Archive del 24 settembre 2008

Caso Giglioli, i No Base prendono posizione

bottene01.jpgPrima l’ok sostanziale del Tar Veneto alla consultazione del 5 ottobre. Poi il durissimo dispaccio nei confronti dei referenti o presunti tali della lobby politico-affaristica che starebbe pensando di fare fuori il sindaco del Pd Achille Variati con l’obiettivo a medio termine di rimpiazzarlo con la leghista Manuela Dal Lago. Oggi con due mosse improvvise nel volgere di un pomeriggio Cinzia Bottene ed il presidio No Dal Molin sono entrati con le truppe schierate nell’agone politico dell’affaire Giglioli a poche ore dal consiglio comunale di domani che si preannuncia di fuoco. L’opposizione di centrodestra infatti scalpita per mettere in difficoltà la giunta di centrosinistra, ma si tratta solo di un aspetto della partita che domani si gioca in sala Bernarda. Forza Italia ed An infatti sono pronte a rendere le botte alla corrente che nel Carroccio fa capo a Manuela Dal Lago. Botte patite dagli azzurri quando nel 2005 una combine tra Lega e Ds disarcionò l’azzurro Maurizio Franzina dalla carica di assessore all’urbanistica sostituendolo proprio con Zocca.

Ma da stamani le cose si stanno complicando. Quando in città si è diffusa la voce del piano per silurare Variati, ipotizzato sul Corriere Veneto tra i No Base è cominciato il tam tam telefonico. Il timore che una giunta indebolita possa rendere meno compatto il fronte contro la base al momento della consultazione si è materializzato il comunicato della Bottene che non va per il sottile: «Il Sindaco però non può rimanere con le mani in mano. Deve esplicitare con chiarezza la sua posizione, ma soprattutto non deve cedere alle indebite pressioni della lobby che fa riferimento a Ubaldo Alifuoco. Lobby della quale, per di più, parla lo stesso Giglioli. Non possiamo, a pochi giorni dalla consultazione sul Dal Molin, ignorare la questione della nuova base Usa. Dimenticarci della mobilitazione. Non è pensabile ipotizzare che la giunta, nei confronti della quale noi di Vicenza Libera ci siamo comportati sempre con correttezza, accolga Alifuoco o personaggi che come lui la pensano. Ricordo a Variati che Alifuoco tra il 2007 e il 2008 fu quello che tirò, nel centrosinistra, la volata per un accordo per la candidatura a sindaco della Dal Lago in una ipotetica lista civica. Una Dal Lago che da sempre si è schierata a favore della base Usa, sconfessando la politica di difesa del territorio, portata avanti per anni dal suo partito al grido del motto “paroni a casa nostra”». E così mentre veleni, voci di corridoio e colpi incrociati si moltiplicano tra gli schieramenti, Variati rimane al centro del ring. Le sue mosse al momento non si conoscono, bisognerà attendere il pomeriggio di domani.

Marco Milioni

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Il complotto: i dubbi di Zoso e la ‘caduta’ di Variati

complotto1.jpg(m.m.) È in atto una manovra di corridio ad altissimo livello per far cadere Achille Variati, primo cittadino di Vicenza? La domanda se la pone Giuliano Zoso, editorialista del Corriere Veneto, con un corsivo pubblicato stamani a pagina 9. L’ex onorevole mette i suoi ‘puntini sulle i’ rispetto ad una vicenda in cui ne escono malconci in molti, da destra a sinistra. Ma Zoso punta pure la sua attenzione su quella che lui chiama triade (e non voglio spiegare a nessuno che cosa evochi questo nome, specie in Asia): Ubaldo Alifuoco, Marzo Zocca e Manuela Dal Lago. Parla di incontri alla Confesercenti (si tratterà proprio di Confesercenti o di Confcommercio?) e di una manovra in corso per far cadere Variati per sostituirlo con una candidata (il riferimento alla Dal Lago è puramente voluto). Zoso fa pure balenare l’ipotesi che assieme ai tre agisca anche un potentato economico che in soldoni fa riferimento al Gruppo Ingui e al Gruppo Amenduni. Il corsivista del Corriere Veneto non si discosta dalla mia ricostruzione della vicenda fatta ieri su questo blog. Almeno per quanto concerne la similitudine tra il caso Giglioli e il caso Borra. Invito tutti a leggere l’editoriale di Zoso; è scritto molto bene e contiene spunti interessanti.

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Mannino e la cenrale del risentimento

Alessio Manino, cronista di Vicenza Più, mi ha inviato una lettera aperta che pubblico integralmente. Mannino replica ad alcuni commenti sulla sua condotta giornalistica apparsi su questo blog.

Caro direttore,
sapevo da un pezzo di stare sulle balle a molti, a Vicenza. Nessun problema, fa parte del gioco. Non sapevo però di far parte di una “centrale del risentimento”, di tifare per il “tanto peggio tanto meglio”. Nè, francamente, di coltivare oscuri “doppi fini”. Ora, grazie agli affezionati commentatori dei Tuoi articoli, lo so.
Ti dico la verità: leggendo divertito le stroncature che da alcuni Tuoi lettori per mesi sono piovute addosso a me, a Te e a una decina di altre persone (in passato tirando in ballo persino Marco Travaglio, Beppe Grillo e Massimo Fini, che delle beghe della nostra città, buon per loro, non sanno nulla), mi sono sempre astenuto dal replicare. Sai, sono rimasto ancora a quella basilare regoletta della buona educazione secondo la quale si risponde a chi ti parla dopo che questi si è presentato con nome e cognome. Qui invece i codardi abbondano.
E poi, su, come si fa a ribattere a critici di tal vaglia, le cui serrate argomentazioni, sempre uguali per ogni tema, ogni fatto, ogni vicenda, fluttuano da un nulla all’altro? Perchè Tu e, nel mio piccolo, il sottoscritto, portiamo fatti, nomi, circostanze. I nostri sagaci esegeti, invece, si limitano a suonare sempre gli stessi ritornelli. Consiglio loro l’uso del copia-incolla, fanno prima.
Si va da quello per cui può accadere di tutto – inchieste giornalistiche, indagini giudiziarie, assessori che cadono uno dopo l’altro, figuracce, ammissioni e dimissioni – basta che non gli si tocchi il Pd (o il Pdl, è lo stesso). Che è un po’ il modo di ragionare, da schietto familismo amorale, di chi difende il parente deliquente solo perchè gli è parente: lo considera innocente fino a quando non se lo ritrova a rubare a casa sua, suppongo. E poi c’è chi, a macchinetta, ripete solo insulti. Ma con questi non mi abbasso.
I doppi fini, infine. Se ho capito bene, se io, pazzo estremista, scrivo che esistono una o più lobby peritandomi di spiegare il perchè e il per come (i fatti!), chi non sa che dire ne deduce che, automaticamente, sarei al servizio di un’altra lobby. Cioè: se c’è qualcuno che lavora per interessi economici e politici precisi, significa che chi lo denuncia deve essere messo sul suo stesso piano. La possibilità che uno sia intellettualmente onesto non viene neppure presa in considerazione. E se malauguratamente alle mie esiziali cronache arrivano pure le conferme, niente da fare: i nostri cari accusatori fanno muro, allergici a ogni prova e controprova. Ora scommetto diranno che anche Giglioli, a cui sia io che te abbiamo fatto le pulci a suo tempo, si è aggiunto alla nostra potente armata brancaleone. (Che, ahimè, non viene pagata da nessuno. Perchè non esiste. Altrimenti io non sarei un precario quale sono, e Tu non saresti stato cortesemente sbattuto fuori dal Gazzettino).
Il problema è che, portando alle estreme conseguenze il sillogismo demenziale “lobby tu che lobby anch’io”, un povero giornalista che voglia ancora fare il suo mestiere con un briciolo di coscienza non dovrebbe mai denunciare alcunchè. Perchè, come anche un bambino capisce, dietro ogni affare politico o economico c’è un interesse, che lo si voglia o no. E intendiamoci, è naturale e legittimo che ci sia. Ciò che non è naturale, nè per niente legittimo, è che un interesse particolare, di partito o privato, si arroghi il diritto di far suo quello pubblico, il bene di tutti. In soldoni: esiste il dovere, da parte di un giornalista libero, di mettere a conoscenza dell’opinione pubblica quello che sa su chi beneficia di appalti, nomine, contratti, equilibri di potere e via discorrendo. Perchè è l’unico sistema sicuro e collaudato per avere un’idea del perchè viene presa una certa decisione piuttosto che un’altra. A me non sembra complottismo, questo. Mi sembra semplicemente buon senso, appena un po’ smaliziato.
Una battuta, per concludere. Oltre a uno standard minimo di buone maniere verbali, a me hanno insegnato anche qualche rudimento di logica. Aristotele ne riassunse così la base: “Tutti gli uomini sono mortali. Tutti i Greci sono uomini. Tutti i Greci sono mortali”. Ecco, non è che un allievo di Aristotele con la fissa che il Maestro parlasse per conto di qualche potere occulto si alzava e tutto indignato gli dicesse “eh no, mortale sarà lei, menagramo nichilista!”. Perchè non era un argomento, per l’appunto, logico. Era solo il sintomo di una triste pochezza. Da compatire, come si fa con lo studente ostinato nel non voler imparare nè capire un accidente.

Alessio Mannino

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Asso di picche
                  Rubrica di Alessio Mannino                                          


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