Archivio di maggio 2009

Niguarda, il grande affare

«Appalti irregolari», «nomine illegittime», «consulenze anormalmente elevate»: un dossier del ministero dell’Economia mette in luce l’intreccio di interessi economici, con uso improprio di soldi pubblici, che si nasconde in Lombardia dietro la riqualificazione di uno dei più importanti ospedali del Nord Italia, il Niguarda, 1.285 posti letto per 56 mila ricoveri l’anno. Sono 416 pagine choc in cui vengono contestati episodi di (mala)gestione che si sono accavallati negli ultimi dieci anni. Sotto accusa, in particolare, gli affari che ruotano intorno al progetto per la nascita del nuovo ospedale, un’operazione da oltre un miliardo di euro che vede per protagoniste due società a capitale pubblico/privato: la Nec Spa (considerata vicino a Comunione e Liberazione) e la Progeni Spa (legata alle cooperative rosse). «Si ritiene che l’appalto in concessione per la riqualificazione del Niguarda, per come è stato preparato, progettato, finanziato, condotto e per come sarà eseguito e amministrato abbia costituito e prodotto un grave danno patrimoniale alla Pubblica amministrazione» è scritto nel rapporto…

leggi l’intero articolo del Corsera

Al Cafone l’intoccabile

Appello al non voto

Ricevo e pubblico integralmente

Hanno proprio una bella faccia tosta i politici che oggi chiedono ai vicentini di recarsi alle urne per eleggere i parlamentari che rappresenteranno l’Italia nell’Unione Europea. Sono gli stessi che hanno proibito di svolgere ufficialmente nella nostra città, una consultazione popolare, non applicando la normativa europea e negando ai vicentini la più elementare forma di espressione democratica. Sono quei governanti legati ai poteri forti, che hanno imposto, con ogni mezzo, di costruire a ridosso del centro storico di Vicenza e sopra alle falde acquifere, una base militare, trascurando il parere dei vicentini. Il piano regolatore della nostra città considera il terreno del Dal Molin non edificabile, se non in forma molto ridotta, quindi i lavori che stanno procedendo per la costruzione della base Usa, sono abusivi e dovrebbero essere bloccati dalle autorità preposte, che non intervengono in nessun modo.

Secondo la normativa europea e leggi vigenti in Italia, riferite a costruzioni ad elevata volumetria, è obbligatorio effettuare la valutazione d’impatto ambientale per tutelare la salute pubblica ed evitare danni irreversibili all’ambiente. Come vedete cari vicentini, i nostri politici sono i primi trasgressori delle norme che vengono decise ed emanate dal parlamento europeo ed a nulla servono le sanzioni emesse dalle commissioni di vigilanza nei confronti del nostro paese. Direi a questo punto che i nostri politici hanno trattato i vicentini come sudditi, non degni di autodecidere il proprio futuro. Siamo stati abbandonati al nostro destino anche da parte di quei politici che tanto sbandierano il motto “noi padroni a casa nostra” e da quelli che sono stati eletti per la loro dichiarata contrarietà alla base. Non cediamo alle lusinghe e alle promesse che tutti i politici fanno in periodo di campagna elettorale; sono impegni, che una volta eletti, poi non manterranno.

La mia decisione, e spero che sarà anche quella della maggioranza dei vicentini, è quella di recarsi alle urne e scrivere sulla scheda elettorale “Vicenza tradita dai partiti rivuole il suo prestigio e la sua dignità”, in questo modo la nostra vibrata protesta, arriverà ai governanti di Roma che, trovandosi al cospetto del coro di disappunto, si renderà conto finalmente di aver sbagliato nei riguardi di Vicenza per aver deciso le sorti della città senza il contributo dei vicentini. In questa maniera faremo capire al potere politico centrale che Vicenza non è terra di conquista, ma una città che chiede rispetto e che grida vendetta per lo scempio che le sta procurando la costruzione del Dal Molin, e per ciò che le procurerà lo stabilimento di trattamento dei rifiuti altamente tossici (WISCO) che vogliono installare in zona Ferrovieri a
Vicenza.

Vicenza, lì 21 maggio 2009
Michele Lerro

Iran e Israele: di chi avere paura?

È più grave la posizione dell’Iran, che ha firmato il Trattato per la non proliferazione delle armi nucleari, ma che viene sospettato di voler costruirsi la Bomba, o quella di Israele che questo Trattato non l’ha firmato e l’atomica ce l’ha già? Sono più pericolose per Israele le dichiarazioni di Ahmadinejad per cui lo «Stato sionista scomparirà dalle mappe geografiche o sono più pericolosi per l’Iran i missili atomici israeliani puntati su Teheran?» Sono più inquietanti le farneticazioni del presidente iraniano sull’Olocausto o i piani militari di Israele per attaccare l’Iran, la cui esistenza è nota da tempo ma di cui ora il Times rivela i dettagli (F-115 e F-116, assistiti da aerei radar Awacs, aerei cisterna, elicotteri, sono pronti a volare, violando lo spazio aereo di altri Paesi, fino a 1400 chilometri di distanza, per colpire, anche con atomiche “tattiche”, Natanz, Isfahan, Arak, i siti dove gli iraniani stanno arricchendo l’uranio, a loro dire per usi civili)? È più preoccupante per il mondo che l’Iran abbia mandato in orbita un satellite per le comunicazioni, come li hanno moltissimi Paesi, L’Italia compresa, o che Bibi Netanyau faccia capire, un giorno sì e uno no, di voler attaccare l’Iran?

Su questa faccenda del satellite i giornali occidentali hanno titolato: “Allarme in tutto il mondo. In orbita satellite iraniano” e Washington ha fatto conoscere la propria “grave preoccupazione” perché “potrebbe far presagire lo sviluppo di un missile a lungo raggio da abbinare alla realizzazione di un ordigno atomico. Gli Stati Uniti sono pronti ad usare tutti gli strumenti della propria potenza nazionale per indurre l’Iran a essere un membro responsabile della comunità internazionale”. Un doppio processo alle intenzioni, perché, al momento, c’è solo il satellite e nessun missile a lunga gittata né, tantomeno, c’è un ordigno atomico. Che, dall’altra parte, dalla parte di Israele, l’ordigno atomico ci sia e i missili a lunga gittata pure, non deve invece destare alcuna preoccupazione. L’intera “questione iraniana” corre sul filo della più pura illogicità e prepotenza.

Quando Teheran aprì i suoi siti per l’arricchimento dell’uranio gli Stati Uniti pretesero e ottennero dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che all’Iran fossero imposte della sanzioni. L’unica cosa che il Consiglio di Sicurezza poteva e doveva chiedere all’Iran, e solo in quanto firmatario del Trattato di non proliferazione, era la garanzia che l’arricchimento dell’uranio fosse adibito ad usi civili, cioè energetici, e non militari, per costruirsi l’atomica, e che quindi accettasse le ispezioni dell’Aiea, l’Agenzia dell’Onu per l’energia nucleare. Ma l’Iran fu sanzionato “a prescindere” nonostante questi siti fossero stati aperti proprio alla presenza degli ispettori dell’Aiea. E queste ispezioni sono continuate, con la piena collaborazione di Teheran, tanto che un mese fa l’Aiea ha inviato all’Onu un rapporto in cui dichiara che, al momento, l’arricchimento dell’uranio iraniano non è tale da poter permettere la costruzione dell’atomica. Ma tutti i giornali occidentali, o quasi, gocando su quel “al momento”, hanno titolato: “L’Iran si sta costruendo la Bomba”. Uno degli argomenti utilizzati dagli occidentali per giustificare il loro niet al nucleare civile iraniano è questo: ma che bisogno ha l’Iran di altre fonti energetiche quando ha già il petrolio? Ma a parte il fatto che la British Petroleum, che se ne intende, ha calcolato che nel 2049 non ci sarà più petrolio nel sottosuolo, un Paese avrà o no il diritto di diversificare le proprie fonti di energia senza dover chiedere il permesso agli americani? È come se noi italiani volessimo riaprire Caorso e qualcuno pretendesse di impedircelo perché, in teoria, da lì potremmo arrivare alla Bomba.

Questo “doppiopesismo”, che fa infuriare non solo Teheran, che si vede lesa in un suo legittimo diritto, ma anche buona parte dei Paesi musulmani, e avvilisce chi in Europa cerca di avere una visione non totalmente autoreferenziale perché capisce che anche gli altri popoli possono avere verso di noi le stesse paure che noi abbiamo verso di loro, si basa sulla convinzione che esistono degli Stati “buoni”, perchè democratici, e quindi “membri responsabili della comunità internazionale” che mai si sognerebbero di usare l’atomica, e Stati “cattivi”, anzi “Stati canaglia” (definizione che fa il paio con quella di “Stato totalmente razzista” affibbiata da Ahmadinejad ad Israele alla recente Conferenza Onu di Ginevra), perché non democratici e quindi capaci di ogni avventurismo, anche di sganciare l’atomica. Beh, il solo Stato che attualmente ha precisi piani di attacco atomico ad un altro Paese è il democratico Israele e sarà bene ricordare che gli unici nella Storia che hanno usato la Bomba sono stati i campioni dei campioni della democrazia, gli Stati Uniti d’America. Ottantamila morti in un colpo solo, a guerra finita, e milioni di focomelici semplicemente per far sapere al nemico di turno, l’Unione Sovietica, che si era in possesso di quest’arma micidiale.

Massimo Fini
Fonte: www.ilribelle.com
10.05.2009

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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estratto da Come Don Chisciotte

International Silvio


(m.m.) In Italia il premier Silvio Berlusconi può sfanfarla grazie al controllo diretto su Mediaset, stampa di famiglia e indiretto sulla Rai. Ma all’estero le cose non stanno così. L’affaire Noemi ci sta facendo rimediare una figura pessima a livello internazionale. Soprattutto dopo le dichiarazioni del capo del governo alla Cnn. Immaginate se un affaire Noemi fosse capitato negli Usa, in Germania o nel Regno Unito. Il potente di turno si sarebbe sbriciolato sotto il peso delle sue balle. Da noi no. Nei paesi appena menzionati Berlusconi non sarebbe mai divenuto premier o capo di stato. Ma questa è un’altra storia. La Repubblica ha messo in rete due rassegne stampa internazionali. Una breve, l’altra un po’ più lunga. Signori, è un massacro. Ricordo a tutti che una recente sentenza della magistratura afferma che il premier è un corruttore. Viva!

Variati. Attention please…

Poveri noi. Durante le ultime due settimane Vicenza non ha datu un gran bello spettacoli di sé. Al di là delle cronache giudiziarie sul caso cave la politica nostrana è stata chiamata a confrontarsi lo scorso lunedì su un tema delicatissimo. Quello della crisi. Il dibattito in consiglio comunale però ha deluso le attese. In molti casi su questo blog ho criticato la condotta poco trasparente, spesso votata al malaffare, della politca berica. Ma dalla discussione di lunedì, per l’ennesima volta, è emerso un dato ancora più allarmante. La pochezza culturale di chi amministra. Un vuoto cosmico che si riverbera ovviamente nella capacità di avere una visione organica dei problemi che chi amministra dovrebbe risolvere. C’è un corsivo illuminate pubblicato in prima pagina su Vicenza Più del 23 maggio: ne consiglio la lettura; e dico di più.

LA CILIEGINA DELLA SALA. La ciliegina sulla torta è stato l’intervento della consigliera Isabella Sala (Pd). Un concentrato di banalità senza costrutto logico, senza cognizioni e senza nozioni che invito tutti a riascoltare chiedendo al comune la registrazione digitale della seduta. Con l’aggravante rispetto a tanta gente del centrodestra, che la Sala crede fermamente in ciò che non sa e che non sadire. Lo dico con tutta bontà del mondo perché in ciò che ho ascoltato non c’era nessuna malizia. Anzi si vedeva che la consigliera aveva a cuore ciò che diceva. Ma quando si ha a cuore il nulla, persino destrutturato nella logica, le soluzioni saranno sempre inutili, quindi errate, perché nulle.

PIAZZA MATTEOTTI. Ma la sfilata della tristezza della settimana passata non si è interrotta. Giovedì della settimana passata in consiglio comunale è andata in scena un’altra pantomima. La maggioranza di centrosinistra voleva portare in aula una delibera che sanava de facto un abuso edilizio commesso dalla Vivara srl di San Martino di Lupari nel Padovano, in piazza Matteotti. Sì perché il privato aveva ottenuto l’autorizzazione per la realizzazione di un market di 500 metri quadri con l’obbligo di fornire al pubblico una dozzina di parcheggi. Guarda caso però è capitato che il privato ha deciso all’ultimo momento di realizzare una banca e di mettere sul mercato i parcheggi dando al comune una pipa di tabacco in cambio di un trattamento che gli assicurerebbe una pioggia di migliaia di euro, come giustamente sottolineato in aula dal consigliere Claudio Cicero (Vi-360) e dalla consigliera Manuela Dal Lago (Lega) cifre alla mano. Quest’ultima in aula ha fatto un intervento da manuale incentrato sulla corretta amministrazione e sulla necessità della totale imparzialità da parte della pubblica amministrazione. Intervento di alto livello anche da parte dei consiglieri Domenico Pigato (Vi-360) che ha squarciato un tabù. Quello dell’imprenditore immobiliare. Anche questo, secondo Pigato, è soggetto al rischio di impresa e paga se le sue scelte strategiche sono errate. Il comune non può essere la cuccagna di tutti. Sulla stessa linea si è mosso con un altro intervento di qualità il consigliere Luca Balzi (Pd) che così ha aperto uno squarcio nella maggioranza di centrosinistra. Che poi si è spaventata quando il consigliere Cesco Rucco (Pdl-An) ha fatto presente che il centrosinistra la delibera se la sarebbe votata da solo. Che il centrodestra, per evitare conseguenze penali sarebbe uscito dall’aula, e che il giorno appresso sarebbero stati inviati esposti alla procura e alla magistratura amministrativa. Insomma l’opposizione ha fatto correttamente il suo lavoro. E con successo. Mi sarebbe piaciuto si fosse comportata così anche quando sino a pochi mesi fa era al governo di Vicenza. Ma questa è un’altra storia.

“L’IMMOBILIARISTA” VELTRONI. Ma dalla seduta di giovedì scorso si apprendono altre cose. Anzittutto il consigliere Claudio Veltroni (segretario cittadino del Pd nonché membro della commissione territorio) è già stato assorbito da una deriva filo-imprenditoriale. Veltroni ha infatti criticato quella norma sacrosanta del piano del centro storico che impone un passaggio in consiglio comunale ogni volta in cui si vuole cambiare la destinazione d’uso anche di un singolo edificio. L’intento della norma è chiara. Il centro di Vicenza, non è il centro di Miami. Siamo in una zona tutelata dall’Unesco per via delle bellezze architettoniche e la norma deve essere stringente a garanzia del territorio che è un bene indisponibile perché di tutta la collettività, mondiale per giunta. Punto. Veltroni non si è accorto della vera e propria bestemmia pronunziata in aula, che politicamente gli potrebbe costar caro in futuro.

IL SOAVE COMICO. In ultimo lascio però il consigliere Stefano Soprana (Vic). Uomo molto vicino al sindaco Achille Variati (Pd). Uomo organico alla maggioranza ma che si vanta di essere uno spirito libero. «Condivido in pieno le critiche della opposizione. Al loro posto io farei lo stesso». Apprezzo la comicità involontaria di Soprana che soavemente ha squarciato il velo su ciò che è la politica. Due schieramenti che si affrontano per avere una volta l’uno, una volta l’altro il privilegio di servire i poteri forti. Piccoli o grandi che siano. In ultimo c’è un’altra riflessione da fare. Durante la seduta di giovedì scorso il consigliere Balzi ha fatto un lungo cenno nei confronti dell’edilizia privata. Come se la delibera fosse cara più a palazzo degli uffici che alla giunta. L’assessore all’edilizia privata Pierangelo Cangini in aula è stato un ectoplasma. In grande imbarazzo non è stato in grado di replicare ad uno dicasi uno degli addebiti del centrodestra. Il sindaco era via. Furbescamente per evitare di buscarsi un avviso di garanzia qualora la magistratura avesse aperto un fascicolo? L’ipotesi l’ha adombrata in aula il consigliere Valerio Sorrentino (Pdl-An) che fa l’avvocato. Ma i consiglieri di centrosinistra ne parlavano già prima della seduta. Su Il Vicenza di oggi il consigliere Maurizio Franzina sostiene che quella delibera non tornerà più così com’è in aula dopo che giovedì scorso era stata provvidenzialmente ritirata dalla maggioranza che temeva di non avere il numero legale. Anche perché erano in molti i consiglieri pronti ad andarsene prima del voto per evitare rogne con la legge. E a questo punto mi rivolgo ai signori Nicola Maffei e Gabriella Ronca di Cittadella Padovana, i proprietari della immobiliare Vivara srl. Ma non potevate aspettare ancora un po’ in attesa di un acquirente interessato al market? Perché chiedere alla amministrazione una forzatura del genere? Siete messi così male in arnese? Oppure business is business anche quando si rischia di deragliare nell’illecito? Ad ogni buon conto Variati deve stare attento. Potrebbe scivolare e azzoppaersi una gamba. Non è per caso che in giunta o all’edilizia privata c’è qualcuno che, una volta ritirata la delibera, spera che ad autorizzare il cambio d’uso sia la regione? Magari con un commissario ad acta? Magari dopo che il consiglio furbescamente per mesi non presenterà la delibera per dare il fianco ad una richiesta di commissariamento da parte del privato? Se ci azzecco chi sarà il primo ad aprire un conto in quella banca? Cangini? Il sindaco? Il presidente della territorio Claude Veltroni? San Francesco? Io stesso? Scommettiamo una cena di pesce alla Conchiglia d’oro che ci azzecco io? Una ultimissima cosa. Sembra che l’immobiliarista Fabio Amadu, persona assai vicina al Pdl, sia tornato alla carica per la famosa questione del palazzo “Ex Q8″ a Santa Lucia. Per la precisione pare che abbia presentato all’amministrazione comunale un piano urbanistico attuativo che se votato dal consiglio comunale gli permetterebbe di realizzare il palazzone che la norma comunale vigente, unitamente al Tar del Veneto, gli hanno fino ad oggi impedito. La maggioranza di centrosinistra come si comporterà in materia visto che quando era all’opposizione si oppose strenuamente ad Amadu?

Marco Milioni

Vaticano spa


(m.m.) In questi giorni esce nelle librerie italiane Vaticano spa. Un libro inchiesta sulle vicende dello Ior, la banca vaticana. Il periodo sul quale si concentra il libro Gianluigi Nuzzi, giornalista di Panorama, è quello che va dalla seconda metà degli anni ‘80 sino al 2002-2003, anche se molte pagine del testo giungono a parlare dei giorni nostri. Lo scritto, che è una vera e proprio bomba, trae la sua linfa dall’archivio segreto che monsignor Renato Dardozzi mette a disposizione di Nuzzi (e poi dell’intero web). Monsignor Dardozzi è stato sino alla sua scomparsa nel 2003 uno dei pochi consulenti autorizzati dalla curia pontificia a leggere e nel caso ad intervenire nelle questioni più delicate nella gestione della banca vaticana. Il merito di Nuzzi sta nell’aver ricomposto il puzzle di un archivio enorme, i cui fili nascosti possono essere letti solo da chi ha una ottima padronanza delle vicende più delicate che ruotano attorno alla politica italiana, alla politica americana e a quella della santa sede. Il libro, scritto im modo agile e chiaro, apre uno squarcio senza precedenti sul cosiddetto caso Enimont facendo luce sulla trance della madre di tutte le tangenti che sarebbe arrivata all’entourage dell’ex premier Giulio Andreotti. Ad ogni buon conto la vera forza della fatica di Nuzzi sta nella parte d’archivio perché ogni affermazione è rigorosamente documentata da rapporti, ricevute bancarie, memorie firmate e corrispondenza riservata, ma ufficiale della santa sede. Ne risulta uno squarcio senza precedenti per quanto concerne i giochi di potere che caratterizzano l’oltretevere romano. Imperdibile.

L’Europa perde il Pil ma non il vizio

I dati economici concernenti il primo trimestre del 2008 risultano essere ben più disastrosi di quanto non facessero supporre le previsioni degli esperti, e l’economia della zona euro precipita come mai prima d’ora dalla fine della seconda guerra mondiale. Complessivamente nei primi tre mesi dell’anno il Pil europeo ha registrato un calo del 2,5 %. La Germania, da sempre considerata “locomotiva d’Europa”, ha perso nel primo trimestre 3,8 punti di Pil, l’Italia ha fatto segnare un pesantissimo –5,9%, In Spagna la discesa è stata del 2,9% e la Francia dopo 6 mesi di calo continuo è ufficialmente entrata in recessione con una diminuzione del Pil dell’1,2%.

Leggi l’intero post di Marco Cedolin

Mi lodo e m’imbrodo

Ellero regala un codice penale a Brunetta

(r.p.) Il veneziano Renato Èllero oltre ad essere un penalista di caratura nazionale, il diritto penale, assieme alle sue ramificazioni, lo insegna all’università di Padova. Oggi sul suo blog il professor Èllero ha indirizzato al suo concittadino veneziano (Renato pure lui) Brunetta due righe al vetriolo pubblicate qui di seguito. Oggetto del contendere? Le azioni legali sollecitate danno di coloro rimangono a casa dal lavoro presentando falsa certificazione.

Il ministro Renato Brunetta ha purtroppo una grave carenza nella conoscenza delle norme penali. Le condotte che lui si vanta di aver reso più duramente perseguibili (con inopportuno clamore peraltro) erano punibili sin dal 1931 e comprese nel codice penale con una possibilità sanzionatoria più grave di quella da lui prevista. Evidentemente le prebende ministeriali non gli consentono di comprarsi un codice penale. In tal caso posso regalarglielo con relativa dedica.

Renato Èllero

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