Archivio di ottobre 2009

Svir e Send. Due nodi di una strana tela…

black(m.m.) C’è uno strano fil rouge che si dipana per Vicenza e provincia. Un fil rouge che collega a ritroso l’affaire Ristocenter ad altre vicende beriche altrettanto balzane. Uno dei nodi di questa maglia tessuta in penombra si chiama Svir. Si tratta di una società fiduciaria vicentina al centro di molti interessi. L’analisi prospettata qui di seguito non è certo il frutto di un’indagine della magistratura, ma semplicemente di un riscontro effettuato grazie ai miei appunti, agli archivi della Camera di Commercio, di Assofiduciarie; grazie agli elenchi telefonici nonché a qualche ritaglio de Il Giornale di Vicenza.

LEGGI L’INTERO ARTICOLO

Caso Marrazzo, l’Italia dei moralisti

marrazzo2Come forse il lettore ricorderà ho difeso Silvio Berlusconi sulla vicenda delle escort, sembrandomi cosa ovvia che la vita privata di un premier, come quella di ogni altro cittadino, qualora non si concreti in azioni illegali (nel qual caso diventa di interesse pubblico), non posa avere alcuna rilevanza politica. Credo quindi di avere le carte in regola se difendo ora l’ex governatore del Lazio Pietro Marrazzo. Non capisco le ragioni per cui un uomo politico debba essere estromesso brutalmente dalla sua carica senza che abbia commesso un reato, essendo anzi parte lesa in un’inchiesta, perchè è andato con un transessuale. Esiste ancora la libertà personale in questo Paese e in particolare quella sessuale o dobbiamo rendere conto ai nostri concittadini di quel che facciamo in camera da letto? Dice: ma Marrazzo ha inizialmente negato l’episodio (così come aveva fatto Berlusconi con le escort) e ha quindi “mentito alla Nazione”, inoltre un uomo politico in quella situazione è soggetto a ricatto.

Ma è evidente che un uomo politico, messo sotto pressione per faccende della sua vita privata che dovrebbero essere irrilevanti, non avrebbe nessun bisogno di mentire nè potrebbe essere ricattato se “la Nazione” considerasse quei fatti per quello che sono: irrilevanti appunto. La verità è che queste storie della menzogna e della possibilità del ricatto sono tutti escamotage per coprire la realtà: Marrazzo è stato estromesso per uno “scandalo” sessuale. Metodi che abbiamo derivati dall’ ipocrisia puritana dell’America, di cui un tempo, quando avevamo ancora una nostra cultura, quando eravamo più leggeri sulla vicenda del sesso (Boccaccio è nato in Italia), e magari più severi su quelle costruttive oggi accettate al grido mastelliano di “Così fan tutti”, sorridevamo. Invece, in mezzo a tante teorica e retorica sulla libertà sessuale, siamo diventati, nel concreto, e in totale contraddizioni con noi stessi, un Paese sessuofobico, talebano senza nemmeno avere le compensazioni di un regime talebano.

Un Paese moralistico profondamente immorale. Trovo poi del tutto anomalo che Silvio Berlusconi abbia avvertito Marrazzo che era in circolazione un filmino hard su di lui. Non sta nei compiti di un presidente del Consiglio avvertire chicchessia (se non, quando è il caso, gli organi istituzionali competenti) di cose di cui sia venuto a conoscenza in ragione del suo ufficio o per altri motivi. Un’anomalia che apre la porta a una domanda: perchè lo ha fatto? 1) Perchè è buono? A noi cittadini non interessa sapere che il premier è buono. Sono fatti suoi, come le escort. Inoltre la beneficenza, per esser tale, deve essere anonima. 2) Per far vedere ai suoi avversari politici, che lo avevano torturato sulle escort, che lui, come gli pace dire, è fatto di un altra pasta perchè ha proibito alla sua casa editrice, la Mondadori, di pubblicare quella foto? 3) Per tenere Marrazzo sotto eterno ricatto qualora lo scandalo non fosse scoppiato per conto suo? Riaffiora inoltre qui la sempiterna questione del conflitto di interessi che Berlusconi aveva promesso di risolvere dal giorno in cui, nel 1994, “scese in campo” e a cui invece non ha mai messo mano. Dice: ma nemmeno la sinistra lo ha fatto. E con ciò? Che importa a noi cittadini se la questione non è stata risolta nè dall’uno ne dall’altro? L’anomalia che rende oggettivamente equivoco ogni provvedimento e ogni atto del premier, resta, resta, grande come una casa, e non sarebbe accettabile, e non è accettata, in nessuna democrazia.

Massimo Fini
www.gazzettino.it

Mani d’Angelo ad Abano

(m.m.) Il caso Thiene è al centro di un dibattito organizzato questa sera dalla Associazione Chiesa Cattolica dei Peccatori. Si tratta della comunità fondata da Sante Sguotti, noto alle cronache giornalistiche del Veneto e non solo, per un duro contrasto con la diocesi di Padova, dopo il quale lo stesso Sguotti ha lasciato l’abito talare. Questa sera assieme ad Angelo Di Natale (autore di servizi collegati all’argomento) parlerò appunto delle inchieste seguite alla pubblicazione del mio libro “Mani D’Angelo”. Sarà comunque un momento per approfondire, con la moderazione di Sguotti, anche la questione della pedofilia e degli abusi in genere sui minori nel mondo della chiesa. Il tutto con le relative implicazioni nel mondo dei media.

LEGGI IL VOLANTINO DELL’INIZIATIVA

Un comizietto

L’euronorevole dipietrista Luigi De Magistris ha deluso. È venuto ad “ascoltare” le ragioni dei No Dal Molin al Presidio di Ponte Marchese, riassunte malamente dal portavoce Marco Palma, poi seguito dai più interessanti Fulvio Rebesani (Più Democrazia), che ha illustrato lo scempio del diritto perpetrato dalla magistratura sulla base Usa, e dal direttore di questo blog, Marco Milioni, che invece ha ricordato fulgidi esempi di illegalità politica in cui Vicenza ha brillato in questi anni. Lui, l’indipendente eletto nell’Italia dei Valori, si è limitato ad un elenco di belle parole, tutte giuste per carità, ma che hanno eluso la posizione del suo partito sulla Ederle bis e non hanno fornito nessuna idea forte sulle questioni di fondo che il caso Dal Molin pone alla coscienza dei cittadini.

L’Idv vicentina sarà pure contraria alla base, come lo è in gran parte, sempre a livello locale, il suo alleato Pd. Ma Di Pietro quella volta lo disse chiaro e tondo: è una caserma-dormitorio, la si faccia e basta. Sarà pure “indipendente” quanto vuole, De Magistris, e può dire di parlare a titolo personale su tutto e di più, ma questa doppia politica dei partiti che pretendono di mettere la propria bandierina sul dissenso senza esservi coerenti comincia davvero a stufare.
Riguardo alla visione generale sullo stato del diritto in Italia, che è uno schifo che da solo giustificherebbe una rivoluzione, l’ex pm ha fatto discorsi ragionevoli, condivisibili, sensati. Talmente sensati da risultare scontati. Ha parlato di borghesia mafiosa, di collusione criminale fra politica e affarismo, di ambiente come campo di sfruttamento dei beni pubblici a vantaggio di cupole di potere. Ha fatto presente come imposizioni dall’alto, qual è il Dal Molin, sono scientificamente calate in realtà dove la capacità di protesta popolare è debole (ma Vicenza in questi anni ha dimostrato di non essere più una meretrice al valium, o almeno di non essere soltanto questo). Ha persino osato l’inosabile: ha sostenuto che sarebbe ora di superare la Nato. E ha concionato sulla “democrazia partecipativa”, intesa solo come ribellione dal basso per spronare la politica sorda e nemica del “popolo”.

Un piacevole comizio, insomma. Ma nulla di più. Non ha parlato di come spazzare via, o per lo meno tagliare le unghie ai famosi poteri forti che lui aveva così ben denunciato nelle sue inchieste da magistrato. Ce lo dice qualcuno, prima o poi, come si fa? Sì, ha accennato ad un’economia compatibile con l’ambiente, e ad un’Italia che valorizza l’arte, il paesaggio, le sue bellezze, invece di lasciarle distruggere dalle ecomafie. Ma sa cosa vuole dire, questo, De Magistris? Cambiare radicalmente modello di sviluppo, rinunciare a tanto presunto benessere, fregarsene della competizione globale e mandare a quel paese banche, grande industria, borse internazionali, tutto. D’altronde, lo ammesso lui stesso che non basta la via giudiziaria e che la soluzione non può essere che politica. E allora che politica sia: fuori le grandi idee. Ma lui, come Di Pietro, non le ha. (Mentre ci vede chiaro uno come l’ex senatore Rossi, di cui riproduciamo un video qui sopra). Uscire dalla Nato? Benissimo. Ma significa assumersi la responsabilità di rompere con gli Stati Uniti: bisognerebbe dirlo, anche questo. Democrazia del popolo? Finiamola con la genericità acchiappa-voti di blandire le popolazioni che insorgono. Anche qui, ci vuole il coraggio di chiarire: la democrazia rappresentativa ha fallito, e la democrazia diretta si costruisce disertando le urne e dando vita a comunità locali autogestite.

Altro che eleggere persone, per quanto perbene come lui, in Europa. Un’Europa, tra l’altro, che col Trattato di Lisbona ci strapperà nel silenzio bipartisan la nostra sovranità nazionale, ultimo gracile baluardo contro la finanza delle banche centrali. L’Italia dei Valori, l’anno scorso, quella truffaldina costituzione europea l’ha votata assieme a tutti gli altri partiti. Che ci sta a fare, De Magistris, in quel bivacco di manichini pilotati dalle multinazionali che è il parlamento di Strasburgo? Fa quel che può, certo. Ma con questa logica arrendevole e presenzialista purchessia non si cambierà mai niente sul serio. Ecco spiegati alcuni motivi per cui, sebbene preso singolarmente De Magistris sia degno di stima e il suo partito abbia quanto meno il merito di far battaglia sul diritto pre-politico ad una legge uguale per tutti, l’opposizione dell’Italia dei Valori è quella, miope e handicappata, di chi pensa che basta farla rispettare, la legge, affinchè tutto rifiorisca. No: bisogna spaccare tutto ciò che ci non ci va più. E ricostruire daccapo.

Alessio Mannino

Imprenditoria sana: ja, gut!

De Magistris al presidio

Questa sera al presidio di Ponte Marchese è stato organizzato un incontro che ritengo interessante. Il titolo è eloquente: «I diritti violati. Ecomafia, democrazia limitata. Luigi De Magistris, deputato europeo dell’Idv incontra i No Dal Molin». L’idea di colegare il tema delle mafie ambientali e quello della Ederle bis non è peregrina. Si tratta comunque di una limitazione della sovranità anche locale, perché nascondere i fatti per determinare le scelte collettive è un modo di fare non compatibile con gli standard democratici di cui sembriamo menare gran vanto. Stasera ci sarò anche io e proverò a raccontare un po’ di Vicenza all’ospite europeo.

LEGGI O SCARICA IL VOLANTINO

Difendo Gentilini

E io difendo il mostro Gentilini. È stato condannato per istigazione all’odio razziale, il vicesindaco di Treviso, secondo la legge Mancino sui reati d’opinione. Dovrà pagare una multa di 4 mila euro e soprattutto gli sarà fatto divieto di fare comizi e «partecipare a qualsiasi attività di propaganda» per i prossimi tre anni. Questo per le parole pronunciate nel video che ho pubblicato qui sopra.

Razzismo bello e buono, il suo, niente da dire. Ma pronunciato nella cornice declamatoria di una festa di partito, dove si fa a gara a fomentare gli istinti più grevi per strappare l’applauso più forte. In modo non molto diverso, cioè, da un Beppe Grillo che dà dello psiconano a Berlusconi o ad una Sabina Guzzanti che coinvolge il Papa in una satira dallo sfondo sodomitico. Ma il punto decisivo è che non si dovrebbero mettere le manette alle idee, per quanto aberranti esse siano. La legge Mancino è sbagliata non nel merito, che appunto è opinabile, ma più in profondità, nel concetto stesso che la ispira: quello di distinguere opinioni giuste e opinioni che non lo sono. Mentre in democrazia nessuno ha il diritto di giudicarne inammissibile una piuttosto che un’altra.

L’unico discrimine dovrebbe essere il ricorso alla violenza, che mai può essere tollerato (questo da un punto di vista interno al sistema: ma se una democrazia che non è più tale meritasse di essere rovesciata, l’uso della forza verrebbe da sè, com’è accaduto in tutti i grandi rivolgimenti storici, per esempio nella Rivoluzione Francese, madre di tutti i regimi democratici moderni, cioè anche del nostro presunto tale).
Ecco perchè sono solidale con Gentilini, e prima di lui e dopo di lui con tutti coloro che vengono trattati da delinquenti per ciò che pensano: perchè se si è democratici, lo si deve essere fino in fondo, senza eccezioni. L’ennesima prova, questa, che la nostra è una democrazia per modo di dire.

Alessio Mannino

Pat col diavolo: il covo della trasparenza

corsaro(m.m.) Volete dire la vostra sul Pat vicentino prossimo venturo ma non ve la sentite di esporvi con nome e cognome? Da lunedì potete farlo in forma anonima? Ho creato un blog apposito sulla piattaforma americana di Google dedicata, ovvero blogger.com. Il blog, un po’ sardonicamente, si chiama Pat col diavolo. Lo troverete a questo indirizzo: http://patcoldiavolo.blogspot.com. Troverete tutto, anche l’indirizzo di casa mia affinché mi possiate mandare fax, lettere nonché ovviamente e-mail ed sms. Non manca nulla, solo un po’ di voglia da parte dei vicentini di farsi avanti. Ovviamente il contributo maggiore me lo aspetto da architetti, ingegneri, geometri, geologi, agronomi. Quelli insomma che per motivi di lavoro non possono parlare ma che in camera caritatis… P.S. Per chi non lo sapesse il pat è il piano di assetto del territorio, una specie di nuovo piano regolatore.

VAI AL BLOG

Il lato oscuro del Pd

Che differenza c’è tra il Pdl e il PDmenoelle? Praticamente nessuna. Leggete la notiziola tratta da Repubblica di oggi: «Il capogruppo del Pd in Palazzo Vecchio nella scorsa legislatura, il geometra Alberto Formigli, era una persona affabile, sorridente, sempre disponibile. Il presidente della commissione urbanistica, il fisico Antongiulio Barbaro, Pd, era molto stimato. Un’inchiesta della procura fiorentina e degli investigatori della Stradale e della Municipale ha però rivelato quello che appare il loro “lato oscuro”, quel vizio di far prevalere gli interessi privati su quelli pubblici che il Pd a parole combatte ma che a Firenze ha lungamente tollerato».

LEGGI L’INTERO SERVIZIO DI “REPUBBLICA”

Marlane, il GdV fa un passo avanti

(m.m.) Oggi Il Giornale di Vicenza pubblica finalmente, dopo settimane di silenzi, la notizia del caso Marlane. E lo fa in modo abbastanza approfondito. Per carità, si notano tutte le prudenze del caso, ma almeno la notizia è stata data. Un plauso a chi ha scritto il pezzo. Ora mi domando. Per caso è cambiato qualcosa rispetto a prima per la famiglia Marzotto? Ovviamente no. E allora quali erano i timori al GdV? Probabilmente la “filippica” indirizzata dal segretario provinciale dei Comunisti Italiani Giorgio Langella al direttore del quotidiano di via Fermi qualche effetto deve averlo avuto…

Cerca
Calendario
ottobre: 2009
L M M G V S D
« set   nov »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  
Archivio