Archivio di novembre 2008
Maxi aumento per i Brunetta boys
Il ministro Brunetta passerà pure per «mitico» grazie alla lotta ai cosiddetti fannulloni, ma per compiacere il proprio staff e quello del presidente del consiglio Berlusconi non guarda in faccia a nessun criterio di merito: è appena stato firmato un accordo sindacale che aumenta stabilmente di ben 600 euro medi al mese lo stipendio dei 3 mila dipendenti della presidenza del consiglio (tra i quali sono inclusi anche quelli del ministero della Funzione pubblica, quello guidato dallo stesso Brunetta, che in realtà è un semplice dipartimento dell’ufficio del premier). E a fronte della generosissima erogazione – tanto più in tempi di crisi, e di licenziamenti di centinaia di migliaia di precari – cosa chiede l’uomo simbolo della produttività? Un enorme aumento di efficienza, ben due ore di lavoro in più a settimana: arrivare a 38 ore rispetto alle precedenti 36. I 600 euro esistevano già, ma non erano per tutti: rappresentavano la «indennità di specificità organizzativa», un’erogazione accessoria per particolari funzioni, e sono la media tra un minimo di 350 e un massimo di 900 euro. Il ministro Brunetta adesso quel salario accessorio lo ha «stabilizzato», facendolo passare dall’integrativo al contratto nazionale (speciale per la presidenza del consiglio). E lo ha generalizzato a tutti i 3 mila dipendenti, con l’unica condizione che accettino di fare 2 ore in più a settimana. Nella direttiva che con solerzia ha inviato all’Aran per perfezionare la contrattazione, spiega che c’è anche la possibilità di rimanere a 36 ore: ma francamente sarà difficile trovare qualcuno che non si «sforzi» di farne 38. Insomma, c’è chi a fronte di otto ore in più al mese, arriverà a prendere anche 900 euro aggiuntivi (pari allo stipendio di un precario); ma anche se ricevesse soltanto il minimo di 350 euro non gli andrebbe proprio male. Il principale firmatario del contratto è la Snaprecom (sindacato autonomo della presidenza del consiglio), mentre la Cgil non è rappresentata al tavolo contrattuale, e dunque non ha partecipato a definire il profilo della nuova «casta» di filiazione brunettiana. Indennità tornello. C’è già chi la chiama «indennità tornello». Proprio Brunetta aveva scelto di propagandare l’istallazione dei tornelli a Palazzo Chigi, facendosi fotografare mentre passava il badge con una mano e con l’altra faceva sorridente la «v» di vittoria. Mentre Berlusconi, dal canto suo, annunciava che tutti i bar vicini sarebbero falliti, dato che sarebbe stato più difficile concedersi la classica pausa caffè da «fannullone» impenitente: «Avranno pensato di introdurre l”indennità tornello’ – commenta sarcastico il segretario Fp Cgil Carlo Podda – A parte gli scherzi, aumenti così possono pure andare bene, ma se andassero ugualmente a tutti i lavoratori del Paese, e non solo a 3 mila. Tutti gli altri devono accontentarsi dei 70 euro lordi – pari a poco più di 40 netti mensili – erogati dal recente Protocollo Brunetta. Mi verrebbe da dire a Cisl e Uil: rivendichiamo insieme quei 600 euro per tutti». Due milioni al merito. Passando a un altro scandalo, nel disegno di legge Brunetta in discussione al Senato, si stanziano ben 1,2 milioni di euro per la retribuzione annua dei quattro membri dell’«Authority del merito», quella che dovrebbe stilare le «pagelline» di produttività dei vari uffici pubblici. Ben 300 mila euro di stipendio all’anno cadauno; o 25 mila euro al mese, che poi sono il lordo annuale di un normale dipendente pubblico. E non basta: Brunetta si è fatto riservare ulteriori 500 mila euro per il generico capitolo «consulenze». Altri privilegiati, per ora ignoti, con contratti a più zeri. «Il ministro, se tiene alla trasparenza come dice, pubblichi l’elenco di queste consulenze – conclude Podda – Secondo noi è assurdo centralizzare la valutazione del merito: piuttosto, si dovrebbe affidare agli utenti dei servizi».
Antonio Sciotto
da Il Manifesto del 27-11-2008
Il lodo Trota
Niente da fare. Neppure al terzo tentativo Renzo Bossi, secondogenito del Senatur, è riuscito ad acciuffare la maturità scientifica. A nulla è valso l’intervento del ministero dell’ Istruzione, retto dalla meritocratica Gelmini, che gli aveva concesso il terzo grado di giudizio. Quest’estate, dopo la seconda trombatura per “gravi lacune in quasi tutte le materie”, si era ipotizzata una sua imminente discesa in campo come delfino di cotanto padre: con quel quoziente culturale, aveva diritto quantomeno a un ministero. Ma l’illustre genitore smentì: “Più che un delfino, Renzo è una trota”. Dopodichè, essendo ministro delle Riforme, propose una riforma ad personam, anzi ad trotam: “Dopo il federalismo bisogna riformare la scuola. Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Un nostro ragazzo (uno a caso, ndr) è stato bastonato agli esami perché aveva presentato una tesina sul federalista Cattaneo. Questi sono crimini contro il nostro popolo e devono finire”. Detto, fatto. Il governo impose il terzo esame, alla presenza vigile di un ispettore ministeriale. Stavolta Renzo aveva lasciato perdere Cattaneo e aveva presentato una tesina in fisica. Ma non c’è stato verso. Ora, per evitare che il giovine finisca nelle grinfie di Brunetta come fannullone o in una classe differenziale per ciucci e immigrati (come da proposta leghista), non c’è che una soluzione: chiamare Ghedini e Alfano e approntare al più presto una legge ad hoc per trasferire l’esame a Brescia o, meglio ancora, garantire la promozione automatica ai figli delle alte cariche dello Stato, ministri compresi. Un Lodo Trota.
Marco Travaglio
Villari, che era costui
Riccardo Villari chi è costui. Un personaggio politico il cui nome in questi giorni sta sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali. Si dimette o non si dimette da quella carica? Prima apprezzato da una fazione per far dispetto a quella antagonista e dopo, in seguito ad un’intesa bipartisan, bersagliato anche da chi lo aveva appena votato. Dispetto per dispetto ma legittimamente eletto, ragiona lui, perché dovrei dimettermi come pretendono le leadership e, perfino, esponenti delle istituzioni? Ma ai cittadini non è che interessi un Villari qualsiasi e nemmeno un matusalemme (perché non cercarlo prima) come il buon Zavoli a capo della Vigilanza; con tutti i problemi oggidì per sbarcare il lunario! Neppure vi è sollevazione per l’uso disinvolto delle istituzioni da parte delle burocrazie partitocratriche: la rassegnazione ha preso il sopravvento. Per la Rai è dal maggio scorso che sono impegnate le principali istituzioni, parlamento e governo, con grande spreco di energie, di tempo e di denaro; risorse che avrebbero dovuto essere meglio impiegate visti i tempi difficili. Invece no. I palazzi rimangono aperti, 45 votazioni per la presidenza della vigilanza, in attesa che si esauriscano i giochi. E ancora non è finita perché adesso quella elezione non soddisfa più quindi per questioni umorali e dunque ancora abuso delle istituzioni. E intanto l’improvvisato Robin Hood sempre più al centro delle manovre ha il merito di aver messo a nudo anche contro le sue intenzioni le trame del potere. Da non confondersi questo con la politica che è l’arte del governare e di soddisfare alle domande. Il potere infatti è uno strumento per fare politica; ma in questo caso il mezzo è diventato lui stesso soggetto facendo scadere la politica a intrigo, calcolo, tornaconto. In nome della (di questa) politica si coltivano interessi di vario tipo sempre più spesso a scapito dell’unico interesse per cui si va a votare, il bene comune altrimenti detto l’interesse dei cittadini. A chi serve la vigilanza parlamentare sulla Rai? Come si sa la Tv pubblica è in mano ai partiti che la gestiscono in proprio come cosa privata; ne è la riprova il fatto che sempre più direttori e giornalisti denunciano interventi, intimidazioni e soprusi, da signorotti medievali, di esponenti politici. La vigilanza per cui le forze politiche non avvertono nemmeno la preoccupazione di rimetterci la faccia, tanto è alta la posta, è formata da rappresentanze degli stessi partiti. Chi vigila chi? Controllori di se stessi. Ma mentre si dà l’impressione che quello sia un meccanismo di garanzia per i cittadini in realtà chi manovra la commissione ha il controllo nel senso del predominio e del governo della Tv pubblica. Ne guadagna in visibilità e quindi l’influenza sull’elettorato. Altra cosa sarebbe se la vigilanza si esercitasse imparziale e senza commistioni su un soggetto distinto ed autonomo; quando invece fa parte della filiera: con la vigilanza anche l’amministrazione e la gestione, diventa allora un ingannevole copertura. Gli interessi di parte al riparo della vigilanza! Che bel colpo. Si spiega perciò l’ostinazione fino all’accanimento per la presidenza.
Gianni Bertacche
Ederle bis: la diatriba continua
Continua a crescere il naso di pinocchio di Paolo Costa, commissario governativo per la Ederle bis; non più di due mesi fa il commissario dichiarava, forte della consulenza in suo possesso, che gli edifici progettati dagli statunitensi non avrebbero superato i 19 metri: dal progetto definitivo presentato ieri si evidenzia che alcuni di essi saranno alti 23,5 metri. Ma non è questo il dato più eclatante che salta all’occhio a una prima valutazione dei documenti presentati. Dal dossier, infatti, si evince che la valutazione di impatto paesaggistico è stata commissionata dagli statunitensi agli stessi progettisti dell’opera: come chiedere a uno studente di darsi da sé il voto al termine di un esame. Insomma, niente di nuovo sotto il cielo di Vicenza. Non vediamo l’ora di poter approfondire la documentazione; siamo sicuri che ne scopriremo delle belle. Al commissario Costa il compito di giustificare le tante falsità raccontate ai vicentini e il compenso che i cittadini gli pagano perché egli agisca contro di essi.
Presidio Permanente Vicenza, 27 novembre 2008
Regolamento per le riprese in consiglio: l’ordine dei Giornalisti del Veneto diffida il sindaco di Creazzo
«Un provvedimento che limita pesantemente il dritto di cronaca e di critica sancito dalla Costituzione e che cerca di introdurre un pericoloso principio di censura preventiva all’attività dei giornalisti radio-televisivi e su web». Il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, Gianluca Amadori, a nome del Consiglio regionale, ieri ha diffidato il sindaco del Comune di Creazzo, in provincia di Vicenza, invitandolo a revocare immediatamente il Regolamento per la disciplina delle videoriprese e trasmissioni delle sedute del Consiglio comunale di Creazzo, approvato lo scorso 28 ottobre.
«Abbiamo già incaricato i nostri legali di valutare la possibilità di impugnare la delibera comunale in sede giurisdizionale – ha dichiarato Amadori – I consigli comunali sono pubblici e non è legittimo impedirne la trasmissione o prevedere, come ha fatto il Comune di Creazzo, l’obbligo di sottoporre a parere preventivo del sindaco la possibilità di trasmettere alcune o tutte le immagini di una seduta. Si commenta da solo, inoltre, l’articolo 8 del Regolamento, nel punto in cui vieta di esprimere opinioni o commenti durante le riprese».
Il regolamento per la disciplina delle videoriprese e trasmissioni delle sedute del Consiglio comunale di Creazzo, in provincia di Vicenza, è stato approvato lo scorso 28 ottobre ed è già operativo. Introduce l’obbligo di un’autorizzazione preventiva per effettuare riprese e trasmissioni televisive e su web, fissando la possibilità di presentare domanda unicamente entro il 15 dicembre di ogni anno al presidente del Consiglio (che è lo stesso sindaco), il quale si è attribuito anche il potere – dopo aver concesso l’eventuale autorizzazione alle riprese -di negare la diffusione totale o parziale delle immagini delle sedute entro tre giorni dalla presentazione della copia della registrazione. Il regolamento vieta la «diffusione parziale delle riprese effettuate in quanto in contrasto con le finalità dell’informazione pubblica completa e trasparente», e vieta di «esprimere opinioni o commenti durante le riprese»: esattamente il contrario di quanto stabilito dallo stesso Garante della privacy.La non chiara formulazione di alcuni articoli lascia spazio ad una inaccettabile discrezionalità nell’accesso ad assemblee pubbliche, come sono i consigli comunali, non garantendo in tal modo l’esercizio autonomo e indipendente della professione giornalistica e il diritto costituzionale di libera manifestazione del proprio pensiero.
‘Spazio aperto’: iniziative a Creazzo
Ricevo e pubblico integralmente.
L’Associazione Spazio Aperto opera a Creazzo dal 1996, promuovendo un’azione di sostegno alle famiglie degli immigrati tramite iniziative di supporto scolastico ma anche di incontro culturale e sociale tra cui mostre, musica, pranzi, animazione. Ogni anno dal 2002, d’intesa con le parrocchie, con il comune e in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Creazzo, promuove una manifestazione in occasione della Giornata del Migrante, fatta di testimonianza viva, riflessione, musica. Alla manifestazione di quest’anno, si tiene domenica 30 novembre presso l’auditorium della scuola media, contribuisce anche l’Associazione Calycantus – Gruppo Donne di Creazzo. La tematica scelta è infatti “Lo spazio delle donne: confronto tra culture diverse”. Jenny Tessaro, giornalista di TVA Vicenza, introdurrà e coordinerà la presentazione delle testimonianze dei mediatori culturali Verica Kokorovic (Serbia), Odali Risanti Fernando Warnakulasuriya (Sri Lanka), Zuweratu Abasimi (Ghana) e Nancy Matallana (Peru). Con le loro parole s’intrecceranno musiche presentate dai ragazzi della scuola media; l’Associazione Calycantus curerà le considerazioni conclusive. La stessa associazione proietterà due film nello stesso Auditorium, ingresso gratuito, Bread and Roses, di Ken Loach (2000), il giorno giovedì 27 novembre alle 20,45; e Moolaadé di Ousmane Sembene (2004), il giorno giovedì 4 dicembre sempre alle 20.45. La Giornata è sostenuta dalla Cassa Rurale ed Artigiana di Brendola – Credito Cooperativa, e dalla Cartolibreria Jolly di Creazzo.
Michael Knapton – Associazione Spazio Aperto Creazzo (VI)
Convivere con il declino
Quello che nessun politico ci dirà mai è che la crisi che stiamo attraversando non avrà fine, e che dobbiamo rassegnarci a un impoverimento di lungo periodo. Non lo dirà perché non è possibile che un politico sia rieletto se invece di fare promesse dice questo genere di verità. Solo fra quattro o cinque anni la cosa sarà diventata un luogo comune. Questo purtroppo non è pessimismo, è realismo. I Paesi competono fra loro sul piano economico e quelli che hanno a disposizione i fattori produttivi migliori e/o più a buon mercato hanno un livello di vita più alto.
Questi fattori produttivi non sono oggetti misteriosi, sono un piccolo numero di cose che contano. Prima di tutto, le risorse naturali: di quanta terra dispone un Paese e quanto fertile; se ha materie prime ed energia oppure ne manca; se si trova geograficamente in una posizione favorevole. L’Italia non ha abbastanza terra per nutrire bene i suoi abitanti e non dispone di materie prime e fonti di energia in grande quantità.
Naturalmente, un Paese può avere altri fattori e scambiare i propri prodotti con quelli di altri Paesi. Non hai petrolio? Lo importi. Solo che per pagarlo devi avere qualcosa da esportare. Puoi importare le materie prime, ma devi avere le fabbriche per trasformarle in beni vendibili all’estero.
Le attrezzature produttive le abbiamo. Però ce le hanno anche gli altri. E se non ce le hanno, se le possono costruire. Con la globalizzazione, l’informazione e il capitale circolano con facilità: in molti punti del pianeta esiste la possibilità di costruire impianti avanzati utilizzando le conoscenze tecniche e il capitale di altri Paesi. Questi impianti poi lavoreranno utilizzando manodopera non meno qualificata che in Italia (è anche questo un aspetto della circolazione dell’informazione) e pagata meno.
Non c’è un motivo al mondo perché noi continuiamo a godere del livello di vita di cui abbiamo fruito nei decenni scorsi. L’unico vero atout che abbiamo è la presenza di arte e natura sul nostro territorio. La conoscenza, che costituisce un altro fattore di produzione, non è abbondante, a causa di decenni di incuria nei confronti del sistema scolastico e della ricerca scientifica e tecnologica. È facile dunque prevedere che il tenore di vita continuerà a diminuire. Ciò rappresenta semplicemente l’altra faccia della crescente eguaglianza fra Paesi che riscontriamo nel mondo.
La pressione dell’economia sull’ecologia del pianeta rende impossibile che l’allineamento si faccia verso l’alto: perché alcuni Paesi vadano avanti, altri devono andare indietro. Fra questi, prima di tutto, quelli poveri di risorse umane e materiali, come l’Italia. Arginare la pressione in questa direzione richiede un lavoro di lungo periodo, durante il quale la collettività nazionale dovrà fare sacrifici per preparare un futuro migliore. Ma quale politico oserà promettere questo agli italiani?
Paolo Brera
paolo.brera@yahoo.fr – da Il Giornale di Vicenza del 23-11-2008, pagina 9
Ancora incognite sul Dal Molin
(m.m.) La questione Dal Molin questa settimana sta tornando prepotentemente sul tavolo della politica vicentina. Ieri si è mosso il fronte dei No Base con un dispaccio di poche righe. Un dispaccio nel quale si spiega che gli americani sono pronti ad allargare ulteriormente gli spazi della base prevista in zona Sant’Antonino. Su un percorso simile peraltro si era già mosso il comitato per la salvaguardia dell’aeroporto di Vicenza che alcune settimane orsono aveva stanato tra le carte del comune un documento dal quale «si evicerebbe che già dal 2003 gli Usa sapevano che avrebbero messo in preventivo l’acquisizione dell’intera area del Dal Molin. Una opzione che avrebbe ovviamente cancellato lo scalo civile e l’aeroclub». E sempre il comitato per bocca del suo portavoce Franca Equizi (ex consigliere comunale del gruppo misto) venerdì scorso ha annunciato di avere redatto una serie di esposti all’indirizzo delle autorità locali nonché della magistratura contabile. Nel mirino sono finiti i lavori che Aeroporti Vicentini (spa a capitale prevalentemente pubblico nel quale figurano anche il comune e la municipalizzata Aim) avrebbe commissionato per rendere possibile il volo notturno «quando si sapeva che il governo italiano già dal 2007 almeno voleva far piazza pulita dell’aeroporto civile e dell’aeroclub (la cifra in ballo è di un paio di milioni di euro, Ndr)». Gli esposti dovrebbero essere recapitati in queste ore.
«Masciada» bipartisan e delibera ad personam
Ieri il consiglio comunale in perfetto stile ‘inciucio bipartisan’ ha approvato la supelottizzazione, insisterà su 47.000 metri quadri, a Vicenza Est. Promotori della iniziativa che prevede un maxi cambio d’uso dell’area che passa da agricola a commerciale-artigianale sono l’Immobiliare Serena, la Unicomm e la famiglia Strobbe. La plusvalenza che costoro otterrnano dopo la maxi operazione di ieri mi è ignota. Ma si parla di cifre da favola, soprattutto se ad esse si aggiungono gli introiti che potrebbero derivare dalla compravendita di licenze commerciali et assimilabili, ove esse vi saranno. Sta di fatto che la cosa suona grottesca. Il nuo vo sindaco Achille Variati in campagna ellettorale aveva promesso una cosa: basta centri commerciali. Infatti la prima grossa decisione che la sua maggioranza di centrosinistra porta in consiglio comunale è guarda caso l’ok ad un nuovo grande complesso commerciale e non solo. Di più, tra le linee programmatiche di Variati proclamate durante la seduta della sua investitura c’era proprio lo stop ai nuovi shopping centre! Insomma sono bastati sei mesi, dico sei, ed è arrivato il primo voltafaccia con balla incorporata. Prendi, incarta (vero Sergio?) e porta a casa. «Dovevamo dire di sì al piano perché l’iter era stato di fatto concluso dalla precedente amministrazione… è la legge che ce lo impone» hanno tuonato i mammasantissima della giunta berica. Balla, menzogna falsità e idiozia. Li sfido a citarmi un articolo di legge che prescriva in modo perentorio a dare l’ok alla lottizzazione.
Non esiste alcuna norma che imponga ai consiglieri di dire no in consiglio comunale. Non esiste alcuna norma che impedisca alla conferenza dei capigruppo di lasciare in ghiacciaia la delibera. Vicenza è satura di cemento da fare schifo. Ma tant’è gli interessi ‘partigulari’, per dirla a’ la Guicciardini, prevalgono sempre su quelli della collettività. Pochi giorni fa su La Repubblica lo scrittore Erri De Luca, riferendosi al parlamento romano dichiarava: «Maggioranza e opposizione smerciano lo stesso prodotto solo che il centrodestra è più efficace». Achille variati ha voluto dimostrare che anche il centrosinistra se si impegna ce la può fare e un interesse particolare da riverire lo si trova sempre. Ieri in aula il sottoscritto è stato pesantemente attaccato dai consiglieri Federico Formisano ed Isabella Sala, entrambi del Pd. Il dinamico duo ha preso malissimo la mia intenzione di pubblicare nomi cognomi e foto dei consiglieri che hanno detto sì alla delibera pro Palladio, non l’architetto ovviamente, ma il centro commerciale. Ovviamente non arretrto di un millimetro… è solo questione di tempi tecnici.
Rilevo comunque la coraggiosa presa di posizione di Cinzia Bottene della civica Vicenza Libera e di Maurizio Franzina (Pdl-Fi) i quali hanno votato contro il provvedimento.
E per amor di cronaca va detto che la seduta di ieri, giovedì 20 novembre, è stata tesa. L’assessore all’urbanistica Francesca Lazzari (Pd) è arrivata in sala Bernarda livida in volto. Il boccono sembrava troppo amaro per lei e per un momento ho avuto l’impressione che volesse sputarlo addosso al sindaco. Il dibattito è stato pure sospeso per una mezz’ora, segno che i mal di pancia nell amaggioranza si stavano trasformando in flatulenza. Sugli spalti riservati al pubblico poi è andato in scena un battibecco incredibile tra il consigliere Luca Balzi (ligio alfiere degli apparatchiki del Pd, nonché sostenitore ad oltranza circa le richieste dei privati) e Ciro Asproso, ex consigliere comunale nonché segretario cittadino dei Verdi. Quest’ultimo non condividendo la delibera votata in aula l’ha definita una «masciada». Balzi ha accusato il colpo ed è andato a lecarsi le ferite sullo scranno consiliare.
In tutta questa vicenda però l’elemento più surreale è un altro. La ‘premia Cestaro’ (con questo nome la delibera è stata ribattezzata dagli stessi uomini del Pd) era rimasta impantanata per dieci anni anche in virtù della netta opposizione che il cenrosinistra aveva fatto al provvedimento quando al potere c’era il centrodestra con Enrico Hüllweck, il sempre biondo ciuffo, nonché primo cittadino forzista. Ora proprio il centrosinistra, che una volta conquistata la cabina di comando potrebbe definitivamente affosare il progetto, che fa? Tac, lo resuscita. E sono questi i casi in cui uno si dice che destra e sinistra si scambino semplicememnte le parti per far credere ai loro elettori che si battono, mentre in realtà i fili li tira il puparo. Insomma per votare la delibera ad personam cucita su misura per il patron di Unicomm Marcello Cestaro sono bastati sei mesi di centrosinistra. Il centrodestra in dieci anni non c’era mai riuscito… Sospettare in questo caso non è solo lecito, è doveroso.
Marco Milioni
La lottizzazione di Carta
Oggi il consiglio comunale di Vicenza è chiamato a dare l’ok ad una nuova area artigianale e commericiale a Vicenza Est. Una lottizzazione da 37.000 metri quadri prevista a ridosso di Viale Serenissima e a ridosso del Centro Commericale Palladio. Il fatto stesso che il progettista sia Sergio Carta (ex socialista e vicesindaco vicentino una quindicina di anni orsono, le cui gesta rimarranno scolpite negli annali della cattiva politica) fa rabbrividire. Se si pensa poi che Vicenza è una città ad altissima densità cementizia la frittata è servita. Già in molti nel centrosinistra, che oggi governa a palazzo Trissino, hanno messo le mani avanti: il progetto è già stato avviato dalla precedente giunta di centrodestra, si blatera. Balle il consiglio ha tutto il diritto di tenere in congelatore la delibera quanto vuole. I presunti diritti maturati dai privati sono carta igienica se paragonati a quelli della comunità. Avete provato a transitare dalle parti di Viale della Serenissima al sabato? Già oggi non si passa più. Le lottizzazioni della Maltauro hanno già saturato l’area. Oggi in aula fotograferò ogni consigliere che voterà la delibera: le facce saranno messe a disposizione dell’opinione pubblica vicentina. Anche l’astensione, o la mancata partecipazione al voto intesa in modo strategico, saranno considerate ad adiuvandum degli interessi di parte. Leggo sul GdV che tra i favorevoli nel centrodestra c’è, guarda caso, l’ex assessore al territorio, il forzista Marco Zocca. Leggo sempre sul GdV del 19 novembre che i promotori del progetto sono l’Immobiliare Serena, l’Unicomm e la famiglia Strobbe. Leggo ancora sul GdV le affermazioni di Luca Balzi, consigliere comunale di maggioranza (Pd) e membro della commissione territorio: «La maggioranza è compatta. Io sono favorevole al piano, anche perché risulta esserci un parere positivo del settore Mobilità, rilasciato quando Cicero era assessore». Domanda per Balzi: quanti pareri favorevoli degli uffici quando Claudio Cicero era assessore del centrodestra sono stati avversati dal centrosinistra? Ora mi domando ancora, i promotori dell’iniziativa per caso hanno finanziato, lecitamente si intende, la campagna elettorale di membri del Pd? Vorrei da Variati, dai colonnelli delle forze che lo sostengono e dai diretti interessati una risposta immediata. Altrimenti, come dice Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca… Il problema fondamentale è che la lottizzazione, una volta terminata non sarà di aria o di carta. Sarà di cemento e peserà sull’assetto urbano cittadino. Perché non attendere la redazione del Pat inserendola lì dentro? Magari con cubature ridotte del 75%. Inoltre mi domando quanti oneri saranno pagati dai privati. Sarebbe corretto che fatto 100 il valore di ciò che si costrisce gli oneri pagati dai privati, a vario titolo, siano almeno 40. Altrimenti siamo alle solite, nonostante i proclami del neosindaco Achille Variati in campagna elettorale.
Marco Milioni

     
     
     
Rubrica di
Alessio Mannino