Archive del 15 luglio 2009

Ricettatori di Stato

Vorrei parlare di politica di Partito Democratico, di primarie e di tregua, sapete che la tregua è una pausa in una guerra, c’è la guerra, poi c’è la tregua, poi ricomincia la guerra, le tregue definitive sono trattati di pace, questo è importante sempre per l’uso delle parole che dobbiamo preservare perché quotidianamente le parole vengono violentate per portarci fuori dalla realtà, per depistarci.

LEGGI L’INTERO POST DI MARCO TRAVAGLIO

Grillo e il PD

Patto atlantico, piatto berico

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(m.m.) Il “patto per Vicenza” promosso da Ubaldo Alifuoco, Mario Giulianati e Franco Figoli (quest’ultimo mi è talmente ignoto che non so nemmeno dove gli cada l’accento) ha scatenato un vespaio mediatico. Sarei poco sincero se non ammettessi di avere criticato severamente la proposta. Ma stavolta non si potrà sostenere, che è la solita iniziativa in solitaria di quei bastian contrari de La Sberla. I No Dal Molin hanno puntato i piedi con una nota molto dura pubblicata sul loro sito. Di tenore simile l’intervento del consigliere comunale Cinzia Bottene (della civica Vicenza Libera) durante l’assise municipale. Che dire poi di una autentica rasoiata a firma dell’editorialista Giuliano Zoso sul Corriere Veneto? I rilievi alla fine vanno a parare sempre nella stessa direzione. Ci sono interessi occulti che si vogliono coprire con questo documento? Siamo sicuri che tanta attività da parte dei tre alfieri del patto atlantico non sia in realtà un espediente per mascherare appetiti da piatto berico? La cosa è ben strana. Dopo le spaginate su Alifuoco & friends da parte del GdV, il quale auspicava ampio dibattito sulla materia, lo stesso quotidiano ha de facto incerottato la discussione. Come mai? Dov’è finito il piatto? Dove i camerieri?

Google arriva Chrome Os. Ma non è Linux

igor-zanza-blog1.jpgSchierarsi per un sistema operativo o per un altro al bar con la stessa foga con la quale si dicute il lunedì davanti al cornetto e alla Gazzetta. È avvenuto nel bar sotto casa mia quando Il Corsera, assieme ad altri quotidiani, ha dato la notizia per cui Google sarebbe pronta a lanciare il suo sistema operativo. Un sistema operativo che secondo i propositi del colosso di Montain View dovrebbe avere le carte in regola per contrastare i prodotti Microsoft. Per cercare di avere un punto di vista un po’ diverso però rispetto alle cronache dei maggiori giornali ho pensato di sentire il parere di Igor Paolo Zolin (nella foto), esperto o appassionato come si definisce lui di sistemi operativi a sorgente aperta, in Inglese open source. Cosa che fa rima con Linux (nome completo Gnu/Linux). E non a caso Zolin è uno dei primi aderenti a LugVi, il gruppo di utilizzatori di software con architettura Linux, con base nel Vicentino.

Igor, allora hai letto sulla stampa l’annuncio dei vertici di Google? Che impressione hai avuto sulle prime?
«In linea di principio l’idea è buona. Ogni novità che smuova un po’ le acque del mondo dei sistemi operativi è ben accetta. Il predominio di un solo produttore non è mai salutare. Ma bisognerà attendere e valutare con attenzione ciò che realmente succederà».
Ovvero?
«Ci potrebbero essere risvolti poco chiari. Il management di Google parla di un sistema operativo assai più immune dai virus. Ma in realtà le macchine che installano il sistema sviluppato a Mountan View potrebbero diventare della macchine con uno scopo principale. Quello di indicizzare, per finalità in primis commerciali, il contenuto della memoria interna».
Che cosa intendi per indicizzare, ovvero per indicizzazione?
«Una tracciatura di profili elettronici relativi ai comportamenti assunti dall’utente: navigazione, modalità di navigazione, frequenza nella visita di determinati siti e altro ancora. In soldoni una specie di etichettatura del contenuto dei nostri pc».
Una condizione non proprio rispettosa della privacy quindi?
« Appunto».
Igor tu fai parte di una associazione molto attiva sul fronte della diffusione del software open-source. Il sistema operativo di Google, si dovrebbe chiamare Chrome OS, ha come punto di partenza proprio il nucleo di Linux. Si tratta di una apertura verso il vostro mondo?
«In linea teorica sì. Ma il nucleo di Linux, che i programmatori chiamano kernel, può anche essere la base di un prodotto chiuso. Ricordo a tutti che “open source” non è sinonimo solo di gratuito. Soprattuto è sinonimo di piena accessibilità al cuore del programma da parte di tutti. Rispetto questa libertà Google non ha dato alcuna garanzia».
Leggendo i giornali sembra che Google abbia posto con forza la volontà da parte sua di pensre ad un sistema operativo poco pesante e poco complicato. Adatto a computer anche non potentissimi, pensati o utilizzati con l’occhio fisso all’uilizzo per applicazioni legate al web. Si tratta di un elemento positivo?
«Direi di sì perché la cosa permette ai pc di diventare vecchi molto meno in fretta. E si parla di una vecchiaia che è spesso non dovuta a fattori tecnici, ma a meri fattori di mercato. Cioè a macchine che fanno più o meno sempre gli stessi lavori ma con programmi sempre più pesanti e costosi, i quali a loro volta richiedono componenti sempre più potenti ed altrettato costosi. Una rincorsa de facto fittizia che fa comodo ai produttori e meno agli utenti. Questo binomio tra invecchiamento precoce dei pc e rapida successione dei sistemi operativi ha fatto la fortuna di Microsoft e di molti produttori di computer amici di Microsoft. Vedremo con Google che cosa succederà. Ad ogni modo rispetto a questi big rimarrà sempre una sana quanto aspra conflittualità col mondo Linux. La nostra filosofia è radicalmente diversa. E non credo che con Chrome la storia cambierà di molto. Semplicemente sul mercato è arrivato un concorrente che può seriamente impensierire il monopolio di Microsoft.

Marco Milioni

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