Archive del 30 settembre 2009
Cicero: a noi!
Camerata Cicero: a noi! Ora pure sul testamento biologico Claudio Cicero e il fido scudiero Domenico Pigato si sono uniti alle file di governo. Non se ne lasciano più scappare una in Sala Bernarda, pur di mimetizzarsi nella maggioranza di Variati. I capigruppo del centrosinistra, la triade Formisano-Rolando-Soprana, dovrebbero salutarli romanamente, invitandoli a diventare definitivamente dei loro: ex destrorsi, a noi!
Cicero è come una rotatoria: gira gira gira, l’importante è muoversi. Chi si ferma è perduto. E l’importante è il potere. Il potere di fare, disfare, progettare, pianificare, in un inesausto mal della pietra e del compasso. A lui solo questo interessa: costruire, costruire, costruire. La politica, secondo l’ex assessore di Hullweck alla mobilità, s’indentifica in un’orgia di modellini e planimetrie, studi ingegneristici, tracciati di viabilità, nuove strade, faraonici tunnel (come quello, approvato da Variati, che sventrerà il terreno sotto la stazione ferroviaria), tangenziali, aereoporti e via così, per la gioia dei costruttori. Di cui uno – ma guarda la coincidenza – è proprio Pigato.
Cicero è il politico post-ideologico per eccellenza: da Alleanza Nazionale ad una lista civica il cui solo programma era “più cazzuola per tutti” fino all’approdo nella melassa variatiana. Purtroppo è un tipo permaloso che se criticato poi rifiuta di farsi intervistare. Altrimenti gli faremmo volentieri una sfilza di domande sul suo attuale credo ideale. Così, giusto per tenerci aggiornati. però quella che le sintetizza tutte gliela rivolgiamo direttamente qui: ma scusi, caro Cicero, sarà pure vero che per concorrere ad amministrare una città, sia anche dall’opposizione (vabè, si fa per dire), non bisogna appellarsi ogni minuto ai Grandi Valori; tuttavia, non pensa che dalla destra aennista a quella-cosa-chiamata-Pd corra una qualche differenza, magari di fondo?
Perchè se non è così, abbiamo ragione noi che da tempo andiamo sostenendo, guardati di traverso come dei pericolosi sovversivi, che in politica è tutta una guerra per bande accomunate da un pensiero unico. Che poi è quello suo, Cicero: fare per fare, costruire per costruire, sviluppare per sviluppare. Sinceramente, sa cosa auguro a lei e a chi la pensa come lei, cioè tutti salvo qualche sparuto vero ambientalista (verdi, legambientini e sviluppisti sostenibili sono una blanda parodia)? Di mangiarvi il cemento, quando ogni pezzo di terra sarà stato ricoperto delle vostre maledette buone intenzioni.
Alessio Mannino
«È stata una scelta antieconomica»
«Firmeremo l’accordo quando ci daranno garanzie su cosa si potrà fare su quei terreni». Era l’agosto del 2008 e l’onorevole leghista Alberto Filippi era alla vigilia della permuta dei terreni che gli avrebbe poi consentito di avere quasi la metà dei 500 mila metri quadri del Cis di Montebello. Un anno dopo le garanzie sembrano più solide, il terreno da 225 mila metri quadri si trova lungo la regionale 11, e quello che un tempo era terreno agricolo oggi è un’area commerciale diventata d’oro. È lì che si è materializzato l’investimento tra i più fruttuosi realizzati da un privato in provincia di Vicenza.
Un investimento materializzatosi con il concorso diretto di una società pubblico-privata: La Cis spa, emanazione della Provincia con cui l’onorevole Filippi (nella foto, nde) è riuscito in tre anni a costruire un pacchetto milionario. Quando nel 2006 Alberto Filippi acquistò il 44% dei terreni a fianco dell’area Cis, fece l’affare della sua vita sfruttando tutti i gangli della politica giocando in un campo amico e oggi si ritrova con 80 mila metri quadri pronti a diventare un mega centro commerciale con l’avvallo dei comuni di Montebello, Zermeghedo e Montorso che hanno approvato il Pati nella primavera di quest’anno. Non solo, è pronto a trasferire la logistica della sua società, la Uniholding, nella rimanente parte di terreno. Attività di trasporto e stoccaggio di prodotti chimici di un’azienda soggetta alla legge Seveso a un chilometro dall’azienda Fis di Montecchio, un colosso della chimica farmaceutica anch’essa soggetta alla Seveso.
L’operazione Filippi in tre anni è stata semplice e ben congeniata. Nel 2006 acquistò dalla famiglia Rizzi di Montebello i circa 22 ettari di terreno adiacenti all’area Cis per circa 15 milioni di euro, al prezzo cioè di area agricola. Ma quei terreni così come erano lottizzati non potevano fruttare abbastanza. Erano infatti lontani dalla statale 11, lontani dal futuro casello di Alte, lontani dal prossimo passaggio della Pedemontana. Lontani cioè dal flusso di auto di cui ha bisogno un centro commerciale. Le aree acquistate da Filippi infatti erano posizionate lungo la ferrovia, proprio nella zona che interessava al Cis.
A quel punto dopo trattative infinite si arriva alla permuta dei terreni senza tener conto (apparentemente) che i valori del terreno non sono uguali e che la permuta non è stata alla pari. È evidente infatti che il valore di un’area che prima era lungo la ferrovia e che adesso si trova su una strada regionale, cambia. E cambia di molto se in quell’area verranno distribuiti 80 mila metri quadri commerciali, sei volte i magazzini delle Sorelle Ramonda. Un’operazione che potrebbe valere fino a tre volte il prezzo d’acquisto. Quindici milioni per acquistare, 45 per vendere. Non male per il giovane deputato che al nostro giornale nel novembre 2008 dichiarava: «Entrare in politica per me è stato non solo un grande impegno, ma una scelta decisamente antieconomica».
Eugenio Marzotto
da Il Giornale di Vicenza del 29 settembre 2009; pagina prima
Il silenzio che vale un miliardo

La recente presa di posizione dell’associazione Vicenza Viva sulla Ederle bis farà discutere. Si dibatterà a lungo sui retroscena, sui possibili collegamenti con i poteri forti della città, sulle possibili manovre per ingabbiare il sindaco del PD Achille Variati. Ci sarà tempo per sbranarsi su questo. Ciò che mi fa ridere invece è l’algida o meglio frigida serietà (tutta presunta peraltro) con la quale i signori che parlano di compensazioni per Vicenza si riempiono la cavità orale. Ho letto di progetti, iniziative, tangenziali, opere accessori. Lor signori, siano quelli da sempre a favore della base, siano quelli favorevoli da sempre ma sotto coperta per ragioni politiche, siano quelli del «contrari ma turiamoci il naso» però si sono sempre ben guardati dal parlare direttamente di “schei”. Forse per non disturbare i veri padroni, quelli a palazzo Chigi, siano di destra o sinistra. Così con un po’ di faccia tosta, molto coraggio e molta onestà intellettuale la proposta ha finito per farla una di quelle persone che meno sarebbero indicate. Una di quelle persone che da anni si battono invece contro la Ederle bis senza se e senza ma. Parlo di Franca Equizi la quale ha mille difetti; sul piano politico è insipiente, ma sul piano della chiarezza ha pochi rivali. La Equizi ha deciso di prendere parte al gioco delle compensazioni voluto dal sindaco vicentino Achille Variati (Pd): una specie di fase di ascolto della città in previsione della formalizzazione di una richiesta di contropartita da indirizzare al governo italiano ed in ultima analisi a quello statunitense. Per Vicenza Equizi e il suo comitato hanno formalmente chiesto un miliardo di euro per ogni anno di permanenza sul suolo berico della Ederle bis. Hanno pure protestato la settimana passata durante il consiglio comunale. La documentazione è stata depositata proprio in municipio a Vicenza. Ovviamente si tratta di un compromesso per chi la base non la vuole, ma di un compromesso con risvolti potenzialmente formidabili per la città. Avete sentito reazioni o commenti per caso? Centrodestra e centrosinistra zitti. Zitta la giunta comunale di centrosinistra; zitta la giunta provinciale di centrodestra. Zitta l’associazione Vicenza Riformista. Zitta l’associazione Vicenza Viva. Zitti o quasi i media locali. Ma come, non bisognava partire con la trattiva? Non bisognava cercare di portare a casa qualcosa? Le compensazioni non dovevano essere un momento di riconciliazione e di rilancio per il tessuto sociale, culturale ed economico di Vicenza? L’alleato americano non è un alleato munifico che ha a cuore il destino dei suoi amici? Tant’è che la proposta di Equizi ha inchiodato lor signori. Se veramente vogliono le compensazioni costoro dovrebbero sottoscrivere mille volte la proposta del Comitato salviamo l’aeroporto. Se tacciono la loro vera natura è smascherata. Una reale natura che li vede semplici collaborazionisti che chiedendo finte compensazioni svendono la città per una dose di appalti. E il silenzio assordante di queste settimane è portatore di un paradosso grottesco. O coloro che sono rimasti zitti hanno il quoziente intellettivo di un paracarro oppure sono in torta, con l’obiettivo inconfessato di non disturbare l’alleato amico e padrone. Sia che sieda a Bologna, a Ferrara, a Roma, a Venezia, a Whashington… o in via dell’Industria a Vicenza. Frattanto la pantomima continua. Dai primi del Trecento per Dante Alighieri i vicentini sono le «genti crude». Sono cambiati? Sì, in peggio.
Marco Milioni
Vivere Vicenza

Meglio tardi che mai, è quasi spontaneo affermare. Dopo tre anni di forti tensioni e accesi dibattiti sulla vicenda Dal Molin, si conviene che la strada dello scontro politico, istituzionale o dei deprecabili atti intimidatori, non ripaga e tantomeno dirotta utili alla città. Un grande merito va riconosciuto alle associazioni co-autrici del progetto “Patto per Vicenza”, che hanno presentato una proposta per avviare una discussione pacifica e positiva, essenziale nell’individuare possibili soluzioni sul tema.