Convivere con il declino
Quello che nessun politico ci dirà mai è che la crisi che stiamo attraversando non avrà fine, e che dobbiamo rassegnarci a un impoverimento di lungo periodo. Non lo dirà perché non è possibile che un politico sia rieletto se invece di fare promesse dice questo genere di verità. Solo fra quattro o cinque anni la cosa sarà diventata un luogo comune. Questo purtroppo non è pessimismo, è realismo. I Paesi competono fra loro sul piano economico e quelli che hanno a disposizione i fattori produttivi migliori e/o più a buon mercato hanno un livello di vita più alto.
Questi fattori produttivi non sono oggetti misteriosi, sono un piccolo numero di cose che contano. Prima di tutto, le risorse naturali: di quanta terra dispone un Paese e quanto fertile; se ha materie prime ed energia oppure ne manca; se si trova geograficamente in una posizione favorevole. L’Italia non ha abbastanza terra per nutrire bene i suoi abitanti e non dispone di materie prime e fonti di energia in grande quantità.
Naturalmente, un Paese può avere altri fattori e scambiare i propri prodotti con quelli di altri Paesi. Non hai petrolio? Lo importi. Solo che per pagarlo devi avere qualcosa da esportare. Puoi importare le materie prime, ma devi avere le fabbriche per trasformarle in beni vendibili all’estero.
Le attrezzature produttive le abbiamo. Però ce le hanno anche gli altri. E se non ce le hanno, se le possono costruire. Con la globalizzazione, l’informazione e il capitale circolano con facilità: in molti punti del pianeta esiste la possibilità di costruire impianti avanzati utilizzando le conoscenze tecniche e il capitale di altri Paesi. Questi impianti poi lavoreranno utilizzando manodopera non meno qualificata che in Italia (è anche questo un aspetto della circolazione dell’informazione) e pagata meno.
Non c’è un motivo al mondo perché noi continuiamo a godere del livello di vita di cui abbiamo fruito nei decenni scorsi. L’unico vero atout che abbiamo è la presenza di arte e natura sul nostro territorio. La conoscenza, che costituisce un altro fattore di produzione, non è abbondante, a causa di decenni di incuria nei confronti del sistema scolastico e della ricerca scientifica e tecnologica. È facile dunque prevedere che il tenore di vita continuerà a diminuire. Ciò rappresenta semplicemente l’altra faccia della crescente eguaglianza fra Paesi che riscontriamo nel mondo.
La pressione dell’economia sull’ecologia del pianeta rende impossibile che l’allineamento si faccia verso l’alto: perché alcuni Paesi vadano avanti, altri devono andare indietro. Fra questi, prima di tutto, quelli poveri di risorse umane e materiali, come l’Italia. Arginare la pressione in questa direzione richiede un lavoro di lungo periodo, durante il quale la collettività nazionale dovrà fare sacrifici per preparare un futuro migliore. Ma quale politico oserà promettere questo agli italiani?
Paolo Brera
paolo.brera@yahoo.fr – da Il Giornale di Vicenza del 23-11-2008, pagina 9
