Archive del 6 ottobre 2008
Consultazione un giorno dopo
(m.m.) Non so che cosa dire di più rispetto a quanto già scritto dopo la consultazione di ieri. C’è un bell’intervento dello scrittore Marco Cedolin che invito tutti a leggere. A me personalmente viene in mente una cosa sola. Coloro i quali parlano di flop perché il quorum non è stato raggiunto, dicono una fesseria. Si trattava di una consultazione autogestita; il quorum non può esistere visto che la consultazione ufficiale è stata fatta fuori dal Consiglio di Stato. Punto. Toccherebbe ora al fronte del sì far vedere quanto conta; toccherebbe ai ’sì base’ farsi contare. Ma sappiamo che questo non avverrà mai. Quanto poi alle affermazioni di coloro che ripetono «è inutile protestare, la decisione è già stata presa a livello centrale» la cosa mi fa un po’ sorridere. Anzi si tratta di una tiritera idiota. Vi immaginate se qualcuno oggi pronunziasse una frase del genere: «inutile sarebbe stato protestare contro la costruzione dei lager nazisti; la decisione era già stata presa dal gabinetto di Adolf Hitler». Non so se mi spiego. Ieri tra l’altro la giornata si è svolta in un clima di grande serenità, una bella giornata di inizio autunno ha fatto da cornice ad un evento sentito dai vicentini. Il resto sono chiacchiere. Lo dico un po’ sconsolato. Ogni volta che incontro un sostenitore della base o gli faccio cambiare idea oppure la mia controparte non trova argomentazioni dialettiche per ribattere alle mie ragioni. Ne deriva che chi è per il sì, a meno che non abbia secondi fini, è sostanzialmente una persona che ragiona in modo preconcetto.
Caso Macchia, il Gip archivia
Il segretario generale del Comune Angelo Macchia si è comportato correttamente e non ha leso il diritto di accesso agli atti amministrativi dell’ex consigliere comunale Franca Equizi. A rilevarlo è il giudice Eloisa Pesenti che l’altro giorno ha archiviato il procedimento penale per un ipotetico abuso d’ufficio nei confronti dell’alto dirigente comunale perché non aveva fornito i tabulati delle chiamate telefoniche effettuate tra il 10 novembre 2004 e il 10 novembre 2006 dall’Amministrazione municipale.
Ad avviso del giudice, che ha fatto proprie le considerazioni giuridiche dell’avvocato Enrico Ambrosetti, ci sono insormontabili ragioni di privacy per dare corso a una simile domanda.
Il magistrato osserva che nel merito la legge 241 del 1999 disciplina all’articolo 25 «il diritto di accesso ai documenti amministrativi nel senso che la mancata risposta entro trenta giorni dalla richiesta d’accesso equivale a un silenzio rifiuto, con conseguente possibilità di ricorrere alla giustizia amministrativa».
Pertanto, il gip, visto che si è in sede di giustizia penale, sottolinea che la condotta del segretario Macchia non ha provocato una inerzia silenziosa della Pubblica amministrazione. «Nel suo operato – aggiunge – non è comunque ravvisabile dolo attesa l’opinabilità del diritto di accesso ai tabulati delle comunicazioni telefoniche, sia pure eseguite a spese dell’ente pubblico, per le evidenti implicanze con “il diritto alla privacy”».
Dunque, cala il sipario su una vicenda che aveva fatto parlare tenuto conto che l’allora consigliere comunale Equizi aveva fatto intervenire i carabinieri ritenendo che fosse stato leso il suo diritto a conoscere le comunicazioni telefoniche svolte dagli amministratori pubblici a spese del contribuente. In realtà, come secondo l’avv. Ambrosetti è ormai giurisprudenza costante, data la delicatezza della materia date le implicazioni sulla riservatezza della sfera personale, solo il magistrato penale in sede di indagini preliminari può ordinare l’acquisizione.
La stessa procura all’esito dell’istruttoria aveva sollecitato l’archiviazione della posizione di Macchia, ma la l’ex consigliere Equizi aveva presentato opposizione con l’avvocato Renato Ellero. Il dottor Macchia, come da regolamento comunale, si era attenuto alla legge in materia di diritto di accesso agli atti amministrativi «nel rispetto pieno dei ruoli e dei compiti propri dei vari uffici dell’amministrazione e soprattutto in conformità al proprio ruolo di segretario generale». L’allora consigliere Equizi, insomma, ad avviso del prof. Ambrosetti ha commesso un “errore procedurale” presentando la richiesta alla persona sbagliata e Macchia si limitò a «garantire il buon andamento della Pubblica amministrazione».
Ivano Tolettini
da Il Giornale di Vicenza del 6 ottobre 2008 pagina 13
Dal Molin, prova di democrazia diretta
Ieri sono andato a votare contro la nuova base americana nella mia città, Vicenza. È un referendum autogestito, senza nessun valore istituzionale. Ma dal grande valore politico.
L’altro giorno, infatti, con una sentenza tutta politica il Consiglio di Stato ha bloccato, dichiarandola illegittima, la consultazione indetta dal Comune (sindaco Achille Variati, democristiano di lungo corso oggi esponente del Pd). Le motivazioni sono giuridicamente puerili: il voto sarebbe “inutile” perchè l’area demaniale dell’aeroporto vicentino non è in vendita, e quindi la richiesta comunale se volere o meno acquistarla sarebbe un “auspicio irrealizzabile”. Insomma, chiedere il parere dei cittadini non sarebbe “utile”. Ma allora, domando, quante decisioni prese dalla nostra classe politica fottendosene della volontà della gente dovrebbero essere considerate inutili, scriteriate, autoreferenziali o a esclusivo vantaggio dei soliti noti amici dell’industria e della finanza?
E’ vero, il governo Berlusconi, tappetino degli Usa quanto il precedente retto da Prodi, non intende cedere l’area. Perciò Variati sa benissimo di aver inscenato una prova di democrazia diretta dagli effetti nulli. Ma al di là del tornaconto locale del borgomastro, lucido nel voler scaricarsi di dosso la responsabilità della colonizzazione americana, quello di oggi è un segnale importante. I cittadini si ribellano al diktat di uno Stato padrone e si riappropriano da sè del diritto ad autodeterminarsi. Non è abbastanza per scongiurare l’invasione di soldati del Pentagono, ma non è neppure poco. È quanto ci è dato di fare in questo regime chiamato “democrazia rappresentativa”. Arrivato ad eliminare persino la possibilità di far esprimere a una comunità il proprio pensiero sulla militarizzazione coatta a esclusivo vantaggio di un Impero straniero che usa la nostra penisola come portaerei per le sue guerre e i suoi disegni di potenza.
Oggi non c’è democrazia diretta, ma solo un suo embrione. Ma è importante che si cominci a capire che solo facendosi da sè la propria politica di autonomia, i cittadini riconquisteranno la libertà azzerata dai sancta sanctorum del sistema “rappresentativo”. No al Dal Molin. No alla falsa democrazia. No al regime.
Alessio Mannino
La sentenza fischi per fiaschi
Non c’è più partita: con quel due a zero tra giudici d’appello e Comune di Vicenza il trofeo Dal Molin se l’è aggiudicato il Consiglio di Stato. All’andata si era detto che l’accordo tra governi essendo atto politico non era materia per giudici e dunque i lavori della base potevano proseguire; nella partita del primo ottobre il referendum è stato giudicato inutile e andava quindi fermato. Pronunce secondo diritto? Il giudice è chiamato a decidere della legittimità degli atti della pubblica amministrazione cioè del rispetto dei limiti fissati dalle norme. Nel primo caso, quello dell’atto politico, il giudice ha puntato su un bersaglio sbagliato perché in discussione non era l’accordo bilaterale tra governi bensì la determinazione interna che autorizzava il progetto: aver scambiato questo per atto politico, un palese espediente per aggirare l’ostacolo in favore del governo. La più recente pronuncia invece confonde, si fa per dire, la legittimità con l’opportunità. Mi spiego. Poiché non viene individuata alcuna violazione di legge si concentra l’attenzione sul merito del quesito. E poiché questo avrebbe ad oggetto il desiderio che il Comune acquisisca l’area Dal Molin, aspirazione al momento irrealizzabile si dice per l’indisponibilità a vendere, la consultazione viene per questo ritenuta inutile. Inutile? non per questo illegittima. E siccome non spetta al giudice stabilire ciò che è utile o conveniente, ecco pure questa pronuncia deragliare platealmente su terreno politico. Oltre per lo slittamento, la pronuncia inquieta perché impedisce ai cittadini di pronunciarsi; ma il referendum ha un valore così simbolico da risultare illusorio? Una scelta politica con tutte le implicazioni del caso, non materia per giudici. Inutile convocare i cittadini a votare con un esito scontato? Ma se l’utilità della democrazia si dovesse misurare dai risultati, poveri noi, ci sarebbe da chiedersi perché la democrazia regge ancora nel nostro paese. Diritti costituzionali calpestati e nemmeno per un cavillo, ma per una palese ragione estranea al diritto! Il dramma di Vicenza da quando le asserite esigenze nazionali, fra l’altro neppure espresse e tantomeno dibattute in parlamento, hanno prevaricato ignorando di proposito quelle locali. E dire che la riforma del 2001 pone il Comune su un piano di parità giuridica con lo Stato (art. 119 Costituzione): almeno un confronto sulle rispettive esigenze s’imponeva. Niente. Sudditi non cittadini anche per la non mai abbastanza deprecata insensibilità del sindaco di allora, felice di assecondare il suo irresistibile compare al governo. In altro contesto, senz’altro necessario per l’utilità generale come la TAV, il governo è sceso a trattare con le popolazioni capeggiate dai loro sindaci; da noi una questione tanto controproducente dai risvolti pericolosi, il disprezzo più totale per il territorio e per i suoi abitanti complice appunto la passata amministrazione. E mentre sconcerta una decisione politica gabellata per giudiziaria, preoccupa l’indifferenza di alcune forze politiche e addirittura l’esultanza di altre e peggio ancora lo scherno del presidente della regione per le istituzioni cittadine. Spettacolo ignobile che non prelude a nulla di buono. È il momento di ripensare questa democrazia.
Giovanni Bertacche
Sessantamila grazie e 60.000 sberle

Vi devo ringraziare di cuore, non ci sono altre parole. Non crdevo che in un anno il blog volasse così alto. Da quando lasberla.net è on-line i contatti sono stati sempre di più. Oggi varchiamo la soglia dei 60.000. Non so se a Vicenza e provincia esistano news-blog con questi numeri. Io so solo una cosa. Il sottoscritto, assieme a coloro che mi hanno dato una mano, continuerà a parlare schietto e a raccontare quello che organi di stampa ben più blasonati del mio dovrebbero fare. Da quando La Sberla è sul web ho scelto una impostazione precisa parlare dei fatti di casa nostra cercando di guardare al Paese e al resto del mondo. I patiti di internet chiamano questo approccio glocal cioè globale e locale. Per me si tratta solo di una scelta di buon senso. Alcune persone mi hanno chiesto se potevano diventare sostenitrici de La Sberla. Ovviamente la risposta è sì e per questo motivo aprirò un conto Poste Pay utile a chi volesse contribuire alla crescita del blog. Vi ringrazio di cuore.
Marco Milioni

     
     
     
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Alessio Mannino