Archive del 11 luglio 2009
I Trettré della politica berica

Ricevo e pubblico per intero
Se c’è una persona che non può essere tacciata di posizioni vicine alla attuale giunta comunale di centrosinistra, quella è la sottoscritta. Quindi liberiamo il campo da ogni possibile polemichetta da schieramento partitico. Oggi però sono rimasta lunarmente colpita quando sulla stampa locale (si leggano ad esempio Corriere Veneto e Giornale di Vicenza) ho letto delle lamentele di tre sghembi personaggi rispondenti al nome di Manuela Dal Lago (consigliere comunale e onorevole del Carroccio), Paolo Pecori (Udc, già difernsore civico durante la passata consiliatura) e Marco Zocca (ex assessore forzista al territorio e attuale consigliere comunale di minoranza in quota al Pdl). Ma di che cosa si lamentano i Trettré della politica berica? Sostanzialmente di non avere avuto accesso agli atti relativi al nuovo piano regolatore che il comune di Vicenza si appresta a redigere in questi mesi. Per il botta e risposta tra maggioranza ed opposizione rimando alle cronache dei giornali. Ma c’è un altro aspetto che mi preme considerare.
Come osano lamentarsi questi gnomi della politica? Come osa lamentarsi la Dal Lago che è stata uno degli sponsor della mia cacciata dal Carroccio proprio in virtù delle mie invettive contro i funzionari del comune “colpevoli” di non darmi le carte quando io consigliere comunale? Forse perché nei cassetti che volevo aprire c’erano i progetti degli amici suoi? E come osa lamentarsi Pecori, che da ex difensore civico non si è mai peritato di fare denunzia penale contro quei politici e dirigenti del comune che per anni mi hanno negato le carte quando siedevo in Sala Bernarda? E come fa a lamentarsi Zocca che da ex assessore al territorio non si è mai voluto accorgere che gli uffici negavano l’accesso alle carte sensibili alle minoranze, a partire dal caso Dal Molin? Che ne dice Zocca del comportamento del suo ex collega azzurro tale Pietro Magaddino, immobiliarista di mestiere, libico di nascita, che da assessore alle aziende municipalizzate, ridendo, ebbe l’ardire di dirmi in faccia a margine di una commissione Aim: «Non è che noi non abbiamo le carte; è che non te le vogliamo dare».
Chi di diniego ferisce di diniego perisce… Come possono lamentarsi i Trettré della politica berica dopo tutte le malefatte e il malaffare che ha contraddistinto la miasmatica ed emorroidea era del sindaco analcolico biondo (semprebiondo) Enrico Hüllweck? Da che pulpito viene la predica? Sicuramente da un pulpito abusivo, realizzato senza pagare i dovuti oneri di urbanizzazione. A essere cinici, l’attuale giunta avrebbe il dovere morale di rendervi non solo pan per focaccia. Ma avrebbe il dovere morale di negarvi tutto, anche di andare al gabinetto durante l’assise municipale; consiglio che l’ex presidente dell’assemblea, il colonnellissimo Sante Sarracco (alias «nonno Predappio»), era uso chiudere o gestire «d’imperio». Sì, è proprio così. Anche il gabinetto vi dovrebbe essere negato durante i consigli; cosicché, possiate estinguervi per stipsi, politica si intende. Voi non avete il diritto di dire nulla. Potete solo ambire a meritare «disprezzo umano prima che politico» (uso le parole sacrosante che l’ex consigliere Emilio Franzina rivolse all’ex sindaco di Vicenza). Potete solo stare in silenzio, facendo finta di provare un sentimento, la vergogna, che assieme al vostro pudore, avete svenduto con un appalto truccato. Senza gara pubblica. In ultimo. Se qualche ardito con la toga o qualche pusillanime pensasse di appiccicare a questo scritto il cerotto della diffamazione a mezzo stampa si fermi e non perda tempo. Ricordo a tutti che un magistrato di Vicenza, in una querelle legale Daniele Apolloni (ex Lega), contro Stefanone Stefani (lo specialista in rutti della Lega), archiviò la posizione di quest’ultimo perché il «faccia di merda» rivolto da Stefani ad Apolloni era da considerare critica politica. Al cospetto di cotanta critica politica la mia invettiva non è che un cotillon.
Vicenza, 11 luglio 2009
Franca Equizi
Futurologia post berlusconiana
Cade Berlusconi. Iniziano le consultazioni. Fini fallisce, perché non riesce a convincere tutto il Pd a entrare nel governo di unità nazionale per fronteggiare la crisi economica. L’incarico viene dato a Draghi, che gode del consenso di Napolitano, di tutto il mondo industriale e finanziario, dei sindacati e perfino della Cgil. E dell’appoggio parlamentare del centro destra (Lega esclusa) e del centrosinistra (solo D’Alema scettico, resta fuori…). Riesce. Camera e Senato non battono ciglio. Napolitano, in modo istituzionalmente estemporaneo, fa un discorso televisivo a rete unificate (private incluse), dove celebra la nuova unità d’intenti di tutti gli italiani “strettisi intorno al Nuovo Governo della Repubblica nata dalla Resistenza”. Draghi – si legge sui giornali – dovrebbe portare l’Italia alle elezioni, non prima però di aver fatto alcune riforme, tra cui quella elettorale. Ma nessuno dice come e quando…

     
     
     
Rubrica di
Alessio Mannino