Archive del 7 ottobre 2008
Crisi e colpevoli
Che diavolo di momento stiamo vivendo? Che caspita è questa crisi che occupa pagine di giornali senza avere un nome ed un cognome? La settimana passata ho provato a fare il punto della situazione con due post. Il primo dedicato alle rogne di Unicredit, il secondo, con un orizzonte assai più ampio, dedicato alla analisi del professor Hudson. Ormai mi sono sempre più convinto. Dietro il paravento senza nome della crisi ci sono due gruppi di persone. Da una parte ci sono i gestori degli hedge fund che hanno immesso sul mercato spazzatura finanziaria di ogni tipo acquistata poi a piene mani dalle banche di mezzo mondo per essere rifilata allo sportello. Dall’altra ci sono poche famiglie di banchieri internazionali (Rothschild, Rockefeller, Warburg, Drexler, Morgan e altri presenti nella proprietà di molte banche in giro per il globo, con forte ascendente sulle banche centrali) che stanno cercando di acquistare per poco, dopo che le perdite sono state ripianate dai bilanci degli stati, gli istituti moribondi. Ad esempio negli Usa i gruppi Morgan e Citigroup sono de facto le uniche banche commerciali rimaste a livello nazionale. E la prospettiva è quella di fare la stessa cosa in Europa, idem in Italia. Queste due mega lobby continuano ad agire in modo tranquillo nel portare avanti la più grande frode della storia. Eppure i precedenti non mancano. A partire dal botto del ’29. Politici servi o sciocchi, nonché media servi, salvo qualche rara eccezione, non si occupano di loro. Non si occupano di questo piano scellerato che rischia di mandare in rovina milioni persone e che paradossalmente dopo aver rovinato mezzo mondo potrebbe scoppiare in mano ai suoi stessi ideatori. Banchieri internazionali, governi complici, banche centrali che fingono di controllare, presidenti e amministratori delegati di banche che comprano spazzatura sui mercati internazionali e poi la rivendono per buona ai piccoli risparmiatori, vera pecora da tosare per questa forma di schiavitù imperniata sul denaro nella sua accezione moderna. Una volta i soldi erano un bene che assicurava transazioni agevoli perché essendo in oro o avendo eguale copertura permetteva di scambiarsi stoffe con spezie (per esempio) senza doversi portare dietro per il baratto tutta la merce. Poi i banchieri hanno capito che soffiare allo Stato il conio della moneta e abolendo la parità aurea si sarebbe creato un sistema assurdo nel quale chi stampa la moneta a costo zero la smercia in giro per il pianeta facendo profitti enormi. Un sistema nel quale debiti colossali vengono accumulati o smobilitati solo adottando una divisa piuttosto che un’altra per lo scambio delle materie prime. Il tutto nell’ottica del capitalismo monopolista e del consumismo che lo alimenta tuttora. Cambieranno le cose? Andremo verso un mondo radicalmente diverso? Io non lo so. So solo che se volessimo potremmo, tanto per cominciare tirare giù dalle spese chi ci ha ridotto in questo modo e riprenderci parte della nostra roba. Intanto.
Marco Milioni
Smiderle e il ‘referendum piazzaiolo’
Se non fosse che scrive anche per il Giornale di famiglia (famiglia Berlusconi), non sapremmo davvero come spiegarci l’ineffabile ragionare di Marino Smiderle, cronista e, purtroppo, editorialista del Giornale di Vicenza. In un fondo pubblicato ieri sul quotidiano confindustriale, l’ex dipendente della Banca Popolare di Vicenza s’intorcola penosamente in un’affrettata e arrogante liquidazione dei 24 mila vicentini che domenica scorsa hanno sfruttato l’unica occasione finalmente avuta per esprimere, a tre anni dal sì del consiglio comunale regnante Hullkweck, uno straccio di parere sul Dal Molin americano. Sostiene, bonta suà, che è “fuor di dubbio” che la “maggioranza” dei cittadini di Vicenza è “contro la base militare in quanto tale”. Addirittura, non mi dire! Lui come fa a saperlo? Fiuto di giornalista? Consulto dall’astrologa? Auscultazione del vento? Esame da aruspice delle frattaglie di un’aquila yankee? Per l’amico dei militari Usa Smiderle la maggior parte dei vicentini la base non la vuole. Questa sì che è una notizia! Per anni ha scritto e riscritto per dimostrarci il contrario, e ora, dopo che il Comune s’è preso la briga di appellarsi al principio democratico della maggioranza (fino al gesto estremo del referendum autogestito), lui scopre che in tutti questi anni ha combattuto dalla parte sbagliata. Ma Marino non è tipo da ravvedimenti postumi. E indifferente a ogni contraddizione, nel resto del suo articolo smonta il valore della giornata referendaria. Una perdita di tempo, per lui. La cestina come ultimo scampolo di una “deriva piazzaiola” che avrebbe immobilizzato Vicenza per tanto, troppo tempo. Perchè il voto politico del 5 ottobre (non “giuridico”, qui siamo tutti d’accordo) sarebbe un implicito invito a che “funzionasse quel sistema di democrazia rappresentativa che ha visto, nel caso specifico, decisioni identiche prese da due governi di colore diverso”. Prodi e Berlusconi hanno dato entrambi l’ok, verissimo. E il 70% che non si è recato ai gazebo domenicali, per il bipartisan Smiderle, sarebbe l’eterna maggioranza silenziosa ansiosa di riadagiarsi sulle decisioni uguali di governi opposti (?).
No, caro Smiderle. Quel 70% semplicemente non sa più cos’è la democrazia. Se ne frega, “tanto è già tutto stabilito”. Preferisce la gita fuori porta al primo diritto di ogni cittadino in un sistema “democratico”: partecipare alle decisioni che lo riguardano. Quella massa di astenuti è quella che rimette tutto alle alte sfere della politica dei partiti, per poi avere l’alibi di incolparla per i disastri che fa ricadere sulla sua testa.
E la responsabilità di questo disfacimento civile è innanzitutto di gente come Smiderle, secondo cui la “protesta”, cioè manifestare il dissenso e in generale le proprie idee, equivale a “perdere treni oltre che aerei”. La democrazia, per lui, è lasciar fare ai nostri amati “rappresentanti” al governo, che non solo non si degnano del benchè minimo ascolto della popolazione, ma per giunta, grazie a un Consiglio di Stato autore di sentenze puramente politiche, vuole pure impedirlo.
La “normalità” che Smiderle attribuisce a quel 70% non è altro che la tirannia della casta sul popolo ammaestrato a fregarsene di tutto, anche di essere umiliati dalla sudditanza a uno Stato “alleato”. Ah già: ma anche certi giornalisti fanno parte di una casta. La casta dei propagandisti di regime.
L’àpota