Archivio di settembre 2009
Cicero: a noi!
Camerata Cicero: a noi! Ora pure sul testamento biologico Claudio Cicero e il fido scudiero Domenico Pigato si sono uniti alle file di governo. Non se ne lasciano più scappare una in Sala Bernarda, pur di mimetizzarsi nella maggioranza di Variati. I capigruppo del centrosinistra, la triade Formisano-Rolando-Soprana, dovrebbero salutarli romanamente, invitandoli a diventare definitivamente dei loro: ex destrorsi, a noi!
Cicero è come una rotatoria: gira gira gira, l’importante è muoversi. Chi si ferma è perduto. E l’importante è il potere. Il potere di fare, disfare, progettare, pianificare, in un inesausto mal della pietra e del compasso. A lui solo questo interessa: costruire, costruire, costruire. La politica, secondo l’ex assessore di Hullweck alla mobilità, s’indentifica in un’orgia di modellini e planimetrie, studi ingegneristici, tracciati di viabilità, nuove strade, faraonici tunnel (come quello, approvato da Variati, che sventrerà il terreno sotto la stazione ferroviaria), tangenziali, aereoporti e via così, per la gioia dei costruttori. Di cui uno – ma guarda la coincidenza – è proprio Pigato.
Cicero è il politico post-ideologico per eccellenza: da Alleanza Nazionale ad una lista civica il cui solo programma era “più cazzuola per tutti” fino all’approdo nella melassa variatiana. Purtroppo è un tipo permaloso che se criticato poi rifiuta di farsi intervistare. Altrimenti gli faremmo volentieri una sfilza di domande sul suo attuale credo ideale. Così, giusto per tenerci aggiornati. però quella che le sintetizza tutte gliela rivolgiamo direttamente qui: ma scusi, caro Cicero, sarà pure vero che per concorrere ad amministrare una città, sia anche dall’opposizione (vabè, si fa per dire), non bisogna appellarsi ogni minuto ai Grandi Valori; tuttavia, non pensa che dalla destra aennista a quella-cosa-chiamata-Pd corra una qualche differenza, magari di fondo?
Perchè se non è così, abbiamo ragione noi che da tempo andiamo sostenendo, guardati di traverso come dei pericolosi sovversivi, che in politica è tutta una guerra per bande accomunate da un pensiero unico. Che poi è quello suo, Cicero: fare per fare, costruire per costruire, sviluppare per sviluppare. Sinceramente, sa cosa auguro a lei e a chi la pensa come lei, cioè tutti salvo qualche sparuto vero ambientalista (verdi, legambientini e sviluppisti sostenibili sono una blanda parodia)? Di mangiarvi il cemento, quando ogni pezzo di terra sarà stato ricoperto delle vostre maledette buone intenzioni.
Alessio Mannino
«È stata una scelta antieconomica»
«Firmeremo l’accordo quando ci daranno garanzie su cosa si potrà fare su quei terreni». Era l’agosto del 2008 e l’onorevole leghista Alberto Filippi era alla vigilia della permuta dei terreni che gli avrebbe poi consentito di avere quasi la metà dei 500 mila metri quadri del Cis di Montebello. Un anno dopo le garanzie sembrano più solide, il terreno da 225 mila metri quadri si trova lungo la regionale 11, e quello che un tempo era terreno agricolo oggi è un’area commerciale diventata d’oro. È lì che si è materializzato l’investimento tra i più fruttuosi realizzati da un privato in provincia di Vicenza.
Un investimento materializzatosi con il concorso diretto di una società pubblico-privata: La Cis spa, emanazione della Provincia con cui l’onorevole Filippi (nella foto, nde) è riuscito in tre anni a costruire un pacchetto milionario. Quando nel 2006 Alberto Filippi acquistò il 44% dei terreni a fianco dell’area Cis, fece l’affare della sua vita sfruttando tutti i gangli della politica giocando in un campo amico e oggi si ritrova con 80 mila metri quadri pronti a diventare un mega centro commerciale con l’avvallo dei comuni di Montebello, Zermeghedo e Montorso che hanno approvato il Pati nella primavera di quest’anno. Non solo, è pronto a trasferire la logistica della sua società, la Uniholding, nella rimanente parte di terreno. Attività di trasporto e stoccaggio di prodotti chimici di un’azienda soggetta alla legge Seveso a un chilometro dall’azienda Fis di Montecchio, un colosso della chimica farmaceutica anch’essa soggetta alla Seveso.
L’operazione Filippi in tre anni è stata semplice e ben congeniata. Nel 2006 acquistò dalla famiglia Rizzi di Montebello i circa 22 ettari di terreno adiacenti all’area Cis per circa 15 milioni di euro, al prezzo cioè di area agricola. Ma quei terreni così come erano lottizzati non potevano fruttare abbastanza. Erano infatti lontani dalla statale 11, lontani dal futuro casello di Alte, lontani dal prossimo passaggio della Pedemontana. Lontani cioè dal flusso di auto di cui ha bisogno un centro commerciale. Le aree acquistate da Filippi infatti erano posizionate lungo la ferrovia, proprio nella zona che interessava al Cis.
A quel punto dopo trattative infinite si arriva alla permuta dei terreni senza tener conto (apparentemente) che i valori del terreno non sono uguali e che la permuta non è stata alla pari. È evidente infatti che il valore di un’area che prima era lungo la ferrovia e che adesso si trova su una strada regionale, cambia. E cambia di molto se in quell’area verranno distribuiti 80 mila metri quadri commerciali, sei volte i magazzini delle Sorelle Ramonda. Un’operazione che potrebbe valere fino a tre volte il prezzo d’acquisto. Quindici milioni per acquistare, 45 per vendere. Non male per il giovane deputato che al nostro giornale nel novembre 2008 dichiarava: «Entrare in politica per me è stato non solo un grande impegno, ma una scelta decisamente antieconomica».
Eugenio Marzotto
da Il Giornale di Vicenza del 29 settembre 2009; pagina prima
Il silenzio che vale un miliardo

La recente presa di posizione dell’associazione Vicenza Viva sulla Ederle bis farà discutere. Si dibatterà a lungo sui retroscena, sui possibili collegamenti con i poteri forti della città, sulle possibili manovre per ingabbiare il sindaco del PD Achille Variati. Ci sarà tempo per sbranarsi su questo. Ciò che mi fa ridere invece è l’algida o meglio frigida serietà (tutta presunta peraltro) con la quale i signori che parlano di compensazioni per Vicenza si riempiono la cavità orale. Ho letto di progetti, iniziative, tangenziali, opere accessori. Lor signori, siano quelli da sempre a favore della base, siano quelli favorevoli da sempre ma sotto coperta per ragioni politiche, siano quelli del «contrari ma turiamoci il naso» però si sono sempre ben guardati dal parlare direttamente di “schei”. Forse per non disturbare i veri padroni, quelli a palazzo Chigi, siano di destra o sinistra. Così con un po’ di faccia tosta, molto coraggio e molta onestà intellettuale la proposta ha finito per farla una di quelle persone che meno sarebbero indicate. Una di quelle persone che da anni si battono invece contro la Ederle bis senza se e senza ma. Parlo di Franca Equizi la quale ha mille difetti; sul piano politico è insipiente, ma sul piano della chiarezza ha pochi rivali. La Equizi ha deciso di prendere parte al gioco delle compensazioni voluto dal sindaco vicentino Achille Variati (Pd): una specie di fase di ascolto della città in previsione della formalizzazione di una richiesta di contropartita da indirizzare al governo italiano ed in ultima analisi a quello statunitense. Per Vicenza Equizi e il suo comitato hanno formalmente chiesto un miliardo di euro per ogni anno di permanenza sul suolo berico della Ederle bis. Hanno pure protestato la settimana passata durante il consiglio comunale. La documentazione è stata depositata proprio in municipio a Vicenza. Ovviamente si tratta di un compromesso per chi la base non la vuole, ma di un compromesso con risvolti potenzialmente formidabili per la città. Avete sentito reazioni o commenti per caso? Centrodestra e centrosinistra zitti. Zitta la giunta comunale di centrosinistra; zitta la giunta provinciale di centrodestra. Zitta l’associazione Vicenza Riformista. Zitta l’associazione Vicenza Viva. Zitti o quasi i media locali. Ma come, non bisognava partire con la trattiva? Non bisognava cercare di portare a casa qualcosa? Le compensazioni non dovevano essere un momento di riconciliazione e di rilancio per il tessuto sociale, culturale ed economico di Vicenza? L’alleato americano non è un alleato munifico che ha a cuore il destino dei suoi amici? Tant’è che la proposta di Equizi ha inchiodato lor signori. Se veramente vogliono le compensazioni costoro dovrebbero sottoscrivere mille volte la proposta del Comitato salviamo l’aeroporto. Se tacciono la loro vera natura è smascherata. Una reale natura che li vede semplici collaborazionisti che chiedendo finte compensazioni svendono la città per una dose di appalti. E il silenzio assordante di queste settimane è portatore di un paradosso grottesco. O coloro che sono rimasti zitti hanno il quoziente intellettivo di un paracarro oppure sono in torta, con l’obiettivo inconfessato di non disturbare l’alleato amico e padrone. Sia che sieda a Bologna, a Ferrara, a Roma, a Venezia, a Whashington… o in via dell’Industria a Vicenza. Frattanto la pantomima continua. Dai primi del Trecento per Dante Alighieri i vicentini sono le «genti crude». Sono cambiati? Sì, in peggio.
Marco Milioni
Vivere Vicenza

Meglio tardi che mai, è quasi spontaneo affermare. Dopo tre anni di forti tensioni e accesi dibattiti sulla vicenda Dal Molin, si conviene che la strada dello scontro politico, istituzionale o dei deprecabili atti intimidatori, non ripaga e tantomeno dirotta utili alla città. Un grande merito va riconosciuto alle associazioni co-autrici del progetto “Patto per Vicenza”, che hanno presentato una proposta per avviare una discussione pacifica e positiva, essenziale nell’individuare possibili soluzioni sul tema.
Temptation Cangini

(m.m.) La vicenda di via Vecchia Ferriera sta assumendo contorni grotteschi. Da anni l’amministrazione ha acceso i fari su alcune attività della zona finite sotto i riflettori perché le attività stesse non rispetterebbero la destinazione d’uso della zona (attualmente solo produttiva e non commerciale) e degli stabili che lì insistono. Da quanto si è letto sulla stampa locale però sembra che la giunta (soprattutto l’assessore all’edilizia privati Pierangelo Cangini) se la sia presa solo con alcune comunità protestanti evangeliche (gli illeciti delle quali non sono poi così scontati per una serie di disposizioni specifiche della legge). Degli abusi edilizi generati da attività come lap-dance, discoteche e club per scambisti invece non si parla. Sull’argomento interviene così nuovamente il comitato contro gli abusi edilizi con una lettera aperta inviata oggi a La Sberla. Sapremo qualcosa durante i prossimi consigli comunali?
Quattro passi sulla nostra terra
Un segnale importante per la Marca e per il mondo dell’economia solidale e sostenibile. Trecento volontari, 3.500 metri quadrati di esposizione, 25 appuntamenti di approfondimento, 100 scout impegnati nelle gestione della manifestazione, famiglie in visita, centinaia di bambini agli spettacoli e alle animazioni, oltre 100 espositori, oltre 2000 libri venduti sullo sviluppo sostenibile e sul commercio equo e solidale. Questi sono solo alcuni dei numeri della Fiera Quattro Passi. L’evento, una kermesse dedicata ad un mondo sostenibile, è nato e cresciuto nel Trevigiano ed è ormai alla quinta edizione. Gli organizzatori si dichiarano più che soddisfatti mentre è giunto il tempo di fare le prime valutazioni.
Il sacro, il profano e il cialtrone
Se sei extracomunitario, magari di fede cristiana protestante è possibile che i luoghi in cui ti riunisci per pregare possano avere qualche rogna di tipo amministrativo. Capita allora che il solerte consigliere di centrodestra, fino a poco prima assessore al territorio nello stesso comune, si acconci da “sieriffo” law and order chiedendo alla giunta di centrosinistra di intervenire dopo che lui era rimasto de facto alla finestra. La nuova giunta, un po’ pilatescamente dice che l’utilizzo a mo’ di luogo di culto di locali con destinazione d’uso reale produttiva costituisce abuso edilizio. Ma ai proclami tonanti dell’assessore all’edilizia privata non seguono le vie di fatto. Forse perché a pochi metri dai luoghi di culto dei temutissimi “mori extracomunitari” ci sono nell’ordine un disco club, un club per scambisti e un locale per spogliarelli. Sacro e profano. Il sacro bastonato a mezzo interrogazione per un possibile abuso edilizio. Il profano no. Forse perché tra i padroni dei localini profani ci sono personaggi vicini alla parte politica dell’ex assessore, oggi fustigatore consiliare d’opposizione?
LA EX SAGRESTIA D’ITALIA. Ma dove succedono queste cose? Nella tembibile Corleone? Nella sanguinosa Gela? Nella spietata Scampìa? Nella perfida Catanzaro? No, nessuna Sicilia, nessuna Campania, nessuna Calabria. Il tutto avviene nella ipocrita Vicenza. Nella parte dello smemorato ex assessore al territorio oggi consigliere d’opposizione c’è il pidiellino Marco Zocca cui domando: scusi Lei ma da assessore non si è mai accorto della presenza illegittima dei locali di culto? E perché non intervenne quando aveva il potere? Contestualmente si accorse anche dei locali danzerecci o di quelli per scambisti? Magari del lap dance? Se l’abuso edilizio è costituito dal fatto che le attività insediate non corrispondono alla categoria di attività produttiva che cosa produce un localino hard? Spero solo erezioni. Non vorrei mai ricatti, favori o peggio… No, no… Sono sicuro che tutto sia in regola. Quindi giù botte ai “negri” che pregano, cantano e non producono. Per dio.
IL GIOCO DELLE PARTI. Così nella parte del ponzio-pilatino di centrosinistra c’è invece l’assessore ex Dc Pierangelo Cangini del Pd. Già nel nome e nel cognome v’è un concentrato di moderazione democristiana così spinta da sfiorare il feticismo politico. Cangini è uno che quando questa estate ha citato il caso un altro arcinoto abuso edilizio a Vicenza (la cosiddetta Vela Girardi) ha parlato di accordo coi privati ispirato al buon senso. Nel dibattito pubblico il rispetto della legge non lo ha citato mai. Forse l’aveva dimenticato a casa tra un santino della madonna di Monte Berico e uno di Padre Pio. Forse quell’accordo non l’hanno ancora siglato perché la sanatoria incorporata puzza di bruciato. Ma tant’è. Anche il futuro servus domini Cangini bastona i protestanti, ma non i locali del divertimento e della perdizione. Strana declinazione amministrativa del cattolicesimo la sua. Finirà onorato come Giorgio La Pira ed Alcide De Gasperi?
IL COMITATO CONTRO GLI ABUSI EDILIZI. Tuttavia in questa greve storia molto è il grave. Poco è il serio. L’unica nota di serietà viene dalla battaglia condotta dal comitato berico contro l’abusivismo edilizio che alle sparate sui giornali preferisce far parlare i documenti, le carte bollate e soprattutto la legge. Oggi però i due portavoce storici del comitato, Paolo Crestanello e Fulvio Rebesani hanno ritenuto che la misura fosse colma. Così hanno diramato un dispaccio di poche righe nel quale fanno il punto rispetto alla situazione di via Vecchia Ferriera, ovvero il luogo in cui da anni si perpetrerebbero abusi edilizi senza che gli uffici comunali facciano applicare definitivamente la norma (vale a dire, se si usa un locale in modo difforme da quanto stabilito dalla destinazione d’uso l’attività medesima va interrotta).
RIFLETTORI ACCESI. Tant’è che il comitato prende di mira i pronunciamenti sia della minoranza di centrodestra sia della maggioranza di centrosinistra. Ma fa di più. Disvela le carte con le quali è la stessa amministrazione a comprovare che le attività di via Vecchia Ferriera (questo il luogo del misfatto) non sono consentite. Nonostante ciò tutti sono ancora al loro posto e al loro lavoro. Il comitato frattanto fa sapere pure di avere informato la magistratura di Vicenza, ma sino ad oggi nulla si è sentito dalle parti di palazzo Negri. Anche il sindaco di Vicenza (Achille Variati del Pd) sa e tace. L’unica randellata, mediatica per il momento, destra e sinistra l’hanno riservata ai protestanti, per lo più africani, la cui attività configurerà pure un abuso edilizio (la loro posizione sul piano amministrativo è comunque controversa e potrebbero avere le carte molto più in regola dei vicini), ma nella filiera del grottesco sono sicuramente i più deboli. Ed i più isolati. A questo punto dove andrà a Vicenza il rispetto delle norme edilizie? Forse al creatore. Forse a puttane. A seconda del numero civico. Ultima noticina. Il noto lap dance è solito pubblicizzare la sua attività su un notissimo quotidiano locale noto per la sua attenzione alle istanze di Santa Romana Ecclesia. Tale quotidiano darà risalto alla storiella pubblicata in questo post? E domando ancora: di chi sono i muri nei quali si tengono cotante attività erotico-ricreative? Lo saprete la prossima puntata.
Marco Milioni
LEGGI IL DISPACCIO DEL COMITATO
ORDINANZA CHIUSURA TOTEM
INGIUNZIONE ALLA DITTA CARTA
RELAZIONE VIGILI URBANI (2009)
ESPOSTO AL SINDACO DI VICENZA
ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA
CONSULTA LA TAVOLA GRAFICA
Serenissimo inciucio
Tira aria cattiva dalle parti della sala Bernarda proprio mentre il consiglio municipale del capoluogo berico comincia a riunirsi oggi per una tre giorni con argomenti caldi. Fra questi spicca quello delle dismissioni delle quote di partecipazione del comune di Vicenza dalla società autostradale Brescia Padova. Un errore madornale la dismissione. Si scoprirà magari tra dieci anni che la ratio seguita è stata la stessa, a grandi linee, con la quale si sono svendute, con grande responsabilità del centrosinistra, le concessioni per molte altre autostrade italiane: cedere per un piatto di lenticchie flussi di cassa a privati i quali poi re-investono nella infrastruttura in modo assai meno cospicuo rispetto a quanto incassano per i pedaggi. C’è un vizio di fondo (o un peccato inconfessabile) in questa storia. Quando negli anni Sessanta si imbastì la rete autostradale del Paese si impose un pedaggio che sarebbe servito esclusivamente per ripagare la realizzazione della infrastruttura. La regola del buon governo dice che terminato l’ammortamento il pedaggio, vedi Germania, va rimosso altrimenti il pedaggio medesimo si trasforma in una tassa. Cedere a privati la proprietà o la gestione della rete significa soltanto appaltare a privati la gestione di una tassa. Fine. Ma perché allora il pubblico, visto che l’affare è ghiotto, non si tiene la gestione dell’odioso balzello? Il balzello sarà odioso se permane, ma almeno i benefici rimangono nelle casse degli enti pubblici. Chi c’è dietro? Chi ci guadagna? Da questo punto di vista comune e provincia di Vicenza, pur di segno politico opposto, la pensano nello stesso modo. Per sapere chi sarà il fortunato basta andare a vedere nomi e cognomi di coloro che “cuccheranno la cuccagna”… magari sono già soci di minoranza di Brescia Padova. E per fare un paragone sarebbe interessante sapere se gli enti pubblici del Trentino Alto Adige che posseggonole quote di Autobrennero faranno la stessa cosa. Si valutino quindi le liason politiche tra i futuri soci di riferimento della Serenissima A4 e i big dei partiti che spingono per questa soluzione e poi si rida allegramente. In questo contesto poi va fatta un’altra considerazione relativa alla precedente gestione della Brescia Padova. Parlo della gestione della ex presidente Manuela Dal Lago (onorevole e consigliere comunale leghista). Il suo operato fu letteralmente massacrato, credo con buone ragioni, dal governatore veneto Giancarlo Galan. Ma forse quest’ultimo aveva in mente una lotta di potere più che il bene della collettività. L’Italia dei Valori, a livello nazionale (si leggano le interrogazioni parlamentari di quel partito) ha denunciato all’opinione pubblica una situazione di conti in grande sofferenza. Sempre l’Italia dei Valori ha pure spiegato, mi correggano gli interessati se sbaglio, che la Autostrada Serenissima prima della presidenza Dal Lago aveva i conti in attivo per poi passare al segno negativo durante l’era della ex presidente della provincia. Come mai? Come caspita si fa ad andare in rosso con una impresa che opera de facto in regime di monopolio? Ora andare in aula e pensare a una cessione delle quote senza che la nuova amministrazione abbia avuto certezze sulle responsabilità pregresse mi pare un errore piramidale. Spero che tale errore, anzi orrore, non sia voluto perché la copertura silenziosa garantita nel 2007 dagli allora Ds alla ex presidente urla ancora vendetta. Questo significa che se un consigliere comunale si definisce tale, quando quella delibera arriverà in aula la dovrà cassare senza se e senza ma, pena un marchio di infamia politica indelebile. So che il comune è in grandi ristrettezze, ma questa non è una buona scusa per darla vinta agli amici degli amici. A coloro che si riempiono la bocca di precante sul libero mercato e le tasche con i soldi del contribuente. E se l’andazzo in aula sarà quello di votare col naso tappato sarò curioso di vedere come si comporteranno quei consiglieri i quali sostengono di non avere firmato alla attuale giunta di centrosinistra una cambiale in bianco. Soprattutto mi auguro che in sala Bernarda il partito dell’onorevole Antonio Borghesi (il parlamentare dell’Idv che ha messo in croce la Dal Lago) si comporti coerentemente, uscendo dall’aula se la delibera non arriverà tra i banchi con la certezza matematica di essere bocciata. Soprattutto un no alla delibera me lo aspetto da Gianni Rolando (oggi punta di diamante del PD) il quale sul cda di Brescia Padova a marca Dal Lago fece illo tempore una battaglia di prima linea. Attendo curioso perché la risposta arriverà a breve…
Marco Milioni
LINK DI APPROFONDIMENTO
LE LIASON DS-DAL LAGO NELL’OTTOBRE 2007
IL J’ACCUSE DI BORGHESI
ROLANDO CONTRO IL CDA DI “BRESCIA PADOVA”
La prova di Achille
L’avevamo detto. Oggi, dalla sua omelia domenicale il direttore del Giornale di Vicenza, Giulio Antonacci, ha ricominciato a bombardare la città con l’elogio ossessivo del Patto del trio Alifuoco-Giulianati-Figoli. Questa è stata la volta dell’affondo. Don Giulio ha scritto il compitino al sindaco Achille Variati: visto che hai ammesso che la base si fa e hai mollato ogni velleità di resistenza, dovendo pensare esclusivamente alle compensazioni non puoi non abbracciare la prospettiva costruttiva e pragmatica dei tre cavalieri della pacificazione. E si è profuso, il divo Giulio, nel dimostrare i punti di contatto fra il nuovo corso variatiano sul Dal Molin e la politica del piatto di lenticchie del Patto, che lui spaccia per vangelo. Naturalmente riservando ai critici come noi il ritornello di esserlo solo a forza di insulti (Giulio, un minimo di onestà intellettuale: abbiamo portato argomenti, ar-go-men-ti, quando troverai, tu e i tre caballeros, la faccia per confrontarti e smontarli, sempre che ne siate capaci? Quanto all’odore di speculazione edilizia che emana dal Patto, diteci: non è lecito ipotizzarlo, visto che parlate di “edificare”?).
In passato, avremmo subito pensato che Achille Variati, a dispetto del nome non un mostro di coraggio, prendesse nota e si mettesse bel bello ad eseguire il compito per casa. La paura che lo affligge, infatti, è quella di avere contro il più potente organo di informazione della città, ovvero il quotidiano di viale Fermi. Ma fortunatamente il sindaco ha lanciato un messaggio diverso, e che fa sperare in una condotta più indipendente, o quanto meno non remissiva. E lo ha fatto il giorno prima in un’intervista alla Domenica di Vicenza (settimanale costola di TvA Vicenza, diretto da Luca Ancetti). Il richiamo di Antonacci non può non essere stata una reazione a quanto Variati via ha sostenuto a proposito del Patto: «Mah, per la verità credo che questo documento abbia avuto un’importanza soprattutto nel dibattito mediatico, e che forse sia arrivato un po’ fuori tempo. Nel senso che c’erano posizioni ormai cristallizzate e inconciliabili, come si è visto dal fatto che contro il documento si sono schierati tutti coloro che erano contrari alla base e che è nato addirittura un contro-manifesto promosso da due giovani giornalisti, Alessio Mannino e Marco Milioni, e che quindi si sono riproposte le stesse spaccature di sempre. (…) Comunque, la discussione sulla cosiddetta “pacificazione” non mi ha granchè coinvolto, perchè non credo che a Vicenza ci sia mai stata una “guerra civile”. Solo la legittima e anche aspra discussione su un passaggio epocale per la nostra comunità». Di seguito il sindaco chiarisce che della proposta tanto cara ad Antonacci gli interessa solo la parte finale, e in base a quella ha deciso di coinvolgere gli autori nel giro di consultazioni che questa settimana inaugurerà per raccogliere suggerimenti su come contrattare le contropartite di fronte allo Stato.
I tuoni e fulmini partiti dal Presidio, indignato per il solo fatto di veder riconosciuti i firmatari del Patto come interlocutori, sono nella logica delle cose. Meno scontato è che praticamente Variati abbia messo sullo stesso piano il “documento”, di cui non ha sentito tutta questa vitale necessità e a cui s’è appassionato poco o punto, e l’Appello alla Dignità scritto da Milioni e da me. Uno smacco per l’ego di Antonacci, Alifuoco e compagni, che vedendosi equiparati a due “giovani giornalisti”, senz’altre armi che la propria penna e senz’altri interessi che le proprie idee, avranno avuto un travaso di bile.
Ora Achille è alla sua ultima prova per uscire da questa storia con maggiore onestà e schiena diritta di come ci è entrato. Dia pure il contentino ai “pattisti” mettendoli in fila con gli altri per ascoltarli, ma si guardi bene dal seguire don Giulio nella forsennata campagna per renderli il soggetto politico centrale di Vicenza. Ma non c’è bisogno che impartiamo consigli al navigato Achille: sa bene che fare questo equivale ad attribuire importanza ad un’avanguardia trasversale che gli è nemica, e che non vede l’ora di porsi come alternativa al suo potere preparando il terreno a Manuela Dal Lago. Achille: resistere, resistere, resistere (almeno a questo)!
Alessio Mannino
La guerra come menzogna
Provo pietà e rispetto per i sei uomini morti ammazzati ieri in Afghanistan, ma non verserò alcuna lacrima per i soldati caduti. Non la meritano perché stavano combattendo una guerra ingiusta. Una guerra non nostra. Una guerra che li ha trasformati, inconsapevolmente o no, in mercenari, in cani da guardia di interessi altrui. Interessi statunitensi nel caso. Interessi legati all’assetto geopolitico della zona in uno scacchiere nel quale la vicinanza del Medio Oriente con i suoi giacimenti petroliferi, la prossimità ai confini con la repubblica di Russia, nonché la presenza di aree interessate al passaggio, attuale o futuro, di importanti oleodotti o gasdotti spiegano in modo unico la presenza italiana in quel contesto. Ipocrita, falsa, volgare appare la posizione di chi sostiene la teoria di uno sforzo occidentale in Afghanistan teso al consolidamento di pace e democrazia in un Paese come lo stesso Afghanistan nel quale gli occidentali sostengono un leader come Karzai. Un uomo la cui elezione puzza di brogli. Un uomo che gode dell’appoggio di molti governi occidentali i quali sanno di sostenere una delle amministrazioni più corrotte al mondo. Un regime che mancando le truppe Nato cadrebbe nel volgere di pochi giorni. È ipocrita e volgare non considerare la futura Ederle bis come una nuova tessera del mosaico americano nella sua strategia, sempre più vana e mortifera oltre tutto, per il controllo dell’est e del sud del globo. La strage recente in Afghanistan scopre le carte della pantomima, del gioco perverso delle parti nel quale parole come libertà e democrazia sono divenute contenitori vuoti ed opachi dove cumulare solo interessi, potere e danaro. Per certi versi tale pantomima purtroppo la si rivede in piccolo a Vicenza dove l’attuale primo cittadino ha cavalcato (correttamente in termini politici) a lungo la tigre dei contrari al Dal Molin, pur sapendo (ma sapevano già anche al presidio?) che passata la buriana elettorale avrebbe dovuto chinare il capo agli interessi che pesano su tale progetto. Avevo anticipato questa eventualità che ora si è avverata. Non perché determinata dagli eventi in mutamento, ma perché decisa a tavolino. In questo contesto è ipocrita e volgare una presa di posizione come quella dell’onorevole Daniela Sbrollini del PD. Una presa di posizione uguale a tante per carità. La quale dimostra in modo inconfutabile ma indiretto che i politici, locali e non, sono in realtà tutti più o meno favorevoli alla base non tanto per ragioni specifiche, ma perché sotto sotto non vogliono o non possono mettere in discussione il modello di sviluppo che sottende a quella logica che all’unisono pretende la costruzione di una base a Vicenza; provoca la morte di sei soldati di un Paese ancora suddito degli Usa perchè trascinato in una guerra folle da un dittatore pagliaccio, egocentrico e ghiotto di potere; rimbecillisce il cittadino tipo americano a base di suv e cheesburger. E si spaccia tutto questo per libertà e democrazia? In questo momento, che piaccia o no, i talebani afghani stanno combattendo per la loro libertà come fanno da secoli per altro. E fanno ciò che i francesi avrebbero fatto contro gli occupanti durante la repubblica di Vichy. Philippe Pétain come Hamid Karzai. Negli anni Quaranta con chi si sarebbe schierata allora la Sbrollini di turno? Col collaborazionista Pétain o con i partigiani che mettevano le bombe facendo saltare strutture e convogli nazisti? «Un vero figlio di puttana, ma il nostro figlio di puttana» diceva Franklin Delano Roosevelt di un dittatorello da poco andato al potere in America Latina. Per chi o per che cosa muoiono i nostri in Afghanistan? L’onorevole Sbrollini (o assimilabili di altri schieramenti) lo sanno?
Marco Milioni
