Archive del 27 novembre 2008
Villari, che era costui
Riccardo Villari chi è costui. Un personaggio politico il cui nome in questi giorni sta sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali. Si dimette o non si dimette da quella carica? Prima apprezzato da una fazione per far dispetto a quella antagonista e dopo, in seguito ad un’intesa bipartisan, bersagliato anche da chi lo aveva appena votato. Dispetto per dispetto ma legittimamente eletto, ragiona lui, perché dovrei dimettermi come pretendono le leadership e, perfino, esponenti delle istituzioni? Ma ai cittadini non è che interessi un Villari qualsiasi e nemmeno un matusalemme (perché non cercarlo prima) come il buon Zavoli a capo della Vigilanza; con tutti i problemi oggidì per sbarcare il lunario! Neppure vi è sollevazione per l’uso disinvolto delle istituzioni da parte delle burocrazie partitocratriche: la rassegnazione ha preso il sopravvento. Per la Rai è dal maggio scorso che sono impegnate le principali istituzioni, parlamento e governo, con grande spreco di energie, di tempo e di denaro; risorse che avrebbero dovuto essere meglio impiegate visti i tempi difficili. Invece no. I palazzi rimangono aperti, 45 votazioni per la presidenza della vigilanza, in attesa che si esauriscano i giochi. E ancora non è finita perché adesso quella elezione non soddisfa più quindi per questioni umorali e dunque ancora abuso delle istituzioni. E intanto l’improvvisato Robin Hood sempre più al centro delle manovre ha il merito di aver messo a nudo anche contro le sue intenzioni le trame del potere. Da non confondersi questo con la politica che è l’arte del governare e di soddisfare alle domande. Il potere infatti è uno strumento per fare politica; ma in questo caso il mezzo è diventato lui stesso soggetto facendo scadere la politica a intrigo, calcolo, tornaconto. In nome della (di questa) politica si coltivano interessi di vario tipo sempre più spesso a scapito dell’unico interesse per cui si va a votare, il bene comune altrimenti detto l’interesse dei cittadini. A chi serve la vigilanza parlamentare sulla Rai? Come si sa la Tv pubblica è in mano ai partiti che la gestiscono in proprio come cosa privata; ne è la riprova il fatto che sempre più direttori e giornalisti denunciano interventi, intimidazioni e soprusi, da signorotti medievali, di esponenti politici. La vigilanza per cui le forze politiche non avvertono nemmeno la preoccupazione di rimetterci la faccia, tanto è alta la posta, è formata da rappresentanze degli stessi partiti. Chi vigila chi? Controllori di se stessi. Ma mentre si dà l’impressione che quello sia un meccanismo di garanzia per i cittadini in realtà chi manovra la commissione ha il controllo nel senso del predominio e del governo della Tv pubblica. Ne guadagna in visibilità e quindi l’influenza sull’elettorato. Altra cosa sarebbe se la vigilanza si esercitasse imparziale e senza commistioni su un soggetto distinto ed autonomo; quando invece fa parte della filiera: con la vigilanza anche l’amministrazione e la gestione, diventa allora un ingannevole copertura. Gli interessi di parte al riparo della vigilanza! Che bel colpo. Si spiega perciò l’ostinazione fino all’accanimento per la presidenza.
Gianni Bertacche
Ederle bis: la diatriba continua
Continua a crescere il naso di pinocchio di Paolo Costa, commissario governativo per la Ederle bis; non più di due mesi fa il commissario dichiarava, forte della consulenza in suo possesso, che gli edifici progettati dagli statunitensi non avrebbero superato i 19 metri: dal progetto definitivo presentato ieri si evidenzia che alcuni di essi saranno alti 23,5 metri. Ma non è questo il dato più eclatante che salta all’occhio a una prima valutazione dei documenti presentati. Dal dossier, infatti, si evince che la valutazione di impatto paesaggistico è stata commissionata dagli statunitensi agli stessi progettisti dell’opera: come chiedere a uno studente di darsi da sé il voto al termine di un esame. Insomma, niente di nuovo sotto il cielo di Vicenza. Non vediamo l’ora di poter approfondire la documentazione; siamo sicuri che ne scopriremo delle belle. Al commissario Costa il compito di giustificare le tante falsità raccontate ai vicentini e il compenso che i cittadini gli pagano perché egli agisca contro di essi.
Presidio Permanente Vicenza, 27 novembre 2008
Regolamento per le riprese in consiglio: l’ordine dei Giornalisti del Veneto diffida il sindaco di Creazzo
«Un provvedimento che limita pesantemente il dritto di cronaca e di critica sancito dalla Costituzione e che cerca di introdurre un pericoloso principio di censura preventiva all’attività dei giornalisti radio-televisivi e su web». Il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, Gianluca Amadori, a nome del Consiglio regionale, ieri ha diffidato il sindaco del Comune di Creazzo, in provincia di Vicenza, invitandolo a revocare immediatamente il Regolamento per la disciplina delle videoriprese e trasmissioni delle sedute del Consiglio comunale di Creazzo, approvato lo scorso 28 ottobre.
«Abbiamo già incaricato i nostri legali di valutare la possibilità di impugnare la delibera comunale in sede giurisdizionale – ha dichiarato Amadori – I consigli comunali sono pubblici e non è legittimo impedirne la trasmissione o prevedere, come ha fatto il Comune di Creazzo, l’obbligo di sottoporre a parere preventivo del sindaco la possibilità di trasmettere alcune o tutte le immagini di una seduta. Si commenta da solo, inoltre, l’articolo 8 del Regolamento, nel punto in cui vieta di esprimere opinioni o commenti durante le riprese».
Il regolamento per la disciplina delle videoriprese e trasmissioni delle sedute del Consiglio comunale di Creazzo, in provincia di Vicenza, è stato approvato lo scorso 28 ottobre ed è già operativo. Introduce l’obbligo di un’autorizzazione preventiva per effettuare riprese e trasmissioni televisive e su web, fissando la possibilità di presentare domanda unicamente entro il 15 dicembre di ogni anno al presidente del Consiglio (che è lo stesso sindaco), il quale si è attribuito anche il potere – dopo aver concesso l’eventuale autorizzazione alle riprese -di negare la diffusione totale o parziale delle immagini delle sedute entro tre giorni dalla presentazione della copia della registrazione. Il regolamento vieta la «diffusione parziale delle riprese effettuate in quanto in contrasto con le finalità dell’informazione pubblica completa e trasparente», e vieta di «esprimere opinioni o commenti durante le riprese»: esattamente il contrario di quanto stabilito dallo stesso Garante della privacy.La non chiara formulazione di alcuni articoli lascia spazio ad una inaccettabile discrezionalità nell’accesso ad assemblee pubbliche, come sono i consigli comunali, non garantendo in tal modo l’esercizio autonomo e indipendente della professione giornalistica e il diritto costituzionale di libera manifestazione del proprio pensiero.