Archive del 26 novembre 2008

‘Spazio aperto’: iniziative a Creazzo

Ricevo e pubblico integralmente.

L’Associazione Spazio Aperto opera a Creazzo dal 1996, promuovendo un’azione di sostegno alle famiglie degli immigrati tramite iniziative di supporto scolastico ma anche di incontro culturale e sociale tra cui mostre, musica, pranzi, animazione. Ogni anno dal 2002, d’intesa con le parrocchie, con il comune e in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Creazzo, promuove una manifestazione in occasione della Giornata del Migrante, fatta di testimonianza viva, riflessione, musica. Alla manifestazione di quest’anno, si tiene domenica 30 novembre presso l’auditorium della scuola media, contribuisce anche l’Associazione Calycantus – Gruppo Donne di Creazzo. La tematica scelta è infatti “Lo spazio delle donne: confronto tra culture diverse”. Jenny Tessaro, giornalista di TVA Vicenza, introdurrà e coordinerà la presentazione delle testimonianze dei mediatori culturali Verica Kokorovic (Serbia), Odali Risanti Fernando Warnakulasuriya (Sri Lanka), Zuweratu Abasimi (Ghana) e Nancy Matallana (Peru). Con le loro parole s’intrecceranno musiche presentate dai ragazzi della scuola media; l’Associazione Calycantus curerà le considerazioni conclusive. La stessa associazione proietterà due film nello stesso Auditorium, ingresso gratuito, Bread and Roses, di Ken Loach (2000), il giorno giovedì 27 novembre alle 20,45; e Moolaadé di Ousmane Sembene (2004), il giorno giovedì 4 dicembre sempre alle 20.45. La Giornata è sostenuta dalla Cassa Rurale ed Artigiana di Brendola – Credito Cooperativa, e dalla Cartolibreria Jolly di Creazzo.

Michael Knapton – Associazione Spazio Aperto Creazzo (VI)

Convivere con il declino

Quello che nessun politico ci dirà mai è che la crisi che stiamo attraversando non avrà fine, e che dobbiamo rassegnarci a un impoverimento di lungo periodo. Non lo dirà perché non è possibile che un politico sia rieletto se invece di fare promesse dice questo genere di verità. Solo fra quattro o cinque anni la cosa sarà diventata un luogo comune. Questo purtroppo non è pessimismo, è realismo. I Paesi competono fra loro sul piano economico e quelli che hanno a disposizione i fattori produttivi migliori e/o più a buon mercato hanno un livello di vita più alto.
Questi fattori produttivi non sono oggetti misteriosi, sono un piccolo numero di cose che contano. Prima di tutto, le risorse naturali: di quanta terra dispone un Paese e quanto fertile; se ha materie prime ed energia oppure ne manca; se si trova geograficamente in una posizione favorevole. L’Italia non ha abbastanza terra per nutrire bene i suoi abitanti e non dispone di materie prime e fonti di energia in grande quantità.
Naturalmente, un Paese può avere altri fattori e scambiare i propri prodotti con quelli di altri Paesi. Non hai petrolio? Lo importi. Solo che per pagarlo devi avere qualcosa da esportare. Puoi importare le materie prime, ma devi avere le fabbriche per trasformarle in beni vendibili all’estero.
Le attrezzature produttive le abbiamo. Però ce le hanno anche gli altri. E se non ce le hanno, se le possono costruire. Con la globalizzazione, l’informazione e il capitale circolano con facilità: in molti punti del pianeta esiste la possibilità di costruire impianti avanzati utilizzando le conoscenze tecniche e il capitale di altri Paesi. Questi impianti poi lavoreranno utilizzando manodopera non meno qualificata che in Italia (è anche questo un aspetto della circolazione dell’informazione) e pagata meno.
Non c’è un motivo al mondo perché noi continuiamo a godere del livello di vita di cui abbiamo fruito nei decenni scorsi. L’unico vero atout che abbiamo è la presenza di arte e natura sul nostro territorio. La conoscenza, che costituisce un altro fattore di produzione, non è abbondante, a causa di decenni di incuria nei confronti del sistema scolastico e della ricerca scientifica e tecnologica. È facile dunque prevedere che il tenore di vita continuerà a diminuire. Ciò rappresenta semplicemente l’altra faccia della crescente eguaglianza fra Paesi che riscontriamo nel mondo.
La pressione dell’economia sull’ecologia del pianeta rende impossibile che l’allineamento si faccia verso l’alto: perché alcuni Paesi vadano avanti, altri devono andare indietro. Fra questi, prima di tutto, quelli poveri di risorse umane e materiali, come l’Italia. Arginare la pressione in questa direzione richiede un lavoro di lungo periodo, durante il quale la collettività nazionale dovrà fare sacrifici per preparare un futuro migliore. Ma quale politico oserà promettere questo agli italiani?

Paolo Brera

paolo.brera@yahoo.fr – da Il Giornale di Vicenza del 23-11-2008, pagina 9

Ancora incognite sul Dal Molin


(m.m.) La questione Dal Molin questa settimana sta tornando prepotentemente sul tavolo della politica vicentina. Ieri si è mosso il fronte dei No Base con un dispaccio di poche righe. Un dispaccio nel quale si spiega che gli americani sono pronti ad allargare ulteriormente gli spazi della base prevista in zona Sant’Antonino. Su un percorso simile peraltro si era già mosso il comitato per la salvaguardia dell’aeroporto di Vicenza che alcune settimane orsono aveva stanato tra le carte del comune un documento dal quale «si evicerebbe che già dal 2003 gli Usa sapevano che avrebbero messo in preventivo l’acquisizione dell’intera area del Dal Molin. Una opzione che avrebbe ovviamente cancellato lo scalo civile e l’aeroclub». E sempre il comitato per bocca del suo portavoce Franca Equizi (ex consigliere comunale del gruppo misto) venerdì scorso ha annunciato di avere redatto una serie di esposti all’indirizzo delle autorità locali nonché della magistratura contabile. Nel mirino sono finiti i lavori che Aeroporti Vicentini (spa a capitale prevalentemente pubblico nel quale figurano anche il comune e la municipalizzata Aim) avrebbe commissionato per rendere possibile il volo notturno «quando si sapeva che il governo italiano già dal 2007 almeno voleva far piazza pulita dell’aeroporto civile e dell’aeroclub (la cifra in ballo è di un paio di milioni di euro, Ndr)». Gli esposti dovrebbero essere recapitati in queste ore.

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