Dall’autostrada alla strada

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«La crisi morde, sta mordendo dovunque». Lo leggo un po’ dappertutto sui giornali. Sicchè ieri ho staccato il sedere dalla scrivania e ho cominciato a girare con l’auto tra i caselli di Montebello, Montecchio Maggiore, Vicenza Ovest, Vicenza Est e Grisignano di Zocco. Questi sono l’universo autostradale vicentino se si esclude la minuscola Valdastico. E Autostrada a Vicenza vuol dire A4, che vuol dire camion e furgoni, che significano economia delle medie e piccole aziende del mitico Nordest berico. Ma sono rimasto di stucco. Alle 17,15 a Vicenza Est non ho visto tir in entrata e in uscita. Sulla A4 in direzione Venezia ne ho visti ben pochi, qualcosa in più verso Milano. Alle 17,30 mi sono fermato all’autogrill di Vicenza Est. Ho scambiato due chiacchiere con alcuni camionisti fermi nei parcheggi.

«Sono scarico – mi dice Ferruccio che vive nel Bassanese – e confesso che mi vergogno a dire il mio cognome. Sono un padroncino, mio cugino mi dà una mano. Mi sono ridotto a stare fermo nel camion un paio di giorni alla settimana, notte inclusa, sperando che arrivi qualche lavoretto da prendere al volo. Ho mezzo mutuo da pagare per camion e furgone. La casa no grazie a Dio, ma se gli ordinativi non riprendono dovrò scegliere tra camion e casa. Mia moglie ha un impiego part time e abbiamo due figlie a carico». Mi saluta col sorriso triste di chi è riuscito a sfogarsi almeno per un po’ e poi torna a chiacchierare con i camionisti turchi, rumeni e lèttoni fermi nel piazzale senza che nessuno capisca una parola l’uno dell’altro. Gli sguardi, il vino e un po’ di arance messe in comune su uno sgabello di alluminio alla fine fanno il lessico mancante. In Italia intanto si parla di ronde. Si cerca di fugare il razzismo a parole, ma fra i guidatori dei bisonti fermi in quell’area di servizio il razzismo è un lusso che si lascia ai salotti televisivi della politica.
Rino invece lavora alla DHL e guida il furgone. Spera di laurearsi prima o poi in lettere visto che ha cominciato l’università due anni fa. «Noi della logistica e dei trasporti – spiega – abbiamo il polso reale dell’economia, come i bancari e come chi lavora nella distribuzione di gas ed elettricità. Vivo in provincia di Vicenza da tre anni e ora leggo sui giornali che i licenziamenti e la cassa integrazione fanno paura. In fabbrica non se la passano bene. E la situazione non è stata mai così buia. Devo dire che il mio posto non è a rischio al momento; lavoriamo con ritmi più blandi se si guarda al passato, il che non è un male se si pensa alla qualità della vita. Ma mi sembra di vivere una calma irreale. La calma prima della tempesta».

Mi fermo un po’ ad osservare la gente che fa benzina. Pare che Rino abbia ragione. C’è un certo senso di lentezza. Come se beffardamente il tempo cominci a riappropriarsi delle persone. Dopo poco arriva una gigantesca Audi nera targata Brescia. Esce un signore brizzolato sui 45, vestito casual ma molto distinto, senza fronzoli. A mala pena gli occhiali scuri riescono a nascondere un volto teso. Sembrerebbe un libero professionista di alto livello, ma i jeans fanno a cazzotti col giorno lavorativo. Mi avvicino con garbo. Gli spiego che sono un giornalista e che sto raccogliendo alcune impressioni sulla congiuntura. Mi fissa e sospira. Frattanto il contatore del carburante segna cifre con le quali la mia povera Polo farebbe tre pieni. Mi racconta che è un grossista di apparecchiature elettriche. Oggi è riuscito a recuperare un credito fermo da mesi. La srl di cui è amministratore unico nonché socio di maggioranza al 55% fallirà la settimana prossima. Tentenna quando dà al benzinaio il bancomat. La carta di credito non ce l’ha più. «Ho paura che non me lo prenda, sono agli sgoccioli». Un sobbalzo e il display dice ok. Il benzinaio abbozza una specie di sorriso come se quella scena non fosse la prima. «Questo – spiega il futuro ex manager – è il mio ultimo pieno, la mia S8 se la riprende la banca. Ho ipotecato i miei due terreni, il mio attico e tutti i miei tappeti persiani. Finiranno ai creditori, spero che bastino. Tornerò a vivere con mia madre in campagna vicino a Montichiari in una casa di 80 metri quadri. Lì per fortuna c’è ancora la mia stanzetta dove ho completato gli studi di ingegneria senza mai imparare la differenza tra un coniglio e una lepre. La mia compagna mi ha lasciato un anno fa quando le cose in ditta si sono messe male. Torno a casa sulla soglia dei cinquanta dopo aver girato mezzo mondo in business class, senza mai aver visitato i luoghi in cui mi recavo e finendo oggi senza avere il becco di un risparmio. Mi sento un perfetto imbecille. Lo scriva per cortesia. Lo scriva». Alle 18,30 faccio rotta verso il casello di Alte-Montecchio. Un anno fa in orario di punta i tir intasavano la viabilità. Oggi si passa in un baleno. E senza telepass.

Marco Milioni

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11 Commenti a “Dall’autostrada alla strada”

  • MT scrive:

    ottimo reportage, purtroppo

  • Il vulcaniano scrive:

    Siamo al baratro? E dicono che il peggio deve venire!

  • Mike scrive:

    Milioni è stato prudente. Da me ne hanno licenziati due e senza cassa integrazione perché siamo impresa artigiana. Il più anziano ha il mutuo da pagare, un bambino di otto anni e una moglie che finirà presto sul lastrico! E non è detto che io faccia la stessa fine. Poi leggo il giornale e vedo che i problemi sono le ronde e il congresso del PD e le fesserie che spara la Carfagna. Aiuto!

  • Sara scrive:

    Io lavoro nella meccanica a Schio. Non ci sono ordini e i trasportatori continuano a chiederci lavoro! Si mette male?

  • Xdrive scrive:

    Non crediate che a noi della Schenker le cose vadano tanto meglio. Anche in Lombardia non tira una bellissima aria…

  • Blackwing scrive:

    Da noi in Confindustria a Vicenza ce la siamo già fatta addosso e non ne abbiamo più. Se i boss parlassero! Una marea di nostri associati ha l’acqua alla gola coi fidi! Se il botto arriva arriva tutto insieme e sarà un gran botto!

  • Tombino scrive:

    Se condo voi qui a Valdagno le cose vanno bene? Anche noi abbiamo paura. Sembra che non si salvi alcun comparto.

  • michele scrive:

    per tirare su il morale a tutti quanti,consiglio di seguire i tg di Mediaset:va tutto bene,al Grande Fratello si divertono,la gente spende nei negozi e viaggi,e grazie a Dio non si possono intercettare i politici.Smile.

  • gorgorogorgorogorgorogogogogo scrive:

    Italia: Fine delle trasmissioni.
    Una prece.
    R.I.P.

  • gianni scrive:

    Per fortuna che i nostri europarlamentari guadagnano solo 35.000,00 € al mese e che a palazzo Chigi il pranzo costa solo 1,54€ !!!!
    Loro ( i politici ) sono completamente fuori dalla realtà, i loro privilegi sono un’offesa a tutti coloro che lavorano. Andremo tutti a mangiare a palazzo Chigi. Per fortuna, come ha scritto qulacuno prima di me abbiamo il grande fratello ed il calcio che ci nascondono i veri problemi.

  • [...] che la provincia di Vicenza stia perdendo i pezzi. Almeno per quello che riguarda il comparto produttivo. Stamattina è toccato a Thiene, [...]

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