Archive del 9 novembre 2008
Èllero: «Accordi tra Obama e russi? La bozza è di 20 giorni fa»
(m.m.) I rapporti tra Usa e ex Urss si erano definitivamente raffreddati durante l’intervento russo in Abkatia. Lo scenario internazionale è quello delle basi strategiche anti-Russia in Europa dell’est, Italia inclusa, nonché quello delle batterie balistiche di nuova generazione (scudo missilistico) che l’amministrazione Bush aveva previsto proprio alle porte dell’impero ex sovietico. Una condotta che aveva mandato Mosca su tutte le furie. Neanche due giorni fa Barak Obama, nuovo presidente eletto negli Usa, ha fatto marcia indietro proprio sulle basi e sullo scudo missilistico. Poi è arrivata la sortita del premier italiano. L’annuncio è di quelli che fanno il botto. Durante la giornata di ieri Silvio Berlusconi ha dichiarato di essere una delle menti dietro il riavvicinamento tra Mosca e Whashington. Affermazione sostenuta dal ‘senatur’ Umberto Bossi. Quasi contemporaneamente l’ex presidente della repubblia Francesco Cossiga ha sostenuto che i nuovi rapporti tra Usa e Russia potrebbero portare all’abbandono del progetto americano per una nuova base a Vicenza. Il professor Èllero, che fu tra i primi a parlare di una combìne tra governo italiano e americano per la Ederle bis ora se la ride e guarda a Berlusconi come «l’uomo delle mille piroette».
Professore come ha preso lei l’annuncio del premier italiano? Il nostro capo del governo si attribuisce de facto di aver evitato una nuova guerra fredda…
«Rido per l’affermazione in sè. Piango perché un premier che spara un annuncio del genere senza che il Paese lo mandi a casa rende l’Italia un posto sempre più grottesco»
Sì, ma della vicenda internazionale lei che cosa dice?
«Guardi la cosa è molto semplice. Una ventina di giorni fa alcuni emissari dell’ambasciata di Russia negli States hanno incontrato un paio di fedelissimi di Barak Obama, si tratta di uomini del suo staff per gli esteri».
E dove sarebbe avvenuto l’incontro?
«A New York. Le dico di più. È stato proprio in quell’occasione che Obama ha fatto sapere al presidente e al premier russi che in caso di vittoria l’amministrazione Usa avrebbe compiuto nei rapporti con Mosca la virata cui abbiamo assistito durante queste ultime ore. E dico ancora di più; proprio a partire da quell’incontro riservato è stata redatta una bozza di protocollo che emerge in queste ore. Credo che le maggiori cancellerie europee fossero al corrente della cosa. Non le diplomazie di rango inferiore ovviamente. Se il premier se ne esce con queste sparate mi pare di capire che l’Italia venga declassificata».
Scusi ma anche Bossi sostiene il nostro premier. O sbaglio?
«Anzitutto il termine nostro lei non lo usa con me. Io Berlusconi non l’ho scelto. Non sono andato a votare e pertanto mi pongo su un piano completamente distaccato rispetto a questo governo. Quanto a Bossi poi. Poveretto, è in quelle condizioni. Gli avranno suggerito di dire una cosa e lui l’ha detta».
Professore lei sa che esiste una vulgata secondo la quale quando gli statunitensi decidono un investimento militare poi lo mantengono. La Ederle bis rientrerebbe in questo discorso. Condivide?
«No, perché gli Usa mantengono solo gli investimenti che possono mantenere o che decidono di mantenere. Guardi la Polonia, è in crisi nera perché si attendeva una pioggia di dollari per ospitare le strutture logistiche americane. Ora Obama ha optato per la marcia in dietro perché quel denaro gli serve per ripianare i debiti del duo Bush-Cheney. Per quest’ultimo poi il giudizio della storia sarà categorico, per quello che ha fatto andrebbe processato da una corte internazionale».
Ovvero?
«La guerra in Iraq è costata circa un milione di morti irakeni e 4.000 americani. E per ammissione della stessa amministrazione Usa le ragioni per cui era stata cominciata erano palesemente false. È poco o i contratti degli amici di Cheney valgono ancora di più?»