Villari, che era costui
Riccardo Villari chi è costui. Un personaggio politico il cui nome in questi giorni sta sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali. Si dimette o non si dimette da quella carica? Prima apprezzato da una fazione per far dispetto a quella antagonista e dopo, in seguito ad un’intesa bipartisan, bersagliato anche da chi lo aveva appena votato. Dispetto per dispetto ma legittimamente eletto, ragiona lui, perché dovrei dimettermi come pretendono le leadership e, perfino, esponenti delle istituzioni? Ma ai cittadini non è che interessi un Villari qualsiasi e nemmeno un matusalemme (perché non cercarlo prima) come il buon Zavoli a capo della Vigilanza; con tutti i problemi oggidì per sbarcare il lunario! Neppure vi è sollevazione per l’uso disinvolto delle istituzioni da parte delle burocrazie partitocratriche: la rassegnazione ha preso il sopravvento. Per la Rai è dal maggio scorso che sono impegnate le principali istituzioni, parlamento e governo, con grande spreco di energie, di tempo e di denaro; risorse che avrebbero dovuto essere meglio impiegate visti i tempi difficili. Invece no. I palazzi rimangono aperti, 45 votazioni per la presidenza della vigilanza, in attesa che si esauriscano i giochi. E ancora non è finita perché adesso quella elezione non soddisfa più quindi per questioni umorali e dunque ancora abuso delle istituzioni. E intanto l’improvvisato Robin Hood sempre più al centro delle manovre ha il merito di aver messo a nudo anche contro le sue intenzioni le trame del potere. Da non confondersi questo con la politica che è l’arte del governare e di soddisfare alle domande. Il potere infatti è uno strumento per fare politica; ma in questo caso il mezzo è diventato lui stesso soggetto facendo scadere la politica a intrigo, calcolo, tornaconto. In nome della (di questa) politica si coltivano interessi di vario tipo sempre più spesso a scapito dell’unico interesse per cui si va a votare, il bene comune altrimenti detto l’interesse dei cittadini. A chi serve la vigilanza parlamentare sulla Rai? Come si sa la Tv pubblica è in mano ai partiti che la gestiscono in proprio come cosa privata; ne è la riprova il fatto che sempre più direttori e giornalisti denunciano interventi, intimidazioni e soprusi, da signorotti medievali, di esponenti politici. La vigilanza per cui le forze politiche non avvertono nemmeno la preoccupazione di rimetterci la faccia, tanto è alta la posta, è formata da rappresentanze degli stessi partiti. Chi vigila chi? Controllori di se stessi. Ma mentre si dà l’impressione che quello sia un meccanismo di garanzia per i cittadini in realtà chi manovra la commissione ha il controllo nel senso del predominio e del governo della Tv pubblica. Ne guadagna in visibilità e quindi l’influenza sull’elettorato. Altra cosa sarebbe se la vigilanza si esercitasse imparziale e senza commistioni su un soggetto distinto ed autonomo; quando invece fa parte della filiera: con la vigilanza anche l’amministrazione e la gestione, diventa allora un ingannevole copertura. Gli interessi di parte al riparo della vigilanza! Che bel colpo. Si spiega perciò l’ostinazione fino all’accanimento per la presidenza.
Gianni Bertacche

E intanto, passata la bufera, Villari è e resterà lì dove sta.