Archive del 21 novembre 2008

«Masciada» bipartisan e delibera ad personam

Ieri il consiglio comunale in perfetto stile ‘inciucio bipartisan’ ha approvato la supelottizzazione, insisterà su 47.000 metri quadri, a Vicenza Est. Promotori della iniziativa che prevede un maxi cambio d’uso dell’area che passa da agricola a commerciale-artigianale sono l’Immobiliare Serena, la Unicomm e la famiglia Strobbe. La plusvalenza che costoro otterrnano dopo la maxi operazione di ieri mi è ignota. Ma si parla di cifre da favola, soprattutto se ad esse si aggiungono gli introiti che potrebbero derivare dalla compravendita di licenze commerciali et assimilabili, ove esse vi saranno. Sta di fatto che la cosa suona grottesca. Il nuo vo sindaco Achille Variati in campagna ellettorale aveva promesso una cosa: basta centri commerciali. Infatti la prima grossa decisione che la sua maggioranza di centrosinistra porta in consiglio comunale è guarda caso l’ok ad un nuovo grande complesso commerciale e non solo. Di più, tra le linee programmatiche di Variati proclamate durante la seduta della sua investitura c’era proprio lo stop ai nuovi shopping centre! Insomma sono bastati sei mesi, dico sei, ed è arrivato il primo voltafaccia con balla incorporata. Prendi, incarta (vero Sergio?) e porta a casa. «Dovevamo dire di sì al piano perché l’iter era stato di fatto concluso dalla precedente amministrazione… è la legge che ce lo impone» hanno tuonato i mammasantissima della giunta berica. Balla, menzogna falsità e idiozia. Li sfido a citarmi un articolo di legge che prescriva in modo perentorio a dare l’ok alla lottizzazione.
Non esiste alcuna norma che imponga ai consiglieri di dire no in consiglio comunale. Non esiste alcuna norma che impedisca alla conferenza dei capigruppo di lasciare in ghiacciaia la delibera. Vicenza è satura di cemento da fare schifo. Ma tant’è gli interessi ‘partigulari’, per dirla a’ la Guicciardini, prevalgono sempre su quelli della collettività. Pochi giorni fa su La Repubblica lo scrittore Erri De Luca, riferendosi al parlamento romano dichiarava: «Maggioranza e opposizione smerciano lo stesso prodotto solo che il centrodestra è più efficace». Achille variati ha voluto dimostrare che anche il centrosinistra se si impegna ce la può fare e un interesse particolare da riverire lo si trova sempre. Ieri in aula il sottoscritto è stato pesantemente attaccato dai consiglieri Federico Formisano ed Isabella Sala, entrambi del Pd. Il dinamico duo ha preso malissimo la mia intenzione di pubblicare nomi cognomi e foto dei consiglieri che hanno detto sì alla delibera pro Palladio, non l’architetto ovviamente, ma il centro commerciale. Ovviamente non arretrto di un millimetro… è solo questione di tempi tecnici.
Rilevo comunque la coraggiosa presa di posizione di Cinzia Bottene della civica Vicenza Libera e di Maurizio Franzina (Pdl-Fi) i quali hanno votato contro il provvedimento.
E per amor di cronaca va detto che la seduta di ieri, giovedì 20 novembre, è stata tesa. L’assessore all’urbanistica Francesca Lazzari (Pd) è arrivata in sala Bernarda livida in volto. Il boccono sembrava troppo amaro per lei e per un momento ho avuto l’impressione che volesse sputarlo addosso al sindaco. Il dibattito è stato pure sospeso per una mezz’ora, segno che i mal di pancia nell amaggioranza si stavano trasformando in flatulenza. Sugli spalti riservati al pubblico poi è andato in scena un battibecco incredibile tra il consigliere Luca Balzi (ligio alfiere degli apparatchiki del Pd, nonché sostenitore ad oltranza circa le richieste dei privati) e Ciro Asproso, ex consigliere comunale nonché segretario cittadino dei Verdi. Quest’ultimo non condividendo la delibera votata in aula l’ha definita una «masciada». Balzi ha accusato il colpo ed è andato a lecarsi le ferite sullo scranno consiliare.

In tutta questa vicenda però l’elemento più surreale è un altro. La ‘premia Cestaro’ (con questo nome la delibera è stata ribattezzata dagli stessi uomini del Pd) era rimasta impantanata per dieci anni anche in virtù della netta opposizione che il cenrosinistra aveva fatto al provvedimento quando al potere c’era il centrodestra con Enrico Hüllweck, il sempre biondo ciuffo, nonché primo cittadino forzista. Ora proprio il centrosinistra, che una volta conquistata la cabina di comando potrebbe definitivamente affosare il progetto, che fa? Tac, lo resuscita. E sono questi i casi in cui uno si dice che destra e sinistra si scambino semplicememnte le parti per far credere ai loro elettori che si battono, mentre in realtà i fili li tira il puparo. Insomma per votare la delibera ad personam cucita su misura per il patron di Unicomm Marcello Cestaro sono bastati sei mesi di centrosinistra. Il centrodestra in dieci anni non c’era mai riuscito… Sospettare in questo caso non è solo lecito, è doveroso.
 

Marco Milioni

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