La fame dei draghi

Da giorni le voci su un governo tecnico pronto a sostituire quello di Silvio Berlusconi si fanno sempre più incessanti. Che il piccino di Arcore se ne vada fuori dalle scatole può essere di gran sollievo viste le porcate che sta facendo e che ha fatto, unitamente ai suoi sodali. Ma certo non è accettabile che si sostituisca la corte del premier con la filiale italiana della Goldman Sachs; cosa che accadrebbe se si realizzasse l’ipotesi di un Draghi (o suo assimilabile) come capo dell’esecutivo. A tal proposito va ricordata una frase di Francesco Cossiga andata in onda il 24 gennaio 2008 durante Unomattina, seguitissimo programma di Rai Uno. Ecco le parole dell’ex presidente della Repubblica Cossiga: «Sembra che Mario Draghi, già socio della Goldman & Sachs, nota grande banca d’affari americana, oggi Governatore della Banca d’Italia sia il vero candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di un ‘Governo istituzionale’. Mario Draghi? Impossibile immaginarlo a Palazzo Chigi. È un vile affarista che venderà l’economia italiana… E così avrà modo di svendere, come ha già fatto quando era Direttore Generale del Tesoro, quel che resta dell’industria pubblica a qualche cliente della sua antica banca d’affari». D’altro canto che cosa ci si può aspettare dalle banche centrali? Esse sono fintamente pubbliche. Fanno prevalentemente l’interesse dei loro soci privati. Non vigilano. Di fatto sono le merchant bank delle merchant bank. A questo punto si vorrebbe sperare, ma c’è da essere pessimisti al riguardo, che non si verifichi quanto accaduto tra il ’92 e il ’96 quando strumentalizzando una vicenda sacrosanta (Tangentopoli e la moralizzazione della politica nella gestione della cosa pubblica) si trovò il modo di svendere ai soliti amici degli amici una bella parte dei gioielli di Stato, usando la scusa del debito pubblico (privatizzazioni risoltesi in un disastro). Cosa che viste le condizioni dell’economia italiana e dei debiti accumulati dai grandi speculatori internazionali che sull’Italia e altri potrebbero rifarsi, accadrà con ogni probabilità fra l’estate e l’autunno del 2011. Il debito che per carità esiste ed è enorme, ma non va ripianato svendendo a prezzo di fallimento gli asset del Paese. I draghi hanno fame, hanno già avuto il loro pasto, ma ne vogliono ancora.

Marco Milioni

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