Archive del 9 giugno 2009
L’Idv crescerà ancora solo se non fa sconti

Alle ultime europee non sono andato a votare. Da anni un mix di delusione e profonda disillusione nei confronti della cosiddetta democrazia e della cosiddetta politica mi ha tenuto lontano dalle urne. Ovviamente in molti dissentiranno. Ma non si può obiettare che io abbia le mie buone ragioni. Invito tutti a leggere l’ultimo numero de La Voce del Ribelle. In un articolo molto denso e ben scritto Alessio Mannino muove argomentazioni che in gran parte sono le mie. Debbo dire però che ho osservato comunque con molta attenzione lo sviluppo della campagna elettorale. Un po’ per necessità professionale, un po’ perché comunque le elezioni sono uno specchio antropologico molto fedele della nostra condizione umana.
Così, in questa sarabanda di dati, di comizi e di flussi elettorali sono rimasto positivamente impressionato dalla campagna dell’Italia dei Valori. La settimana scorsa sono rimasto un’intera giornata con Luigi De Magistris durante la sua tappa in terra berica e ho potuto apprezzare attorno a lui un gruppo di persone semplici, oneste che fanno proposte chiare. Spesso condivisibili. Dell’Idv inoltre apprezzo una perculiarità percepibile appena in nuce. Ovvero quella di movimento che cerca di affrancarsi dalla nefanda logica destra sinistra: un giochino dei bussolotti grazie al quale le elite comandano dando l’impressione ai poveracci di contendersi la gestione della res publica.
Dalle urne il partito di Antonio Di Pietro esce raddoppiando il suo peso. Passando indicativamente da un 4% ad un 8% su base nazionale rispetto alle nazionali dell’anno scorso. Luigi De Magistris, l’ex magistrato che in Calabria ha provato ad aggredire uno dei centri di potere delle tanto vituperate a parole elite intoccabili, ha sorpassato lo stesso Di Pietro come numero di preferenze. Insomma. Oggi anche coloro che hanno trattato con superficialità l’Idv, definendola col nomignolo di partito della protesta (espressione vuota peraltro) si sono dovuti ricredere. E così sono cominciate le sirene che chiedono la normalizzazione dell’Idv, ovvero un suo snaturamento previa passaggio nelle pastoie della peggior politica.
L’esempio più lampante lo si legge sul Corsera di oggi. In un articolo apparentemente intriso di modestia e buon senso Pigi Battista, uno dei nemici giurati di Marco Travaglio, giornalisticamente parlando, lancia un appello chiaro. Un appello che più o meno suona così: “Caro Di Pietro. Complimenti per essere cresciuto. Ora devi decidere cosa fare da grande. Se ti normalizzi. Se accetti il gioco della democrazia come la intendiamo noi. Come la intendono i miei capi, allora anche tu potrai sederti al tavolo del potere. Ma prima dovrai normalizzarti”. Dove normalizzazione significa l’abbandono, magari progressivo, magari mascherato per non dare noie all’elettorato, di una politica fatta in primis di buon senso e rigore etico. Elementi incompatibili con un mondo dominato da interessi occulti che paradossalmente tutti conoscono. Battista ha comunque ragione quando afferma che l’Idv oggi si trova ad un bivio. Lo dice peraltro pure Marco Travaglio nell’intervista pubblicata ieri sul blog di Beppe Grillo. Si tratta di un momento importante. Silvio Berlusconi potrebbe governare ancora per quattro anni. Con i risultati scarsi che tutti possiamo immaginare, benché mimetizzati dal suo enorme potere mediatico.
L’Idv in questo momento non deve togliere il piede dall’acceleratore della contestazione nei confronti del governo. Ha una prateria davanti a sé. C’è un pezzo di scontenti del Partito Democratico che sono sempre più insofferenti verso i giochini che i vertici del partito fanno con gli avversari. c’è una Lega, in realtà è un marchio di proprietà del Cavaliere, che ottiene consensi ma che sta già esaurendo la spinta perché non si può protestare contro il sistema quando se ne è parte attiva ed integrata. Quando le vituperate poltrone romane fruttano consenso, soldi, affari proprio con coloro che sono accusati di «affamare il Nord». Insomma l’Italia dei Valori ha davanti a sé quattro anni per far sentire le sue ragioni in modo sincero ma inflessibile. Lega, Pd ed alcuni piccoli settori di destra e sinistra alternativa sono il suo bacino di crescita. Non tanto perché si debbano andare a prendere i voti a qualcun altro, quanto perché le istanze umane e sociali di quelle persone sono ormai solo fintamente rappresentate dai signori delle tessere che continuano ad ingannare coloro che dovrebbero aiutare.
Per muoversi però in questa direzione il partito dovrebbe liberarsi da quelle scorie imbarcate non si sa come in certe zone d’Italia. A partire dalla Campania. Bisogna evitare la sindrome “De Gregorio”. Bisogna evitare di dare ascolto alle sirene, agli ex satrapetti, specie al sud, ma non solo, che spingono per inopportune alleanze con quei signori che nel centrosinistra, Bertinotti e D’Alema in primis, hanno deciso di derubricare la questione morale e quella dello strapotere di Mediaset a variabile indipendente della politica italiana. La crisi internazionale e le modifiche profonde che interessano il mondo di oggi aprono precise ma ristrette finestre temporali che gli storici scorgono chiaramente in quei momenti di transazione secca che chiamano cesure. Sta all’Idv ora decidere se ascoltare le sirene o raccogliere il frutto proibito. Non quello della bibbia, ma quello della conoscenza. L’Italia è un posto pieno di ingiustizie. A partire dai morti sul lavoro. Con un territorio e una eredità storica sull’orlo della svendita definitiva. E domani il bivio potrebbe essere già passato.
Marco Milioni