di Filippi, il responsabile degli enti locali della Lega Nord vicentina Davide Lovat. Significativo l’aggettivo “pseudoverdi” affibbiato all’eventuale centro che sorgerebbe sul terreno di Filippi: un modo per scrollare di dosso al Carroccio la paternità dell’operazione economica, e di squalificare il parlamentare quasi non fosse della propria parte politica. Bisognerà seguire da vicino gli stracci che probabilmente voleranno in casa leghista. Anche se siamo convinti che solo la maestria padana nel nascondere le feroci liti interne hanno finora dato l’impressione che non siano già volati da un pezzo.

Alessio Mannino

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