Vicenza, la marcia dei 20.000

I dati ufficiali in mano alle camere del lavoro e alla camera di commercio di Vicenza parlano chiaro. A gennaio su tutto il territorio provinciale si contavano 20.000 disoccupati. Un 4% abbondante su una forza lavoro stimata in 500.000 unità su tutto il territorio che conta in totale 850.000 abitanti. Le stime però sono per difetto. A giugno probabilmente si avrà un quadro più esaustivo. Un quadro che dovrà guardare al sodo e che ci dovrà dire sostanzialmente, senza fare troppe distinzioni, quante persone avevano un reddito assicurato da terzi e quanti lo hanno perduto. Credo che i dati saranno ben peggiori. Frattanto proseguono i casi di cassa integrazione, i fallimenti aziendali, i licenziamenti. Dopo i guai di Enersys a Montecchio Maggiore si parla di nubi scurissime anche sul Gruppo Calearo di Isola Vicentina (ditta della famiglia dell’ex presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, oggi deputato del Pd). Molte aziende riducono la produzione con gli ordinativi in calo. Molte già pensano alla settimana corta. Tant’è che i dati dei sindacati e quelli della camera di commercio coincidono. Nel 2007 le ore di cassa integrazione ordinaria sono state 772.150. Nel 2008 si è toccata quota 1.300.000. In pratica un +68%. E nel 2009 che cosa succederà? Ma c’è un ma. Quando si parla di cassa integrazione si fa riferimento alla grande e media impresa. A Vicenza le piccole sono il 90% sul totale. Si tratta di aziende con meno di nove dipendenti, tutte non sindacalizzate. Per le persone espulse da quel circuito non ci sono ammortizzatori. Spesso quei lavoratori non rientrano nemmeno nelle statistiche. Ciò significa che i disoccupati reali, ovvero le persone che perdono un reddito che prima avevano sono e saranno sicuramente di più. A questo si aggiunga che i livelli delle retribuzioni rimangono bassi e che il costo della vita, salvo qualche voce, rimane alto. Io credo che chi teme le conseguenze di questa situazione debba cominciare a far sentire la sua voce. Se i sindacati non si muovono poco importa. Ma mi piacerebbe che a scendere in piazza non fossero solo le tute blu. Mi piacerebbe vedere fianco a fianco l’operaio, l’artigiano, il piccolo imprenditore. Tutti vittime di un modello di sviluppo folle. Tutti tenuti sotto scacco dal Potere che li spinge alla guerra tra poveri.
Marco Milioni
