Lettera di Chomsky ai vicentini

Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli statunitensi svilupparono una strategia di controllo globale, con lo scopo di rimuovere i poteri dell’imperialismo europeo e andare molto oltre, ma attraverso nuove strade. Avevano imparato l’efficacia dell’aviazione, e intendevano coprire quanti più porzioni del mondo possibile con basi militari che potevano essere velocemente ampliate se necessario, e usate per garantire il controllo su risorse, sopprimere resistenze locali che potessero minacciare il dominio statunitense, e installare e proteggere regimi amici. Il massiccio intervento per sovvertire la democrazia italiana dalla fine degli anni quaranta è solo uno dei molti esempi, niente in confronto ad altri che rasentarono il genocidio. Ai giorni nostri, ci sono quasi 800 basi militari statunitensi nel mondo. Un più recente sviluppo è la costruzione di massive aree fortificate all’ interno delle città, chiamate “ambasciate” , sebbene non assomiglino affatto alle ambasciate che sono sempre esistite. La prima è stata la città-nella-città a Baghdad, e poi replicata a Islamabad e Kabul. La regione del Medio Oriente, con le sue immense risorse energetiche, è stata una preoccupazione di primaria importanza, e l’ obiettivo dell’ intervento statunitense basato nella zona periferica. Fin dalla Seconda Guerra Mondiale, l’ Italia è stata considerate una parte cruciale di questa zona periferica. Durante la Guerra Fredda, il pretesto era la “difesa contro i Russi.” Dopo il crollo dell’ Unione Sovietica , tale pretesto è stato abbandonato. La prima amministrazione Bush aveva annunciato che le politiche sarebbero rimaste invariate, o addirittura ampliate, sebbene essi ammisero tacitamente che “le minacce ai nostri interessi” che richiedevano un intervento militare nel Medio Oriente “non potevano essere lasciate alle porte del Cremlino” , al contrario di decenni di inganni. Nella maggior parte del mondo, movimenti popolari hanno protestato contro l’ utilizzo del proprio territorio per la dominazione globale statunitense. Proprio in questo periodo l’Ecuador sta espellendo la più importante base americana in Sud America. Decenni di proteste a Okinawa stanno obbligando parziale ritiro su Guam. Altrove molti altri stanno seguendo la stessa strada. Le coraggiose proteste di Vicenza sono state una ispirazione per molti altri. Hanno fornito un slancio agli sforzi globali di coloro che ricercano un mondo basato sulla cooperazione e aiuto reciproco piuttosto che liti e violenza. Sono lieto di unirmi a molti altri nell’augurare a voi il massimo successo nei vostri attuali sforzi.

Noam Chomsky
tradotto da www.megachip.info (link)

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3 Commenti a “Lettera di Chomsky ai vicentini”

  • Raf Perugini scrive:

    W NOAM CHOMSKY E I VICENTINI CORAGGIOSI CHE NON SI PIEGANO A 90° DI FRONTE ALL’ARROGANZA DEGLI USA!!

  • Gianni scrive:

    Ma perchè c’è l’ha con gli omosessuali? cosa c’entrano ora?
    I soliti commenti cattolicomunistdemochic!

  • Raf Perugini scrive:

    PER GIANNI

    Cattolicomunistdemochic? Ma che dici, aho?
    Non ho nemmeno nominato gli omosessuali! Ma sai leggere?

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Asso di picche
                  Rubrica di Alessio Mannino                                          


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