Su Vicenza Più un appello alla dignità
(r.p.) Il magazine vicentino Vicenza Più pubblica oggi un lungo appello a firma di Alessio Mannino e Marco Milioni. La premessa è molto chiara: «Dopo quello di Alifuoco-Giulianati-Figoli (pubblicato sul GdV e sulla Domenica dell’11 luglio), ecco un contro-patto da sottoscrivere per smascherare le falsità sul No al Dal Molin. E ragionare per fare della battaglia sulla Ederle 2 una prospettiva per il futuro». L’appello già ripreso sul sito del settimanale viene riproposto integralmente anche su questo blog. Chi lo desidera può esprimere ovviamente un parere o sottoscrivere l’iniziativa con nome e cognome nella apposita sezione dei commenti. Il testo integrale è pubblicato qui di seguito.
La lotta è la vita stessa, diceva Eraclito. Quella che negli ultimi anni ha animato Vicenza contro il diktat di Roma, che per compiacere l’alleato-padrone Usa ha avallato la costruzione di una nuova base americana, è stata una battaglia di civiltà. Perché investe tre princìpi cardine: l’autodeterminazione popolare, la coerenza con le regole della democrazia e soprattutto il rispetto per sé stessi, la dignità. Il no al Dal Molin a stelle e strisce è un no nobile e ideale perché giusto per principio. E i princìpi non hanno prezzo, né ammettono contropartite. L’uomo moderno venderebbe anche la madre (la terra su cui è nato o grazie alla quale vive) pur di farci quattrini. L’occidentale, l’italiano, il vicentino che vive all’insegna del motto “lavora, consuma, crepa” è uno straccione pronto a contrattare qualsiasi cosa, anche la dignità, per arricchirsi e rannicchiarsi nel quieto vivere. Deride gli ideali chiamandoli ideologie, bolla le idee non conformi come violente, chiama “pacificazione” il mettere la mordacchia allo scontro d’idee, sale della democrazia.
Prendiamo ad esempio la recente lettera aperta alla città intitolata “Patto per Vicenza”, firmata da tre associazioni rappresentate da Ubaldo Alifuoco, Mario Giulianati e Franco Figoli. I tre alfieri del trasversalismo (di cui il terzo è praticamente sconosciuto ai più, mentre Alifuoco è un ex sindacalista Cgil fattosi portabandiera del mercato purchessia e Giulianati un socialista di lungo corso oggi berlusconiano osservante) hanno lanciato una manciata di proposte “operative” con l’intento di “pacificare” gli animi dopo quattro anni di scontro base sì/base no. Il merito è di una pochezza disarmante. Per riparare il danno del raddoppio (non “allargamento”, come si sente dire ipocritamente) della presenza Usa a Vicenza, si caldeggiano scambi culturali e gemellaggi scolastici e universitari, una base per la Protezione Civile a fianco di quella del Pentagono, infine un bosco urbano, compensazioni viarie e ambientali, eventualmente un eliporto (sic). Volendo trovare un paragone, sarebbe come accettare di essere espropriati di una parte della propria abitazione per farci un bunker zeppo di armi chiedendo come consolazione di imparare meglio la lingua di chi ci si andrà ad appostare, una nuova strada per meglio collegarlo all’esterno e qualche alberello lì vicino per abbellire il panorama. Senza neppure porsi il dubbio se il legittimo padrone di casa abbia la possibilità di dire no, visto che è casa sua.
Ma è il sottile ricatto politico e morale il vero male oscuro che si cela dietro un’iniziativa ammantata di amore per la “pace”. Se non ti adegui al fatto compiuto calato dall’alto, non sei per la pace. Ergo, sei un violento. Anche Martin Luther King era cocciuto nel non adeguarsi all’apartheid in America, anche Gandhi nel non volerne sapere del colonialismo inglese. Secondo la logica distorta dei pacificatori alle vongole, anche loro erano violenti. Ma cos’è la “pace”, per una cittadina di provincia come Vicenza? Secondo lorsignori, assenza di dialettica, di polemica, di confronto/scontro fra punti di vista opposti. In pratica, perseguire coerentemente il rifiuto ad un’imposizione – frutto di esigenze straniere dato che la nuova base non è italiana né è utile in alcun modo alla difesa nazionale – equivarrebbe ad essere contrari alla “pace”. Una pace che assomiglia molto alla soppressione del libero, anche acceso, conflitto fra opinioni diverse. Una pace da cimitero. Il cimitero della democrazia, in cui ogni opinione, dalla più eterodossa alla più comune, e in particolare quella delle minoranze, dovrebbe invece avere piena cittadinanza e libertà effettiva di esprimersi.
Però i “pacifinti” insistono: chi si ostina nel No al Dal Molin commette il grave peccato di “ideologia”. Cos’è l’ “ideologia”? In senso letterale, è una visione del mondo. Nel senso spregiativo corrente, di derivazione marxiana, è la copertura astratta di interessi concreti (gli affari, l’economia). Ora, coltivare un’idea della società è tutt’altro che un delitto: è l’abitudine che l’uomo ha da millenni per spiegarsi il perché delle cose e per conferire un senso alla propria esistenza. E infatti ogni società possiede, come puntello al proprio ordine interno, un’ideologia. Anche la nostra ne ha una. Nell’Occidente con capitale Washington l’ideologia dominante è il modello di sviluppo imperniato sull’economia industrial-capitalista, sempre più in mano ad invisibili burattinai (la finanza delle banche, che tiene in ostaggio lavoratori, imprenditori, tutti), che per sopravvivere deve inseguire senza sosta la crescita infinita: produrre per consumare, consumare per produrre, vivere per lavorare, lavorare per produrre, in un circolo vizioso masochista e insensato. Questo gioco al massacro ha portato l’Occidente ad estendere il proprio dominio economico e commerciale a quante più parti del globo (globalizzazione). La globalizzazione, per alimentarsi, ha bisogno di conquistare sempre nuovi mercati, importando ovunque mette piede la way of life di cui gli Usa sono i campioni e gli armigeri (“lavora, consuma, crepa”). Di qui la necessità di convertire quei popoli che vi resistono con le buone o con le cattive. Cioè con la guerra. Ovvero coi soldati stipati nelle basi come la Ederle 2 vicentina, da cui partiranno, come già succede con la Ederle 1, i parà ingaggiati con la missione di “esportare la democrazia” in Afghanistan e Iraq.
che cos’è la “democrazia”? Secondo i suoi acritici fautori, è il sistema in cui il cittadino assegna una cambiale in bianco ad un partito, che, si badi bene, per essere pienamente riconosciuto deve riconoscersi nel pensiero unico obbligatorio, l’ideologia dell’Occidente “buono”. Sottinteso: tutti gli altri sistemi di governo, tutti gli altri modi di vivere sono, va da sé, cattivi, retrogradi, incivili, primitivi. E tutti coloro che in Occidente si azzardano a mettere in discussione questo dogma, sono estremisti, facinorosi, intendenti col nemico. Di qui la guerra culturale contro l’Islam, ad esempio (ma solo quando fa comodo: lo stato islamico più illiberale, antidemocratico e per giunta misogino, ma alleato di ferro degli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, gode di ottima stampa da noi, cioè non se ne parla mai, mentre i Talebani afghani, irriducibili nel voler restare estranei al nostro mondo, sono dipinti come mostri disumani). In realtà, la nostra democrazia non rispetta i suoi presupposti. Non è democrazia. O lo è forse uno Stato che non tiene conto della volontà della popolazione, e che le vieta perfino di dire la sua sulla sua terra? Fa l’interesse del nostro popolo un regime, governato dai berlusconi o dai veltroni fa lo stesso, assuefatto alla balorda continuità Nato (a che serve, se il Patto di Varsavia non esiste più?), dell’alleanza-sudditanza con gli Usa (a quando un’Europa indipendente?), dell’occupazione da parte di un esercito straniero (quando scade il mutuo per averci liberato dai nazisti)? E’ democrazia una conventicola di partiti autoreferenziali che concede, bontà sua, lo zuccherino delle elezioni per poi farsi gli affari propri e gli affari di chi li manovra e li foraggia, cioè banche, industrie assistite, lobby criminali? Per essere una vera democrazia, deve esserlo fino in fondo. Perciò io, libero cittadino, posso battermi finchè voglio, resto contro fino a quando non cambio idea e, se le anime belle consentono, odio chi mi pare. Perché il bene più importante non è che tutti ce ne stiamo zitti e buoni per non disturbare il manovratore. Non è, come nel caso del Dal Molin, anestetizzare il dissenso, che dà fastidio a chi ci guadagna (o potrebbe guadagnarci). Non è, gratta gratta, l’unica preoccupazione dei benpensanti: il dio Denaro, l’unico dio. Il valore più prezioso è la dignità, impalpabile e non monetizzabile. E la dignità non è merce contrattabile.
L’unico patto che Vicenza deve prendere con sé stessa è fare da apripista ad una battaglia d’idee che va al di là del Dal Molin: liberare l’immaginario dalle falsità del pensiero unico. Anzitutto, chiamando le cose col loro nome (e smascherando chi bara sulle parole). In prospettiva, ripensare il nostro modello di vita. Per tornare ad averne uno più umano, e non, come ora, schiavo di un benessere fasullo e precario che si sostiene sulle bombe intelligenti e sulle guerre “democratiche” dell’America e dei suoi lacchè. Facendo appello all’autodeterminazione di cittadini sovrani, che i buoni samaritani vorrebbero barattata per una “pacificazione” da sudditi svenduti, col contentino di un patetico “bosco urbano”. Questo pur di far felici lo Zio Sam che fa i suoi porci comodi a casa nostra, i governi di destra e sinistra che gli fanno da tappezzeria, e i costruttori amici degli amici (coop ex rosse, palazzinari locali) che ci fanno la cresta sopra. Il tutto con l’aureola della democrazia “rappresentativa”, truffa clamorosa che altro non è che l’involucro legittimante di uno sviluppo che non sviluppa più niente ma al contrario divora l’ambiente, la sovranità, la libertà di pensiero, l’indipendenza dei popoli e la nostra stessa vita.
Alessio Mannino
Marco Milioni

Sono più con Luca Matteazzi -come indole- che con gli autori del post.
Per me nella vita è più importante proporre che criticare, “..del senno di poi ne son pien le fossa”.
Milioni, a furia di metter carne al fuoco qualcosa si brucia, se non tutto.
Partorire delle creature e non seguirne lo sviluppo che senso ha?
Lei non può far promesse da marinaio e non può costringermi a ripetermi nella richiesta di risposte ai quesiti inevasi!
Come ho già indicato, quelli del No al Dal Molin hanno sbagliato nell’eleggere a proprio interlocutore lo stato italiano che non ha alcuna competenza territoriale sul suolo delle Venetie, come esso stesso ha riconosciuto attraverso leggi da se stesso promulgate, è sufficiente compulsare il sito http://www.venetie.in.
Sarebbe loro sufficiente, al comitato del No, interpellare la neo-Sibilla anglofona, per essere appagati nella loro sete di conoscenza!
Qui mi taccio perchè non vorrei che capitasse a me quello che ho vaticinato più sopra a lei.
Con simpatia.
Che tristezza. Più che patto per Vicenza lo defineri il “lodo Alifuoco”. Scusate se poco. Fa anche rima.
Di straparlatori son piene le fosse, e Giorgio ci è finito dentro in pieno con auto, camper e suocere al seguito…
ma Sig. Milioni adesso si mette a scrivere sui giornali di proprietà di indagati per evasione fiscale?
Sottoscrivo l’iniziativa … Grazie Marco per il lavoro che fai …
Sì, voglio anche io provare l’ebbrezza erotica… Riuscirò ad imparare qualche cosa da Antonacci i cui refernti hanno ben altre pendenze? Ho anche scritto sul blog di Grillo che è condannato per omicidio colposo. Erotico no?
Marco Milioni
forse un giorno per raggiungere pluriorgasmi inizierà a scrivere anche sul Giornale o sull’Unità?….sarebbe un vero peccato……comunque è una delusione che anche lei divida gli INQUISITI tra inquisiti buoni ed inquisiti cattivi……ma la legge non dovrebbe essere unica ed uguale per tutti?
Il Patto è stato scritto per compattare i favorevoli alla costruzione della base militare, per “raccogliere” l’adesione di qualche persona incerta e soprattutto per cercare di isolare quelli che si oppongono alla costruzione. Aspettiamici quindi tra un pò un rincrudire della situazione.
Nessuna paura naturalmente. Vicenza è già cambiata. Non è più nè quella degli anni cinquanta nè quella dei primi mesi del 2006. E’ una città più matura che ha compreso la propria forza, la propria importanza nello scenario mondiale. E’ già una città simbolo in grado di resistere all’impero, alle vecchie e distruttive ideologie,alla finta democrazia che concede il potere solo a chi ha i soldi, alle guerre preventive e continue fatte con motivazioni inventate e false, all’uso della carcerazione senza processo, della tortura, al superamento del potere dell’ONU, salvo poi chiedere aiuto quando si è in difficoltà. Noi abbiamo dato i natali a Cesare Beccaria e dobbiamo lottare per impedire di essere riportati indietro di secoli, ai tempi dei romani.
Alfonso Sabin
Ma magari, tornassimo ai tempi virili e sicuramente più umani dei nostri antenati Romani!
Credo che il momento più basso della nostra storia sia stato l’annessione al Regno Sabaudo…
PER ETTORE,
Suvvia i giochini delle elementari con me! Cerchi qualcosa di più sottile per incastrarmi sul piano della logica e della dialettica, altrimenti al prossimo commento non le rispondo nemmeno. Mi dica dove ho asserito espressamente che la legge non debba valere per tutti. E poi proseguo nell’analisi del suo commentino. La presunta differenza tra indagati buoni e quelli cattivi. Va fatta e anche no. Mi spiego. Si può dire che un indagato buono è uno che viene assolto, tanto per cominciare. Uno cattivo è uno che è condannato con sentenza passata in giudicato. Tanto per proseguire. E’ la legge che deve essere imparziale. Il giudizio sul condannato è altra cosa. Cusani, uno dei maggiori condannati per Tangentopoli dopo ciò che ha fatto e scritto è persona degnissima. Cirino Pomicino no! Comunque le dò una mano e un indizio al contempo perché lei possa infilzarmi. Su un blog, non questo, ho scritto più o meno, che se la legge va rispettata solo dal gregge e sistematicamente vien violata dai potenti allora mi dichiaro moralmente in diritto di violarla, in primis per passare per le armi chi abusa del sistema dello stato di diritto. Confermo, sottoscrivo e rincaro la dose! Uno dei padri delle moderne democrazie liberali affermava che è nel diritto del popolo ribellarsi al leader che diviene tiranno. Chi era?
Marco Milioni
Che cos’è l’appello alla violenza e all’estremismo dei segaioli? Va bene Milioni, ma anche Mannino, che fine misera che ha fatto…
Mannino scrive su un settimanale lette in città. Dovrebbe vergognarsi a firmare ed approvare iniziative del genere promosse da personaggi oscuri come Milioni, megafono di poteri altrettanto scuri!
Poi questo appello è mal scritto…
Che VicenzaPiù sia un settimanale letto, è vero e naturalmente mi fa piacere che Arianna lo riconosca (wow!). Ma voglio informarla, lei e i suoi amici riformisti, che l’iniziativa è promossa dal sottoscritto e da Milioni alla pari, e ne condividiamo la responsabilità.
Quanto al fatto che sia mal scritto, de gustibus. A me pare di no. Ma io sono fazioso: l’ho scritto io.
Francesco: che fine avrei fatto? Ho sempre sostenuto le cose contenute nell’Appello. Dove sta la novità?
Saluti estremisti.
[...] Gomez e Marco Travaglio ha segnalato l’appello alla dignità per Vicenza sul caso Dal Molin. Appello redatto e firmato dal collega Alessio Mannino e dal sottoscritto. Ringrazio sinceramente [...]
no al raddoppio della base, si alla dignità per Vicenza
[...] Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Travaglio. Frattanto sono arrivate molte adesioni al cosiddetto contropatto mentre per i giorni a venire se ne attendono di nuove, anche da parte di persone ben note al [...]