Il “Patto per Vicenza” comincia il suo cammino

«La questione base Sì-base No si è chiusa nel momento in cui l’accordo è stato suggellato dal presidente Giorgio Napolitano. Ora è tempo di andare oltre la logica del muro contro muro, di uscire da una situazione che sta lacerando la nostra comunità. La città da tre anni è paralizzata a livello istituzionale e questo ha finito con l’isolarci, con il tagliarci fuori dalle grandi scelte del Governo. È tempo di aprire un tavolo per capire quali possono essere le opportunità di crescita, economiche, urbanistiche, infrastrutturali e di pace per la nostra città». Erano in 50 tondi tondi all’Alfa Hotel di via dell’Oreficeria ad ascoltare Ubaldo Alifuoco, portavoce di Vicenza Riformista”, “Impegno per Vicenza” di Mario Giulianati (rappresentata dal prof. Dal Corno) e “Cittadinanza Attiva” di Franco Figoli, e relatore di una proposta, il “Patto per Vicenza, che una scossa sembra averla comunque già prodotta. Cinquanta fra cittadini, rappresentanti economici e amministratori politici uniti dalla voglia superare l’impasse, di mettere la parola fine su una vicenda ritenuta superata oramai dai fatti ma che sta lasciando indietro Vicenza. Non male per un mercoledì qualsiasi e afoso di luglio; anzi alla fine è un vero e proprio evento, considerata la trasversalità delle presenze.

Ascolta il centro-destra: la delegazione del Pdl formata dai consiglieri comunali Francesco Rucco e Valerio Sorrentino, il consigliere-emissario leghista Daniele Borò (il sen. Paolo Franco ha dato l’adesione della Lega al confronto), l’ex deputato Giorgio Conte e l’ex presidente di Circoscrizione Marco Bonafede; interviene il centro-sinistra con Luciano Parolin, Adriano Verlato, critico su Variati ed il suo silenzio riguardo al documento. E poi ecco Zeffirino Filippi e Ingrid Bianchi, espressioni di un disagio diffuso. Alifuoco ricorda il suo No al Dal Molin e quando e perché ha deciso di rispettare le decisioni governative; racconta le reazioni al documento, da quelle favorevoli delle istituzioni, agli attacchi veementi subiti dal Presidio («ho scoperto di essere stato esposto in internet al pubblico ludibrio»), al Sì sommesso di una zona grigia che sembra maggioranza però fin troppo silenziosa. Ci va giù pesante contro le violenze del 4 luglio, sulla pretesa del movimento «di dettare la politica estera della Nazione», sulla decisione dell’amministrazione di riproporre in consiglio comunale l’ipotesi di via Moro: «È una perdita di tempo, dimostra che non si sa più cosa fare».

Gli interventi sono numerosi, i meno teneri sono proprio i cittadini ma non è serata di polemiche e di contrapposizioni ideologiche. Servono passi indietro da parte di tutti, lasciando il racconto della lunga querelle ai posteri. E serve soprattutto una fase 3, quella delle adesioni di tutte le associazioni economiche, della nascita di un movimento che coinvolga i partiti e la gente. «Il nostro è un documento concreto, di pacificazione. È tempo di cominciare a discutere del nostro futuro». A settembre probabilmente la prima assemblea, intanto c’è uno spazio da riempire. E stando alle prime reazioni, ufficiose ma entusiaste, di Borò e Bonafede, non è detto che agosto passi invano.

Roberto Luciani
da Il Giornale di Vicenza del 24 luglio 2009; pagina 17

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6 Commenti a “Il “Patto per Vicenza” comincia il suo cammino”

  • gorgorogorgorogorgo scrive:

    Chissà cosa significa quel:
    “Meno teneri invece i cittadini…”
    Ohibò, sarano mica tutti mestatori comunisti no-global antidemocratici apostati atei e magari musulmani?

  • tomtom scrive:

    “Erano in 50 tondi tondi” … “Non male per un mercoledì qualsiasi e afoso di luglio; anzi alla fine è un vero e proprio evento, considerata la trasversalità delle presenze.”

    Stando all’entusiasmo del GdV per i 50 tondi tondi allora dovremmo aspettarci che d’ora in avanti qualsiasi evento di queste dimensioni, qualsiasi festicciola di quartiere, qualsiasi assemblea pubblica di qualsiasi comitato, e aggiungerei qualsiasi assemblea di condominio, venga accolto allo stesso modo.
    Oppure ci sono assemblee di 50 persone più importanti di altre assemblee di 50 persone? Se è così, quali sono i criteri di scelta?

    “E serve soprattutto una fase 3, quella delle adesioni di tutte le associazioni economiche, della nascita di un movimento che coinvolga i partiti e la gente.”
    Questo lo aggiunge addirittura il GdV, l’imparziale GdV, il democratico GdV!!!

  • Jones scrive:

    Caro Tomtom,
    lei ha ragione.
    E’ ora di finirla che a Vicenza una piccola combriccola, un comitato di bastiancontrari, condizioni l’agenda del Sindaco.
    Cosa dobbiamo fare, un referendum ogni volta che vogliamo pisciare?
    Basta. La gente vota perchè la città venga amministrata, non perchè la miniminoranza tenga alla corda l’amministrazione.

  • admin scrive:

    Caro Jones,
    non ho censurato nessuno. Ero in montagna per staccare un po’. E ho cominciato a moderare i commenti solo ora. Punto. Come vedrà i suoi commenti sono tutti pubblicati.
    Marco Milioni

  • Jones scrive:

    Prima c’erano, poi non c’erano più, poi mi sono lamentato e sono ricomparsi.

  • Renato scrive:

    ciao ragazzi se fosse per me estenderei il pat fino a montecchio maggiore visto che abito li. Vorrei che la città allargasse i suoi confini politici e ideologici e cosi integrando scelte comuni e condivise su temi di viabilità,sanita, turismo e servizzi in generale.Chiedo più fatti e meno parole per una reale integrazione con i comuni limitrofi. Sicuramente Vicenza avrebbe più peso sociale e ragionerebbe da città metropolitana.Ma ripeto non basta parlarne bisogna agire per il bene comune.I nostri politici sono li per questo e non per altre cose…. sveglia siamo fermi.

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