Gelmini, niente riforma e molti tagli
La scuola della Gelmini non ha riformato poi così tanto. Solo il ritorno alla vecchia maestra con grembiule, sillabario, voto di condotta ed esami di riparazione. Novità antiche che piacciono perché propongono soluzioni semplici a problemi complessi. Evocano la tradizione e si appellano alla nostalgia per curare i mali odierni. Che sono il distacco nei confronti del mercato del lavoro, la violenza, l’incapacità di ridurre le disuguaglianze, la preparazione inadeguata degli insegnanti, la mancanza di risorse tecniche e finanziarie. Il governo non ha proposto una riforma quanto piuttosto uno sforbiciamento della struttura; più che una riforma Gelmini la si dovrebbe chiamare riforma Tremonti per tagli ai finanziamenti di circa otto miliardi. Per la scuola ciò significa il ritorno al maestro unico e una riduzione del personale di ottantamila insegnanti. Per l’università riduzione della ricerca e stralcio dei corsi di studio. Solo tagli dunque, pesanti ed indiscriminati, che manifestano tutto il disinteresse del governo per l’istruzione, sacrificata in favore di Alitalia, banche e comuni a compensarne il minor gettito ici. Una riforma che non c’è e neppure una proposta contenente un disegno che giustifichi almeno i tagli. Si argomenta invece sulle disfunzioni del sistema ma solo come pretesto propagandistico per rinforzare le decisioni prese sulle scuole con meno di 50 studenti, sui corsi e specializzazioni assolutamente inutili, sul numero di insegnanti, sulla montagna di precari. Nella polemica di questi giorni non si riesce a cogliere quale possa essere anche embrionalmente il modello di istruzione sul quale l’opposizione, ma anche la scuola, le famiglie e la stessa protesta di piazza si potessero confrontare. I giovani, che sanno cogliere meglio dei grandi la piega degli avvenimenti, si sentono defraudati del loro futuro e da questo sentimento di incertezza sono nate le manifestazioni tanto estese e tanto intense. Non contro qualcuno, hanno tenuto a precisare, ma per lamentare molto responsabilmente l’assenza di un progetto perché oltre alla deriva per problemi endemici propri, la scuola rischia la rovina per mancanza di risorse. Accanto alla necessità di riforma la pressante richiesta di maggiori investimenti perché, come recitava uno striscione “un paese vale quanto ciò che ricerca”. Con i tagli ma senza una riforma, solo una scuola deformata, una voce del bilancio priva di particolare interesse oltre a quello puramente finanziario. Per il metodo, non vi è stato coinvolgimento e per il merito povero di idee hanno protestato per la prima volta insieme studenti, professori e genitori. Perciò si attendono proposte in aiuto alla politica.
Giovanni Bertacche
