Archivio di novembre 2008
L’altra crisi
(m.c.) Secondo i dati diffusi dall’INPS l’incremento della cassa integrazione nell’ultimo anno ha sfiorato il 70% e nell’ultima mensilità oggetto di rilevazione, quella fra agosto e settembre, l’aumento medio è stato del 53% con una punta massima del 113,79% per quanto riguarda gli impiegati. Le aziende che stanno ricorrendo alla cassa integrazione appartengono a tutti i settori, da quello industriale con nomi altisonanti come Fiat, Ilva, Electrolux, Aprilia, Skf, Pininfarina a quello dei servizi dove perfino Carrefour, fra i leader della grande distribuzione, ha messo in cassa integrazione a Milazzo una quarantina di dipendenti. In alcune zone, come il torinese, le aziende che stanno sfruttando la cassa integrazione rappresentano ormai la maggioranza e nella sola Bertone 1.200 dipendenti sono in questa situazione da ben 5 anni.
Gli zoccoli dei bisonti
Appoggio l’orecchio al terreno e sento un rumore. Sempre più vicino. Un brontolio, una carica, un tuono. Sono milioni di nuovi disoccupati. Quanti saranno in più tra un anno? Due milioni? Tre milioni? Senza più niente da perdere. I manganelli non potranno fermarli. Travolgeranno tutto e tutti e non faranno sconti. Chi si troverà sul loro percorso verrà cancellato. Sindacati collusi, giornalisti servi, partiti autoreferenziali. Il loft di Topo Gigio e le ville sarde dello psiconano. Travolti. L’Onda degli studenti li ha anticipati. Dopo l’Onda verrà lo Tsunami del lavoro. Non ne parla nessuno. Tutti i giorni chiudono decine di aziende grandi e piccole. Posti di lavoro perduti per sempre. Un padre di famiglia senza lavoro, senza TFR, senza un c…o, che alternative ha? Torna a casa e guarda i figli e nulla ha più importanza per lui. L’esercito dovrà presidiare i supermercati prima e le sedi dei partiti subito dopo.
Da oggi raccolgo le testimonianze del “Lavoro perduto”, inizio con la Motorola di Torino che andrò presto a trovare. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
«Caro Beppe,
grazie per aver citato Motorola. Come hai detto te siamo tra gli apriporta di questa crisi che sta investendo il mondo e che presto travolgerà anche il nostro Paese. Tutto è successo così improvvisamente. Giovedì mattina stavamo ancora sgobbando per mamma Motorola, molti di noi lavoravano anche nel weekend, per fare in modo che la produzione si concludesse on-time. Tutti sforzi inutili visto che con un semplice annuncio il presidente della sezione Mobile ha dichiarato la cessazione immediata della piattaforma su cui stavamo lavorando. Subito dopo una mail comunica un riunione per lunedì mattina con il responsabile motorola per la regione EMEA. Molti caddero nello sconforto. Mentre molti erano ancora ottimisti. Il peggio è successo tra venerdì e lunedì quando Motorola insieme ai dirigenti ci ha letteralmente lasciato soli in balia della stampa : “Motorola, sogno finito a rischio 300 ricercatori – Alla Motorola rischiano in trecento”, leggo dalla stampa sabato mattina alle tre di notte. Per poi arrivare a lunedì mattina dove riassumendo ci hanno dato il ben servito dopo aver detto che eravamo tra i migliori, che eravamo un centro di eccellenza, ma che non servivamo più…e tanti saluti e arrivederci. Ma noi intanto l’avevamo saputo prima dalla stampa. Che tra l’altro ci ha fatto passare come dei ladri dicendo che Motorola aveva tolto tutti gli scatoloni dal palazzo per evitare furti. E tante e tante altre cazzate scritte da giornalisti bugiardi che dovrebbero stare a spazzare le strade di Torino… morale della favola siamo 370 ingegneri + un centinaio di consulenti, tutti a spasso… senza ammortizzatori sociali…senza nulla. Molti hanno famiglie… Ora visto che siamo soli mi chiedevo se tu Beppe potevi venire a farci visita… a incoraggiarci… sono certo che ti accoglieremo a braccia aperte…Cari saluti»
Marco
Leggi articolo sui licenziamenti Motorola
da: www.beppegrillo.it
Èllero: «Accordi tra Obama e russi? La bozza è di 20 giorni fa»
(m.m.) I rapporti tra Usa e ex Urss si erano definitivamente raffreddati durante l’intervento russo in Abkatia. Lo scenario internazionale è quello delle basi strategiche anti-Russia in Europa dell’est, Italia inclusa, nonché quello delle batterie balistiche di nuova generazione (scudo missilistico) che l’amministrazione Bush aveva previsto proprio alle porte dell’impero ex sovietico. Una condotta che aveva mandato Mosca su tutte le furie. Neanche due giorni fa Barak Obama, nuovo presidente eletto negli Usa, ha fatto marcia indietro proprio sulle basi e sullo scudo missilistico. Poi è arrivata la sortita del premier italiano. L’annuncio è di quelli che fanno il botto. Durante la giornata di ieri Silvio Berlusconi ha dichiarato di essere una delle menti dietro il riavvicinamento tra Mosca e Whashington. Affermazione sostenuta dal ‘senatur’ Umberto Bossi. Quasi contemporaneamente l’ex presidente della repubblia Francesco Cossiga ha sostenuto che i nuovi rapporti tra Usa e Russia potrebbero portare all’abbandono del progetto americano per una nuova base a Vicenza. Il professor Èllero, che fu tra i primi a parlare di una combìne tra governo italiano e americano per la Ederle bis ora se la ride e guarda a Berlusconi come «l’uomo delle mille piroette».
Professore come ha preso lei l’annuncio del premier italiano? Il nostro capo del governo si attribuisce de facto di aver evitato una nuova guerra fredda…
«Rido per l’affermazione in sè. Piango perché un premier che spara un annuncio del genere senza che il Paese lo mandi a casa rende l’Italia un posto sempre più grottesco»
Sì, ma della vicenda internazionale lei che cosa dice?
«Guardi la cosa è molto semplice. Una ventina di giorni fa alcuni emissari dell’ambasciata di Russia negli States hanno incontrato un paio di fedelissimi di Barak Obama, si tratta di uomini del suo staff per gli esteri».
E dove sarebbe avvenuto l’incontro?
«A New York. Le dico di più. È stato proprio in quell’occasione che Obama ha fatto sapere al presidente e al premier russi che in caso di vittoria l’amministrazione Usa avrebbe compiuto nei rapporti con Mosca la virata cui abbiamo assistito durante queste ultime ore. E dico ancora di più; proprio a partire da quell’incontro riservato è stata redatta una bozza di protocollo che emerge in queste ore. Credo che le maggiori cancellerie europee fossero al corrente della cosa. Non le diplomazie di rango inferiore ovviamente. Se il premier se ne esce con queste sparate mi pare di capire che l’Italia venga declassificata».
Scusi ma anche Bossi sostiene il nostro premier. O sbaglio?
«Anzitutto il termine nostro lei non lo usa con me. Io Berlusconi non l’ho scelto. Non sono andato a votare e pertanto mi pongo su un piano completamente distaccato rispetto a questo governo. Quanto a Bossi poi. Poveretto, è in quelle condizioni. Gli avranno suggerito di dire una cosa e lui l’ha detta».
Professore lei sa che esiste una vulgata secondo la quale quando gli statunitensi decidono un investimento militare poi lo mantengono. La Ederle bis rientrerebbe in questo discorso. Condivide?
«No, perché gli Usa mantengono solo gli investimenti che possono mantenere o che decidono di mantenere. Guardi la Polonia, è in crisi nera perché si attendeva una pioggia di dollari per ospitare le strutture logistiche americane. Ora Obama ha optato per la marcia in dietro perché quel denaro gli serve per ripianare i debiti del duo Bush-Cheney. Per quest’ultimo poi il giudizio della storia sarà categorico, per quello che ha fatto andrebbe processato da una corte internazionale».
Ovvero?
«La guerra in Iraq è costata circa un milione di morti irakeni e 4.000 americani. E per ammissione della stessa amministrazione Usa le ragioni per cui era stata cominciata erano palesemente false. È poco o i contratti degli amici di Cheney valgono ancora di più?»
Economia di carta
Che cosa c’è veramente dietro la debàcle finanziaria di questi ultimi mesi? Per cercare di vederci chiaro il Gruppo degli amici di Beppe Grillo di Padova ha organizzato per domani un dibattito proprio nella città del Santo. La locandina dell’evento è scaricabile qui in formato pdf. I relatori saranno Eugenio Benetazzo, trader indipendente; Renato Èllero docente di diritto all’università di Padova ed Elio Lannutti, presidente di Adusbef nonché senatore dell’Idv. Moderatore sarà Rosanna Sapori, giornalista di Tne. La serata potrebbe bissare il successo di quella organizzata a Creazzo in provincia di Vicenza il 17 ottobre scorso. Frattanto ieri l’altro il professor Èllero mi ha rilasciato una lunga intervista che pubblico in questo post. Presidenziali Usa, crisi finanziaria e proteste studentesche sono i piatti forti del colloquio.
La morte grigia
(m.m.) Politici conniventi, cavatori, costruttori e immobiliaristi. È questo il quadrilatero della morte cementizia che ha ucciso il Vicentino. Un territorio cementificato per ben il 40% se si escludono le montagne dove “impiantar su qualcosa” è grazie a dio più difficile. Già il primo novembre per la nostra provincia (e per la nostra regione) era arrivata una batosta da The Art news paper, prestigiosa pubblicazione americana che aveva descritto le ville palladiane in occasione del 500enario come soffocate dal cemento. Sabato scorso invece un ottimo servizio di Luca Matteazzi su Vicenza Più, ha messo in luce le magagne del Vicentino: si ride per non piangere. Intanto il prezzo del mattone crolla, ma i permessi a costruire non si fermano. Perché?
Presidenziali Usa, vince Obama
Il democratico Barack Obama trionfa, è il 44mo presidente degli Stati Uniti d’America. Decisive si sono rivelate le vittorie in Ohio, Virginia, Iowa e New Mexico, che nel 2004 furono vinti dal repubblicano George Bush. Alle cinque di stamani, ora italiana, la Cnn rende ufficiale ciò che già da un’ora e mezzo era apparso chiaro: Barack Obama ha vinto le elezioni e diventerà il primo presidente statunitense di colore, il primo presidente figlio di africano. Subito dopo John McCain ha telefonato al rivale facendogli i complimenti. Alle 5,20, sempre ora di Roma, lo sfidante repubblicano è apparso sul palco di Phoenix (Arizona), al suo fianco c’era la moglie e la candidata vice presidente Sarah Palin, quest’ultima in lacrime. Mc Cain ha subito ammesso la sconfitta.
Quella di Obama è stata una vittoria netta, quasi una vera valanga, pur se in quattro Stati chiave (Indiana, Virginia, Nord Carolina e Florida) è stata battaglia voto a voto. La svolta si è avuta intorno alle 3,30 quando, prima Fox News (tv tradizionalimente vicina ai repubblicani) e poi la Cnn hanno assegnato l’Ohio e i suoi pesanti 20 voti elettorali al candidato democratico. L’Ohio era stato decisivo nel 2004 per il successo di George Bush. Subito dopo sono arrivate le assegnazioni di Iowa e New Mexico. A questo punto Mc Cain avrebbe dovuto aggiudicarsi gli Stati della costa ovest, ma tutti i sondaggi della vigilia lo davano perdente. Il successo di Obama in Virginia è stata la mazzata finale alle ambizioni repubblicane e quando hanno chiuso gli stati sulla costa del Pacifico, è stato solo una questione di conta matematica: Obama ha superato di slancio la soglia magica di 270 voti elettorali, che gli spalanca la strada verso Washington e la Casa Bianca. Alla fine Barack si è aggiudicato anche Florida, Colorado, Nord Carolina e Indiana: si tratta di stati una volta feudo repubblicano, rendendo più netto il successo. Mc Cain si è tolto una piccola soddisfazione aggiudicandosi l’Arizona, sua tradizionale roccaforte.
da: www.corriere.it
5 novembre 2008
Ordigno alla BpVi, parlano i ‘No Base’
Il sindaco Achille Variati si legga le dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal senatore Francesco Cossiga su come reprimere il movimento studentesco e avrà ben chiaro chi e perché ha posizionato una pentola esplosiva davanti alla Banca Popolare di Vicenza. Dichiarazioni simili, peraltro, l’ex Presidente della Repubblica che si vanta di aver fatto picchiare a sangue i manifestanti le aveva rilasciate anche in merito a Vicenza. Il sindaco di Vicenza si chieda come è possibile che un atto simile possa avvenire a due passi dalla Questura, sotto il naso del Questore Sarlo, senza che nessuno si accorga di niente. Chieda al Questore come è possibile che, dopo tanti mesi, gli inquirenti non abbiano individuato i responsabili dell’esplosione all’oleodotto Nato, mentre le tre perquisizioni contro attivisti No Dal Molin dello scorso marzo non hanno avuto seguito. Alla vigilia del probabile inizio dei cantieri al Dal Molin, qualcuno vuole “estirpare alla radice” – come dice il commissario Costa – il dissenso locale. È una storia già vista. Il movimento vicentino ha sempre agito alla luce del sole. A differenza degli statunitensi, che demoliscono in segreto le palazzine all’interno del Dal Molin, noi non abbiamo problemi a dichiarare cosa faremo: tenteremo, con i nostri corpi e la nostra determinazione, di impedire la realizzazione della nuova base Usa. I nostri strumenti sono noti: sono i volti e gli sguardi di donne e uomini di Vicenza.
Vicenza, 3 novembre 2008 – da: www.nodalmolin.it
Ordigno rudimentale davanti alla BpVi
Un ordigno rudimentale, composto da una pentola a pressione con all’interno delle bombolette di gas da campeggio, è stato fatto esplodere ieri mattina davanti al centro elaborazione dati della Banca Popolare di Vicenza, alla prima periferia di Vicenza. A quanto risulta al momento, l’esplosione ha provocato solo qualche danno. L’allarme è stato dato dai residenti della zona che hanno sentito un forte boato. Sul posto sono intervenuti la polizia, i carabinieri e i vigili del fuoco. Le indagini sono compiute dalla Digos e dalla squadra mobile della Questura di Vicenza.
IL SINDACO: «ATTO TERRORISTICO». Il sindaco di Vicenza, Achille Variati, usa parole molto dure per condannare «l’attentato terroristico alla sede della Banca Popolare di Vicenza», annunciando per domani sera «una fiaccolata di solidarietà alla Popolare e in difesa della democrazia». «Esprimo la solidarietà totale della città – dichiara Variati – alla Banca Popolare di Vicenza, al suo Presidente, ai dipendenti. Questo gesto, al di là della sua valenza criminale e degli esiti tragici che poteva avere, risulta particolarmente odioso perchè colpisce una banca con un azionariato diffusissimo tra i vicentini, che sono quasi il 60% dei 55 mila soci dell’istituto. Colpire la Popolare – aggiunge – significa, con una scelta chiaramente non casuale, colpire simbolicamente la nostra città in uno dei suoi cuori sociali ed economici. E significa colpire un simbolo del riscatto della nostra gente dalla miseria del dopoguerra, della voglia di intrapresa e di risparmio, del coraggio con cui questa città si è nei decenni elevata. Non ci può essere alcuna comprensione, non ci può essere alcuna giustificazione, non ci può essere alcun tentennamento nei confronti di chi sceglie la strada perdente e vigliacca della violenza terroristica, di chi vuole spargere veleno nella nostra comunità».
LA CITTÀ IN CORTEO CONTRO IL TERRORISMO. Il sindaco Achille Variati ha lanciato un invito a tutti i vicentini «a cui sta a cuore la democrazia» a partecipare domani sera a una fiaccolata di solidarietàalla Banca Popolare di Vicenza e «di resistenza civile contro il terrorismo». Per Variati, l’attentato di stamane, «che richiama in modo inquietante l’attentato all’oleodotto Nato, conferma purtroppo timori che ho già espresso in molte occasioni». «Per colpa di una lunga serie di errori, per scelte sbagliate fatte senza cercare una vera sintonia con la comunità locale, la nostra città – rileva Variati – rischia di diventare agli occhi di alcuni irresponsabili provocatori un campo di battaglia. Un campo di battaglia ideale per pericolosi elementi esterni che vogliono strumentalizzare una questione problematica della nostra comunità per mettere in pratica le loro deliranti teorie e le loro miserabili aspirazioni da guerriglieri. Un campo di battaglia in cui portare un’ideologia dell’odio obsoleta e idiota, che ripugna a una città civile come la nostra, e metodi criminali che nulla hanno a che spartire con la democrazia. C’è un messaggio chiaro e forte che voglio mandare a questi signori: andatevene, perchè questa città ha schifo di gente come voi».
da: www.leggo.it