Archivio di dicembre 2008

La riforma delle riforme

Lo psiconano ha detto che “il 2009 per quanto mi riguarda sarà terribile“. Ha affermato che le priorità assolute del Governo per fare uscire il Paese dalla crisi saranno la “Riforma della giustizia e la legge sulle intercettazioni“. I disoccupati possono dormire tranquilli. Se telefonano alla moglie avranno la sicurezza di non essere intercettati. E anche gli occupati, sempre meno, non devono avere preoccupazioni. Se un amministratore pubblico, pagato dal loro IRPEF, ruba non finirà in galera. Di fronte a un’Italia impoverita, con una previsione di due milioni di disoccupati in più, le parole dello psiconano sono come l’orchestra che accompagnava gli ebrei alle camere a gas a Auschwitz. Questo Governo, dal suo insediamento la scorsa primavera, ha avuto un’unica priorità: evitare a tutti i costi che i politici finiscano in galera, a partire dal presidente del Consiglio. Il lodo Alfano è stato una pietra tombale sulla democrazia. Quattro persone in Italia sono più uguali delle altre. Dei processi Mills e Bassolino si occupano solo i giudici, l’informazione di regime è assente.
Lo psiconano ha ricordato che lui “si trova per la terza volta, ed è un record assoluto, a essere presidente del G8 e del G14“. Un’affermazione che dovrebbe farci riflettere. Se uno come lui arriva a un record del genere come nostro rappresentante non ci sono televisioni controllate che tengano. Il problema siamo noi. La nostra ignavia. Quest’Italia non è mai nata, non ha un corpo e neppure un’anima. E’ uno zombie dominato da mafie, massoneria e criminalità politica. Ha avuto qualche sussulto con le lotte partigiane, con Falcone e Borsellino, con Ambrosoli e Livatino. Ma sono stati casi isolati. Le eccezioni che confermano la regola. Da sempre chi non si è rassegnato e si è opposto al regime è stato isolato o ucciso, spesso isolato per essere ucciso.
Una finta democrazia non è più sufficiente a chi sta attuando in modo scientifico i piani della P2. Ora vuole una vera dittatura. Li abbiamo sottovalutati, credevamo che avessero un limite. Non lo hanno. Sono i nostri dipendenti e sono diventati i nostri padroni. Dei cialtroni, ma con un immenso istinto di sopravvivenza, il loro per il momento è più forte del nostro. Ci tengono ancora in coma mediatico assistito grazie ai ai giornali (finanziati da noi) e all’occupazione delle televisioni.
Il risveglio sarà duro e quando Testa d’Afalto dice “il 2009 PER QUANTO MI RIGUARDA sarà terribile“, forse pensa a sè stesso. Il 16 dicembre 1944 Mussolini si recò al Teatro Lirico a Milano. L’Italia era distrutta dalla guerra a causa sua, ma i milanesi gli riservarono un’accoglienza trionfale. Pochi mesi dopo a Piazzale Loreto avevano cambiato idea.
Una sola riforma è necessaria in Italia: la Riforma della Politica. I nostri rappresentanti non possono essere al di sopra della legge. In Commissione al Senato sono ferme da mesi le firme di 350.000 italiani onesti per la legge popolare Parlamento Pulto. Non vengono prese in esame da Vizzini, il presidente della Commissione, del PDL. Il suo capo non lo permette. Il PDmenoelle dei D’Alema e di Cicciolino Veltroni neppure. Ogni tanto ci penso e non capisco. Perchè proprio a noi? Di quale delitto ci siamo macchiati come popolo per avere dei politici di questo livello? E per quanto ancora? Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

da: www.beppegrillo.it

Denaro e TV: Quinto potere di Lumet

Rivellino VS Cattaneo

La presenza di una persona nel consiglio provinciale di Vicenza che rappresenta un partito col maggior numero di condannati e indagati in parlamento rappresenta un assurdo. La presenza in consiglio provinciale di un individuo che palesemente ha approvato la politica del governo Usa, responsabile di mezzo milioni morti in Iraq in una guerra iniziata con l’inganno, appare assurda. La presenza di un individuo in consiglio provinciale la cui maggiore occupazione è vendere scatolame agli stessi militari che sono andati in Iraq e in Afghanistan, appare senza dubbio incredibile. Bisogna rispondere così a tal Roberto Cattaneo, uomo di Fi, che recentemente si è opposto sulla stampa vicentina alla presenza dell’ingegnere Guglielmo Vernau nella commissione comunale che ha recentemente fatto visita al sito della Ederle 2. Chiedo al signor Cattaneo di presentare alla opinione pubblica il suo cursus studiorum e professionale. Solo dopo averlo messo a confronto con quello dell’ingegner Guglielmo Vernau il consigliere azzurro potrà parlare. Al momento taccia e si limiti a macerare nella subcultura cleptocratica e parafascista che fa parte del dna politico delle forze parlamentari che egli stesso appoggia.

Emanuele Rivellino

Cattaneo (Sì Dal Molin): giusto escludere Vernau dal sopralluogo al Dal Molin

(e.s.) «La presenza di un estremista di sinistra all’interno del Dal Molin sarebbe stata senza senso». Il portavoce del “sì alla base” Roberto Cattaneo commenta così l’esclusione dell’ingegner Guglielmo Verneau dalla lista dei visitatori dell’ex area militare italiana, esclusione che lui stesso aveva sollecitato. «Il sindaco Variati avrebbe dovuto portare con sé solo chi rappresenta il Comune e quindi la presenza della Lazzari era giusta e legittima, mentre quella di Verneau, persona non super partes, assolutamente no». L’ingegnere è vecchia conoscenza del movimento No Dal Molin, ma da un po’ collabora anche con l’amministrazione. «Fa parte del gruppo dei tecnici che sta aiutando gratuitamente il Comune», spiega il consigliere comunale Cinzia Bottene. «Su di lui ha ingiustamente posto il veto il commissario Paolo Costa. Bene ha fatto il sindaco a quel punto a rifiutarsi di partecipare alla visita della conferenza dei servizi: aderendo infatti avrebbe avvallato la procedura imposta da Costa. Quest’ultimo tra l’altro vorrebbe impedire anche a noi consiglieri comunali di visitare l’area. Io e il consigliere Gianni Rolando gli abbiamo già chiesto cosa abbia da nasconderci».
Di tutt’altro parere, sul comportamento del sindaco, è Cattaneo: «Il fatto che non sia voluto entrato al Dal Molin è l’ennesima dimostrazione che Variati non è all’altezza della situazione e che fa solo gli interessi del comitato del ‘no’. Avrebbe potuto entrare comunque e poi esporre le sue rimostranze: troppo comodo lamentarsi in anticipo. Non è il sindaco di tutti: lo ammetta che è solo dalla parte dei dimostranti. Abbia il buon gusto di togliersi la spalletta con la bandiera a stelle e strisce, perché tenendola non fa altro che offendere gli Usa».
«In effetti non sapevo del caso Verneau visto che si trattava di una visita della conferenza dei servizi», dice Giancarlo Albera del Coordinamento dei comitati, sorpreso dal forfait dato dal sindaco. «Mi attendo invece una partecipazione allargata in occasione della visita dei consiglieri comunali vicentini, con la presenza di rappresentanti del sì e del no alla base».

da Il Gazzettino di Vicenza; 21 dicembre 2008, pagina 2

Aim… porgi l’altra chiappa

ds01.jpgOggi a palazzo Trissino, sede del comune di Vicenza, dovrebbe cominciare una due giorni dedicata ad Aim. L’aula dovrà votare il nuovo statuto della municipalizzata preparato dalla giunta del sindaco Achille Variati (Pd); contestualmente si dovrebbero votare gli aumenti delle tariffe per la nettezza urbana nell’ordine del 10%. I bilanci del comune e dell’Aim giungono in questo scorcio di fine d’anno in una situazione di grande sofferenza dopo dieci anni in cui la precedente amministrazione di centrodestra ha devastato le finanze municipali e quelle di Aim. L’opposizione di centrodestra, come se non conoscesse i responsabili della macelleria di bilancio, fa spallucce e addirittura annuncia ostruzionismo in aula. Pratica che a memoria il centrosinistra non aveva mai adottao. La cosa risulta ancor più incredibile se si ricorda il grande favore che il centrosinistra fece al centrodestra il 27 settembre dell’anno passato quando Marino Quaresimin (Pd), Ubaldo Alifuoco (Pd), Antonio Dalla Pozza (Pd) e soci salvarono letteralmente il culo ad una giunta di centrodestra già marchiata a fuoco dai risvolti giudiziari sul caso dei bilanci Aim. Però nel centrosinistra nessuno ha il coraggio di mandare quel paese i reucci del centrodestra che oggi alzano la voce. “Lamentarsi dell’aumento delle tariffe? Lo può fare chiunque, anche gli escrementi dei cani spiaccicati dalle auto, ma voi no; voi non avete diritto di parola. Il vostro grado di dignità è pari allo zero assoluto. Non solo dovete sparire dalla circolazione, ma nei vostri confronti va pure re-introdotto l’istituto della damnatio memoriae, sempre che i vostri consiglieri riescano ancora ricordare, sempre che l’abbiano studiato, un po’ di latino”. Il sindaco però non si perita di tirare fuori un’argomentazione del genere. Il centrosinistra si fa male da solo. Oltre agli errori suoi (e ne comincia a fare pur governando da pochissimo, Vicenza Est docet) si carica pure di quegli degli altri. Una maggioranza senza coglioni che in queste ore mette in pratica un altro precetto tafaziano. Porgi l’altra chiappa; e la giostra continua. Il centrodestra, moribondo anche a causa di dieci anni politicamente da carcere, ringrazia per la flebo gentilmenta offerta da Pd e assimilabili. Ma Variati tutto questo lo sa? Forse no, per avvisarlo bisogna prendere appuntamento col suo capo di gabinetto… Se qualcuno dovesse lamentarsi per la scurrilità di questo pezzo sappia che essa è proporzionata al merdaio della politica vicentina. La critica quindi è preventivamente respinta al mittente.

Raf Perugini

La pece e i petrolieri da Garrone a Moratti

Stella: in Italia le tangenti costano come tre manovre finanziarie all’anno

«No San Vitur? Ahi ahi ahi ahi!» Pare passato un secolo da quando Cuore faceva il verso a uno spot televisivo sbeffeggiando chi non era ancora finito a San Vittore e pubblicava il «bollettino dei latitanti » e sparava titoli come «Scatta l’ora legale / Panico tra i socialisti». Da quando Massimo D’Alema liquidava le parole di Bettino Craxi su Mario Chiesa dicendo che dare del «mariuolo » a qualcuno era «un modo troppo semplice di cavarsela». Da quando la notizia di un avviso di garanzia all’ex premier Giovanni Goria fu accolta dall’assemblea diessina con un applauso.

Mal comune mezzo gaudio? Non hanno senso, a destra, certi commenti del tipo «chi di tangenti ferisce, di tangenti perisce». Sono forse comprensibili, da parte di coloro che per anni sono stati additati come i monopolisti della mala- politica. Ma non hanno senso. Così come appare insensato quel sollievo a sinistra nel sottolineare che nelle retate e negli scandali di questi giorni, tra tanti esponenti del Pd, è rimasto invischiato anche qualche protagonista della destra, quale ad esempio Italo Bocchino.

Il guaio è che il nodo della corruzione in Italia, al di là delle sorti giudiziarie degli indagati, cui auguriamo di dimostrare un’innocenza cristallina, è rimasto irrisolto dai tempi in cui Silvio Berlusconi racconta che «a Milano non si poteva costruire niente se non ti presentavi con l’assegno in bocca». Lo dicono decine di processi in tutto il Paese. Lo confermano gli studi di Grazia Mannozzi e Piercamillo Davigo che esaminando 20 anni di casellari giudiziari hanno accertato che la bustarella non è tramontata mai anche perché le condanne per corruzione (poi ci sono le assoluzioni, le prescrizioni…) sono nel 98% dei casi inferiori ai due anni. Lo denuncia la Banca Mondiale, secondo cui se ne vanno in tangenti, in Italia, 50 miliardi di euro l’anno, tutti soldi che poi, a causa dei rincari delle commesse, pesano sulle tasche dei cittadini. Così come pesano ancora sulle pubbliche casse le mazzette di una volta, che secondo il centro Einaudi di Torino incisero, soltanto negli anni Ottanta, «dal 10 a quasi il 15% del deficit complessivo».

Lo testimoniano infine le classifiche sulla percezione della corruttela elaborate da Transparency: nel 1993, in piena Tangentopoli, eravamo al 30˚posto tra i Paesi virtuosi. Nel 2007 stavamo al 41˚e quest’anno siamo precipitati al 55˚.Dietro (a parte la Grecia che di questo passo sorpasseremo a ritroso) abbiamo solo Paesi come la Turchia, la Tunisia, la Georgia, la Colombia… Davanti abbiamo il Portorico, il Botswana, Cipro… Qualcuno obietterà che si tratta di graduatorie da prendere con le pinze. Giusto. Ma certo la nostra reputazione, in questo settore, è pessima.

La tentazione che pare serpeggiare qua e là, a destra e a sinistra, è quella di uscirne dando una regolata alla magistratura: meno inchieste, meno arresti, meno scandali, meno indignazione popolare, meno astensione alle urne. Ma ammesso che qualche giudice abbia esagerato: sarebbe questa la soluzione?

Giannantonio Stella
da Il Corriere della Sera del 19 dicembre 2008, pagina prima

Romeo and Juliet

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Non riusciamo a esser seri neppure nei momenti più drammatici, quando scattano le manette, crollano le giunte, si estinguono i partiti. C’è un che di spensieratamente dadaista nei commenti dei politici napoletani, coinvolti nelle intercettazioni e non. Spiega Lusetti, candidato ai domiciliari: «Faccio promesse a tutti, ma non le mantengo mai, è il mio carattere». E se ne vanta pure. Gli fa eco Bocchino, il dioscuro di destra che a Napoli doveva opporsi ma faceva solo finta: «Chi fa politica al mio livello certe cose deve aspettarsele». Perché, quale sarebbe il livello Bocchino? Parla come se gli avessero teso una trappola. Ma ha fatto tutto da solo: «Siamo un sodalizio», diceva al faccendiere Alfredo Romeo, quello degli appalti Global Service (global nel senso di destra-sinistra), che rispondeva: «»Bocchi’, siamo ‘na cosa sola». Notevole pure Gambale, assessore alla Legalità, ovviamente arrestato: riceveva i versamenti su un’opera pia, «A’ voce d’e creature». Da applausi l’eterno ritorno di Pomicino: lui c’è sempre. Come Romeo, condannato per tangenti, poi miracolato da Santa Prescrizione e subito reingaggiato dai comuni di Napoli e Roma, ma anche dal Quirinale. Ancora l’altroieri l’assessore Velardi giurava: «Romeo è pulito, tant’è che gli curo l’immagine io». Appunto: dev’essere impegnativo curare l’immagine di un detenuto. Nel sistema Global dove «siamo tutti una cosa sola», giunge a proposito l’appello del Colle per una «riforma condivisa della Giustizia». Condivisa come gli appalti e le mazzette. Una riforma Global. Facite ‘mpress, guaglio’, prima che v’arrestano a tutti quanti.

Marco Travaglio

da: www.voglioscendere.it

Silvio dixit

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Attacco ad Annozero Basta con i processi mediatici in tv. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, nel corso del pranzo con gli eurodeputati azzurri, facendo riferimento alla puntata di Annozero andato in onda ieri sera che lui stesso avrebbe seguito in tv. In particolare il premier, secondo quando riferito da diversi partecipanti, si è soffermato sulla parte in cui due attori in una sorta di fiction recitavano il ruolo del giudice e dell’imputato avendo come testi le intercettazioni alla base delle indagini in corso a Napoli. «È una cosa inaudita – ha detto il premier ai presenti – a cui bisogna porre un rimedio. Nel nostro Paese ci sono tre gradi di giudizio, non è possibile assistere a certe cose».

da: www.ilgiornale.it

Censura 2.0. Nuovi monopòli nell’informazione: pagheranno comuni e cittadini?

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Quando si creano barriere per l’accesso ad un servizio utilizzato da quasi tutta la popolazione, si pongono i presupposti per una pratica monopolistica. Questa è ancora più grave se avviene nel campo dell’informazione. Lo sanno anche i bambini ma non i nostri politici i quali negli anni Ottanta hanno assecondato la crescita del gruppo Mediaset grazie ad una serie di leggi cucite su misura, fino ad arrivare al punto in cui  queste ultime venivano persino eluse o violate. Oggi la storia si ripete pari pari. Non so se il nuovo monopolista sarà Silvio Berlusconi. Io penso ad un cartello legato a banche, poteri economici e affaristici vari, fra cui anche Berlusconi. Basta leggere il decreto legge 112 del 25 giugno 2008; questo è stato spacciato dal grande circo mediatico dell’informazione allineata come provvedimento per aumentare la competitività del Paese. In realtà tale decreto si trasforma in uno strumento per dare gratis agli operatori della comunicazione la concessione per utilizzare i cavidotti per la fibra ottica che proprio enti locali e municipalizzate da qualche anno stanno approntando con tanti sacrifici. La fibra ottica è il supporto sul quale tra dieci-quindici anni viaggerà il web di seconda generazione. Quello che spazzerà via la televisione tradizionale. Quello che virtualmente porterà tv, email, telefono, internet e molto molto altro in tutte le case in un unico enorme flusso di dati. Se i privati mettono anche mezzo piede su quel flusso di comunicazione anche il web fino ad oggi libero e aperto potrà essere manipolato. Ci dobbiamo preparare alla censura 2.0? E perché i comuni non protestano?

LEGGI L’APPROFONDIMENTO

Marco Milioni

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