Archivio di marzo 2009

Una storia di brocchi

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La provincia di Vicenza tra il 2004 ed il 2005 avrebbe letteralmente buttato nel cesso una cosa come quattro o cinque milioni di euro. Come? Acquistando a prezzo quasi doppio lo stabile che a Bassano del Grappa ospita il liceo Brocchi. Il j’accuse verso l’allora amministrazione provinciale retta dalla oggi onorevole Manuela Dal Lago parte da un gruppo di quattro consiglieri del Pd (ne hanno dato notizia ieri Il Giornale di Vicenza, Il Corriere del Veneto, Il Gazzettino e Il Vicenza). Il bello sta nel fatto che l’attuale presidente della provincia Attilio Schneck, leghista come la Dal Lago, si è ben guardato dal prendere le difese della precedente numero uno della provincia. Anzi sulla stampa locale di ieri ha detto apertis verbis che con i soldi usati per comperare quella scuola di istituti se ne sarebbero potuti costruire due nuovi. C’è tutto uno strano filotto di passaggi di proprietà rispetto alla transazione del 2004. Prima le suore del Sacro Cuore, poi la milanese Locafit spa. Poi la provincia. La vicenda, con tutti i suoi lati oscuri, ricorda la storia del lotto Mezzalira sul quale oggi sorge il complesso universitario di Borgo Berga. Al centro della giostra sempre la stessa cosa, la stima più o meno congrua di un bene acquistato col denaro pubblico. Un bene che era veramente necessario acquistare? I relatori del documento protocollato queste ore in consiglio provinciale parlano di possibili esposti alla Corte dei Conti, ma anche la procura della repubblica potrebbe rilevare profili di interesse. Sarà così? Ma il magone più grande riguarda gli schieramenti politici. Come mai i consiglieri di opposizione di centrosinistra della precedente amministrazione non puntarono l’indice sulla Dal Lago? Come mai non hanno pensato ad una perizia indipendente? Risulta vero che ci furono settori dei Ds, allora assai vicini alla Dal Lago, che fecero opera di silent suasion, per evitare che fosse scoperchiata la pentola? Staremo a vedere. Oggi il consigliere provinciale Matteo Quero (PD), quello fatto a pezzi dai media per essere stato fermato sulla statale 11 quando era assessore al comune, non fa sconti e dice che non si guarderà in faccia a nessuno. Una stilettata alla Dal Lago e ai suoi aficionados allora nei Ds e nella Margherita? E proprio in relazione a Quero faccio un altra considerazione. Se dalla stampa, dall’opinione pubblica e dagli oppositori è partito un bailamme impressionante verso Quero adesso alla Dal Lago, vista la gravità del fatto politico spetterebbe uno gogna mediatica almeno quadrupla. E invece i media si sono ben guardati dal metterla sulla graticola. Perché? E allora forza Quero!

Marco Milioni

Il lato occulto del potere

Alla fine del Settecento, dopo la caduta della Serenissima Repubblica di Venezia, la penisola Italiana è diventata una terra con una sovranità iperlimitata. Questo percorso era già iniziato alla metà del Cinquecento. Le ragioni sono molteplici e stanno scritte nei libri di storia. L’unità d’Italia sotto la spinta piemontese è qualcosa di ben poco epico, e gli interessi del grande capitale della Savoia che hanno fatto da cornice al processo di unificazione dell’Italia liberale sono ugualmente scritti sui libri, a patto che si consultino quelli seri e rigorosi. Il Paese si è poi avviato alla dittatura sotto l’occhio benevolo dei grandi proprietari terrieri, della grande industria e della grande finanza, della monarchia nonché di amplissimi settori della Chiesa, che hanno dialogato col potere fascista fino a quando è convenuto. Se a seguito del secondo conflitto mondiale l’Italia fosse divenuta comunista, lo stivale degli affari e dell’intrallazzo si sarebbe riunito all’ombra della falce e del martello.
La Storia però ha preso un’altra direzione. E se vogliamo capire le storture portanti che hanno plasmato la storia che per noi conta, quella dal 1945 in poi, occorre guardare a quegli eventi. La cacciata dei nazisti tedeschi e dei fascisti è stata opera militare degli alleati. La presenza e l’azione dei partigiani è un fatto storico incontrovertibile. Una guerra civile di sponda è un altro fatto storico. Ma la forza indispensabile per la conclusione della guerra ce l’hanno messa gli Alleati. Americani in primis. I quali dalla fine degli anni Quaranta han chiesto pegno. Come? Obbligando de facto il governo italiano a mantenere segreti i protocolli operativi degli accordi bilaterali che per molti analisti e commentatori (andate su Google, la rete vi procurerà le fonti) sono incostituzionali. Obbligando il governo a tenersi le basi Usa. Potrei continuare ma non vado oltre per carità di patria.
Di più. Esistono centri di potere economici e politici, apparati occulti, organizzazioni più o meno segrete e flessibili che mantengono rapporti stabili con la loro controparte oltreoceano, sia essa lobby finanziaria, energetica, degli armamenti o tecno-militare. Questa sorta di incubatrice amorfa interloquisce col potere italiano e lo influenza. Tale rapporto si esplica anche con quello politico, con quello religioso, con quello economico, con quello mafioso, con quello sindacale. Questo soggetto amorfo probabilmente ha preso parte ad una o più delle cosiddette stragi di stato. Probabilmente ha infiltrato ed eterodiretto una o più organizzazioni terroristiche di destra come di sinistra. Probabilmente ha infiltrati in ambiti di primo piano della politica, della magistratura unitamente ad altri gangli vitali per il Paese. Nulla di nuovo sotto il sole. È la storia del lato invisibile del potere.
Io non ho mai amato questi centri occulti. Senz’altro perché d’istinto li rifiuto. Forse ne faccio anche una questione di valori. Ma soprattutto disprezzo questa schiatta di segaioli (alcuni rappresentanti della quale sono stati ben descritti nell’ultimo post di Massimiliano Viviani su questo blog) perché il potere in mano a lorsignori non ci conviene. Per la precisione, ci ha portato su un treno in corsa diretto al fosso, sul quale nemmeno loro, i profittatori del momento, hanno più i comandi.
Ho descritto questa struttura virtuale-reale, perché per una bizzarrìa della storia le trame di lorsignori si sono impigliate, forse per sbaglio, nella attività investigativa di uno sbirro high-tech in aspettativa che di mestiere fa il consulente informatico per la magistratura. Il signore si chiama Gioacchino Genchi. Rileggete con molta attenzione il post di Viviani. Se potere guardatevi o riguardatevi il film “Il Divo” sulla vita di Giulio Andreotti. Poi ascoltate questa lunga audio-intervista a Genchi. Poi rileggete questo post e tirate le vostre somme. Tutto ciò per dire che il caso Genchi non è una ordinaria storia di malaffare. Tutto ciò per dire che la vicenda di Tangentopoli, pur partita da dati indiziari rigorosi, è stata colta per sostituire un gruppo di ladri con un altro più silenzioso. Franza o Spagna basta che se magna. Anche sul Britagna.

Marco Milioni
da: www.movimentozero.org/mz

Per una nuova resistenza con Gioacchino Genchi

Da ieri Gioacchino Genchi è stato sospeso da ogni funzione dalla Polizia di Stato. Col provvedimento di sospensione dal servizio sono stati ritirati il tesserino, la pistola e le manette. La motivazione è addirittura una replica ad un giornalista di Panorama che lo accusava di essere un bugiardo lasciata sulla sua bacheca di Facebook, in cui Genchi si difendeva in modo misurato e contenuto. Riteniamo che ieri si sia toccato il fondo in una vicenda che ha chiarito, qualora ce ne fosse stato bisogno, cosa può accadere a chi cerca di fare luce sui coni d’ombra di cui l’Italia è piena, a chi vuole dare giustizia ai familiari delle vittime delle stragi, a chi vuole smantellare i comitati d’affari e le nuove P2. Chi tocca i fili dell’alta tensione muore. Noi forse siamo ancora in tempo. Siamo indignati e sconcertati da quello che sta accadendo ad uno dei migliori uomini dello Stato italiano, un uomo che forse quello stesso Stato fondato sul sangue delle stragi del 1992, non merita, come non lo meriteremmo noi se rimanessimo inermi ad assistere a questo massacro. Abbiamo deciso che è ora di reagire, e non più con comunicati, con articoli e con sterili prese di posizione. Noi vogliamo mostrarci, vogliamo farci vedere da chi in questo momento sta decidendo sul futuro del dott. Genchi. Senza violenza e senza aggressività, senza guerriglia, che non ce ne voglia il ministro Brunetta. Pacificamente vogliamo dimostrare che Gioacchino Genchi è circondato da persone per bene che nutrono per lui una stima e un’ammirazione incondizionata. Per questo vi invitiamo tutti ai

SIT IN DAVANTI A TUTTE LE QUESTURE D’ITALIA SABATO 28 MARZO DALLE ORE 10 ALLE 15

Vi chiediamo di contattarci non appena avrete formato un gruppo di almeno 10 persone per coordinarci e per darci un’unica regia che ci unisca in una manifestazione che sensibilizzi e che spieghi, a chi nulla sa di questa vicenda, cosa sta davvero accadendo. Noi temiamo che la sospensione di Gioacchino Genchi non sia il punto d’arrivo. Temiamo che altro possa accadergli. Reputiamo scandaloso, infine, che coloro che hanno dato il la a questa sporca vicenda, i Ros dei Carabinieri, siano guidati da un soggetto che in questo momento è sotto processo a Palermo con l´infamante accusa di favoreggiamento aggravato nei confronti di cosa nostra. È Mori che deve essere sospeso, non chi ha assestato colpi durissimi a cosa nostra, una organizzazione che non dimentica e colpisce chi lo stato non è riuscito a proteggere.

Sonia Alfano
Benny Calasanzio
Salvatore Borsellino
da:
www.19luglio1992.com

Il burattinaio

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Chi rappresenta il vero burattinaio della politica italiana? Ma lui, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi.
Draghi nasce a Roma nel 1947. Nel 1970 si laurea in Economia col massimo dei voti all’Università La Sapienza di Roma, relatore il professor Caffè. Nel 1976 ottiene il dottorato presso il MIT di Boston con Franco Modigliani. La sua carriera accademica è altrettanto brillante: insegna nelle università di Trento, Padova, Venezia e Firenze. A questi incarichi si aggiunge nel 1984 quello di direttore esecutivo della Banca Mondiale.

Nel 1991 lascia i precedenti incarichi per entrare nel Ministero del Tesoro in qualità di direttore generale. Il destino volle che l’anno successivo, il 1992, caduta l’Urss, cominciasse Tangentopoli.
I partiti di governo vengono spazzati via, e a Palazzo Chigi salgono “tecnici indipendenti”: Amato (’92), Ciampi (’93), Dini (’95), Prodi (’96), tutti vicini ai grandi poteri finanziari internazionali. Obiettivo principale: lo smantellamento del patrimonio statale, Iri innanzi tutto, che faceva gola ai vari Goldman Sachs, Coopers, Morgan Stanley, Barclays…
Costoro nel giugno del ’92 si erano riuniti sul panfilo Britannia al largo di Civitavecchia alla presenza dell’allora governatore della Banca d’Italia Ciampi e dello stesso Mario Draghi. Lì furono decisi i termini della svendita del Paese. Per rendere la cosa più facile furono conclusi accordi circa la svalutazione della lira, che si sarebbe aggirata intorno al 30%, quindi a condizioni di svendita fallimentare.
Pochi giorni dopo, casualmente, cade il governo Andreotti, l’ultimo della “prima repubblica”, e inizia il primo governo “tecnico” Amato, il quale si affretta a trasformare in SpA le aziende di Stato: IRI, ENI, INA ed ENEL.

Complice anche il filantropo Soros che speculò sulla Lira facendoci uscire dallo SME, la stampa alimentò una campagna martellante per incutere il timore nel popolo italiano di “non entrare in Europa”. Condizione essenziale per entrarvi era infatti diminuire l’enorme debito pubblico italiano, e per fare questo c’era solo una via: vendere massicciamente tutto il comparto industriale statale.
E qui entra in gioco Draghi, che nel 1993 diventa nientemeno che Presidente del Comitato Privatizzazioni. Insieme al governatore della Banca d’Italia Ciampi, negli Anni Novanta egli fa la parte del leone nel guidare la massiccia privatizzazione: insieme all’IRI vengono messi sul mercato l’ENI, l’ENEL, il Credito Italiano e la Banca Commerciale Italiana, la Telecom, la siderurgia di Stato, l’Italtel, e il comparto agro-alimentare composto da aziende come Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Ferrarelle e altre.

Fu un autentico massacro. Draghi concluse dismissioni che fecero diminuire il debito pubblico di una quota irrisoria, dal 125% al 110% del Pil. In compenso il Paese ne uscì fortemente indebolito, e le conseguenze le paghiamo tuttora.
Nonostante questo – o forse proprio per questo – nel 2000 Ciampi, allora Presidente della Repubblica, lo nomina Cavaliere di Gran Croce. Ma le riconoscenze non finiscono qui: è significativo che la Goldman Sachs, che è stata la principale beneficiaria della svendita operata da Draghi, nel 2002 lo nomini vicepresidente per l’Europa.
Dal 2005 è storia recente: Draghi lascia la Goldman per accettare l’incarico di governatore della Banca d’Italia. Il che fa veramente rabbrividire: abbiamo come governatore della Banca centrale un uomo di fiducia di una banca privata americana.
L’elezione di Draghi a governatore rappresenta la conclusione della lunga battaglia politica cominciata nel 1992. Di fatto, il potere finanziario internazionale ha vinto. Oramai sono loro che comandano. Ma se è vero che il potere quando raggiunge l’apice non può far altro che cominciare a decadere, vogliamo pensare che ciò possa accadere sin da subito, ed essere proprio noi i portatori di una consapevolezza nuova.

Massimiliano Viviani
da: www.movimentozero.org/mz
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Se lo ammette pure Tremonti…

Lo stato di diritto negato

la-farsa1.jpg«Ci sarà un giudice a Berlino» pensava Arnold, il mugnaio di Potsdam cui il conte di Schmettau voleva espropriare il mulino. Il giudice c’era, anzi ce n’erano molti, fin troppi, ma ossequiosi più ai poteri forti che alla giustizia sostanziale. Per fortuna di Arnold e di sua moglie Rosina, in Prussia c’era un sovrano illuminato e giusto, Federico II, che riconobbe il suo buon diritto. Ma oggi, in Italia, abbiamo qualche sede istituzionale che sappia fare quello che fece il grande Federico nella Prussia del XVIII secolo? Sulla richiesta di sospendere i lavori della Base USA al Dal Molin il TAR veneto ha pronunciato una ordinanza disonorevole non perché ci ha dato torto ma perché, calpestando la Costituzione, si rifà ad un regio decreto del 1924 (sic!). Chiama a fondamento la Corte Costituzionale per decidere in senso opposto a quanto stabilito dal Giudice delle Leggi, inventa una data di avvio della procedura per la realizzazione della base per collocarla arbitrariamente in data anteriore all’entrata in vigore della norma che obbliga ad eseguire la valutazione di impatto ambientale (VIA).

Sappiamo che il governo italiano si é preparato per tempo all’evenienza del ricorso per ottenere la sospensione dei lavori e l’esecuzione della VIA. E non in linea di diritto. Prima ha trasferito il presidente ed il giudice relatore che avevano osato applicare la legge e arrestare i lavori nel luglio 2008, poi li ha sostituiti con giudici fidati ai quali l’avvocatura dello stato, cioè del governo, nell’udienza del 19-3-2009 ha comunque ricordato più volte il loro mandato, che non é quello previsto dall’articolo 101 della Costituzione:…I giudici sono soggetti soltanto alle leggi.
Resta l’impugnazione al consiglio di stato (c.d.s.) ma i precedenti fanno ragionevolmente temere la reiezione dell’eventuale impugnativa, non per ragioni giuridiche ma perché così vuole il governo. Ebbene, noi cittadini contrari alla base (e siamo tanti, vicentini e non vicentini) non abbiamo un Federico II di Prussia al quale appellarci contro i giudici sensibili più ai poteri forti che alla legge. L’ordinanza del t.a.r., dopo le pronunce del c.d.s., ha reso chiaro che lo Stato di diritto viene accantonato in taluni casi, il che equivale a determinarne l’agonia.

Il cittadino, secondo la nostra Costituzione, ha nella giurisdizione una difesa contro i soprusi dei poteri forti, pubblici e privati, istituzionali o meno. Ora in Italia ciò accade sempre meno (Berlusconi o Prodi poco conta) perché una parte dei giudici rifiuta questo ruolo fondamentale per sudditanza, per interesse personale (carriera) o per quieto vivere: tanto i 100.000 euro annui di stipendio non glieli toglie nessuno. In questo modo, saltato un equilibrio essenziale per l’esistenza dello Stato democratico, il potere del governo rischia di assomigliare all’esercizio del sopruso, sicuro dell’impunità, da parte di chi, per ora, é più forte avendo polizia, esercito, magistratura (una parte) a sua disposizione. È ancora valido quindi il patto fondante per cui ha rinunciato al suo diritto naturale alla autodifesa al fine di costituire lo Stato?

Fulvio Rebesani

Due su tutti

(m.m.) Il consiglio comunale di ieri ha confermato ciò che più o meno si era capito subito. Aim ha uno dei più quotati manager del Paese. Il presidente Roberto Fazioli ha liquidato in pochi minuti le accuse sterili che un centrodestra inconsistente gli muove da mesi. Ieri in aula, al di là delle questioni amministrative, il cui resoconto lo si legge sulla stampa di oggi, è emersa la figura del numero uno di San Biagio. Al quale si può fare una sola critica, non sarà troppo competente e capace per Vicenza? Se penso che prima di lui sulla sua sedia c’era stato Beppe Rossi… Per l’opposizione invece emerge il solito Maurizio Franzina del Pdl, che molto furbescamente non ha attaccato Fazioli, temendo la rappresaglia di chi sul piano politico, dialettico e delle competenze avrebbe potuto schiantare gli avversari. Per il resto l’elettroencefalogramma del centrodestra è piatto. Sul versante del centrosinistra emerge l’altro golden boy della giunta di Achille Variati, sindaco del PD. Si tratta dell’assessore Umberto Lago. Preciso, competente e puntuale, un paio di giorni fa ha preso il coraggio a due mani e ha denunciato l’ennesima disgrazia proveniente da Roma in materia di ICI. Il resto dell’esecutivo per il momento fa pochino. Quanto poi al turno notturno dei vigili urbani dico solo che è una cazzata e uno spreco di soldi. La giunta è attesa al varco del Pat.

Guai giudiziari per Falcone, Salvarani, Scarpellini e Tolettini

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(r.p.) Una raffica di denunce e un ponderoso esposto indirizzato alla procura della repubblica di Trento contro alcuni big della magistratura e delle forze dell’ordine del Vicentino. A redigere il tutto Angelo Di Natale, ex collaboratore di Canale 68 Veneto, oggi tra i giornalisti di punta della Rai siciliana. La vicenda cui fa riferimento Di Natale è collegata in modo indiretto ad una serie di scoop che lo stesso giornalista firmò per Canale 68 nel 2004. Reportage nei quali si parlava di abusi commessi a danno di minori ad opera di sacerdoti in una parrocchia di Thiene, nel vicentino. Direttamente la vicenda è collegata invece al libro Mani D’Angelo che Marco Milioni (estensore de LaSberla.net) pubblicò nel 2006. Nel libro si facevano le chiose al comportamento degli inquirenti seguito agli scoop di Canale 68. Per quel libro Di Natale e Milioni sono stati querelati per diffamazione da Giorgio Falcone (attuale pm presso la procura berica) e da Giovanni Scarpellini, all’epoca dei fatti comandante dei carabinieri di Thiene e ora comandante dei vigili urbani del medesimo comune. Il processo a carico dei due ha appurato che le indagini furono insabbiate, tanto che Di Natale dopo l’assoluzione definitiva è partito al contrattacco. Ieri sono stati denunciati infatti tra gli altri: il sostituto procuratore Falcone per il reato di calunnia; il procuratore Ivano Nelson Salvarani per i reati di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale e di rifiuto di atti d’ufficio; l’ex capitano dei carabinieri Scarpellini per i reati di calunnia, di falsa testimonianza e di subornazione; il sovrintendente di polizia Flavio Bellossi per il reato di falsa testimonianza; il giornalista Ivano Tolettini de Il Giornale di Vicenza per il reato di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. A dare la notizia è stato lo stesso Di Natale (nella foto) il quale in merito alla vicenda ha diramato oggi una nota breve e una più articolata unitamente all’intero testo dell’esposto.

I codardi e la pantomima

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Per un mese sono stato buono. Ho rispettato alla lettera la legge. Ho scritto all’amministrazione, ho saputo dallo staff del sindaco Achille Variati del Pd che il primo cittadino è stato informato. Ve lo ricordate il festival della democrazia dal basso? Lo avevo proposto formalmente alla amministrazione comunale di Vicenza con una missiva indirizzata al segretario generale il 9 febbraio 2009. Il tutto è avvenuto alla luce del sole, con pacatezza, il tutto documentato da un mio post proprio il giorno 9 febbraio. Il festival, che costituiva anche un escamotage perfettamente legale per cominciare a bloccare i tir che lavorano al cantiere della Ederle bis, ma che aveva un valore che andava ben oltre tutto ciò, sarebbe dovuto iniziare domani 11 marzo. Ma ovviamente senza autorizzazioni la manifestazione non potrà avere luogo. La legge prevede però che le amministrazioni pubbliche motivino per iscritto i loro dinieghi. Hanno un mese per farlo. E ciò non è avvenuto. Il sindaco sa benissimo che di fronte ad una risposta scritta, sul piano del diritto e della politica un “no” sarebbe stato insostenibile per lui. Il sindaco che è furbo lo sa. Ed ha taciuto. Sa che sul piano dialettico e del diritto, in questa discussione si intende, potrei schiantare chiunque. Se ne deduce che il sindaco ormai ha detto sì alla base. Forse non lo vuole ammettere nemmeno a sé stesso. Ma ha detto sì con i suoi comportamenti ed i suoi silenzi. Comunque politicamente si è comportato da codardo, mentre l’amministrazione, che non si è degnata nemmeno di rispondermi, ha assunto un attegiamento sprezzante nei confronti della legge, ma soprattutto di grande cafonaggine. In tutta questa giostra mi sarei aspettato poi una parola dalle forze che si oppongono alla base. E invece no. Nulla dai maggior enti, tranne qualche rara eccezione. Siamo alla messa in scena finale? Frattanto il vicesindaco perde tempo impegnandosi per dare spazio ad un convegno dedicato “alla gestione educativa dei bambini tirannici”. Per il vice Alessandra Moretti «la gestione dei litigi senza perdenti, la gestione del morsicatore, il cassetto delle tracce, il cestino della rabbia» sono argomenti di primaria importanza per i cittadini. Chissà quanto il morsicatore e suoi amici costeranno al comune. Spero poco. Forse avrebbe avuto più senso un convegno dedicato alla gestione dei politici tirannici. Due soli i workshop. Malafede e malaffare il primo, idiozia e imbecillità il secondo. E come diceva Totò, abbundandis… abbundandum!

Marco Milioni

P.S. Sono pronto a sfidare chiunque in un pubblico dibattito sull’argomento

L’eterno carnevale

pulcinella.jpg(m.m.) Scusate ma carnevale non è finito? Al comune di Vicenza sembra di no. Il sindaco Achille Variati (PD) si è messo a parlare di centrali nucleari nel Veneto. L’opposizione di centrodestra ha tirato su un polverone sul caso Aim, fingendo di ignorare la melmaia di sperperi, sprechi e malaffare targata Cdl, quando lorsignori erano maggioranza. Nonostante ciò un dirigente di area Fi assunto a contratto ai tempi della giunta di Enrico Huellweck (FI) è finito proprio in Aim con la stessa carica senza che il centrosinistra dica nulla. Invito i consiglieri comunali a scovare i nomi. Come mai? Che c’è sotto o dietro? E ancora su Il Giornaledi Vicenza di mercoledì si apprende, grazie ad un intervento del consigliere Manuela Dal Lago (Lega), che il comune chiederà una una tantum di 1,5 milioni di euro ai soggetti responsabili di abusi edilizi. Una cifra così bassa? Io sento puzza di bruciato. Io non vorrei che la cosa fosse una sorta di indulto per gli abusi sotto mentite spoglie. Se io fossi un consigliere comunale chiederei una tabella in cui viene elencato ogni singolo caso; in cui viene indicato ogni singolo soggetto (con nome e codice fiscale) in capo al quale l’amministrazione sta procedendo. Contestualmente andrebbero riportate mappe e natura degli abusi contestati. Poi questi dati vanno messi sul web. Ancora una chicca. Un vecchio dipendente del comune mi dice che ogni anno l’amministrazione spende qualche centinaia di migliaia di euro per pagare le licenze dei sistemi operativi Microsoft installati sui tantissimi pc del comune. A questi si aggiungano i soldi pagati a Microsoft per gli applicativi come Office. In più pare che negli anni passati l’amministrazione abbia speso delle belle cifrette per consulenze esterne. Si tratta di cose vere? Invito i consiglieri a redigere domande di attualità. Vorrei sapere anche se in questi anni l’amministrazione abbia avuto a che fare o meno con i lobbisti di Microsoft o vicini alla stessa compagnia. Sapete perché mi domando questo? Se l’amministrazione decidesse con questo bilancio di passare asistemi operativi gratuiti come Linux non solo risparmierebbe una caterva di soldi, forse 200.000 euro all’anno, ma avrebbe anche software ben più stabili e performanti. A Bolzano lo hanno già fatto. Da noi proprio non si può? Da noi deve essere sempre carnevale?

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