Archivio di agosto 2009

Ubaldo La Trippa

C’è un fantasma che si aggira per Vicenza, e il suo nome è Ubaldo “La Trippa” Alifuoco. Alle false verginelle che ci accuseranno di accanimento contro questo ex consigliere comunale diessino messo fuori gioco dal Pd chiariamo subito che non ce l’abbiamo con lui perchè ha idee distanti anni luce dalle nostre: in democrazia questo è normale, e solo chi non è democratico ha paura della sana polemica a viso aperto. Nè lo prendiamo di mira perchè è l’anima di quel miserevole Patto che vorrebbe mettere il silenziatore al dissenso sul Dal Molin in cambio di un piatto di lenticchie. Sai che sorpresa: non si poteva attendere diversamente da un riformista, cioè da uno per il quale “franza o spagna, basta che se magna”. No, il pericolo Alifuoco va al di là della sua persona, sulla cui onorabilità non sindachiamo. Il pericolo è la politica che vede solo e soltanto interessi, affari, vantaggi monetizzabili.
Intendiamoci: chiunque sia a caccia di consenso deve in una certa misura ingannare il popolo bue. E’ la politica, stupido. Ma ciò che ha di rivoltante la santificazione in atto dell’Ubaldo è l’assoluta pochezza di idee con cui viene orchestrata. Convegni e interviste come se avesse chissacchè da dire, e scribacchini al seguito a prendere nota del Verbo. Alifuoco è per le energie rinnovabili: e chi non lo è? Alifuoco è per lo sviluppo economico: e chi non lo è? (per esempio chi scrive, visto che è una colossale truffa, ma lasciamo perdere). Alifuoco, toh, è per la pace: è chi non lo è? Ci manca solo che sia per la figa – e qui scommettiamo che ai piani alti troverebbe qualche resistenza, dato l’alto tasso di checche velate che vi allignano.
Sua Vicentinità don Giulio Antonacci (ci scusino i pugliesi purosangue) è il direttore d’orchestra, e dalle pagine del Giornale di Vicenza conduce la campagna di beatificazione. Lo scopo è far apparire l’amicone Ubaldo La Trippa come l’uomo politico moderno, al passo con i tempi, che sa rompere lo schemino destra-sinistra col trasversalismo della sua Vicenza Riformista, colui che interpreta al meglio la vocazione tutta berica al quieto vivere conciliando l’inconciliabile (vedi compensazioni per la base Usa) pur di far incassare qualche quattrino a certi costruttori locali. E giù con cronache osannanti ed editoriali livorosi che linciano chi non s’inchina al ricatto psicologico dei facili argomenti e dei buoni sentimenti. Come quello, da antologia, del 9 agosto scorso, in cui la coppia clerico-riformista stigmatizzava chi li sconfessa perchè colpevoli, secondo loro, di ricorrere all’arma degli “insulti” (alias ragionamenti, evidentemente troppo difficili da smontare per i due). Quando poi, da veri dilettanti, ne fanno uso essi stessi qualche riga più sotto, bollando come “distributori di spazzatura” contenitori mediatici che osano dare voce a chi non si conforma. Come questo blog, per esempio.
La pravda di don Antonacci andrà avanti per un pezzo falsando l’agenda delle notizie, facendo passare per tale ogni movimento della bocca di Alifuoco e procurandogli così un serbatoio di voti. Quelli, per capirci, della nicchia di chi sta nè di qua nè di là, i terzi incomodi che possono far molto comodo come ago della bilancia. E magari lanciarlo nel 2012 come l’anti-Variati alle prossime comunali. Ripescando pure dal cilindro, perchè no?, la vecchia ossessione della lista civica assieme alla Dal Lago. Noi non siamo dei variatiani, dio ce ne scampi. Ma con grande sacrificio siamo disposti a diventare gli ultimi giapponesi di Achille se l’alternativa sarà Alifuoco, la cui unica politica è di non averne nessuna, eccezion fatta per la trippa da spremere al pubblico per la gioia dei soliti privati.

Alessio Mannino

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La Lega ce l’ha moscio, anzi non ce l’ha più


Era il 1994. Era l’epoca del primo governo firmato Silvio Berlusconi. La coalizione di centrodestra durò pochi mesi. La Lega abbandonò presto la compagine. Alla fine degli anni Novanta il Carroccio era diventato uno spinosissimo problema per il Cavaliere. La Padania e il senatùr Umberto Bossi tiravano addosso a Forza Italia e a “Sua Emittenza” sassate spaventose rispetto alle quali quelle di Antonio Di Pietro, Marco Travaglio e Beppe Grillo sembrano oggi confetti. Berlusconi era per Bossi «il nemico del Nord…, il cancro per la Padania…, il mafioso di Arcore…, il nano di plastica…, il piduista eversore…, il riciclatore del danaro della malavita (vedi filmato accluso in questo post, Ndr)». Potrei continuare ore. Ricordo a metà anni Novanta un Umberto Bossi che trovai gagliardo al Palasport di Vicenza in un comizio elettorale in chiave anti-forzista. Un attacco a coloro che tra gli azzurri facevano la corte ai leghisti per farli passare dall’altra pare. Bossi la chiamò «la sarabanda delle termiti». C’erano pezzi da novanta del Carroccio berico come l’onorevole Stefano Stefani che sbrodolavano e invocavano una giustizia distribuita con la «mannaia». Oggi chi muove al “signor “Mediaset” gli stessi rilievi del senatùr è un giacobino. Termine che paro paro mi rivolse l’onorevole Manuela Dal Lago quando sul Gazzettino contestavo la sua gestione da presidente della provincia in materia di cave. Ne è passato di tempo vero? Nulla di strano. C’è una cosa però che sul piano umano mi ha fatto un po’ tristezza. Ammiravo per un certo verso i leghisti. Erano buzzurri, ma non te le mandavano a dire. Oggi sono rimasti solo buzzurri. Sono rimasti solo la cafonaggine e gli affari. I leghisti non hanno più le palle. Si sono ammosciate a tutti. Troppo facile voler menare gli immigrati. Prima volevate menare i terroni, ma forse la mafia ha tolto il fiato anche a voi. O forse avete capito che parlare italiano conveniva a tutti. Business is business…

Marco Milioni

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La Perdonanza


L’evento della Perdonanza all’Aquila sarà celebrato quest’anno in onore di Accappatoio Selvaggio, del suo ritorno in seno a Santa Madre Chiesa. La Perdonanza si tiene ogni 28 e 29 agosto in ricordo dell’elezione a papa nel 1294 di Celestino V , che concesse l’indulgenza plenaria a tutti i confessati che avessero visitato la Basilica di Collemaggio.
L’indulgenza celestiniana sarà estesa allo psiconano durante la cena della Perdonanza. L’assoluzione da ogni peccato sarà opera del cardinal Bertone in persona con l’assistenza del vescovo dell’Aquila, Giuseppe Molinari, e degli undici vescovi dell’Abruzzo e del Molise. Bertone impartirà l’indulgenza plenaria all’utilizzatore finale sotto gli occhioni attenti del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, mentre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il ministro per l’Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi assisteranno commossi. I terremotati aquilani non sono stati invitati dall’arcidiocesi, ma a loro sarà riservato un minuto di raccoglimento dopo l’aperitivo.
Prima del rito serale del Perdono, la giornata verrà consacrata dal corteo della Bolla, formato da duecento figuranti del PDL, diretto alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio che ospita i resti mortali di Celestino V. Alla testa della processione sono attese la Carfagna nel ruolo della Dama della Bolla, insieme alle ancelle ministre Gelmini e Brambilla. Nel ruolo di Maria Maddalena, in veste ufficiosa, sarà presente Patrizia D’Addario insieme a molte utilizzate finali. Nelle vesti del Giovin Signore con in mano il tradizionale ramo d’ulivo è atteso Topo Gigio Veltroni che ha dato la sua adesione nonostante i numerosi impegni contro la mafia e il conflitto di interessi.
Al termine della cena lo psiconano farà dono alla comunità dell’Aquila del lettone di Putin che, dopo essere stato asperso con acqua benedetta, sarà ribattezzato: “Lettone di Papi” e posto in pubblica piazza. Chiunque dopo averlo usato per pratiche adultere, contro natura, illecite o proibite dall’insegnamento cattolico potrà, in cambio di una legge sul testamento biologico, dell’otto per mille alla Chiesa, dei finanziamenti alle scuole cattoliche, del non riconoscimento delle coppie di fatto, del mantenimento del Concordato e dei Patti Lateranensi, dell’abolizione dell’aborto, ottenere l’indulgenza celestiniana e continuare a fare il porco. Ora pro nobis. Amen.

Beppe Grillo
da: www.beppegrillo.it
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La dittatura del sorriso

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(r.p.) All’inizio dell’estate il secondo canale della tv di stato austriaca (ORF2) ha mandato in onda un documentario dal titolo eloquente: La dittatura del sorriso. L’Italia sotto Silvio Berlusconi (Diktatur des Lächelns – Italien unter Berlusconi). Il reportage è ben curato e punta molto sull’aspetto antropologico e psicologico del sistema Paese. Un Paese nel quale al premier sono consentiti eccessi e soprattutto comportamenti, anche di rilievo penale che all’estero decreterebbero la fine di qualsiasi capo dell’esecutivo. Ma il reportage va oltre e mostra l’influsso profondo che il modello della società uscito dalle TV del “cavaliere”. Un influsso che ha plasmato parte della coscenza collettiva. La produzione austriaca (che è stata ritrasmessa anche in Germania) fotografa ovviamente uno dei tanti aspetti della vicenda. Non approfondice alcune delle cause che hanno portato alla situazione attuale. Tra queste una situazione politica nella quale, a parte qualche eccezione, maggioranza e minoranza si combattono per il potere ma si spartiscono il sottopotere, alimentando così eccessi e bisogni di un’unica casta politica, industriale, tecnocratica e malavitosa. Il ritratto dell’abito mentale italiano però è vivido e nitido. Ci sono passaggi che lasciano annichiliti anche coloro che queste cose le conoscono bene. Una narrazione fredda e precisa della realtà fanno il resto e aumentano il malessere che si prova nel guardare un documentario assai ben realizzato. Qui di seguito ho inserito i link per vedere il reportage già presente su You Tube in cinque parti. I sottotitoli in Italiano, se non visibili, vanno attivati dall’utente

PARTE PRIMA
PARTE SECONDA
PARTE TERZA
PARTE QUARTA
PARTE QUINTA

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Massimo Decimo Gerardo Meridio: il gladiatore dell’Ipab

gladiatorC’è aria stantìa, forse cattiva, dalle parti dell’Ipab. Durante gli ultimi dieci giorni Il Giornale di Vicenza, a firma di Gianmarco Mancassola, ha pubblicato due pezzi ben esaustivi sull’acquisto da parte di Ipab-Ipark di una corte in zona Longara, una frazione a sud nel comune di Vicenza. Nel primo pezzo si descrive come l’acquisto sarebbe stato pensato per trovare una nuova sistemazione per il pensionato Ipark di Parco Città. Nel secondo invece si spiega come la transazione sia stata de facto congelata dall’intervento della giunta comunale la quale ha fatto sapere che non fornirà all’antico casolare il cambio di destinazione utile all’operazione paventata dall’Ipab.
QUALCHE DETTAGLIO. Nel medesimo articolo per di più si racconta che sia lo stesso cda di Ipab (un ente pubblico i cui vertici sono di nomina regionale) ad avere bloccato il presidente. Dagli articoli del GdV però si evince che l’attuale proprietario del casolare e dei terreni di pertinenza è la società Le Betulle. Una srl che secondo il quotidiano berico avrebbe acquistato il tutto al prezzo di 3,5 milioni di euro nel gennaio di quest’anno: il cedente sarebbe la società Ristocenter srl per un contratto depositato nella mani del notaio Giuseppe  Curreri proprio quest’inverno. Sempre il GdV racconta però che Le Betulle srl, in un preliminare di vendita in mano allo stesso consiglio di amministrazione di Ipab, era pronta a cedere ad Ipab lo stesso casolare per la somma di 15 milioni di euro scarsi più iva. Insomma, iva inclusa una plusvalenza che dando retta agli articoli de Il Giornale di Vicenza ammonta a ben 11,5 milioni di euro. Plusvalenza ovviamente sulla carta perché fino ad oggi la transazione non è andata in porto. Tale cessione si sarebbe comunque dovuta materializzare con la formula della locazione unita all’opzione di acquisto garantita. Una strana scelta, che assomiglia per certi versi alla medesima formula con la quale Aim si caricò sul groppone la piattaforma Ecoveneta di Marghera. Un affare che costò una lunga e arcinota inchiesta della magistratura tuttora in corso.
STRANEZZE. Le stranezze comunque non finiscono. Basta leggere lo stesso GdV. I proprietari di Le Betulle srl risultano altre due società. Pannorica srl e Svir spa. Si tratta di due note fiduciarie, ovvero di società che in qualche maniera possono permettere di occultare i reali proprietari delle quote di una società di capitali. Nello specifico la srl Le Betulle. Lo stesso Mancassola nel suo articolo del 26 agosto spiega che amministratore unico di Le Betulle srl sino a gennaio era Giovanni Fante, commercialista noto in città, nonché braccio destro dell’ex presidente di Aim Beppe Rossi nel mosaico societario che fa riferimento allo stesso Rossi. Quest’ultimo per giunta (sempre secondo Mancassola, articolo del 25 agosto) sarebbe stato incaricato di risistemare il podere secondo le specifiche di comune, Ulss ed Ipab.
IL RETROSCENA. Ma chi c’è dietro Le Betulle srl? Chi c’è dietro Ristocenter srl? Perché i membri del cda di Ipab avrebbero insistito per conoscere le vere facce di coloro che erano dietro la trattativa? È possibile, vista la presenza di Fante, che si tratti di persone vicine all’ex presidente di Aim? E come si spiegherebbe una differenza di valore così cospicua tra ciò che è stato pagato dal privato e ciò che sarebbe stato pagato dal pubblico? C’è qualcuno che da questa operazione sperava di trarre quel profitto utile a ripianare debiti pregressi contratti altrove? Di più. La sigla di un eventuale impegno preliminare da parte di Ipab verso Le Betulle srl comporterà una penale da addebitare ad Ipab? È vero che un consigliere di amministrazione di Ipab con buone conoscenze di diritto avrebbe intimato l’alt per la transazione al presidente Gerardo Meridio temendo una nuova indagine della magistratura sulla falsariga di quella avviata su Aim? Ed è vero che lo stesso Meridio (Pdl) ha dovuto faticare come un gladiatore romano per far digerire al suo capocorrente (l’euro-onorevole Lia Sartori del Pdl) l’infilzata patita nella frazione di Lòngara? Poiché la legge comunque impone ai reali possessori di quote di società, anche fiduciarie, di depositare i loro nominitavi presso i comuni di residenza, l’attuale giunta proverà a scoprire chi c’è dietro l’operazione?

Marco Milioni

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L’asso della Sberla

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Un salutone a tutti. Oggi sono ritornato definitivamente dalle ferie. Oggi La Sberla riprende la sua attività regolarmente. Con una piccola grande novità: Alessio Mannino, giornalista del magazine berico Vicenza Più, sarà da oggi firma fissa anche sul nostro blog. La sua collaborazione si aggiunge a quella di Ricky Melchiorre e a quella (più operativa) del solido Raf Perugini. Ad Alessio (vedi foto), che stimo come amico e come giornalista, sarà affidata a brevissimo una vera e propria rubrica intitolata Asso di Picche. Si tratterà di una rubrica con pezzi brevi e pepati anche se ovviamente troveranno spazio altri articoli nella parte ordinaria del blog. Immagino che abbiate notato che in questi mesi la grafica del sito è cambiata. C’erano stati diversi problemi tecnici dovuti alla versione un po’ obsoleta del motore elettronico che gestisce la piattaforma. Motore che è stato ovviamente aggiornato. Auf wiedersehen!

Marco Milioni

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Lega, fascismo sotto coperta? La parola a Borghezio

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Giustizia a puttane

Bollettino trionfale del Comune di Vicenza: spazzolati altri 5 mila euro dalle multe ad una decina di clienti di prostitute. Gli amanti del sesso a pagamento pizzicati in un anno dalle volanti della polizia municipale vicentina sono arrivati a quota 200 e passa. L’assessore Toni Dalla Pozza esibisce le contravvenzioni come il risultato di una ritrovata sicurezza, da buon sceriffo del Pd che va tanto in voga. E del resto, da un sindaco scapolo come Achille Variati, che a 56 anni suonati sta ancora a casa coi suoi, non ci si poteva attendere che il più vieto moralismo di marca clericale.
Noi ingenui, perdonateci, ancora non ci capacitiamo di quale sia il pericolo costituito dalle prostitute di strada. Forse quello di ricordare a tutti, benpensanti e non, che puttane e puttanieri ci sono e ci saranno sempre. Solo che, come vuole la ministro Carfagna secondo l’eterna ipocrisia di matrice cattolica, dà fastidio vederli, e quindi vanno nascosti. Tanto varrebbe riaprire le case chiuse. Magari ospitandone una, d’alto bordo data la collocazione prestigiosa, in pieno centro storico, in una delle “strutture ricettive” immaginate al posto degli uffici comunali che lasceranno il palazzo di piazza Biade
Tra l’altro, uno dei risultati è stato anche che dai marciapiedi della statale 11 per Verona, all’altezza di negozi e centri direzionali di notte regolarmente deserti, le signorine di piacere si sono spostate più addentro la città, nell’abitatissimo viale San Lazzaro e financo nel trafficato viale dello Stadio. E questo c’era da aspettarselo. Così come era prevedibile il fatto che il meretricio si sia vieppiù riversato all’interno di comodi appartamenti, come nel residence-bordello Campiello.
Quello che fa veramente girare le palle – scusate il termine ma data la materia ci sembra appropriato – è che questa vana lotta contro le lucciole si abbatta inesorabile contro gli acquirenti poveri di un mercato che invece vede, lassù in alto, degli intoccabili col portafoglio e il nome altisonante abituati a escort di lusso. Primo fra tutti, l’utilizzatore finale per eccellenza, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In Italia è sempre così: una giustizia per lorsignori e una per i poveracci. Proprio così: non si può più nemmeno dire che la giustizia è andata a puttane.

Alessio Mannino

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I fili nascosti

piovra

(r.p.) I rapporti tra stato, mafia, servizi deviati e logge deviate. I contorni culturali della vicenda del generale Mario Mori. Le differenze di massima che caratterizzano l’ampia autonomia del Sudtirolo da quelle di cui gode la Sicila. Rispetto a questi argomenti Marco Milioni ha raccolto l’opinione del professor Renato Ellero, che in qualità di (ex) senatore della Lega è stato anche membro della commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti. Ne esce un quadro di riferimento molto interessante. L’intervista allegata a questo post è stata realizzata da Milioni una decina di giorni orsono ma diventa ancor più gustosa se ascoltata alla luce del pezzo di Giorgio Bocca pubblicato il giorno 13 agosto da L’Espresso. Pezzo riportato nel post immediatamente precedente a questo.

ASCOLTA L’AUDIO INTERVISTA AL PROFESSOR ELLERO

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Quanti amici ha Totò Riina

(m.m.) Le critiche imbecilli all’ultimo corsivo di Giorgio Bocca pubblicato su L’Espresso di ieri mi hanno infastidito come le cacche di cane appicicate sotto la scarpa. Non voglio entrare nel merito perché chi ha criticato Bocca, che sostanzialmente ha scritto cose sapute e risapute a sua volta non è entrato nel merito. Insomma chi ha puntato l’indice contro l’editoriale del decano del giornalismo italiano o è in malafede o un cretino o un mix delle due cose. Mi immergo nuovamente nelle mie ferie e riporto qui di seguito l’editoriale pubblicato dal settimanale romano.

I carabinieri, specie quelli che arrivano da altre provincie, sanno che in Sicilia un colpo di lupara può raggiungerli in ogni vicolo, in ogni tratturo

È naturale, allora, che si creino delle tacite regole di coesistenza. L’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il capo siciliano della mafia Totò Riina, lo scrittore della sicilitudine Leonardo Sciascia, il generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso dalla mafia perché la conosceva bene, Massimo Ciancimino il figlio del sindaco mafioso di Palermo don Vito e altri esperti della onorata società hanno spiegato invano agli italiani che il problema numero uno della nazione non è il conflitto fra il legale e l’illegale, fra guardie e ladri, fra capi bastone e le loro vittime inermi, ma il loro indissolubile patto di coesistenza. L’essere la mafia la mazza ferrata, la violenza che regola economia e rapporti sociali in province dove la legge è priva di forza o di consenso.

Eppure la maggioranza degli italiani non se ne vuol convincere, si rifiuta di crederlo e quando il capo della mafia Totò Riina fa sapere che l’assassinio del giudice Paolo Borsellino è stato voluto o vi hanno partecipato i tutori dell’ordine, ufficiali dei carabinieri o servizi speciali, il buon italiano si dice: è l’ultima scellerataggine di Riina, mette male nel nostro virtuoso sistema sociale. Se ci sono due scrittori italiani e siciliani che hanno larga e meritata popolarità nel paese essi sono Giuseppe Tomasi di Lampedusa autore del ‘Gattopardo’ e Andrea Camilleri i cui libri sono in testa alle vendite, salvo il libro migliore, uno dei primi edito da Sellerio in cui spiegava per filo e per segno i compromessi fra mafia e Stato su cui si fonda l’unità d’Italia.

Senza alcuna presunzione di avvicinarmi a questi maestri, vorrei umilmente ricordare ai miei connazionali le ragioni per cui il capo delle mafie Totò Riina ha potuto scrivere il famoso ‘papello’ al capo del governo italiano per chiedergli, come ora ci fa sapere Massimo Ciancimino custode del documento, se, viste le buone relazioni correnti, il capo del governo non poteva mettere a disposizione del capo della mafia una rete della televisione. Proprio come chiesero e ottennero la Terza rete i comunisti quando condizionavano il mercato del lavoro. Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco mafioso di Palermo, ha detto o lasciato capire che i carabinieri ‘nei secoli fedeli’ si attennero nelle operazioni di mafia ad attenzioni speciali, clamorosa quanto rimasta senza spiegazioni credibili la mancata perquisizione nella villetta in cui Riina aveva abitato e guidato per anni la ‘onorata società’.

Del pari sono rimaste senza spiegazioni le accuse e le richieste di chiarezza mosse, quando era sindaco a Palermo, da Leoluca Orlando. Eppure una ragione del ‘comportamento speciale’ della più efficiente polizia italiana verso la mafia c’è ed è evidente: i carabinieri, come la mafia, non sono qualcosa di estraneo e di ostile alla società siciliana, fanno parte e parte fondamentale del patto di coesistenza sul territorio, di controllo del territorio condiviso con la Chiesa e con la mafia. In ogni paese siciliano accanto alla Chiesa e al parroco c’è una caserma dei carabinieri e una cosca mafiosa. Spiega Camilleri nel suo aureo libretto: i parroci sono persone oneste, ma sanno che a mettersi apertamente contro la mafia restano isolati, senza sussidi, senza ragazzi negli oratori. E i carabinieri? I carabinieri, specie quelli che arrivano da altre provincie, sanno che la loro vita è appesa a un filo che un colpo di lupara può raggiungerli in ogni vicolo, in ogni tratturo. Non è naturale, obbligatorio che si creino delle tacite regole di coesistenza o di competenza?

Giorgio Bocca
da L’Espresso del 13 agosto 2009

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Asso di picche
                  Rubrica di Alessio Mannino                                          


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