Archive del 13 febbraio 2009
Il caso Genchi e la nuova rete massonica
(m.m.) Perché si parla così tanto di Gioacchino Genchi? L’ex consulente tecnico della procura di Catanzaro è uno dei più abili tecnici in Europa quanto a incrocio dei dati informatici relativi a intercettazioni e misure simili, quando queste sono disposte dalla magistratura. Da mesi i suoi detrattori lo dipingono come una sorta di grande fratello fatto in casa. I suoi sostenitori lo dipingono invece come il nuovo bersaglio delle cupole del potere italico. Il motivo? Grazie ai dati legittimamente ottenuti da Luigi De Magistris, Genchi sarebbe riuscito a redigere una sorta di tracciatura del potere italiano. Una tracciatura fatta di incroci di dati riferibili a politici, mafiosi, alti esponenti del clero, poteri massonici, finanziari e bancari. Insomma un bel pentolone. Per chi si voglia fare una opinione in merito segnalo un bel reportage di Bob Galullo, una delle firme di punta di Radio 24. Spero quindi che nessuno lo etichetti già come un complottista No Global, perché mi verrebbe da ridere…
Ex Fiamm, l’interrogazione di Rizzato
(m.m.) Dopo le interrogazioni parlamentari presentate dai deputati democratici Massimo Calearo e Daniela Sbrollini, il consigliere regionale Claudio Rizzato (PD) chiede l’intervento della Regione Veneto per i lavoratori dell’Enersys di Montecchio Maggiore nel Vicentino. Qui di seguito si riporta il testo della interrogazione presentata oggi da Rizzato.
LA REGIONE SI ADOPERI PER IMPEDIRE LA PERDITA DEI POSTI DI LAVORO ALLA ENERSYS DI MONTECCHIO MAGGIORE (VI) E PER TUTELARE I LAVORATORI E LE LORO FAMIGLIE
Venezia, 13 febbraio 2009
Considerazioni
ENERSYS è una multinazionale USA quotata alla borsa di New York con un fatturato di 1.100 milioni di dollari e circa 6.500 dipendenti nel mondo e detiene il 25% del mercato mondiale. Nell’aprile 2005 ENERSYS acquisisce da FIAMM la produzione delle batterie TRAZIONE (batterie per i carrelli elevatori) attraverso una newco appositamente costituita e vengono trasferiti alla nuova società, denominata FMP, ben 258 lavoratori. Con questa operazione ENERSYS acquisisce il dominio del mercato Italiano, secondo mercato Europeo delle batterie trazione, e mantiene il marchio FIAMM, modificato in “FIAMM motiv power”. Nel gennaio 2006 Enersys, attraverso una fusione, incorpora FMP con 264 dipendenti e trasferisce la propria sede legale da Villanova (PC) a Montecchio Maggiore (VI). La sede di Villanova viene chiusa definitivamente con il licenziamento di circa 70 lavoratori. Lo stabilimento di Montecchio Maggiore, che al momento dell’acquisizione da parte di Enersys risultava in perdita, ha registrato un sostanziale pareggio già nel secondo anno arrivando ad ottenere un utile operativo, nell’anno fiscale 2007-2008, di Euro 5.482.000, frutto del fortissimo impegno dei lavoratori che hanno reso lo stabilimento vicentino molto più performante degli altri siti europei.
Presa d’atto
Il 5 febbraio 2009 la direzione Enersys, attraverso l’amministratore delegato della filiale europea Lorenzo De Micheli, ha comunicato a FIM, FIOM, UILM, e alle RSU di stabilimento la decisione di cessare la produzione nel sito di Montecchio Maggiore al quale fanno capo 268 dipendenti. Le motivazioni che Enersys porta a sostegno di questa scelta riguardano il forte calo di mercato che si registra in questo momento (fattore che interessa ancor di più gli altri siti Europei) e le loro previsioni che vedrebbero una futura uscita dalla crisi con un abbassamento strutturale dei volumi offerti dal mercato della “TRAZIONE”. La decisione di Enersys è del tutto immotivata sia sul piano delle prospettive di mercato sia per quanto riguarda la produttività e la redditività dello stabilimento che i dati dimostrano eccellenti. Tutto ciò premesso e considerato il sottoscritto Consigliere Regionale chiede alla giunta regionale:
- se intende agire con urgenza, in accordo con la Provincia, il Comune di Montecchio Maggiore e le Organizzazioni sindacali per individuare tutte le azioni atte ad evitare la perdita dei posti di lavoro
- di individuare ogni altra azione per garantire comunque ai lavoratori una prospettiva di lavoro e di sostegno al reddito
Ecco come censureranno i blog
Il senatore Gianpiero D’Alia dell’UDC vuole oscurare la Rete. Ha proposto un emendamento, approvato in Senato, a un disegno di legge di Brunetta che obbligherà i provider a oscurare siti, blog o social media come YouTube e Facebook su richiesta del ministero degli Interni per reati di opinione, ad esempio un filmato o un gruppo che invitano a non osservare una legge considerata ingiusta. Senza nessuna sentenza della magistratura. Questo, oggi, avviene solo in Cina. In una dittatura. I cinesi hanno eretto contro l’informazione di Internet un “Golden Wall“, si sono ispirati alla Muraglia Cinese. D’Alia vuole costruire un “Merda Wall”, si è ispirato allo psiconano. Il vero concorrente di Mediaset è YouTube. Mediaset non la comprerei neppure se me la regalassero. La pubblicità sta abbandonando la televisione e l’informazione si fa in Rete. Mettere Internet sotto il controllo del potere esecutivo vuol dire chiuderla di fatto e tappare la bocca ai cittadini liberi. Marco Pancini di Google Italia ha dichiarato: «No, le leggi ‘ad Aziendam’ che poi hanno un impatto su tutto l’ecosistema non si possono fare. E bisognerebbe evitare di portare l’Italia a livello dei peggiori paesi del mondo in fatto di reati d’opinione». L’Italia stessa è ormai un Paese ‘ad Aziendam’ e in quanto a perseguire reati di opinione non siamo secondi a nessuno.
Lo Stato è nostro e noi ce lo riprenderemo.
da: www.beppegrillo.it
ALTRO APPROFONDIMENTO VIDEO
IL TESTO DELL’INTERVISTA A D’ALIA
Vicenza, la marcia dei 20.000

I dati ufficiali in mano alle camere del lavoro e alla camera di commercio di Vicenza parlano chiaro. A gennaio su tutto il territorio provinciale si contavano 20.000 disoccupati. Un 4% abbondante su una forza lavoro stimata in 500.000 unità su tutto il territorio che conta in totale 850.000 abitanti. Le stime però sono per difetto. A giugno probabilmente si avrà un quadro più esaustivo. Un quadro che dovrà guardare al sodo e che ci dovrà dire sostanzialmente, senza fare troppe distinzioni, quante persone avevano un reddito assicurato da terzi e quanti lo hanno perduto. Credo che i dati saranno ben peggiori. Frattanto proseguono i casi di cassa integrazione, i fallimenti aziendali, i licenziamenti. Dopo i guai di Enersys a Montecchio Maggiore si parla di nubi scurissime anche sul Gruppo Calearo di Isola Vicentina (ditta della famiglia dell’ex presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, oggi deputato del Pd). Molte aziende riducono la produzione con gli ordinativi in calo. Molte già pensano alla settimana corta. Tant’è che i dati dei sindacati e quelli della camera di commercio coincidono. Nel 2007 le ore di cassa integrazione ordinaria sono state 772.150. Nel 2008 si è toccata quota 1.300.000. In pratica un +68%. E nel 2009 che cosa succederà? Ma c’è un ma. Quando si parla di cassa integrazione si fa riferimento alla grande e media impresa. A Vicenza le piccole sono il 90% sul totale. Si tratta di aziende con meno di nove dipendenti, tutte non sindacalizzate. Per le persone espulse da quel circuito non ci sono ammortizzatori. Spesso quei lavoratori non rientrano nemmeno nelle statistiche. Ciò significa che i disoccupati reali, ovvero le persone che perdono un reddito che prima avevano sono e saranno sicuramente di più. A questo si aggiunga che i livelli delle retribuzioni rimangono bassi e che il costo della vita, salvo qualche voce, rimane alto. Io credo che chi teme le conseguenze di questa situazione debba cominciare a far sentire la sua voce. Se i sindacati non si muovono poco importa. Ma mi piacerebbe che a scendere in piazza non fossero solo le tute blu. Mi piacerebbe vedere fianco a fianco l’operaio, l’artigiano, il piccolo imprenditore. Tutti vittime di un modello di sviluppo folle. Tutti tenuti sotto scacco dal Potere che li spinge alla guerra tra poveri.
Marco Milioni
Benetazzo dà il voto alle banche. BPVi tra le ‘cattive’
(m.m.) Lo fanno le grandi agenzie internazionali di valutazione. E spesso hanno fatto dei buchi clamorosi, spesso con frode incorporata. Stavolta a compilare una sorta di “rating” sulle banche, ovvero un metro di affidabilità, ci ha pensato Eugenio Benetazzo, analista economico indipendente, noto al pubblico come saggista (Banca Rotta, Best before nonché il best seller Duri e puri). Nel mirino di Benetazzo sono finite così i più importanti istituti di credito presenti nel nostro Paese, i quali in un articolo pubblicato sul sito di Benetazzo, vengono divisi in buoni e cattivi. La lista è ancora parziale, ma Benetazzo confida di essere ancora al lavoro. Se son rose fioriranno… Tra i cattivi ci sono Banca Intesa, Unicrdit, MPS, Mediolanum e la vicentinissima BPVi (nel riquadro il suo presidente Gianni Zonin). Tra i buoni le care vecchie Poste Italiane.
