Archivio di settembre 2008

Dal Molin, cariche della polizia e rapporti Italia Usa: intervista a Renato Ellero

(m.m.) In questa lunga intervista il professor Ellero fa una lunga disamina sull'attualità nazionale. Tra gli altri argomenti l'ex senatore analizza anche l'iter con cui i governi nazionali sia di centrodestra che di centrosinistra hanno pianificato l'insediamento a Sant'Antonino. A microfoni spenti poi lo stesso Ellero si è detto molto affranto e preoccupato per il modo con cui è stato gestito il rapporto con gli Usa: «Mi ci gioco la camicia, ma arriverà il momento in cui gli statunitensi reclameranno la loro sovranità sulla Ederle bis. Tutti sanno che la cosa non è compatibile con la nostra carta fondamentale. Ma purtroppo la vicenda Dal Molin è piena zeppa di violazioni della Costituzione. Il tempo sarà galantuomo e dirà come stanno le cose. Sfido il governo a dire il contrario, anche perché le mie informazioni sono di primissima mano».

Scontri in via Ferrarin: cronistoria breve

Gli scontri di Vicenza del 6 settembre hanno fatto il giro dei media nazionali. Le riprese fornite dai manifestanti sono finite anche sul blog di Beppe Grillo. Per avere un po’ più di completezza, soprattutto in relazione ai fatti, allego due pezzi di cronaca de Il Gazzettino a firma di Stefano Ferrio. Sono ben scritti e danno un quadro chiaro degli eventi. In generale tutta la stampa locale ha riportato con precisione gli eventi del 6 settembre.

Olimpiadi finite

Dunque le Olimpiadi sono finite, e sono finite come dovevano: nel sangue, per il popolo tibetano; nel ridicolo, per l’Italia. ça va sans dire: non sia mai che ci smentiamo. I politici nazionali, prima e durante i giochi, si sono esibiti in una grottesca manfrina al suono di “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi …”. Gli sportivi non sono stati da meno. Prima di tutto, per esserci andati. La motivazione che ‘lo sport dev’essere al di sopra della politica’ ci sembra un’idiozia epocale, una di quelle frasi fatte stupide, trite e ritrite, che si ripetono per dar aria alla bocca e far finta di dire qualcosa di intelligente (?!), della serie: ‘L’importante è volersi bene, la mamma è sempre la mamma, non ci son più le mezze stagioni’ e via cazzeggiando. La seconda per come ci sono stati. La summa dell’improntitudine è stata l’affermazionedi un’atleta italiana (non ne ricordo il nome, ma non dev’essere difficile trovarla sul sito di Repubblica) la quale ha dichiarato: “Credevo che la Cina fosse diversa”. Scusi, pardon, ho sentito bene? Ha detto proprio: “Credevo”?! Ma dov’è vissuta la signorina, negli ultimi mesi: a Shangri-La, appunto? La terza per come li hanno terminati. Non ci hanno commosso eccessivamente – diciamo la verità – le uscite finali di alcuni altri atleti, a palle ferme e babbo morto (a proposito di frasi fatte: ma qui i morti ci sono davvero). Bravi, hanno fatto il loro bel dono simbolico, hanno pronunciato la loro bella dichiarazione umanitaria, naturalmente solo dopo che il Ministro La Russa (da che pulpito!) gli aveva dato il permesso di parlare. Ma prima? Possibile che prima – durante le innumerevoli interviste, subito dopo la gara, al momento della premiazione – possibile che un ‘Free Tibet’ non gli potesse mai scappare, magari solo sussurrato? Possibile che un straccetto giallo, rosso e blu, da sventolare di nascosto, da far intravvedere sotto il costume, non ci stesse nella valigia? A rifarsi una verginità alla fine son capaci tutti, ma, per favore, non pretendete che noi si passi da fessi.
Comunque è finita. E finalmente, diranno i cinesi: ora sì che in Tibet comincia la ‘festa’. I giornalisti torneranno a casa, e ad occuparsi dello strazio di un popolo e della sua millenaria cultura rimarranno davvero in pochi. Assumiamoci l’impegno di essere tra quei pochi. Raccogliamo e diffondiamo documenti, informazioni, foto, qualsiasi cosa. Cogliamo ogni occasione per alzare la voce – pacificamente, come insegna il Dalai Lama, ma fermamente: è il sathyagraha – per ricordare al mondo l’orrore che da cinquant’anni si consuma in Tibet, e che continua ogni giorno. Non permettiamo che il mondo dimentichi, o si distragga. Impegnamoci col cuore e con la mente: la libertà del Tibet è la libertà di ognuno di noi.

Giuliano Corà

No Dal Molin. Rivellino contro Maroni e il questore di Vicenza: ‘l’orangosarlo’

Scontri in via Ferrarin

(m.m.) Ieri la tensione tra le forze dell’ordine e i supporter dei comitati che si oppongono alla Ederle bis ha toccato un livello mai raggiunto prima. Gli scontri tra forze dell’ordine e  attivisti che si oppongono alla nuova base Usa sono avvenuti a metà pomeriggio durante una manifestazione in via Ferrarin nei pressi dell’aeroporto militare. I dimostranti parlano di azione premeditata e di responsabilità gravissime del questore Giovanni Sarlo. Cesco Pavin, uno dei leader della presidio di Strada Sant’Antonino ieri ha anche accusato gli agenti del servizio d’ordine: «erano strafatti, avevano gli occhi quasi fuori dalle orbite». Il questore da parte sua ieri si è limitato ad una breve presa di posizione. Non ha replicato alle accuse dei supporter dei comitati ma ha affermato che l’azione di forza si è resa necessaria «perché i dimostranti non sono stati ai patti». Ai media locali sono però arrivate una marea di immagini tra foto e filmati. Alcuni di questi mostrano agenti che scalciano su persone sedute o che prendono per i capelli delle donne. Una ventina di persone, tra cui qualche agente, è ricorsa alle cure dei sanitari. Domani posterò i resoconti della stampa per focalizzare meglio i fatti di cronaca. Intanto però scoppia la polemica politica. Il presidio chiede il siluramento di Sarlo e annuncia una serie di denunce, paventate peraltro anche dai vertici della questura. Il centrodestra berico attacca i No Base e la giunta di centrosinistra accusandola di non prendere le distanze dai comitati.

Maroni e il Dal Molin

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Il ministro dell’interno Bob Maroni (Lega) durante gli ultimi giorni si è sentito in dovere di dire che durante lo svolgimento della festa a Caldogno dei No Base la vigilanza delle forze dell’ordine sarebbe stata assai rigorosa. Ovviamente la scelta della tempistica non è stata casuale; guarda caso proprio a ridosso dei fatti di Napoli. L’equazione è chiara: i teppisti di Napoli sono più o meno la stessa cose dei frequentatori del ‘camping No Dal Molin’. Le forze dell’ordine vigileranno, sottointeso, su quel branco di facinorosi. Eppure il signor Maroni avrebbe poco da smegafonare. Al primo banco di prova, di modesta entità peraltro, sulla sicurezza il governo ha rimediato una figura di merda. In compenso si fa la voce grossa con i ‘No Base’ berici, come se la presenza di chi protesta legittimamente sia da considerare un fattore di pericolo per l’ordine pubblico. E se contro i ragazzi del No Dal Molin scendesse in piazza pure l’onorevole Stefano Stefani? I celerini sarebbero schierati in tenuta anti-rutto?

Marco Milioni 

Il culo di Achille

(m.m.) Vicenza non era stata così tanto sulla stamapa nazionale nemmeno la volta della manifestazione dei 150.000 No Dal Molin. Merito di ‘Marzemino’ Matteo Quero che a quanto si legge sulla stampa oltre a rifiutare un test alcoolico si sarebbe pure avvicinato ad una bella di notte per parlare. Cosa in sé e per sé neutra, ma quando fai parte di una giunta che dichiara guerra alla prostituzione la cosa diventa sconveniente, soprattutto se racconti balle… Insomma manco dall’Italia una decina di giorni e qui capita il patatrac. Il sindaco Achille Variati non ha una giunta di grandi nomi, ma se ce n’era uno non all’altezza quello era proprio Quero. La minoranza del Pdl ha fatto un favore al primo cittadino scatenandosi contro Quero, il centrodestra non lo sa. Frattanto però gira la voce, ripresa da alcuni media locali, di un possibile rimpastino in giunta. L’assessore al territorio Francesca Lazzari assumerebbe la delega alla cultura lasciata dal dimissionario quero mentre l’urbanistica finirebbe in mano ad Ubaldo Alifuoco del Pd. Nomina quanto mai inopportuna quella di Alifuoco, se le cose stanno veramente così. In questo post non mi metto a ricordare le vicinanze confindustriali dell’ex presidente della commissione territorio. Uomo inadatto e alla giunta e al cda di Aim.

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