Archivio di ottobre 2008

Inferociti contro Wall Street


«Il salvataggio è una stronzata. Niente salvataggio mandiamoli al gabbio». Con questi slogan una folla di newyorkesi incazzati ha accolto la notizia del piano straordinario che un mese fa il governo Usa ha chiesto dopo il crash finanziario di fine estate. La manovra è stata giudicata dai manifestanti un regalo ai soliti noti della city. I cortei contro Wall Street, contro i banchieri e contro l’amministrazione Bush sono stati organizzati il 25 settembre. Nessun grande network sia esso americano o italiano ne ha parlato in questo mese. Immagino sappiate perché. La tensione monta però e siamo all’inizio. Manderanno le truppe per sedare eventuali rivolte?

L’inceneritore Marcegaglia


Una buona notizia: a Modugno, vicino a Bari, è stato sequestrato l’inceneritore della Marcegaglia anche grazie a un esposto dei ragazzi del Meetup Bari 2. E’ una grande vittoria per la salute dei pugliesi. Una sconfitta per i politici e per i confindustriali assistiti dallo Stato.
In materia di ambiente ognuno ha i ministri che si merita, ma noi abbiamo esagerato. Due dichiarazioni da far gelare il sangue a Dracula:
- Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente: “Stiamo andando malissimo su Kyoto. Abbiamo un trend di crescita delle emissioni del 13% invece di una diminuzione del 6,5%. ma anche qui… ha senso che ci si faccia carico noi dell’inquinamento del mondo qundo a sfilarsi da Kyoto sono stati Paesi come gli Stati Uniti…?”
- Renato Brunetta, ministro per la PA e l’Innovazione, sulla riduzione delle emissioni inquinanti: “L’Europa ha poco da bacchettare perchè 20-20-20 (20% in più di efficienza energetica, 20% in meno di emissioni inquinanti e il 20% di energia tratta da fonti rinnovabili entro il 2020, ndr) è una follia. Per le imprese e per i Paesi… è una follia soprattutto per un Paese manifatturiero come l’Italia che ha un’intensità e una densità di imprese superiore alla media europea perché il nostro Paese trarrebbe svantaggi”. Ma ha poi ha aggiunto, rassicurante: ” Noi vogliamo un ambiente pulito. Vogliamo controlli di tipo ambientale che non uccidano le nostre imprese e le nostre famiglie”.
Datemi un secchio per vomitare…

Ciao Beppe,
sono Lello Ciampolillo del Meetup Bari 2, volevo segnalarti che in un mare di notizie ‘immondizia’ oggi ne abbiamo una positiva. La magistratura funziona. I politici no.
il 22/09/08 il dott. Francesco Bretone pm della Procura di Bari, ha sequestrato l’area di costruzione dell’inceneritore della Eco Energia Srl (gruppo Marcegaglia) a Modugno (BA) ed ha messo 4 persone sotto inchiesta; di queste una è un dirigente del settore ecologia della Regione Puglia. Il sequestro è stato recentemente convalidato dal Gip. Le indagini sono state svolte anche a seguito di due esposti presentati dal meetup Bari2 assistito dall’avv Gaetano Filograno.Gli esposti in questione evidenziavano la pericolosità degli insediamenti tra Bari e Modugno di una centrale a turbogas e appunto dell’inceneritore, inseriti in un contesto già fortemente inquinato dalla zona industriale a ridosso della città di Bari, nonchè dalla presenza di una centrale elettrica Enel all’interno della città, convertita recentemente da olio combustibile a gas sulla cui legittimità il ns. meetup sta svolgendo approfondimenti tecnici e giuridici da sottoporre agli organi competenti.
Oltre a sottolineare l’ottimo lavoro della procura di Bari, che si preoccupa della salute dei cittadini contrariamente ai politici locali sia di destra che di sinistra, ci preme evidenziare alcuni tra i motivi che hanno portato al sequestro preventivo e all’iscrizione nel registro degli indagati del dirigente della Regione. Quest’ultimo ometteva di:
- motivare sullo smaltimento delle ceneri prodotte dalla centrale considerate nello studio di impatto ambientale (S.I.A.) erroneamente come rifiuto non pericoloso
- rilevare che lo stoccaggio e il trattamento delle ceneri avveniva all’interno dello stesso termovalorizzatore e che trattandosi di operazione di trattamento di rifiuto pericoloso occorreva per l’impianto una specifica autorizzazione
- rilevare che il CDR (combustibile da rifiuto) sarebbe stato prodotto anche all’interno della stessa centrale da un impianto privo di autonoma autorizzazione.
Ci chiediamo il perchè di queste “omissioni”, e la risposta è forse perchè sarebbero stati costretti ad ammettere che la termovalorizzazione non risolve il problema dei rifiuti anzi lo acuisce perchè il rifiuto bruciato si trasforma in nanopolveri, diossine e cenere che a differenza dei primi sono tossici e di una tipologia estremamente pericolosa, e tutti questi rifiuti hanno bisogno di discariche speciali per rifiuti tossici.
Ora veniamo ai politici. Il presidente della regione Puglia Vendola, che alcuni giorni fa aveva mandato a noi cittadini pugliesi, una lettera in cui ci esortava a “fare la differenza” intende costruire 5 inceneritori ( ) o meglio (sono sue parole) termovalorizzatori del CDR. Pochi giorni fa l’assessore regionale all’ambiente Losappio ad un nostro quesito sugli inceneritori rispondeva così:
La termovalorizzazione del CDR è per noi la chiusura del ciclo per la parte residuale dello stesso“.
Sperando che si possa fare lo stesso con questa classe politica, lasciamo a te il commento su quest’ultima affermazione e sull’intera vicenda. Loro non si arrenderanno mai, noi neppure.” Lello Ciampolillo, organizer meetup Bari 2

da: www.beppegrillo.it

Governare l’apocalisse

apocalypse.jpgTutti i rappresentanti delle Istituzioni, i premier, i ministri, i direttori delle Banche centrali, i politici, gli economisti, gli imprenditori, i commentatori specializzati (vale a dire l’intera “fairy band” delle leadership occidentali) ci martellano da giorni invitandoci ad “avere fiducia”. Ma perché dovremmo avere fiducia? Quando mai qualcuno di costoro ci ha avvertito, o perlomeno fatto capire, che era in circolazione una bolla speculativa di queste proporzioni? O non si erano accorti di nulla e allora, visto il mestiere che fanno, sono degli inetti. O sapevano e allora sono dei truffatori. È come se un rapinatore, penetrato in casa nostra per prenderci i quattrini, mentre esce col grisbi ci dicesse: “Mi raccomando, continui a tenere i soldi in casa. Le garantisco che non tornerò più. Abbia fiducia”.
No, non possiamo avere fiducia. Perché questi non hanno capito – o fan finta di non avere capito – la lezione o sono pronti a ricominciare da capo. Non hanno capito – o fan finta – che non è più il caso di inseguire la crescita all’infinito, che esistono in matematica ma non in natura, che dobbiamo ridurre produzione e consumi, che non dobbiamo “modernizzare” ma fare il contrario, che insomma dobbiamo incamminarci sulla via di un ritorno “graduale, limitato e ragionato” a forme di autoproduzione e di autoconsumo che passano, necessariamente, per un recupero della terra e un ridimensionamento drastico dell’apparato industriale oltre che di quello finanziario che, con la sua virtualità, ne è insieme la precondizione e la conseguenza.
Cosa hanno fatto invece le leadership occidentali di fronte a una crisi colossale quanto ammonitrice? Una crisi che è infinitamente più grave della devastante inflazione che colpì la Repubblica di Weimar negli anni Venti o del crack di Wall Street del 1929, che rimasero sostanzialmente circoscritte ai Paesi coinvolti. Più grave perché oggi il modello di sviluppo occidentale, con l’eccezione di quei Paesi o popolazioni o culture che hanno avuto la forze e l’intelligenza, di tenersene a una certa distanza (a Teheran, poniamo, non c’è stato nessun contraccolpo economico) è planetario, integrato, “globale” proprio grazie alla spinta di quelle stesse leadership, di destra e di sinistra, convinte che la globalizzazione sia un fatto ineluttabile oltre che una grandiosa opportunità (“La globalizzazione è un fatto, non una scelta politica” dichiarò Bill Clinton a un Wto del maggio del 1998 e Fidel Castro di rincalzo: “Gridare abbasso la globalizzazione equivale a gridare abbasso la legge di gravità”; in quanto al prestigioso Mario Vargas Llosa ha scritto: “La generale internazionalizzazione della vita è forse quanto di meglio è accaduto all’umanità fino a oggi”). Hanno cercato di tamponare temporaneamente la falla immettendo nel sistema nuova liquidità, cioè altro denaro inesistente, che non corrisponde a nulla se non a se stesso, così allargandola ulteriormente. È come se una persona che ha un debito per coprirlo ne pagasse un’altro più grosso e poi, per coprire questo, un altro ancora più grande e così via fino a che il giochetto non regge più. Per un individuo singolo il crack arriva abbastanza presto, un sistema planetario può tirare le cose molto più per le lunghe ma prima o poi il collasso arriva, inesorabilmente. Quindi il colpo definitivo se non sarà già oggi, sarà in un vicino domani. Due secoli e mezzo, da quando ebbero inizio la Rivoluzione industriale e questo modello di sviluppo, corsi a folle corsa, riavvolgendosi all’indietro, come una pellicola giunta alla fine, si scaglieranno contro di noi riportandoci al punto di partenza. E non saranno ominucoli come Obama, Mc Cain o Berlusconi o altri, ma nemmeno un Superuomo, a poter arrestare questa valanga che come una molla tenuta a lungo pressata avrà, nel rimbalzo, la stessa forza con cui l’abbiamo schiacciata.
In un caso o nell’altro saremo quindi costretti a tornare indietro. Ma con una differenza sostanziale. Nel primo caso saremmo noi a governare il processo di ritorno all’indietro graduandone gli effetti, nel secolo tutto avverrà con un crack improvviso, immediato (poche decine di giorni) con conseguenze apocalittiche facilmente immaginabili.

Massimo Fini
da Il Gazzettino del 17 ottobre 2008; pagina 13

La crisi di carta

quater.jpg

Da dove arriva la crisi finanziaria che l’occidente vive in questi mesi? Quali responsabilità hanno le banche? Quali sono le resposabilità della politica? E soprattutto dove finiranno i nostri risparmi? A queste e ad altre domande si è cercato di rispondere ieri a Creazzo. L’incontro è avvenuto in una gremitissima sala congressi dell’hotel Vergilius nel corso di un dibattito organizzato dal gruppo locale di Beppe Grillo capitanato da Aldo Santoro. Ospiti della serata il trader finanziario indipendente Eugenzio Benetazzo e Rosanna Sapori, vulcanica giornalista di Telenordest. Al duo si è aggiunto il professor Renato Èllero (docente di diritto penale all’università di Padova) chiamato tra i relatori dalla Sapori mentre si trovava comodamente seduto in mezzo al pubblico.
PRIME BATTUTE. Le prime battute sono state per Santoro il quale ha cominciato a tambur battente: «Argomenti come questi spesso vengono occultati dai grandi media. E allora che cosa bisogna fare. Le informazioni occorre andare a cercarle il più possibile vicino alla fonte e renderle disponibili ai cittadini. Questo è l’impegno di noi supporter del Meet Up di Creazzo. Non a caso ci siamo dati il soprannome di antenne (la conferenza è durata dalle 21 a mezzanotte, Ndr)».
IL RUOLO DELLE BANCHE. Poco dopo è stato il turno di Rosanna Sapori: «So che ormai mi sono guadagnata l’appellativo di rompiballe ma bisogna cominciare ad alzare la testa e a chiamare le cose col proprio nome». Diseguito la conduttrice di Tne ha affrontato una serie di temi spesso oggetto del suo “Pronto Chi Parla” un talk-show molto seguito in regione: comportamenti scorretti da parte delle banche, clienti indotti a comperare titoli spazzatura, attegiamenti aggressivi nei confronti della piccola impresa che sconfinano spesso nell’usura. Poi una tilettata alla stampa main-stream accusata di alzare polveroni su questioni di secondo piano per poi dimenticare i temi veramente caldi.

LA CRISI. Eugenzio Benetazzo, ospite principale della serata, ha ricostruito, dati alla mano, la crisi finanziaria «nata negli Usa e destinata a giungere anche da noi». L’operatore ha puntato l’indice sulle grandi istituzioni internazionali dall’Fmi, alle banche centrali puntando poi l’indice sul Wto, l’organizzazione mondiale del commercio.
Benetazzo, che su questi argomenti ci ha pure scritto un libro, se la prende con gli squilibri della globalizzazione e fa sapere che le delocalizzazioni unite alla leva finanziaria a disposizione delle corporation collegate alle grandi banche, hanno finito per impoverire le classi medie dei paesi occidentali. «Non ci facciamo illusioni, ma la crisi arriverà anche da noi e si tradurrà in perdita del potere d’acquisto e disoccupazione». Benetazzo ha concluso il suo intervento con un suggerimento, quello di informarsi sul diritto che le banche centrali hanno di stampare la moneta prestandola agli stati dietro interesse (diritto di signoraggio bancario). «È probabilmente uno dei meccanismi che hanno creato gli scompensi epocali di questi anni».
ÈLLERO. Diverso invece il terreno in cui si è mosso il professor Èllero: «Ormai ho una certa età e posso dire che se lo stato di cose persiste in questo modo è anche colpa della gente, che avvertita una, due tre volte casca sempre nello stesso buco. Fino a quando il cittadino non si metterà in testa che il controllo sulla vita pubblica spetta in primis a lui e non ai delegati di turno, siano essi politici, magistrati o autorità varie, le cose non si raddrizzeranno. Come fare? Immaginate un sindaco o un presidente del consiglio che sotto i palazzi del potere si trova un giorno sì e uno no cinquemila, diecimila, cinquantamila persone. Vediamo poi se l’aria non cambia. Le rivoluzioni si fanno non necessariamente coi forconi, ma il cittadino deve riappropriarsi della sua forza, anche muscolare. E deve cominciare a ribellarsi».
 

Marco Milioni

Ripensare questo modello di sviluppo

La crisi finanziaria sta ormai occupando in pianta stabile da alcune settimane le prime pagine dei giornali, riuscendo perfino ad intaccare l’atmosfera patinata dei TG, con tutto il suo corollario costituito da banche che falliscono, stati che nazionalizzano gli istituti di credito, governi che stanziano, o auspicano lo stanziamento, di cifre da capogiro destinate a preservare il sistema bancario dal crack imminente, mercati azionari ormai fuori controllo che si muovono in maniera schizofrenica simili ai vagoncini delle montagne russe.
Occorre prendere coscienza del fatto che nulla girerà più come prima, a prescindere da come procederà l’operazione di salvataggio delle banche, ed è giunto il momento di ripensare in profondità un modello di sviluppo ormai senza futuro, per tentare di costruire una società della decrescita che sappia sostituirsi a quella della recessione selvaggia (con tutto il contorno di caos e violenza che immancabilmente porterà con sé) nelle cui spire stiamo precipitando senza paracadute.

LEGGI TUTTO 

da: http://marcocedolin.blogspot.com

Prove tecniche di suicidio

Gli ultimi sondaggi dicono che tra gli elettori la fiducia nel Partito Democratico è scesa sotto la soglia del 30 per cento. Quella nel Pdl e in Berlusconi invece continua a volare anche se, quando si esaminano le intenzioni di voto, il Pd pare aver arrestato l’emorragia di consensi. Di Pietro e la Lega invece furoreggiano e, di settimana in settimana, guadagnano nuovo terreno. Non è difficile capire perché accada tutto questo. Mentre scrivo i vertici del partito di Veltroni hanno appena rifiutato lo scambio proposto dal centro-destra su Rai e Consulta: sì all’elezione di Leoluca Orlando alla testa della commissione parlamentare di vigilanza, ma solo come contropartita alla nomina dell’ex avvocato difensore del premier, Gaetano Pecorella, a giudice della Corte Costituzionale.

Il no del centro-sinistra è una buona notizia, anche se il fatto che ci sia voluto un giorno e mezzo per bocciare la proposta spiega perché la fiducia nel Pd sia in continuo calo.

Al contrario di quanto molti credono, in politica infatti i valori contano. Una delle componenti (ma non l’unica) che spinge a votare per uno schieramento piuttosto che per un altro sta proprio qui: nell’avere dei principi chiari, immediatamente percepibili e ricordati di continuo. Dei principi in cui l’elettore può identificarsi.

Non per niente anche Silvio Berlusconi si presenta come un portatore di valori: la libertà d’impresa, le libertà dell’individuo, la sicurezza dei cittadini e via dicendo. E così molte delle sue battaglie in favore di sé stesso e dei suoi amici vengono contrabbandate dal premier come battaglie sui principi: pensate solo alla guerra alle intercettazioni telefoniche ingaggiata al grido della difesa della privacy. Viene insomma lanciato un messaggio positivo per nascondere una scelta che nei fatti è negativa per la collettività.

Per questo la discussione sul nome di Pecorella è stato l’ennesimo passo verso il suicidio della sinistra moderata italiana. L’ex difensore di Berlusconi, come è noto, è da tempo imputato di favoreggiamento nei confronti del presunto stragista Delfo Zorzi (bomba di Piazza della Loggia a Brescia). Secondo i pm avrebbe pagato un pentito perché ritrattasse le sue accuse.  Prima ancora del suo conflitto d’interessi (un ex avvocato del premier chiamato a pronunciarsi su leggi che interessano il premier) questo era un motivo sufficiente per rispedire immediatamente al mittente ogni ipotesi di accordo. E invece per tutta la serata di martedì 14 ottobre il Pd e i suoi capogruppo si sono limitati a sottolineare l’esistenza di «una delicata questione» (senza nominarla) che avrebbe sconsigliato l’elezione di Pecorella. Come se dire chiaramente che un imputato, anche se innocente fino a prova contraria, non può sedere alla Consulta, fosse qualcosa di cui vergognarsi e non la riaffermazione di un principio.

Questi sbandamenti l’elettorato li percepisce benissimo. E ormai sono sempre di più i cittadini che si chiedono in quali valori si riconosca realmente il Pd e soprattutto quanti siano gli esponenti di quel partito disposti a battersi per essi.

Peter Gomez
da:
www.voglioscendere.it

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