Archivio di giugno 2009

«Vicenza volley, evasa Iva per un milione»

Quasi un milione di euro. A tanto ammonterebbe, stando alle prime risultanze investigative, l’Iva evasa grazie alle fatture per operazioni inesistenti di cui hanno goduto, fra il 2006 e il 2007, le società “Vicenza volley” e “Più sport”. Per quella documentazione gonfiata o fittizia, il pubblico ministero Paolo Pecori ha iscritto sul registro degli indagati l’ex general manager della società di pallavolo vicentina Giovanni Coviello, e i fratelli Diego e Antero Fontana che con lui, fra il 2004 e il 2007, avevano ruoli di amministratori della società. Sono accusati di aver dato vita ad un’associazione per delinquere finalizzata all’utilizzo di fatture fasulle.

L’indagine della compagnia di Vicenza della guardia di finanza, comandata dal capitano Tommaso Commissione, è in pieno svolgimento. Fra giovedì e venerdì le fiamme gialle hanno perquisito le abitazioni dei tre indagati e le sedi delle società (quella sportiva, al palasport di via Goldoni 12, e quella legale in corso Fogazzaro 34), sequestrando documentazione che è ora al vaglio. Altro materiale era stato controllato nelle settimane scorse, quando l’attività era iniziata sotto forma di accertamento fiscale dopo che la finanza aveva ricevuto una nota dai colleghi di Napoli. Il motivo? In Campania erano state trovate fatture a favore della società conosciuta come Minetti in odore di illegalità.
Dai primi riscontri, relativi agli anni fiscali 2006-2007, è emersa un’evasione dell’Iva per più di 900 mila euro. I finanzieri stanno ora spulciando i due anni precedenti per avere un quadro completo, ma è evidente che se i sospetti saranno confermati l’ammontare delle fatture per operazioni inesistenti potrebbe aggirarsi complessivamente su parecchi milioni di euro.

I tre indagati, assistiti dagli avv. Marco Dal Ben e Renzo Fogliata, sono certi di aver operato con correttezza. Ieri Coviello ha fatto sapere di essere ovviamente scosso, ma sereno, perchè «non ho tratto alcun vantaggio economico dai più di 15 anni passati nel volley vicentino, in cui anzi ho impegnato tutte le mie risorse personali e di famiglia. Ho sempre fornito agli sponsor visibilità. Ho collaborato e continuerò a farlo con gli inquirenti. Sono certo che anche Diego e Antero Fontana hanno agito solo per la passione per il volley vicentino».
Nel dettaglio, Coviello e i fratello Fontana – tutti e tre personaggi conosciuti nel mondo sportivo vicentino da molti anni – potranno chiarire le loro posizioni al magistrato, se decideranno di farsi interrogare. La finanza sospetta che parte delle società che sponsorizzavano la squadra pallavolo e le società ad essa legate gonfiassero le fatture per averne un ritorno economico sotto forma di sgravi fiscali. I vicentini, accettando questo meccanismo, avrebbero a loro volta emesso o utilizzato delle fatture per importi non corrispondenti al vero, con un vantaggio per i loro conti oltre che per gli stessi sponsor.
È per questo che gli inquirenti stanno spulciando la mole di documenti fiscali che si riferimento al quadriennio interessato alle indagini, mentre l’attuale società – che si è vista retrocedere la squadra in serie A2 -, la “Joy volley Vicenza”, risulterebbe estranea all’inchiesta. Da quest’ultima società Coviello si è recentemente dimesso dai ruoli di consigliere e di general manager, in seguito anche alla prima indagine fiscale dei militari. Per i finanzieri servirà almeno qualche settimana per fare chiarezza sulla contabilità del volley vicentino. Al termine degli accertamenti sarà possibile avere un quadro più chiaro delle accuse.

Diego Neri
da Il Giornale di Vicenza del 14 giugno 2009; pagina 15

I giovani vecchi e i vecchi giovani


I Lost hanno contribuito a svecchiare il panorama musicale. Ci sono band che calcano le scene da anni e sinceramente i grandi vecchi del rock hanno stufato». Ho sentito questa stronzata su una radio di merda della quale non farò il nome. Parlava della band thienese Lost, «vera rivelazione del panorama europeo». Mica cazzi… Ecco. Ora tanto per un assaggio ascoltate la differenza tra un gruppo di vecchi derelitti che si chiamano Deep Purple (video in alto) con i giovani ed «energetici Lost». Ma energetici dove che con un cazzotto il chitarrista dei Purple li stende tutte quelle mezze seghe musicali? Ovvio che è assurdo paragonare dei mostri sacri come gli inglesi Deep Purple alla band di Thiene che non tiene il palco e che si tiene solo grazie ai flash di ragazzine di plastica che ne sanno di musica come il Berlusca di etica. Ma questo giovanilismo d’accatto che ha contagiato anche chi giovane non lo è più mi ha rotto le palle. Non è l’anagrafe che fa grandezza di un’artista; sfido il chitarrista dei Lost a suonare a fine carriera (e a comporre senza aiutini esterni) come Steve Morse, chitarrista dei Purple. Questo ovviamente non è uno sfogo contro i Lost ai quali auguro ogni bene. È uno sfogo contro questa tendenza maledetta alla patina e alla uniformità. Negli anni Settanta facemmo il grande errore di conformarci per ribellarci. Oggi arriviamo all’assurdo per cui i giovani si ribellano al fine di conformarsi. Solo che quarant’anni fa il risultato artistico fu eccelso. Oggi è un cesso.

Un vecchio con le palle

La fregatura dei fondi pensione


Prima o poi i nodi vengono al pettine. Infatti è ormai ufficiale che nel 2008 i fondi pensione azionari hanno bruciato il 24,5% dei soldi affidatigli, una perdita che si cumula a quelle del 2007. Ma anche in generale la previdenza integrativa ha fatto peggio del Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Tu puoi quindi vantarti di avere consigliato bene gli italiani al momento della scelta cruciale. Infatti giusto due anni fa, presentando il mio libro “La pensione tradita”, gli dicesti chiaro e tondo che era meglio tenere il TFR in azienda. Chi ha fatto così, è felice come un papa. Non ha perso neppure un euro e la sua liquidazione aumenta di giorno in giorno. Il TFR è infatti un capolavoro di sicurezza. Contro di questo muoveva una alleanza incestuosa: politici di governo e di opposizione, sindacati e confindustriali, alleati a banchieri, assicuratori e gestori. Gli davano man forte economisti tutti più o meno con conflitti d’interesse: Marcello Messori, Riccardo Cesari, Elsa Fornero ed altri.

I giornalisti economici obbedivano premurosi agli ordini ricevuti, ripetendo come pappagalli che bisognava aderire in fretta alla previdenza integrativa. Ricordo due soli che onestamente difesero il TFR e quindi i lavoratori: Giuseppe Altamore su Famiglia Cristiana e Oscar Giannino su Libero Mercato. Ma c’è di peggio: un obiettivo storico del movimento sindacale fu sempre il principio “stesso lavoro, stesso salario”. Ebbene, i sindacati confederali hanno concordato una paga inferiore per chi si tiene il TFR. Non gli fa gioco e quindi va punito, perdendo il cosiddetto contributo del datore di lavoro. Che comunque è una polpetta avvelenata.

Ma la battaglia non è vinta, perché ci sono trappole a ogni piè sospinto. Per saperne di più c’è il mio sito al Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino. Le banche, la stessa Posta e i promotori finanziari continuano a rifilare polizze vita, fondi pensione aperti e piani individuali pensionistici (pip). Tutti modi per perdere soldi, anche per chi ha salvato il TFR. Infatti per la sicurezza economica nella propria vecchia, la regola è semplice. Risparmiare sì, ma evitare qualunque prodotto previdenziale. E ovviamente nessun ripensamento per il TFR. Il consiglio che desti due anni fa vale adesso come allora. Alla prossima… e speriamola positiva.

Beppe Scienza
da: www.beppegrillo.it

Vicenza by night

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(m.m.) Una pattuglia dei carabinieri, due dei vigili urbani di Vicenza, due della Military Police delle Ederle e una gazzella  della questura (la presenza di quest’ultima è da accertare) sono intervenute ieri sera verso le 23 in viale San Lazzaro proprio davanti la vecchia sede de Il Giornale di Vicenza. Le forze dell’ordine sono giunte sul posto (vedi foto), a causa del comportamento inurbano di alcuni giovani militari della Ederle; questo si evince dalle testimonianze di diversi passanti. La situazione si è risolta dopo due ore abbondanti. Nell’occasione i vigili urbani berici hanno redatto un verbale di servizio. Stamane invece voci circolate a palazzo Trissino parlavano di una serie di mini risse, sempre causate da militari Usa, in piazza San Lorenzo; liti avvenute sempre nella notte fra giovedì e venerdì. La circostanza è tuttora da verificare. Rimane da capire come mai gli agenti abbiano impiegato così tanto per far tornare la calma. Sui giornali locali oggi la notizia relativa a viale San Lazzaro non è comparsa. La giunta di Vicenza, da cui dipende la polizia municipale, non ha rilasciato alcun comunicato.

L’Aim, il sindaco e gli avariati

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Dall’aprile del 2007 non c’è pace in casa Aim. All’epoca la procura berica indagò i vertici di San Biagio, tutti in quota al centrodestra. Sono passati due anni. È cambiata la maggioranza, adesso governa il centrosinistra, ma le tensioni rimangono. Soprattutto perché attorno e dentro Aim si sta nuovamente giocando una partita giocata sul crinale tra potere politico, economico e giudiziario.

L’AFFONDO DI ZOSO. Alcune settimane fa Giuliano Zoso, ex parlamentare Dc ed opinionista del Corriere Veneto, aveva lanciato un siluro nei confronti del cda di Amcps. In seno a quest’ultimo infatti era stata redatto uno studio che aveva un obiettivo preciso (almeno a leggere controluce le parole di Zoso): quello di evitare il mantenimento di Aim nel recinto comunale, favorendo nello specifico le dismissioni dei rami produttivi. Rami che sarebbero quindi finiti a quel drappello di industriali che fa capo al Gruppo Valbruna. Lo scenario è arcinoto. Ne hanno aprlato a vario titolo Corriere Veneto, Vicenza Più, Canale 68 e La Sberla.

IL PIANO. In questo contesto si inserisce il famoso piano Aim voluto dal presidente di San Biagio Bob Fazioli. Uno dei cardini del progetto prevede il trasferimento di proprietà di reti e servizi dal comune ad Aim. Si tratta di una partita non solo industriale ma anche finanziaria perché con più patrimonio in pancia Aim allenterebbe la morsa del monte debitorio e potrebbe chiedere fidi più facilmente alle banche. Al contempo rimarrebbe pubblica, senza il pensiero di dover vendere i gioielli di famiglia per onorare l’impegno con le banche. Si tratta di un passaggio delicato ovviamente perché l’operazione è de facto un regalo del comune ad Aim. La pietra dello scandalo sono quei cento milioni di euro di indebitamento che secondo il centrosinistra sarebbero stati causati da una gestione allegra della multiutility quando governava il centrodestra. Uno stato delle cose che aveva a più riprese generato le ire della ex consigliera comunale Franca Equizi: «La questione fondamentale è che c’è una indagine della procura in corso che ormai si trascina da due anni. Se il maxi debito di Aim è stato cagionato da condotte penalmente rilevanti e gli inquirenti vanno al rallentatore il maltolto non sarà mai restituito alla città. Ovvio che per risistemare Aim dovrà pagare il comune. Alias Pantalone».

LO SCENARIO. Sicché stando alle voci che filtrano dagli uffici degli assessori sembra che da tempo il sindaco Achille Variati si sia rassegnato a considerare irrecuperabili quei fondi che hanno abbandonato la ex municipalizzata a causa di comportamenti leggeri del vecchio management. Così in quest’ottica, anche grazie alla opposizione in aula del centrodestra che incalza il sindaco per i suoi tentennamenti, i fautori dello smembramento di Aim hanno ricominciato a farsi avanti.

In queste settimane Variati ha potuto contare su un Partito Democratico che è rimasto nei ranghi. Almeno sembrerebbe. Diversa invece la posizione che potrebbe essere assunta dai consiglieri che fanno capo alla sua lista personale. Un primo segnale è arrivato dalla uscita pubblica di Gianni Rolando sul GdV del 10 giugno. Un’uscita che mette un freno alla parte principale del piano Aim voluto da Variati, ovvero quella della cessione delle sedi e delle reti alla spa.

LA MANOVRA. Frattanto sempre a palazzo Trissino e dintorni si parla di una vera e propria azione di lobbying da parte di esponenti della Valbruna nei confronti di una compagine trasversale di consiglieri. Tra questi ce ne sarebbero diversi della lista di Variati. Ma in che cosa consisterebbe la manovra? L’obiettivo sarebbe doppio. Il primo bloccare il piano per rendere momentaneamente più pesante la situazione debitoria di Aim. Il secondo sarebbe quello di accrescere a breve il numero di consiglieri (a destra come a sinistra) pronti per appoggiare il piano di dismissioni pensato durante la precedente amministrazione dall’avvocato Maurizio Borra e caro al gruppo Valbruna.

CONGIURA E DISSAPORI. Uno spunto del genere fra le altre rientrerebbe in quella manovra di corridoio a danno di Variati denunciata più volte dall’ex diessino Luca Balzi, oggi in sala Bernarda nelle fila del Pd. Per di più da oggi si parla a palazzo Trissino di una litigata furibonda tra lo stesso Variati e un consigliere comunale della maggioranza che sarebbe venuto a perorare la causa di uno slittamento della delibera per la cessione ad Aim delle reti e delle sedi già oggi utilizzati dalla spa ma di proprietà del comune. Il sindaco avrebbe ancora una volta risposto picche precisando al suo interlocutore di conoscere anche il nome degli assessori che più o meno segretamente caldeggerebbero il piano Borra.

Marco Milioni

Il Golpe strisciante, il golpe erectus e la Gestapo di Arcore

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Da oggi ho paura. Di più. Da oggi ricomincia la stagione della paura. Il golpe non è più strisciante. Sta camminando in posizione semi-eretta. Se le cronache parlamentari della stampa odierna sono veritiere ci aspetta un quadriennio di governo buio, livido con le tensioni sociali pronte ad essere imbrigliate con modalità non costituzionali. Parlo del cosiddetto «ddl intercettazioni». Un pacchetto che da tempo è al vaglio del parlamento e che 99 su 100 arriverà in aula blindato dal voto di fiducia. Le limitazioni al diritto di cronaca sono più o meno note. Incluso il colpo inferto alla possibilità di pubblicare estratti delle intercettazioni medesime. Il diritto di cronaca è de facto completamente soffocato, fino a poco prima l’inizio del processo. Un tempo giornalisticamente infinito. Ma una operazione altrettanto sporca riguarda la copertura nei confronti dei servizi segreti. Se il disegno di legge passerà, sarà praticamente impossibile indagare sull’operato dei servizi anche quando questi dovessero muoversi non solo al di fuori del recinto costituzionale, ma pure contro l’integrità dello stato democratico. Un passaggio preciso della nuova legge infatti impedisce alla magistratura di intercettare i servizi, a meno di una autorizzazione del capo del governo. Che cosa succederebbe se una norma autorizzasse le inchieste sulla mafia solo previa nulla osta dei mafiosi? Tutto ciò si somma alla porcata cucinata dal Csm alla fine di gennaio in relazione all’affaire De Magistris-Salerno. Pare una aberrazione. Però è questa la strada che stiamo imboccando.

E voglio essere chiaro facendo un esempio. Ipotizziamo che un premier veda a rischio la sua leadership a causa di un oppositore politico molto autorevole. Ipotizziamo che quel premier decida di farlo fuori tramite i servizi segreti. Si arriverebbe all’assurdo per cui se una procura della repubblica dovesse sospettare di qualche 007 e decidesse di intercettarlo, non potrebbe farlo senza l’autorizzazione del mandante di quell’omicidio politico. Questa è una estremizzazione del concetto, ma la logica è questa. E che dire se un gruppo di 007 fedelissimi allo stesso premier cominciasse una raccolta abusiva di informazioni, dati patrimoniali, conversazioni di alleati ed oppositori nelle istituzioni? E se per dare più credibilità al tutto si facesse esplodere pure qualche bomba, magari di qualche inaferrabile Osama italiano? Paradossalmente si potrebbe arrivare a spiare, ricattare o minacciare anche il capo dello Stato, la corte costituzionale. Fino ai tribunali. L’impianto pensato a palazzo Chigi dal duo Silvio Berlusconi Niccolò Ghedini consente potenzialmente tutto ciò. Uno scenario non troppo dissimile da questo si materializzò il 10 giugno di 85 anni fa con l’omicidio di Giacomo Matteotti. Ricorrenza dimenticata dalla grande stampa, ovviamente.

Detto questo mi meraviglia il quasi silenzio di una grandissima parte delle minoranze e della magistratura. A partire da quel Francesco Rutelli, capo del comitato di controllo sull’intelligence, che non si capisce bene da che parte stia. Ovviamente io non posso sapere di preciso dove andrà l’Italia nei prossimi anni. So solo che se prenderà una brutta strada, gran parte della colpa sarà di chi nell’opposizione oggi rimane in silenzio. E l’altro colpevole agli occhi della storia, se rimarrà inerte, sarà il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Che da oggi ha il dovere morale di mettersi di traverso e di cominciare a “picconare” di fronte a provvedimenti come il «ddl intercettazioni». Se non lo fa allora è perché… (“OMISSIS”). Purtroppo tutta questa accondiscendenza mi ricorda l’ascesa di un altro regime. Quello fascista. Con tutti i distinguo del caso; per ogni delucidazione in materia chiedete a Massimo Fini. E correggetemi se sbaglio, per carità.

Aggiungo un altro rilievo. Io non credo tanto alle parole del governo quando afferma che la crisi in Italia si senta poco. Io penso che ci siano ampi strati della popolazione che vivono male. Io credo che una forte ondata di malcontento possa essere alle porte. Ecco spiegati i soldati per le strade. La stretta sull’informazione. La mancata approvazione delle norme anti-riciclaggio. Insomma, il tentativo di eradicare il dissenso. E infine la nuova Gestapo in salsa Arcore. Ai blogger do un consiglio. Fate in modo che i computer che fisicamente ospitano il vostro sito siano dislocati fuori dall’Italia. Può essere un piccolo aiuto per eludere una norma sempre più liberticida. Agli editori e ai giornalisti affermati che abbiano un briciolo di responsabilità chiedo: fondate all’estero una piccola testata, una tv o una radio, anche solo elettronica. Magari in Svizzera o in Austria. Insomma a pochi passi dai confini. Potrebbe essere la nostra radio Londra. Un piccolo escamotage. Una piccola speranza per una situazione ormai insostenibile. Che però gli italiani si meritano. Forse interamente. E piano piano il golpe diventa erectus.

Marco Milioni

Papi, Letizia e i clan

sb01.jpgA Napoli gli investigatori della Direzione Antimafia stanno indagando sui possibili collegamenti fra Elio Benedetto Letizia, il padre dell’ormai celebre Noemi, e il ceppo che a Casal di Principe ha visto per anni egemone il clan capitanato da Armando, Giovanni e Franco Letizia, gruppo di fuoco del boss Giuseppe Setola, area Bidognetti. Tutti alleati degli Scissionisti di Secondigliano. Qui, nella attesa di sviluppi giudiziari, proviamo a mettere in fila alcune impressionanti coincidenze, con le tessere di un puzzle che vanno al loro posto una dopo l’altra. Ed un Paese che, se le ipotesi investigative fossero confermate, si troverebbe a dover raccogliere la sfida finale.

LEGGI L’INTERO ARTICOLO DI ROSITA PRAGA

L’Idv crescerà ancora solo se non fa sconti

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Alle ultime europee non sono andato a votare. Da anni un mix di delusione e profonda disillusione nei confronti della cosiddetta democrazia e della cosiddetta politica mi ha tenuto lontano dalle urne. Ovviamente in molti dissentiranno. Ma non si può obiettare che io abbia le mie buone ragioni. Invito tutti a leggere l’ultimo numero de La Voce del Ribelle. In un articolo molto denso e ben scritto Alessio Mannino muove argomentazioni che in gran parte sono le mie. Debbo dire però che ho osservato comunque con molta attenzione lo sviluppo della campagna elettorale. Un po’ per necessità professionale, un po’ perché comunque le elezioni sono uno specchio antropologico molto fedele della nostra condizione umana.

Così, in questa sarabanda di dati, di comizi e di flussi elettorali sono rimasto positivamente impressionato dalla campagna dell’Italia dei Valori. La settimana scorsa sono rimasto un’intera giornata con Luigi De Magistris durante la sua tappa in terra berica e ho potuto apprezzare attorno a lui un gruppo di persone semplici, oneste che fanno proposte chiare. Spesso condivisibili. Dell’Idv inoltre apprezzo una perculiarità percepibile appena in nuce. Ovvero quella di movimento che cerca di affrancarsi dalla nefanda logica destra sinistra: un giochino dei bussolotti grazie al quale le elite comandano dando l’impressione ai poveracci di contendersi la gestione della res publica.

Dalle urne il partito di Antonio Di Pietro esce raddoppiando il suo peso. Passando indicativamente da un 4% ad un 8% su base nazionale rispetto alle nazionali dell’anno scorso. Luigi De Magistris, l’ex magistrato che in Calabria ha provato ad aggredire uno dei centri di potere delle tanto vituperate a parole elite intoccabili, ha sorpassato lo stesso Di Pietro come numero di preferenze. Insomma. Oggi anche coloro che hanno trattato con superficialità l’Idv, definendola col nomignolo di partito della protesta (espressione vuota peraltro) si sono dovuti ricredere. E così sono cominciate le sirene che chiedono la normalizzazione dell’Idv, ovvero un suo snaturamento previa passaggio nelle pastoie della peggior politica.

L’esempio più lampante lo si legge sul Corsera di oggi. In un articolo apparentemente intriso di modestia e buon senso Pigi Battista, uno dei nemici giurati di Marco Travaglio, giornalisticamente parlando, lancia un appello chiaro. Un appello che più o meno suona così: “Caro Di Pietro. Complimenti per essere cresciuto. Ora devi decidere cosa fare da grande. Se ti normalizzi. Se accetti il gioco della democrazia come la intendiamo noi. Come la intendono i miei capi, allora anche tu potrai sederti al tavolo del potere. Ma prima dovrai normalizzarti”. Dove normalizzazione significa l’abbandono, magari progressivo, magari mascherato per non dare noie all’elettorato, di una politica fatta in primis di buon senso e rigore etico. Elementi incompatibili con un mondo dominato da interessi occulti che paradossalmente tutti conoscono. Battista ha comunque ragione quando afferma che l’Idv oggi si trova ad un bivio. Lo dice peraltro pure Marco Travaglio nell’intervista pubblicata ieri sul blog di Beppe Grillo. Si tratta di un momento importante. Silvio Berlusconi potrebbe governare ancora per quattro anni. Con i risultati scarsi che tutti possiamo immaginare, benché mimetizzati dal suo enorme potere mediatico.

L’Idv in questo momento non deve togliere il piede dall’acceleratore della contestazione nei confronti del governo. Ha una prateria davanti a sé. C’è un pezzo di scontenti del Partito Democratico che sono sempre più insofferenti verso i giochini che i vertici del partito fanno con gli avversari. c’è una Lega, in realtà è un marchio di proprietà del Cavaliere, che ottiene consensi ma che sta già esaurendo la spinta perché non si può protestare contro il sistema quando se ne è parte attiva ed integrata. Quando le vituperate poltrone romane fruttano consenso, soldi, affari proprio con coloro che sono accusati di «affamare il Nord». Insomma l’Italia dei Valori ha davanti a sé quattro anni per far sentire le sue ragioni in modo sincero ma inflessibile. Lega, Pd ed alcuni piccoli settori di destra e sinistra alternativa sono il suo bacino di crescita. Non tanto perché si debbano andare a prendere i voti a qualcun altro, quanto perché le istanze umane e sociali di quelle persone sono ormai solo fintamente rappresentate dai signori delle tessere che continuano ad ingannare coloro che dovrebbero aiutare.

Per muoversi però in questa direzione il partito dovrebbe liberarsi da quelle scorie imbarcate non si sa come in certe zone d’Italia. A partire dalla Campania. Bisogna evitare la sindrome “De Gregorio”. Bisogna evitare di dare ascolto alle sirene, agli ex satrapetti, specie al sud, ma non solo, che spingono per inopportune alleanze con quei signori che nel centrosinistra, Bertinotti e D’Alema in primis, hanno deciso di derubricare la questione morale e quella dello strapotere di Mediaset a variabile indipendente della politica italiana. La crisi internazionale e le modifiche profonde che interessano il mondo di oggi aprono precise ma ristrette finestre temporali che gli storici scorgono chiaramente in quei momenti di transazione secca che chiamano cesure. Sta all’Idv ora decidere se ascoltare le sirene o raccogliere il frutto proibito. Non quello della bibbia, ma quello della conoscenza. L’Italia è un posto pieno di ingiustizie. A partire dai morti sul lavoro. Con un territorio e una eredità storica sull’orlo della svendita definitiva. E domani il bivio potrebbe essere già passato.

Marco Milioni

L’isola del tesoro. L’Isola di Valter

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Che cosa si nasconde tra le segrete carte del municipio di Isola Vicentina? È vero che nel suolo del comune dell’alto Vicentino sono celati i misteri di un pezzo del mondo delle cave del Vicentino? Che cosa mai può spingere un gruppo di big del centrodestra vicentino a cercare di «sabotare» la candidatura di un loro compagno di partito? Perché per la seconda campagna elettorale consecutiva, a livello provinciale, l’area politica di riferimento che va dall’ala della Lega vicina alla Dal Lago e agli ex Dc di Fi si è messa di traverso rispetto al candidato che i boatos di paese danno come più accreditato tra la popolazione elettorale?

LEGGI L’INTERO POST DI MARCO MILIONI

Foto, mine e trappoloni

Nessuno oggi è in grado di dire se il governo di Silvio Berlusconi riuscirà a sopravvivere al Noemi-Gate. Le centinaia di foto, scattate dal fotoreporter sardo Antonello Zappadu a villa La Certosa e offerte a una serie di giornali italiani e esteri per la cifra record di un milione e mezzo di euro, rappresentano una mina che potrebbe presto costringere il premier alle dimissioni. Accanto alle immagini che ritraggano il presidente del Consiglio mentre scende dagli aerei di Stato in compagnia del suo fidato menestrello Mariano Apicella, ve ne sono altre, spiegano gli inviati de “La Stampa” e del “Corriere della Sera”, Guido Ruotolo e Fiorenza Sarzanini, che immortalano l’ultima festa di capodanno in cui era presente, con altre giovanissime, anche la pupilla di Berlusconi, Noemi Letizia. E soprattutto vi sono scatti che riguardano la vacanza trascorsa in Sardegna, nel maggio del 2008, dall’allora primo ministro ceco Mirek Topolanek. In molte di queste immagini compaiono decine di ragazze in costume da bagno o in topless.

LEGGI L’INTERO POST DI PETER GOMEZ

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