Quanti amici ha Totò Riina
(m.m.) Le critiche imbecilli all’ultimo corsivo di Giorgio Bocca pubblicato su L’Espresso di ieri mi hanno infastidito come le cacche di cane appicicate sotto la scarpa. Non voglio entrare nel merito perché chi ha criticato Bocca, che sostanzialmente ha scritto cose sapute e risapute a sua volta non è entrato nel merito. Insomma chi ha puntato l’indice contro l’editoriale del decano del giornalismo italiano o è in malafede o un cretino o un mix delle due cose. Mi immergo nuovamente nelle mie ferie e riporto qui di seguito l’editoriale pubblicato dal settimanale romano.
I carabinieri, specie quelli che arrivano da altre provincie, sanno che in Sicilia un colpo di lupara può raggiungerli in ogni vicolo, in ogni tratturo
È naturale, allora, che si creino delle tacite regole di coesistenza. L’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il capo siciliano della mafia Totò Riina, lo scrittore della sicilitudine Leonardo Sciascia, il generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso dalla mafia perché la conosceva bene, Massimo Ciancimino il figlio del sindaco mafioso di Palermo don Vito e altri esperti della onorata società hanno spiegato invano agli italiani che il problema numero uno della nazione non è il conflitto fra il legale e l’illegale, fra guardie e ladri, fra capi bastone e le loro vittime inermi, ma il loro indissolubile patto di coesistenza. L’essere la mafia la mazza ferrata, la violenza che regola economia e rapporti sociali in province dove la legge è priva di forza o di consenso.
Eppure la maggioranza degli italiani non se ne vuol convincere, si rifiuta di crederlo e quando il capo della mafia Totò Riina fa sapere che l’assassinio del giudice Paolo Borsellino è stato voluto o vi hanno partecipato i tutori dell’ordine, ufficiali dei carabinieri o servizi speciali, il buon italiano si dice: è l’ultima scellerataggine di Riina, mette male nel nostro virtuoso sistema sociale. Se ci sono due scrittori italiani e siciliani che hanno larga e meritata popolarità nel paese essi sono Giuseppe Tomasi di Lampedusa autore del ‘Gattopardo’ e Andrea Camilleri i cui libri sono in testa alle vendite, salvo il libro migliore, uno dei primi edito da Sellerio in cui spiegava per filo e per segno i compromessi fra mafia e Stato su cui si fonda l’unità d’Italia.
Senza alcuna presunzione di avvicinarmi a questi maestri, vorrei umilmente ricordare ai miei connazionali le ragioni per cui il capo delle mafie Totò Riina ha potuto scrivere il famoso ‘papello’ al capo del governo italiano per chiedergli, come ora ci fa sapere Massimo Ciancimino custode del documento, se, viste le buone relazioni correnti, il capo del governo non poteva mettere a disposizione del capo della mafia una rete della televisione. Proprio come chiesero e ottennero la Terza rete i comunisti quando condizionavano il mercato del lavoro. Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco mafioso di Palermo, ha detto o lasciato capire che i carabinieri ‘nei secoli fedeli’ si attennero nelle operazioni di mafia ad attenzioni speciali, clamorosa quanto rimasta senza spiegazioni credibili la mancata perquisizione nella villetta in cui Riina aveva abitato e guidato per anni la ‘onorata società’.
Del pari sono rimaste senza spiegazioni le accuse e le richieste di chiarezza mosse, quando era sindaco a Palermo, da Leoluca Orlando. Eppure una ragione del ‘comportamento speciale’ della più efficiente polizia italiana verso la mafia c’è ed è evidente: i carabinieri, come la mafia, non sono qualcosa di estraneo e di ostile alla società siciliana, fanno parte e parte fondamentale del patto di coesistenza sul territorio, di controllo del territorio condiviso con la Chiesa e con la mafia. In ogni paese siciliano accanto alla Chiesa e al parroco c’è una caserma dei carabinieri e una cosca mafiosa. Spiega Camilleri nel suo aureo libretto: i parroci sono persone oneste, ma sanno che a mettersi apertamente contro la mafia restano isolati, senza sussidi, senza ragazzi negli oratori. E i carabinieri? I carabinieri, specie quelli che arrivano da altre provincie, sanno che la loro vita è appesa a un filo che un colpo di lupara può raggiungerli in ogni vicolo, in ogni tratturo. Non è naturale, obbligatorio che si creino delle tacite regole di coesistenza o di competenza?
Giorgio Bocca
da L’Espresso del 13 agosto 2009

Credo siano rimasti in pochi, assiema a Bocca, a credere che il gen. Dalla Chiesa sia stato assassinato volutamente dalla mafia, è sufficiente chiedere lumi, in proposito, al già citato Carlo Palermo.
I primi li capisco perchè sono in buona compagnia a chi crede alla Befana, all’allunaggio degli americani ed alle apparizioni della Madonna, ma il secondo mi è difficile giustificarlo, anche in considerazione della veneranda età.
Non se ne abbia a male Milioni, continui nei suoi “meritati” ricostituenti riposi, ma non riesco mai a sposare a pieno il pensiero del “suo” giornalista di punta.
Patisco il mal di mare!
Cordialità
Milioni, l’Arma non è un monolite!
Conosco personalmente una quantità di militari, a tutti i gradi, della stessa con cui non mi accompagnerei.
Non erano forse carabinieri quelli che sparavano alla schiena dei “supposti” disertori del fronte?
Era sufficiente attendere qualche decina d’anni, agli esecutori di simili nefandezze, per capacitarsi dell’inutilità della loro ferocia, visto che il Paese esiste solamente sulla carta! Chiunque può far strame dei confini dello stesso, entrandovi, sostandovi ed uscendovi a piacimento. Vivo in un paese di 6000 anime composto da 47 diverse nazionalità, a chi avrei dovuto sparare se mi fossi trovato al fronte in quell’epoca?
Non ci si raccapezza sulla vacuità di nazione?
Milioni, vada a leggersi le corrispondenti esternazioni del suo vate circa l’epoca e poi ne parliamo.
Davanti ad un tribunale potrei far vacillare la credibilità di ANTIMAFIA2000.
Ho sempre stimato Giorgio Bocca, prima comne partigiano, poi come scrittore e giornalista. Ha sempre detto ciò che pensava, assumendosi SEMPRE le sue responsibultà. Ce ne fossero di uomini, oltre che giornalisti come lui. E’ che morta la sua generazione, che é quella di di mio padre, non ci saranno che pochissimi a “ricordare” e ad indignarsi, a denunciare e dire verità scomode. Grazie Bocca. Shalom Giulia Pini
IL GRANDE BOCCA!!!
“Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerrra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza infatti, sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?”
Giorgio Bocca, 4 agosto 1942, “La Provincia Granda”
http://www.giornalismi.info/aldovincent
Egregia Pini, lei è proprio un ‘anima bella, Bocca è uno buono per tutte le stagioni, prima fascista antisemita, poi leghista sostenitore di Bossi,un pennivendolo il quale scriveva che i proclami dei brigatisti, in realtà erano scritti da un brigadiere dei carabinieri, che le BR erano solo dei fascisti camuffati…Bocca puah che schifo!