Archive del 10 giugno 2009
Il Golpe strisciante, il golpe erectus e la Gestapo di Arcore

Da oggi ho paura. Di più. Da oggi ricomincia la stagione della paura. Il golpe non è più strisciante. Sta camminando in posizione semi-eretta. Se le cronache parlamentari della stampa odierna sono veritiere ci aspetta un quadriennio di governo buio, livido con le tensioni sociali pronte ad essere imbrigliate con modalità non costituzionali. Parlo del cosiddetto «ddl intercettazioni». Un pacchetto che da tempo è al vaglio del parlamento e che 99 su 100 arriverà in aula blindato dal voto di fiducia. Le limitazioni al diritto di cronaca sono più o meno note. Incluso il colpo inferto alla possibilità di pubblicare estratti delle intercettazioni medesime. Il diritto di cronaca è de facto completamente soffocato, fino a poco prima l’inizio del processo. Un tempo giornalisticamente infinito. Ma una operazione altrettanto sporca riguarda la copertura nei confronti dei servizi segreti. Se il disegno di legge passerà, sarà praticamente impossibile indagare sull’operato dei servizi anche quando questi dovessero muoversi non solo al di fuori del recinto costituzionale, ma pure contro l’integrità dello stato democratico. Un passaggio preciso della nuova legge infatti impedisce alla magistratura di intercettare i servizi, a meno di una autorizzazione del capo del governo. Che cosa succederebbe se una norma autorizzasse le inchieste sulla mafia solo previa nulla osta dei mafiosi? Tutto ciò si somma alla porcata cucinata dal Csm alla fine di gennaio in relazione all’affaire De Magistris-Salerno. Pare una aberrazione. Però è questa la strada che stiamo imboccando.
E voglio essere chiaro facendo un esempio. Ipotizziamo che un premier veda a rischio la sua leadership a causa di un oppositore politico molto autorevole. Ipotizziamo che quel premier decida di farlo fuori tramite i servizi segreti. Si arriverebbe all’assurdo per cui se una procura della repubblica dovesse sospettare di qualche 007 e decidesse di intercettarlo, non potrebbe farlo senza l’autorizzazione del mandante di quell’omicidio politico. Questa è una estremizzazione del concetto, ma la logica è questa. E che dire se un gruppo di 007 fedelissimi allo stesso premier cominciasse una raccolta abusiva di informazioni, dati patrimoniali, conversazioni di alleati ed oppositori nelle istituzioni? E se per dare più credibilità al tutto si facesse esplodere pure qualche bomba, magari di qualche inaferrabile Osama italiano? Paradossalmente si potrebbe arrivare a spiare, ricattare o minacciare anche il capo dello Stato, la corte costituzionale. Fino ai tribunali. L’impianto pensato a palazzo Chigi dal duo Silvio Berlusconi Niccolò Ghedini consente potenzialmente tutto ciò. Uno scenario non troppo dissimile da questo si materializzò il 10 giugno di 85 anni fa con l’omicidio di Giacomo Matteotti. Ricorrenza dimenticata dalla grande stampa, ovviamente.
Detto questo mi meraviglia il quasi silenzio di una grandissima parte delle minoranze e della magistratura. A partire da quel Francesco Rutelli, capo del comitato di controllo sull’intelligence, che non si capisce bene da che parte stia. Ovviamente io non posso sapere di preciso dove andrà l’Italia nei prossimi anni. So solo che se prenderà una brutta strada, gran parte della colpa sarà di chi nell’opposizione oggi rimane in silenzio. E l’altro colpevole agli occhi della storia, se rimarrà inerte, sarà il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Che da oggi ha il dovere morale di mettersi di traverso e di cominciare a “picconare” di fronte a provvedimenti come il «ddl intercettazioni». Se non lo fa allora è perché… (“OMISSIS”). Purtroppo tutta questa accondiscendenza mi ricorda l’ascesa di un altro regime. Quello fascista. Con tutti i distinguo del caso; per ogni delucidazione in materia chiedete a Massimo Fini. E correggetemi se sbaglio, per carità.
Aggiungo un altro rilievo. Io non credo tanto alle parole del governo quando afferma che la crisi in Italia si senta poco. Io penso che ci siano ampi strati della popolazione che vivono male. Io credo che una forte ondata di malcontento possa essere alle porte. Ecco spiegati i soldati per le strade. La stretta sull’informazione. La mancata approvazione delle norme anti-riciclaggio. Insomma, il tentativo di eradicare il dissenso. E infine la nuova Gestapo in salsa Arcore. Ai blogger do un consiglio. Fate in modo che i computer che fisicamente ospitano il vostro sito siano dislocati fuori dall’Italia. Può essere un piccolo aiuto per eludere una norma sempre più liberticida. Agli editori e ai giornalisti affermati che abbiano un briciolo di responsabilità chiedo: fondate all’estero una piccola testata, una tv o una radio, anche solo elettronica. Magari in Svizzera o in Austria. Insomma a pochi passi dai confini. Potrebbe essere la nostra radio Londra. Un piccolo escamotage. Una piccola speranza per una situazione ormai insostenibile. Che però gli italiani si meritano. Forse interamente. E piano piano il golpe diventa erectus.
Marco Milioni
Papi, Letizia e i clan
A Napoli gli investigatori della Direzione Antimafia stanno indagando sui possibili collegamenti fra Elio Benedetto Letizia, il padre dell’ormai celebre Noemi, e il ceppo che a Casal di Principe ha visto per anni egemone il clan capitanato da Armando, Giovanni e Franco Letizia, gruppo di fuoco del boss Giuseppe Setola, area Bidognetti. Tutti alleati degli Scissionisti di Secondigliano. Qui, nella attesa di sviluppi giudiziari, proviamo a mettere in fila alcune impressionanti coincidenze, con le tessere di un puzzle che vanno al loro posto una dopo l’altra. Ed un Paese che, se le ipotesi investigative fossero confermate, si troverebbe a dover raccogliere la sfida finale.