Archivio di dicembre 2008

La crisi? Un piano diabolico

La chiamano crisi, facendo credere che assomigli ad un evento naturale, seppur tragico, tipo il terremoto. È grave, porta con sé tragedie immani, ma con c’è un colpevole. Alcuni provano a motivare, sostenendo che le “meraviglie” del capitalismo devono pagarsi con periodici pedaggi. Falso, tutto falso. La tragedia alla quale assistiamo in realtà è un piano diabolico ed infame, ordito da banchieri e tecnocrati con la complicità della classe politica e degli “organi di garanzia” di quella favoletta per bambini chiamata democrazia: il parlamento, la magistratura, la “libera” stampa. Questo è un attentato alla serenità familiare ed individuale. È la crisi del popolo basso, della piccola e media borghesia, degli imprenditori e dei commercianti. Ci aspettano milioni di licenziamenti, fallimenti, protesti, pignoramenti, sequestri di danaro su conti correnti, ai danni di milioni di cittadini, quasi tutti con reddito fino a 30,000 euro o piccoli imprenditori. Una tragedia immane che già è in atto e che procede sotto silenzio, perché il Regime Bancario, che controlla tutti i Media (altro che Berlusconi), così vuole. L’enorme massa monetaria virtuale (le banconote oggi sono il 7 per cento del “danaro” circolante) che il sistema bancario ha creato, deve essere contratta e questo può avvenire solo con nuovi assetti sociali e finanziari. Le Banche Centrali e le altre istituzioni finanziarie internazionali hanno pianificato ormai da anni un’operazione di riforma degli scenari economici. Hanno acquisito risorse speculando sul petrolio e quindi sull’energia, sulle leve finanziarie, sui rialzi dei tassi, a danno di imprese che hanno avuto maggiori costi di materie prime e servizi finanziari, degli Stati che hanno avuto minori introiti fiscali per la contrazione dei consumi, dai soggetti privati che hanno visto aumentare in maniera abnorme i costi di energia  trasporti e soprattutto delle rate del mutuo aumentate dalle Banche Centrali senza motivo, ovvero con l’obbiettivo di rastrellare danaro a tutta forza. Queste categorie si trovano impoverite, inadatte a sostenere i precedenti consumi ed anche di far fronte ai pagamenti per sostenere la propria esistenza senza fare ulteriori debiti. Nel 2008 circa 120 mila famiglie hanno lasciato la casa che non riuscivano più a pagare perché la rata del mutuo non era più alla loro portata. A Milano nel 2008 le procedure per sfratto sono aumentate del 25% rispetto al 2007. L’aria di disperazione che oramai riguarda larghi strati della popolazione è causata da una spietata e pianificata operazione di usura e di esproprio di massa ordita dal sistema bancario, cioè le Banche Centrali possedute dalle Banche Private. La subalternità del sistema politico ha permesso che questo piano criminale, da perseguire quale associazione a delinquere finalizzata all’usura, oltre che per altre decine di reati, venisse operata con l’avallo di tutti gli schieramenti politici, che, ridicolo nel tragico, hanno parlato per settimane di aiuti da fornire alle banche, quelle stesse banche che nel 2007 hanno realizzato un attivo di oltre 26000 miliardi di euro. E c’è chi in questo momento di tragedia e disperazione, invece di informare la popolazione, sobillare, creare le condizioni per una ribellione, ci parla della Gelmini, della riforma costituzionale di Berlusconi, della commissione di vigilanza Rai ed altre “amenità” simili. Sono traditori, ignoranti, a libro paga del Sistema o pavidi. O forse semplicemente “non si occupano di economia”. Chiamala economia!

Marco Francesco De Marco

http://www.movimentozero.org/mz

Ostellino, il Corsera e i palazzinari


Ieri sera non volevo credere alle mie orecchie quando ho ascoltato Piero Ostellino su Radio24. Ospite de La Zanzara Ostellino ha de facto affermato che i cambi di destinazione d’uso sono un diritto di chi possiede le aree. Forse s’è sbagliato. Non posso credere che un giornalista di fama tanto chiara possa dire una corbelleria del genere. La politica urbanistica è il cuore delle amministrazioni municipali. Il cambio d’uso di un’area è potestà esclusiva del consiglio comunale nemmeno della giunta, salvo rare eccezioni. Se passa il concetto che ognuno si fa il piano regolatore ad personam allora l’Italia rischia di diventare un piastrone di cemento. Ma forse lo è già. Durante la puntata sono stati fatti riferimenti continui al tycoon Salvatore Ligresti (re del mattone milanese) e alle sue presunte difficoltà ad incontrare i vertici della giunta comunale di Firenze proprio nell’ottica di una nuovo disegno urbano del capoluogo toscano. Ho notato da parte di Ostellino una certa benevolenza sottintesa verso i costruttori. Domanda. Ligresti è stato condannato per tangenti? Ligresti possiede quote del Corriere della Sera? Ostellino è un editorialista di punta del Corsera? Ligresti o membri della sua famiglia hanno avuto o hanno cariche nel cda della società che possiede il Corsera? Giro la domanda a Cruciani e soprattutto al liberale Ostellino. A quest’ultimo domando pure: se un comune non autorizza un privato a costruire residenziale in una determinata zona è forse perché quel rione o quella città sono già saturi sul piano edilizio? Sa Ostellino che gli oneri di urbanizzazione pagati dai costruttori in Italia sono tra i più bassi in Europa e che questa è una delle ragioni della agonia finanziaria dei comuni? Ostellino è convinto che una deregolamentazione sul piano edilizio aiuti l’economia a ripartire? Ha visto Ostellino la puntata di Report sui palazzinari romani? Invito tutti ad ascoltare attentamente il brano riportato nel post. Sembra che il delirio urbanistico del Paese non sia dovuto a norme che hanno strafavorito i palazzinari a scapito dei piccoli e della qualità ambientale. Il marcio starebbe in norme tanto bizantine da obbligare i costruttori (soprattutto i grandi) a versare tangenti ai politici per ottenere ciò che invece sarebbe nel diritto naturale dei proprietari. Magna che te passa… Consiglio ad Ostellino Mani sulla Città un bel ristorante da qualche parte in Italia. Se si replica alla presente usando i termini: giustizialismo, moralismo et similia mi tolgo una scarpa e la lancio.

Marco Milioni

Caso Catanzaro

vulpio.jpg (m.m.) Il direttore del Corsera Paolo Mieli ha rimosso dall’incarico Carlo Vulpio, il giornalista d’inchiesta che aveva seguito le indagini sui casi Why Not, Poseidon e Toghe Lucane. Dopo Gigi De Magistris hanno fatto fuori Vulpio, uno dei pochi mastini cui al Corrierone era concesso ancora di andare a cercare le notizie scomode. L’ultima di queste era stata pubblicata il giorno 3 dicembre. Roba che scotta visto che si disvelavano nomi eccellenti tra imprenditoria, politica, ministri della fede, opere religiose e molto di più. Il regime è in arrivo? Forse c’è già.

Padre Joseph a palazzo Trissino

padre-giuseppe.gif

Al comune di Vicenza le cose si stanno un po’ complicando. Da una parte c’è un’opposizione di centrodestra che sbraita e sputacchia contro la giunta di centrosinistra perché quest’ultima potrebbe aumentare le cosiddette tariffe dei rifiuti. La giunta di centrosinistra tace e non si perita di rispondere così: “ma brutte facce di bronzo, dopo aver ridotto il bilancio del comune e di Aim a un letamaio vi permettete anche di parlare? Non è stata per caso la vostra maggioranza a chiedere di querelare il vecchio cda di Aim per lo scandalo dei conti taroccati?”. Eppoi c’è un’altra questione. Qualcuno in giunta non ce la fa più. Parlare col primo cittadino Achille Variati (Pd) è diventato sempre più difficile. Il portavoce del sindaco Achille Variati, Jacopo Bulgarini D’Elci, l’ex pigafettino che studia da vicesindaco è diventato de facto il vicesindaco, lasciando all’assessore Sandra Foppa Pedretti, pardon Moretti, (numero due della giunta) il duro incarico di redigere il calendario della festa dello scoiattolo e del compleanno della castagna. E JBDé, nomignolo formato iniziali affibiato al portavoce del sindaco dai colleghi della stampa più cinici, coltiva frattanto il suo sogno da François Leclerc di periferia. Riuscirà a metamorfizzarsi prima in padre Joseph e poi in eminenza grigia da sagrestia civica, quale è il comune di Vicenza? Intanto lui filtra le telefonate tra il Suo sindaco e i colleghi di giunta. La sua partecipazione alle riunioni dell’esecutivo tra l’altro lo mettono su un piano assai ben più alto rispetto al suo ex omologo Fabio Carraro, ex barista giornalista di Tva che divenuto portavoce del sindaco Enrico Huellweck si limitava a ghirigorarne l’agenda. Eh no per Apollo e Ciparisso! Il capo del gabinetto Variati con Carraro, tranne qualche inclinazione culturale, non ha nulla ha che spartire. Un tratto però li accomuna… Quello di non girare al sindaco in carica le domande che la Sberla prepara per la giunta. Purquoi? La settimana passata un imbufalito assessore di primo piano lo ha letteralmente mandato a quel paese per interposta persona (anzi proprio senza dirglielo) davanti ad increduli dipendenti comunali. L’assessore voleva fare una sfuriata in giunta, ma in seguito ha desistito. Un altro assessore due settimane fa era lì lì per fare un casino sui giornali. Qualcosa è comunque filtrato. Il sindaco stavolta è intervenuto a tappare la falla. Il problema di fondo, al di là delle antipatie di rito tra prime donne della politica, sta nell’azione di governo. Secondo alcuni consiglieri di maggioranza il capo di gabinetto sta diventando un vero e proprio tappo. Ormai solo i capigruppo Giovanni Rolando e Federico Formisano riescono, di tanto in tanto, a parlare direttamente col capo. Ma perché? Per non parlare delle accuse piovute addosso al portavoce in seguito ad un puntiglioso articolo di Cesare Galla sul GdV del 5 dicembre scorso. Dal servizio è scaturita una pesante domanda di attualità dell’opposizione alla quale Variati non ha risposto subito dopo in consiglio… Perché? Il tutto in perfetto stile Huellweck-Carraro. Ma le grane di Achille riguardano anche la gestione della macchina comunale. Due dirigenti Diego Fontana e Stefano Cominato (rispettivamente informatica e decentramento) vicinissimi a Fi durante la passata amministrazione sono rimasti al loro posto pur avendo il sindaco la possibilità di far decadere il loro incarico. Il fatto è vero o sono malignità di corridoio? Risulta vero che i due hanno santi in paradiso anche nel centrosinistra e molto in alto? Ed è vero che l’autore della cine-installazione in piazza dei Signori è dato per vicinissimo proprio a Bulgarini D’Elci? A palazzo Trissino la maggioranza è in fibrillazione. E la cosa ci può stare. Quello che non ci sta è che tale fibrillazione ingessi l’attività amministrativa. Ma tant’è…

Marco Milioni

Appello di Fini e Travaglio

Con l’annuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza si è giunti al culmine di un’escalation, iniziata tre lustri fa, che porta dritto e di filato a una dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale birmano.
Da un punto di vista formale la cosa è legittima. La nostra Carta prevede, all’articolo 138, i meccanismi per modificare le norme costituzionali. Ma farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti stessi della liberal-democrazia che è un sistema nato per tutelare innanzitutto le minoranze (la maggioranza si tutela già da sola) e che, come ricordava Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo sistema, deve porre dei limiti al consenso popolare. Altrimenti col potere assoluto del consenso popolare si potrebbe decidere, legittimamente dal punto di vista formale, che tutti quelli che si chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha abolito la pena di morte? Che importa? Si cambia la Costituzione. Col consenso popolare. Elementare Watson. Senza contare che a noi la Costituzione del 1948 va bene così, e non si vede un solo motivo per stravolgerla (altra cosa è qualche ritocco sporadico per aggiornarla).

Com’è possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto? Non fermando Berlusconi sul bagnasciuga, permettendogli, passo dopo passo, illiberalità e illegalità sempre più gravi. Prima il duopolio Rai-Fininvest (poi Mediaset) che è il contrario di un assetto liberal-liberista perché ammazza la concorrenza e in un settore, quello dei media televisivi, che è uno dei gangli vitali di ogni moderna liberaldemocrazia. Poi un colossale conflitto di interessi che si espande dal comparto televisivo a quello editoriale, immobiliare, finanziario, assicurativo e arriva fino al calcio. Quindi le leggi “ad personas”, per salvare gli amici dalle inchieste giudiziarie, “ad personam” per salvare se stesso, il “lodo Alfano”, che ledono un altro dei capisaldi della liberaldemocrazia: l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Infine una capillare, costante e devastante campagna di delegittimazione della Magistratura non solo per metterle la mordacchia (che è uno degli obbiettivi, ma non l’unico e nemmeno il principale della cosiddetta riforma costituzionale), ma per instaurare un regime a doppio diritto: impunità sostanziale per “lorsignori”, “tolleranza zero”, senza garanzia alcuna, per i reati di strada, che sono quelli commessi dai poveracci.

Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento e di quei fantocci che sono i presidenti delle due Camere, padrone assoluto del centro-destra, se si eccettua, forse, la Lega, padrone di tre quarti del sistema televisivo, con un Capo dello Stato che assomiglia molto a un Re travicello, Silvio Berlusconi è ormai il padrone assoluto del Paese e si sente, ed è, autorizzato a tutto. Recentemente ha avuto la protervia di accusare le reti televisive nazionali, che pur controlla nella stragrande maggioranza (ieri, in presenza del suo inquietante annuncio, si sono occupate soprattutto della neve), di “insultarlo”, di “denigrarlo”, di essere “disfattiste” (bruttissima parola di fascistica memoria), di parlare troppo della crisi economica e quasi quasi di esserne la causa (mentre lui, il genio dell’economia, non si era accorto, nemmeno dopo il crollo dei “subprime” americani, dell’enorme bolla speculativa in circolazione).

Poi, non contento, ha intimidito i direttori della Stampa e del Corriere (il quale ultimo peraltro se lo merita perché ha quasi sempre avvallato, con troppi silenzi e qualche adesione, tutte le illegalità del berlusconismo) affermando che devono “cambiare mestiere”.

Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo. Che si affermò non in forza dei fascisti ma per l’opportunismo, la viltà, la complicità (o semplicemente per non aver capito quanto stava succedendo) di tutti coloro che, senza essere fascisti, si adeguarono.

Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo. Ingeneroso per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa un’idea, per quanto tragica, di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di Berlusconi c’è solo il suo comico e tragico superego, frammisto ai suoi loschi interessi di bottega.

Una democrazia che non rispetta i suoi presupposti non è più una democrazia. Una democrazia che non rispetta le sue regole fondamentali non può essere rispettata. E a questo punto perché mai il cittadino comune dovrebbe rispettarla invece di mettersi “alla pari” col Presidente del Consiglio? “A brigante, brigante e mezzo” diceva Sandro Pertini quando lottava contro il totalitarismo. O per finirla in modo più colto: “Se tutto è assurdo”, grida Ivan Karamazov “tutto è permesso”.

Massimo Fini
Marco Travaglio

da: www.ilribelle.com

aderisci: controilregime@gmail.com

Disfattismo specioso

latouche01.jpgQuando una persona è a corto di argomenti ricorre solitamente a critiche puerili del tipo: «Parlando in questo modo si alimenta il pessimismo… questa critica è volgare e inaccettabile… tali argomentazioni sono speciose…  questa convinzione deriva da un pessimismo eccessivo… oltranzismo, terrorismo, anti-industrialismo, radicalismo, massimalismo…». Questi epiteti di solito arrivano addosso a chi critica l’establishment politico-economico alla radice, sia esso locale o mondiale. Difficile trovare qualcuno che entri nel merito; l’unica arma sono gli aggettivi qualificativi e un po’ di avverbi. Io comincio ad averne le tasche piene. Le critiche al modello di sviluppo come lo conosciamo noi oggi non arrivano da quattro attivisti sfigati che si rintanano in un sottoscala di Parigi, Seattle, Bonn o Venezia. No, queste critiche arrivano da molte parti. Per comodità mi limito a personaggi di primo piano del mondo economico accademico e non solo. Tra i tanti Joseph Stiglitz, Serge Latouche, Karl Polanyi, John Dewey, Paul Krugman, Alain Caillé, fino a giungere a Michael Hudson, capo della cosiddetta scuola economica di New York. Alcuni tra i personaggi citati sono morti, altri sono tuttora viventi e nel mondo universitario è difficile trovare qualcuno che li abbia mai attaccati direttamente sul piano scientifico perché le loro argomentazioni, di Hudson in particolare, sono supportate da una marea di dati e prove incontrovertibili, talmente esestesa da risultare imbarazzante per chi la contesta. E allora ci si limita alla critica superficiale da bar sport; si usa la sparata di circostanza, la fesseria trasformata in opinione e poi in circostanza oggettiva semplicemente in ragione del fatto che il megafono di cui disponi, grandi media globali e locali, sono di proprietà di chi ha interesse che un sistema sballato si perpetui. Ieri ho letto sul GdV un fondo del direttore Giulio Antonacci. Dal pezzo riporto testualmente: «Sul filo inafferrabile ma così invasivo della bontà. Non incauta, né inesperta, senza schemi e senza paradigmi, cristiana ma anche filosoficamente laica, proiezione di una forza misteriosa che sgorga da più fonti contro la marea montante di un mare di problemi, contro il pessimismo eccessivo di chi, come Serge Latouche, professore all’università di Parigi-Sud, pensa che l’economia della decrescita sia l’unica compatibile con un pianeta finito…». Al di là della sintassi da codice penale, vorrei capire sulla base di quali evidenze si spiega la critica a Latouche. Un dibattito tra i sostenitori dello sviluppo monetarista (Scuola di Chicago e dintorni) e oppositori vari sarebbe anche interessante, ma come può il direttore del Giornale di Vicenza liquidarlo così, con una polluzione verbale di poche righe? Oddio, da uno che dirige un giornale che ospita tra massimi editorialisti economici tal Carlo Pelanda ci si può aspettare di tutto. Visto che ci siamo perché Antonacci non organizza un faccia a faccia in tv tra Pelanda e La Touche (nella foto, nde)? Oppure visto che Pelanda si definisce un economista puro, perché non si organizza un faccia a faccia tra il professor Hudson e il professor Pelanda? Invito tutti a confrontare il cursus studiorum dei due e a leggere un po’ di pubblicazioni giusto per farsi un’idea. Poi invito tutti a leggere un po’ di libri degli altri personaggi citati prima. Mi sono stufato di essere trattato con sufficienza da quei critici mainstream che fanno dell’ignoranza la propria professione.

Raf Perugini

Crisi globale? Venerdì 12 nomi e cognomi

Credo che l’incontro sia interessante; se volete porre in anticipo delle domande ai relatori metto a disposizione l’indirizzo di posta elettronica del blog: lasberla@email.it; scarica qui la locandina.
 

DOVE FINIRANNO I NOSTRI
SOLDI? DOVE FINIREMO NOI?
Dalla crisi della finanza alla crisi della modernità
pubblico dibattito – ingresso libero
Trissino (VI) venerdì 12 dicembre 2008 ore 20,30
aula magna delle scuole medie, fronte cinema Cristallo via Roma

info: 392-2965555; movimentozerovicenza@massimofini.it
RELATORI
- RENATO ÈLLERO docente di diritto all’università di
Padova, avvocato, esperto in diritto penale, diritto
penale societario e dell’impresa
- MARCO MILIONI giornalista, direttore de LaSberla.net
MODERATORE
ALESSIO MANNINO giornalista di Vicenza Più, direttore
di MZ il Giornale del Ribelle
LA SERATA SARÀ CORREDATA DA ANALISI ED APPROFONDIMENTI FILMATI
per anticipare le tue domande
movimentozerovicenza@massimofini.it

Il Vaticano fischia, il governo obbedisce

Tra le pochissime reazioni contro il ripristino dei fondi alle scuole cattoliche, sostenuto sia dal centrodestra che dal centrosinistra, da segnalare le dichiarazioni di Paolo Ferrero, segretario del Prc: “Mentre il governo ha ignorato, quando non ha represso, le manifestazioni di centinaia di migliaia di giovani studenti, ricercatori e docenti della scuola pubblica, rifiutandosi di cambiare i suoi provvedimenti che massacravano scuola e università e che tagliavano soldi e risorse, è bastata una semplice minaccia di mobilitazione da parte delle scuole cattoliche private per far cambiare idea al governo e nel giro di pochissime ore. Insomma, il Vaticano fischia e Tremonti e il governo ubbidiscono. Siamo alla farsa, se non fossimo alla tragedia, sulla scuola: fondi per le scuole private – già cospicui e consistenti da sempre – “ripristinati” e messi al riparo dai tagli e la scuola pubblica decimata a colpi di decreti Gelmini”.

da: www.uaar.it

Il sindaco di Firenze

dominici.jpg

Due giri di catena intorno alla vita. Un cartello che chiede “un’informazione corretta”. Il blitz del sindaco di Firenze Leonardo Domenici davanti alla sede della sede del gruppo Repubblica-l’Espresso, scatta a ora di pranzo. Una mossa, quella del primo cittadino, per protestare contro il modo in cui i due giornali (leggi l’articolo di Alberto Statera) hanno trattato la vicenda politica innestata dall’inchiesta giudiziaria Fondiaria-Sai. “Voglio dire a tutti che la mia giunta è pulita e che io non ho fatto nulla di cui vergognarmi” attacca Domenici.

da: www.repubblica.it

giornalisti on-line e blogger dietro le sbarre

Può essere interpretato come il segnale definitivo dell’importanza di internet per la libertà di espressione. Per la prima volta i giornalisti online hanno superato i colleghi della carta stampata e degli altri media nella triste classifica del numero di arresti. Secondo l’annuale studio del Committee to Protect Journalists, organizzazione no profit che difende il diritto di informazione, ci sono attualmente 125 giornalisti in prigione in 29 diversi stati del mondo, e ben 56 di questi lavoravano su testate online o alla redazione di blog personali.
“Il giornalismo online – dichiara il direttore esecutivo del Cpj Joel Simon – ha cambiato il paesaggio dei media e il modo di comunicare con gli altri. Ma il potere e l’influenza della nuova generazione di giornalisti online ha catturato l’attenzione dei regimi repressivi di tutto il mondo che hanno accelerato il contrattacco”.
I numeri raccolti dal Cpj parlano chiaro: dopo anni in cui era la carta stampata la principale portavoce della stampa libera nel mondo, i nuovi media hanno compiuto il sorpasso, anche grazie alla minore necessità di investimenti (si parla spesso di freelance e non di dipendenti di aziende editoriali) e alla difficoltà di essere controllati. Lo stesso rapporto riconosce inoltre come non sia stata applicata una rigida definizione di “giornalismo online”, ma si sia provveduto a verificare quanto il lavoro di blogger e scrittori fosse di natura giornalistica, cioè basato sul racconto e l’analisi di fatti reali.

“L’immagine del blogger solitario che lavora a casa in pigiama può essere affascinante – continua Simon – ma quando le autorità bussano alla porta, essi sono soli e vulnerabili. Il futuro del giornalismo è online e adesso siamo in guerra contro i nemici della libertà di stampa che usano le prigioni per definire i limiti del dibattito pubblico”. Dopo i blogger e i giornalisti online, i più perseguitati risultano i professionisti della carta stampata (42% di arresti) mentre televisione, radio e documentari seguono rispettivamente con il 6, il 4 e il 3%.
Se si registrano novità rilevanti per la tipologia dei media colpiti, non altrettanto si può dire per i paesi dove il bavaglio alla libera stampa risulta più soffocante. Per il decimo anno di fila il primo posto spetta alla Cina, che ospita nelle sue carceri ben 28 giornalisti, 24 dei quali lavoravano su testate online. I numeri dimostrano come le pressioni sul regime di Pechino in occasione delle Olimpiadi non abbiano avuto effetto, visto che nel rapporto del 2007 risultavano esserci 29 giornalisti in stato di arresto, solo uno in più di oggi. Tra i casi più rilevanti nel paese asiatico, che da solo ha imprigionato quasi la metà dei giornalisti online del mondo, c’è la storia di Hu Jia, freelance condannato a tre anni e mezzo di reclusione per alcune interviste rilasciate ai media stranieri molto critiche nei confronti del Partito Comunista Cinese.
A poca distanza dalla Cina c’è Cuba con 21 arrestati (erano 24 nel 2007). Chiude il podio la Birmania con 14 imprigionati. Proprio il paese del sud-est asiatico ha raddoppiato in un anno le cifre, procedendo contro alcuni professionisti responsabili di aver diffuso notizie e immagini degli effetti del ciclone Nargis sul paese. Nessun sostanziale cambiamento neppure nelle accuse avanzate: per il 59% dei giornalisti il reato è la violazione di segreto di Stato o l’attività anti patriottica, ma per il 13% degli accusati non viene avanzata alcuna accusa formale, costringendoli a rimanere in carcere per lunghi periodi senza un processo. Unica nota positiva nel rapporto, il numero complessivo di giornalisti in prigione, in calo per il secondo anno consecutivo e passato dai 134 del 2006 agli attuali 125.

da: www.repubblica.it

link

Cerca
Calendario
dicembre: 2008
L M M G V S D
« nov   gen »
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
Archivio