Archive del 16 luglio 2009

Il cammino del Pat

(m.m.) La giunta del comune di Vicenza continua il suo ciclo di incontri dedicati all’ascolto dei cittadini in previsione della redazione del nuovo strumento urbanistico generale, il Pat. Contestualmente sempre la giunta sta illustrando alla cittadinanza le linee guida che ha identificato per questo percorso. Ieri c’è stata la serata dedicata all’analisi ambientale. Francesca Lazzari, Ennio Tosetto e Antonio Marco Dalla Pozza (rispettivamente assessori al territorio, ai lavori pubblici e all’ecologia) hanno parlato davanti ad una ottantina di spettatori in un auditorium Canneti semideserto e torrido. Sono stati illustrati alcuni propositi tra i quali il potenziamento di alcuni parchi cittadini e della viabilità ciclopedonale, la volontà di porre un limite alle edificazioni e contestualmente sono state illustrate le maggiori criticità sul piano delle bonifiche ambientali. Uno dei momenti caldi della serata si è verificato quando due residenti della zona di Settecà-Vicenza est si sono lamentati (in rappresentanza di cinquecento cittadini) dei cattivi odori prodotti dalla vicina centrale del latte. I due hanno duramente contestato le lentezze del comune nell’affrontare il problema lamentando di non essere mai stati ricevuti dall’assessore Dalla Pozza. Durante la serata i membri della giunta sono stati sottoposti ad una lunga serie di domande. Tra queste spiccano quelle dell’ingegner Carlo Lòro (ex superconsulente dell’ex sindaco enrico Huellweck poi andatosene per dissidi con lo stesso Huellweck), quelle di Alessio Mannino del magazine Vicenza Più unitamente alle considerazioni di Fulvio Rebesani (comitato contro l’abusivismo edilizio). Lòro ha chiesto lumi sui fondi che la società autostradale Brescia-Padova avrebbe dovuto accantonare per cofinanziare la chiusura del vecchio depuratore di Sant’Agostino e il relativo collegamento al nuovo di Debba. Mannino ha puntato i riflettori sull’aumento dei tributi legati agli oneri di urbanizzazione e costruzione che da una decina d’anni non vengono aggiornati e sulla questione della realizzazione di un possibile inceneritore. Mentre Rebesani ha posto due questioni spinose. Primo, la ventilata ipotesi di un accordo col gruppo Ingui per la cessione al privato dell’attuale terreno che ospita il vecchio tribunale in cambio di un’area in zona San Felice nella quale il comune vorrebbe realizzare una struttura civica. Secondo, l’accordo con Vicenza Futura-Maltauro per il nuovo stadio di Vicenza. Un accordo che secondo Rebesani potrebbe rischiare di essere troppo vantaggioso per il privato e poco per il comune. I relatori si sono limitati ad alcune risposte generiche, ripromettendosi di essere più precisi in futuro. In merito alla vicenda Ingui poi la Lazzari ha precisato di non essere a conoscenza di alcun accordo in divenire. Frattanto a palazzo Trissino si mormora di un ritorno in grande stile proprio del gruppo Ingui sulla scena locale. Più nel dettaglio si tratterebbe di una discesa in campo del re del mattone berico come editore di un quotidiano o di un settimanale, pensato per contrastare un GdV finito ormai al raggruppamento imprenditoriale avverso, quello che fa capo alla Maltauro. Compagno di cordata di Ingui (e forse ideatore della iniziativa) sarebbe Nicola Amenduni, patron delle “Acciaierie Valbruna”. Come direttore si vocifera dell’attuale numero uno del GdV Giulio Antonacci, che a fine anno dovrebbe ricevere il ben servito dalla attuale proprietà del GdV (si parla al suo posto di Ario Gervasutti, oggi a Il Gazzettino). Ma quando debutterebbe la nuova testata? La logica vorrebbe l’estate o l’autunno del 2011, forse dell’inverno 2012. Un orizzonte temporale utile ad avere nel mirino mediatico la nuova battaglia per il predominio in confindustria e la corsa a sindaco di Vicenza nel 2013. Attualmente il prototipo editoriale porterebbe la sigla di Vicenza Sette, ma non è detto che il nome sarà mantenuto.

Divieto di sorvolo

Sulla stampa locale di lunedì 13 luglio (precisamente su Il Giornale di Vicenza, nde) sono apparse alcune foto dall’alto che mostrano lo scempio in corso all’interno dell’area del Dal Molin: prati sventrati, grandi alberi abbattuti. Il cantiere distrugge la più grande area verde a nord della città. Ma ciò che è più importante è l’annuncio (giornalistico, nde) legato a queste fotografie, nel quale si spiega che queste sono le ultime foto scattate dall’alto perché presto interverrà, come per la caserma Ederle, il divieto di sorvolo dell’area. E la nuova pista rototraslata che il commissario Costa ha promesso alla città? A chi servirà, dunque, se per i voli civili ci sarà il divieto di sorvolo? Il cerchio si chiude. La nuova pista sarà utilizzata da velivoli militari a decollo verticale, come aveva annunciato lo stesso commissario, mentre sarà interdetta – a causa del divieto di sorvolo – agli aeroplani civili. Del resto le planimetrie statunitensi parlano chiaro: nelle loro intenzioni le recinzioni dell’area militare ingloberanno tutto il Dal Molin e non soltanto una parte. Gli statunitensi – per bocca del loro servile passacarte veneziano – mentono e i vicentini pagano la pista militare e gli altri servizi.

da: www.nodalmolin.it
link originario: http://www.nodalmolin.it/spip.php?article422

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