Archive del 1 novembre 2008
Auto e fabbriche, così Palladio muore
(m.m.) «Così l’Italia ha massacrato Palladio» è il titolo senza sconti dell’inchiesta realizzata da Edek Osser per The Art Newspaper e per Il giornale dell’Arte in occasione delle celebrazioni in corso per i 500 anni dalla nascita dell’architetto più global della storia. La tesi dell’inchiesta è che il contesto in cui sorgono parte delle 4.270 ville sulle quali ha competenza l’Istituto regionale delle Ville venete, delle quali una trentina sono state progettate da Palladio, sia stato stravolto negli ultimi decenni e sia a tutt’oggi sottoposto a improprie trasformazioni del territorio. Questo è il sunto che Il Corriere della Sera di oggi dedica al lavoro Osser. Nell’articolo pubblicato dal quotidiano milanese si para però degli scempi contro Palladio (e non solo) presenti un po’ in tutto il Veneto. Anche la costruzine della Ederle 2 rientra tra le criticità evidenziate dal servizio. Ne esce un quadro desolante anche perché l’inchiesta di Osser non fa sconti tanto da essere titolata così: «Auto e fabbriche, così Palladio muore». Sarebbe ora di fare un discorsetto con gli ultimi amministratori veneti da oggi sino agli ultimi quarant’anni. Poi bisognerebbe passare agli industriali, agli immobiliaristi e ai cavatori. Chi è ancora vivo andrebbe ‘sputato in faccia’ come dicono a Napoli ed esposto al pubblico ludibrio; i morti, a partire da un ex presidente della camera di commercio di Vicenza, andrebbero dileggiati, irrisi e infangati dalla damnatio memoriae. Insomma siamo stati sputtanati a livello internazionale proprio al 500esimo anniversiamo della nascita del Palladio. Bello eh?
La deriva autoritaria
(m.m.) Dalla Val Di Susa a piazza Navona, fino a piazza Venezia (ma io ci metterei pure Vicenza e il Dal Molin, assieme a Napoli). Negli ultimi anni gli Italiani hanno ricominciato a protestare in modo spesso autonomo dalla politica. In questo processo di sana ribellione e sana presa di coscienza lo stato cerca o cercherà di infiltrarsi e di provocare al fine di giustificare un attegiamento ancor più repressivo. O con i politici di professione che blandiscono i movimenti o con gli infiltrati dei servizi di sicurezza. Proprio per questo motivo la protesta deve essere genuina ma al contempo occorre rimanere sempre vigili. Questo lo spunto di Giuliano Corà contenuto in un lungo articolo pubblicato oggi su La Rosa dei Venti. Lo spunto merita un approfondimento anche perché il governo oggettivamente in questi giorni si vede in difficoltà: le spinte per una deriva autoritaria sono già in atto.
Le due Italie
Il Paese è colpito da una grave forma di digital divide. Si sono formati due blocchi. Uno che si informa in Rete, l’altro che viene disinformato dai giornali e dalla televisione.
In alcuni Stati la Rete è sotto controllo, come gli altri media, e tutti i cittadini sanno la stessa cosa. In altri Stati l’informazione è libera e anche la Rete e i cittadini si informano da entrambi. In UNO Stato: l’Italia, caso unico al mondo, giornali e e televisioni sono controllati e la Rete non ancora.
Milioni di persone vivono in due realtà diverse, sono separati in casa. Nella stessa famiglia il nonno può credere a Vespa e il nipote mandarlo a fanculo. Non è una situazione sana. Più passa il tempo, più l’incomunicabilità tra le due Italie cresce insieme all’insofferenza reciproca. La Rete ha però due armi dalla sua parte. I giovani che la frequentano (i vecchi moriranno prima di loro) e l’anoressia da pubblicità dei vecchi media. Senza i soldi della pubblicità chiudono. Ed è quello che succederà. Le raccolte pubblicitarie per gli spazi su giornali e televisioni diminuiscono, entro un anno crolleranno. In parte si sposteranno in Rete, uno spazio che non si gestisce con le balle. Loro lo sanno. E sono nervosi.
Confalonieri mi ha citato di fronte a giornalisti economici a proposito dell’OPA su Mediaset. Lo rassicuro, non è ancora il momento di comprare. Io compro le azioni solo se precipitano. Ne riparliamo quando il titolo di Mediaset, un’azienda che in sostanza vende pubblicità, sarà sotto un euro. Nel frattempo faccio un appello ai navigatori (non ai naviganti): aiutate Confalonieri. Non pubblicate spezzoni di programmi Mediaset su Youtube. E’ illegale. Lo ha detto Fidel. Noi siamo per il rispetto della legalità e per la cancellazione di ogni programma Mediaset inserito abusivamente in Rete.. Non inquiniamo i media, belin.
Tre gruppi editoriali hanno il controllo dell’informazione sulla carta stampata: RCS (Corriere della Sera), controllato da ABI e Confindustria, Mondadori, il gruppo dello psiconano e l’Espresso di De Benedetti, prossimo rifugiato svizzero e paladino di Topo Gigio.
Titoli – perdita da inizio anno:
- RCS – 54,84
- Gruppo l’Espresso – 60,97
- Mondadori – 51,78
Siamo sulla buona strada. Dove non potè la politica, potrà l’economia.