Archivio di maggio 2010
Israele, governo fascista
L’attacco della marina militare israeliana nei confronti delle imbarcazioni di Fredom Flottilla è inaccettabile. L’azione di forza nei confronti degli attivisti di alcune ONG internazionali è avvenuto fuori da ogni principio giuridico. In primis perché le imbarcazioni dei dimostranti sono state intercettate ben più al largo del limite delle acque internazionali dello stato ebraico. Il fatto che ci abbiano rimesso la pelle una ventina di persone non fa che aggravare la situazione. Ma c’è un punto che dimostra che il governo israeliano ha completamente perso la tramontana: Il Corsera infatti riferisce che l’esecutivo di Telaviv ha vietato la diffusione di notizie sull’arrembaggio (secondo 22 del video accluso alla pagina web dedicata alla notizia). È questo il punto apicale di una storia disgraziata. Il governo si rende colpevole di un episodio ignobile e ne vieta (in uno stato che si definisce democratico) la diffusione. Si tratta a tutti gli effetti di un comportamento fascista, o nazista, che si voglia dire. Sembra che il ricordo dei lager sia scivolato come acqua sulla plastica sopra il capo dei ministri israeliani. C’è però una questione di fondo che va approfondita. La marina dello stato ebraico ha affrontato le navi degli attivisti internazionali con l’argomentazione che le acque di fronte a Gaza sono inaccessibili in ragione dell’embargo marittimo israeliano che blocca l’accesso ai lidi di Gaza. L’iniziativa è stata assunta dal governo di Telaviv dopo che a Gaza ha vinto il partito di Hamas, organizzazione che sempre a Tel Aviv è definita terroristica. Ma come, gli Israeliani come gli Stati Uniti, non fanno parte di quella scuola di pensiero che sostiene la democrazia? Ora i partiti legati ad Hamas le elezioni le hanno vinte regolarmente. Di più, Gaza, come il resto dei territori palestinesi occupati o meno, non fa nemmeno parte di uno stato vero e proprio visto che Israele ritiene non percorribile la concessione di una autonomia compiuta e totale per ragioni di sicurezza. Insomma la democrazia va bene a Usa & amici se è instradata sui binari dei loro desiderata; se l’esito delle votazioni non soddisfa lorsignori allora scatta l’embargo. Questo è fascismo. Sottile, ma fascismo.
Marco Milioni
Falciani: «Così si nascondono i soldi»
A vederlo da vicino, camicina a righe, jeans e l’accento alla ispettore Clouseau, non diresti proprio che è lui Hervé Falciani: l’uomo che ha messo sotto scacco un colosso mondiale della finanza come la banca britannica Hsbc. Invece è proprio quel trentottenne lo stratega informatico che un giorno ha levato il velo sui segreti inconfessabili del principale istituto bancario privato al mondo.
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Attilio e Achille, inciucio a mille

Che cosa si deve pensare dei big che reggono le sorti del comune e della provincia di Vicenza? Fanno l’interesse dei cittadini, quello delle lobby di riferimento o quello degli onorevoli amici degli amici? Quale insegnamento si deve trarre dalla cosidetta vicenda Cis-Vicenza Est? Quali giochi di potere o di interessi, sempre che ve ne siano, si celano dietro i provvedimenti adottati dagli enti locali vicentini in materia di edilizia ed urbanistica commerciale? Ciò che è successo ieri in consiglio comunale a Vicenza e ciò che è successo in consiglio provinciale la settimana passata aiuta a chiarire questi dubbi? I partiti sono portatori di idee politiche autentiche o sono semplicemente il taxi dentro al quale viaggiano gli intoccabili dei poteri forti? La discussione di ieri in consiglio comunale avrebbe potuto dare risposta ad almeno parte di questi quesiti ma purtroppo la cosa non è avvenuta.
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Il pio Serafin
Interessante la polemica a tre, ancorchè confinata nelle pagine delle lettere del Giornale di Vicenza della settimana scorsa, fra Maurizio Franzina (capogruppo Pdl in consiglio comunale), Pio Chemello (ex assessore democristiano) e Pio Serafin (consigliere comunale Pd). Pretesto della contesa, una panoramica feroce da parte di Franzina, che vuole accreditarsi come oppositore duro e puro (e nei fatti lo è), su alcuni atti recenti del centrosinistra di Variati. Vero oggetto della querelle, secondo noi, il livello di asprezza a cui deve giungere il dibattito politico. Secondo Chemello, infatti, il “giovane” Franzina (47 anni suonati e 15 anni di attività amministrative alle spalle, quando in Inghilterra il nuovo premier ne ha 43) sarebbe accecato dall’«odio». Dall’alto dei suoi ottanta e passa anni, Chemello ricorda come «perfino nel Consiglio Comunale del 1946, ove erano accolti uomini fascisti e uomini comunisti – ovviamente contrapposti politicamente, perché ancora caldi per le recento lotte intestine – non si respirava odio di tal genere»…
I mandanti della crisi

«Indovinello: che differenza c’è tra i rivoltosi greci e il movimento Tea Party in America?». Comincia con una insolita domanda l’ultimo editoriale del professor Michael Hudson, uno tra i pochi economisti che parlano senza tanti peli sulla lingua. Hudson, che è molto conosciuto negli Usa, in Iran, in Russia, nel Regno Unito, è da tempo uno dei più feroci critici del capitalismo, ma la cosa singolare è che la sua analisi, pur giungendo a un approdo etico-storico, parte sempre da un approccio finanziario. Hudson infatti è anche uno stimato consulente di borsa. Uno che i meccanismi li conosce da dentro e li ha descritti in una marea tra libri, articoli, interviste e passaggi radiofonici. Le conclusioni che Hudson trae però fanno rabbrividire. Il professore parla della cosiddetta crisi come di uno strumento grazie al quale le elite finanziarie stanno cercando di aggredire i gli asset reali del pianeta (servizi pubblici come le multiutility, materie prime, acqua, aree e prodotti agricoli, derrate, scorte, metalli prezioni) prima di un tracollo generale della finanza e in definitiva della economia monetaria. Hudson ha pubblicato il suo ultimo articolo sul prestigioso portale canadese Global Research, il giorno 11 maggio; il portale italiano Comedonchisciotte ne ha invece pubblicato ieri una ottima traduzione.
Pettenò: «Un commissario per Acque Chiampo e Medio Chiampo»
Il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò (Rifondazione – sinistra europea) chiede il commissariamento di Acque del Chiampo spa e di Medio Chiampo spa. La richiesta è contenuta in una interrogazione urgente presentata ieri alla giunta regionale e resa nota dallo stesso consigliere. Al momento i diretti interessati non hanno replicato, ma l’iniziativa potrebbe provocare una ennesima burrasca politica visto che l’argomento è strettamente collegato alla maxi inchiesta penale sul mondo delle concerie che da più di un anno impegna gli inquirenti coordinati dalla procura della repubblica di Vicenza.
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Manette alla Goldman?
La Goldman Sachs sopravvivrà all’attacco? La minaccia di imputazioni criminali intentate contro la banca leader negli investimenti mondiali si diffonderà sugli altri di Wall Street? È in corso la criminalizzazione della crisi, o tutto questo è soltanto una manovra? Negli ultimi due anni, mi sono sentito solo e isolato nelle mie richieste di una retata, e nell’insistenza che il furto, la frode e il crimine fossero il cuore del disastro economico che ci è capitato. Ho scritto due libri che documentano la mia opinione e ho appena prodotto il film Plunder The Crime of Our Time che parla dell’economia come scena del crimine.
Gentilin e i paradisi conciari
«Stiamo valutando di costituirci parte civile nel processo che farà seguito all’operazione “Dirty leather“, perchè intendiamo tutelare il buon nome di Arzignano: non siamo disposti ad accettare in silenzio la delinquenza e i suoi protagonisti». Sono queste le parole del sindaco di Arzignano Giorgio Gentilin pubblicate su Il Giornale di Vicenza del 18 aprile 2010. L’annuncio del primo cittadino della città del Grifo è un annuncio importante, che può restituire chiarezza ad una cittadina sulla quale al momento permane una cappa di ambiguità. A questo punto però sarebbe bello pensare che l’iniziativa giudiziaria del comune valga nei confronti di tutti quegli imprenditori che hanno violato la legge: anche se ciò dovesse comportare il coinvolgimento di un grandissimo numero di imprenditori conciari; ipotesi più che realizzabile, proprio perché le indagini delle autorità hanno messo sotto la lente di ingrandimento sì e no metà delle aziende di Arzigano e dintorni. Ma c’è un’altra considerazione da fare. E questa riguarda proprio il termine arzignanese nella sua accezione geografica. Siamo sicuri che tra tante ditte del comparto tutte siano veramente collocate nell’Ovest Vicentino? Mi spiego meglio. Mi sono bastate un paio di visite agli archivi della camera di commercio di Vicenza per sapere che il grosso del Gruppo Mastrotto spa (cito il nome della nave ammiraglia del settore perché è il più noto) in realtà appartiene alla holding Mastrotto International spa. Quest’ultima a sua volta è posseduta in gran parte da una società di diritto lussemburghese che si chiama Texcoco Holding SA. Piccole quote della Mastrotto International sono poi detenute da altri due società lussemburghesi, la S.P.I.C. SA e la CORIUM SA. Come mai si ricorre a questo giochino di scatole cinesi finanziarie? Chi sono i veri proprietari delle compagnie di diritto lussemburghese che dominano la piramide societaria del Gruppo Mastrotto? Quando noi giornalisti parliamo di questo benedetto gruppo, dobbiamo dire che è arzignanese? Lussemburghese? Vicentino battente bandiera del Lussemburgo? Ora il Lussemburgo non è un semplice staterello membro dell’UE, ma è un vero paradiso fiscale. Il giorno 8 settembre 2008 un autorevole blog che si occupa di economia globalizzata (www.finanzainchiaro.it) scriveva: «… molti usano il Lussemburgo come un rifugio per riciclare denaro, e il segreto bancario è usato come scudo contro i controlli delle autorità europee». Sarebbe bello sapere quindi se le imprese del distretto della concia (ma non solo loro) usano le holding nei paradisi fiscali solo per ragioni di efficienza tributaria (chiamiamola così) o se invece sotto c’è dell’altro. Magari la volontà di sottrarre imponibile al fisco italiano. Io questo purtroppo non lo so. Mi piacerebbe però che un giorno tali quesiti se li ponesse il primo cittadino di Arzignano, o magari Il Giornale di Vicenza.
Marco Milioni
I saggi artistici dell’Ossidiana
Una due giorni tutta dedicata alla recitazione durante la quale verranno presentati al pubblico con una apposita rassegna, gli studenti del corso di teatro. L’iniziativa si chiama Studi finali di teatro ed è stata resa nota ieri con un dispaccio di una pagina dal Centro Culturale Ossidiana, una delle realtà più dinamiche nel Vicentino per l’espressione artistica e dell’individuo. La rassegna comincia sabato 22 maggio 2010 per proseguire il giorno dopo. Ad ospitare il doppio evento sarà il teatro Astra di Vicenza.
Arpav, la sede berica nel mirino della magistratura
(D.N.) La nuova sede dell’Arpav di Vicenza nel mirino della procura di Padova. Il pm Federica Baccaglini, che da settimane indaga sui vertici regionali dell’Agenzia per l’ambiente del Veneto, ha acquisito la documentazione relativa alla programmata costruzione della nuova sede vicentina che si dovrebbe realizzare a Vicenza est. Il motivo? Verificare se l’iter burocratico per l’individuazione dell’area, le trattative e la gestione degli appalti siano in regola. Da qualche settimana, la procura di Padova ha infatti avviato indagini sulla nuova sede patavina dell’Arpav, un affare da 30 milioni di euro. E di recente ha acquisito la documentazione anche di quella di Treviso (18 milioni). Sotto inchiesta, con le ipotesi di falso e di peculato, sono finiti il direttore generale Andrea Drago (in scadenza di mandato dopo 4 anni), il direttore dell’area amministrativa Paolo Masiero, l’ingegner Walter Stocco, responsabile del servizio tecnico, e Giovanni Ferro, dirigente responsabile del servizio risorse umane.
L’indagine era partita dagli esposti di Tiziano Pinato, ex responsabile del Genio civile di Padova che aveva indicato alcune asserite anomalie nella gestione dell’appalto della sede. Accanto a questo filone, se n’erano poi aperti degli altri, interni all’Agenzia, e da ultimo le verifiche sulle carte di credito dei vertici. Per quanto riguarda gli appalti, il sospetto della procura è che vi possano essere stati dei favoritismi nei confronti di una o dell’altra ditta incaricata di compiere i lavori.
Analoghi controlli riguardano ora la nuova sede di Vicenza, che sarà trasferita dall’attuale di via Spalato dove non vi sarebbero più i requisiti di sicurezza. Era stato proprio Drago, nell’ottobre scorso, a dichiarare al termine di un incontro in città: «Appena dopo il casello di Vicenza est c’è un’area urbanizzata dove costruiremo la nuova sede Arpav. La trattativa è giunta ormai allo stadio finale». Dichiarazioni che avevano chiuso una lunga discussione, perché a lungo si era ipotizzata come sede idonea quella di Laghetto, dove è destinata a sorgere la nuova cittadella della sicurezza. Negli ultimi giorni, i carabinieri della procura berica hanno raccolto documentazione sul progetto e l’hanno trasmessa a Padova, dove sarà esaminata dai colleghi. Si tratta allo stato di atti conoscitivi, per comprendere se l’iter burocratico e le scelte fatte dall’amministratore Drago fossero corrette e in regola, senza privilegiare – come potrebbe essere avvenuto a Padova – una ditta anziché un’altra.
da Il Giornale di Vicenza del 20 maggio 2010; pagina 17