Archivio di ottobre 2008
Gelmini, niente riforma e molti tagli
La scuola della Gelmini non ha riformato poi così tanto. Solo il ritorno alla vecchia maestra con grembiule, sillabario, voto di condotta ed esami di riparazione. Novità antiche che piacciono perché propongono soluzioni semplici a problemi complessi. Evocano la tradizione e si appellano alla nostalgia per curare i mali odierni. Che sono il distacco nei confronti del mercato del lavoro, la violenza, l’incapacità di ridurre le disuguaglianze, la preparazione inadeguata degli insegnanti, la mancanza di risorse tecniche e finanziarie. Il governo non ha proposto una riforma quanto piuttosto uno sforbiciamento della struttura; più che una riforma Gelmini la si dovrebbe chiamare riforma Tremonti per tagli ai finanziamenti di circa otto miliardi. Per la scuola ciò significa il ritorno al maestro unico e una riduzione del personale di ottantamila insegnanti. Per l’università riduzione della ricerca e stralcio dei corsi di studio. Solo tagli dunque, pesanti ed indiscriminati, che manifestano tutto il disinteresse del governo per l’istruzione, sacrificata in favore di Alitalia, banche e comuni a compensarne il minor gettito ici. Una riforma che non c’è e neppure una proposta contenente un disegno che giustifichi almeno i tagli. Si argomenta invece sulle disfunzioni del sistema ma solo come pretesto propagandistico per rinforzare le decisioni prese sulle scuole con meno di 50 studenti, sui corsi e specializzazioni assolutamente inutili, sul numero di insegnanti, sulla montagna di precari. Nella polemica di questi giorni non si riesce a cogliere quale possa essere anche embrionalmente il modello di istruzione sul quale l’opposizione, ma anche la scuola, le famiglie e la stessa protesta di piazza si potessero confrontare. I giovani, che sanno cogliere meglio dei grandi la piega degli avvenimenti, si sentono defraudati del loro futuro e da questo sentimento di incertezza sono nate le manifestazioni tanto estese e tanto intense. Non contro qualcuno, hanno tenuto a precisare, ma per lamentare molto responsabilmente l’assenza di un progetto perché oltre alla deriva per problemi endemici propri, la scuola rischia la rovina per mancanza di risorse. Accanto alla necessità di riforma la pressante richiesta di maggiori investimenti perché, come recitava uno striscione “un paese vale quanto ciò che ricerca”. Con i tagli ma senza una riforma, solo una scuola deformata, una voce del bilancio priva di particolare interesse oltre a quello puramente finanziario. Per il metodo, non vi è stato coinvolgimento e per il merito povero di idee hanno protestato per la prima volta insieme studenti, professori e genitori. Perciò si attendono proposte in aiuto alla politica.
Giovanni Bertacche
Infiltrati: i soliti giochetti
(m.m.) Io non so se la polizia e i servizi segreti abbiano ordinato ad alcuni infiltrati di agire da agenti provocatori. So però che in passato la pratica è stata ampiamente utilizzata, vedi G8 a Genova tanto per dire. Su You Tube sono comparsi due video che mi hanno lasciato molto perplesso. Il primo ritrae un ragazzo appartenente ai gruppi di destra che ieri hanno manifestato a Roma. Il secondo fa una panoramica del medesimo contesto e ritrae sempre lo stesso giovane che parla con le forze dell’ordine in modo sospetto. Che cosa è accaduto realmente? Ieri tra l’altro Curzio Maltese, su Repubblica.it aveva parlato di una camionetta di studenti di destra fatta arrivare in mezzo al corteo di sinistra senza che polizia e carabinieri muovessero un dito. Non aggiungo altro.
Miss Gelmini e la strategia della tensione
Il Parlamento è ormai esautorato. Non serve a nulla. Il Governo decide, decreta, ordina. Io propongo la chiusura della Camera e del Senato. I maggiordomi dello psiconano votano a comando. Hanno la maggioranza. Non discutono con l’opposizione (neppure con questa controfigura di opposizione) i testi delle leggi da approvare.
L’Italia è diventata una repubblica privata e presidenziale, comanda Testa d’Asfalto in nome e per conto dei poteri che lo hanno messo lì, in loro rappresentanza. Morfeo Napolitano è come se non ci fosse, stringe le mani e beve il tè. Il Parlamento è solo una spesa per il contribuente. Va chiuso. E, visto che ci siamo, chiudiamo anche la scuola, quello che resta della scuola dopo anni di ignavia dei governi. A cosa serve studiare se non avrai un lavoro, se non puoi partecipare alla vita democratica del tuo Paese, se vivi sommerso in un’informazione di regime? A sopravvivere? Ma a vent’anni sopravvivere è un insulto. Ore 18.48: Cossiga è stato buon profeta. Oggi a Roma gli studenti sono stati picchiati da un gruppo di provocatori sotto gli occhi della Polizia. Chi sono i provocatori, chi li ha mandati, chi li ha pagati e, soprattutto, come hanno potuto arrivare con un camion in Piazza Navona?
da: www.beppegrillo.it
Creazzo fa rima con che…
Ho chiesto una replica al sindaco di Creazzo rispetto a quanto accaduto ieri in consiglio comunale: non pervenuto. Intanto prosegue la contestazione da parte dei ‘grilli’ locali che stamani hanno diramato una nota al vetriolo. Gli attivisti di Creazzo frattanto hanno già pubblicato sul web il nuovo regolamento municipale in materia di ripresa delle sedute consiliari. Si tratta di un coacervo di strafalcioni sintattici e giuridici che invito tutti a leggere. Ciò detto annuncio già da ora che sarò costretto a mandare un esposto in prefettura e uno all’ordine dei giornalisti perché la bozza approvata dal consiglio comunale di Creazzo, al di là delle corbellerie giuridiche che fanno a cazzotti con uno stato di diritto, è lesiva sul piano professionale perché attribuisce ad alcune categorie di cronisti la facoltà di filmare e ad altri no, non si sa bene in ragione di quale princìpi. E la prima conferma di quanto appena descritto la si ha nel resoconto degli attivisti di Creazzo i quali hanno precisato che mentre al sottoscritto veniva negata la possibilità di fare fotografie, al cameraman di Canale 68, tale permesso veniva prima negato e poi accordato in virtù di non si sa quale approccio familistico alla questione. Ora premesso che il collega della tv locale, era, come il sottoscritto, lì per fare il suo lavoro, non si capisce perché La Sberla sia stata esclusa. Ovviamente chi ha da intendere intenda. Non è una questione personale, “mi sì, ti no”, è ovvio. Si tratta di una questione delicata e di carattere generale, perché se passa il concetto per cui gli amministratori si scelgono quali testate possono o non possono documentare il loro lavoro in seno alle istituzioni, allora capite che si crea un precedente pericolosissimo. A breve pubblicherò una versione commentata di quel regolamento, ci sarà da ridere. Comunque è la prima volta giornalista che mi capita di assistere ad una cosa del genere. Vi immaginate se domani il presidente dell’assise regionale del Veneto o dell’Emilia, il presidente del consiglio comunale di Roma, Vicenza o Verona negassero ai cronisti di fare riprese o foto? Scoppierebbe un putiferio e si griderebbe alla censura, alla barbarie o al fascismo. In tutti i consigli in cui sono stato gli spettatori filmano e registrano. L’unica differenza con i giornalisti sta nel fatto che fotografi e cameraman sono spesso autorizzati a muoversi tra i banchi per esigenze di ripresa. A Vicenza per esempio basta accreditarsi all’ufficio stampa, lo può fare chiunque… A Creazzo no.
Marco Milioni
Creazzo, maretta per le riprese in consiglio
C’è maretta tra i Grilli di Creazzo (comune della cintura di Vicenza) e la giunta municipale. Oggetto del contendere le riprese durante il consiglio comunale. Ieri in prima serata infatti il consiglio presieduto dal sindaco Gervasio Cortiana (a capo di un raggruppamento di centrodestra) ha portato in aula la delibera che de facto regola le riprese. In realtà c’era già un preambolo al calor bianco tra l’esecutivo e il gruppo locale dei supporter di Beppe Grillo. Era la fine di luglio quando d’autorità il sindaco impedì a Aldo Santoro, esponente locale del “meet-up di Grillo”, di proseguire con il suo filmato «col quale si voleva dare testimonianza di come lavorano i nostri amministratori». Lo spezzone su You Tube fece il giro d’Italia e finì sul sito del comico genovese, mentre la vicenda fu raccontata anche da Canale 68, una televisione vicentina. Ieri in realtà schermaglie verbali tra Santoro e la giunta non ci sono state, anche se a chi scrive, pur avendo esibito il tesserino dell’ordine dei giornalisti come documento di identità al vigile urbano che lo chiedeva, non è stato possibile effettuare che poche fotografie e nessun filmato. Dopo aver detto questo, in ossequio alla cronaca, l’aula attorno alle 19,30 ha votato la bozza di regolamento preparata dagli uffici. «In questo modo abbiamo deciso di disciplnare un ambito per il quale sussisteva una sorta di vuoto. Inoltre tuteleremo il principio per il quale si dà massima diffusione all’operato della amministrazione, mentre contemporaneamente garantiremo, quando occorre, il rispetto della privacy e della dignità di tutti». Questa la sintesi del primo cittadino alla quale però fanno da contraltare le dichiarazioni di Santoro e Caterina Franchina, gli attivisti dei diritti civili di Creazzo che sparano ad alzo zero: «Il consiglio comunale ha adottato un provvedimento assurdo che odora di incostituzionalità. Tra le varie amenità abbiamo quella secondo la quale, in ossequio a non si sa bene quali princìpi, i cittadini che filmano la seduta sono obbligati a fornire copia della ripresa all’amministrazione, la quale ha tre giorni di tempo per depurare i passaggi rispetto ai quali non ritiene congrua la diffusione. Questa si chiama censura. Aspettiamo le prossime ore, quando il provvedimento sarà di dominio pubblico perché di aberrazioni simili quel documento è pieno come un uovo».
Marco Milioni
P.S.
Ho già inviato al sindaco di Cortiana un messaggio nel quale chiedo una replica alla presa di posizione degli attivisti di Creazzo.
Franco e Filippi: il duo grottesco
Otto uomini dell’aeronautica militare italiana sono morti in Francia durante una missione di addestramento interforze, probabilmente per un malfunzionamento dell’elicottero sul quale viaggiavano. La Difesa da ieri ha disposto che quei mezzi per un po’ rimarranno a terra, forse per controllarne il grado di affidabilità. I giorni immediatamente successivi alla disgrazia i telegiornali hanno strombazzato della sicurezza del mezzo sul quale viaggiavano. All’indomani della tragedia i senatori leghisti Alberto Filippi e Paolo Franco hanno reso pubblico un comunicato patriottardo che inneggiava al valore dei caduti italiani. Oggi non ho saputo di nessuna interrogazione parlamentare circa la sicurezza dei velivoli delle nostre forze armate da parte dei suddetti. Come mai? Frattanto i familiari del capitano Stefano Bazzo, una delle vittime, accusano: quegli elicotteri andavano fermati prima.

     
     
     
Rubrica di
Alessio Mannino